Notizie firmate Rumsfeld
Il Pentagono prepara un organismo per disinformare il mondo e
confondere il nemico
di Michelangelo Cocco
17 dicembre 2004
Fonte: il Manifesto
Il quotidiano Libération qualche giorno fa
scriveva che «da quando i taleban sono stati cacciati, alla fine del
2001, la produzione di droga in Afghanistan ha continuato ad
aumentare. Il giornale francese citava un rapporto dell'Ufficio delle
Nazioni unite contro la droga e il crimine (Undoc) secondo il quale il
paese dove l'amministrazione Bush afferma di aver esportato la
democrazia si regge su una narcoeconomia, «che ricava il 60% del suo
prodotto interno lordo dall'esportazione di stupefacenti». Sul
Guardian dell'8 dicembre era invece possibile leggere che «le
affermazioni dell'amministrazione Bush secondo cui le elezioni del
mese prossimo miglioreranno la situazione in Iraq» sono state messe in
dubbio da un rapporto della Cia che parla di situazione difficilissima
in Mesopotamia, con «il paese che - continua il giornale britannico -
potrebbe essere sconvolto da una violenza anche maggiore di quella
attuale se il governo non sarà capace d'imporre la sua autorità e far
percepire miglioramenti economici». Il Pentagono ne ha piene le tasche
di notizie come queste, che mettono in evidenza il fallimento della
cosiddetta «guerra al terrorismo» e sta studiando la possibilità di
contrastarle diffondendo sulla stampa estera le sue notizie, false,
per neutralizzare quelle vere. Per raggiungere questo obiettivo il
ministro della difesa, Donald Rumsfeld, assieme ai suoi funzionari sta
preparando una struttura con il duplice compito d'influenzare
l'opinione pubblica all'estero e confondere il nemico con la
diffusione di notizie false. Secondo quanto riportato ieri dal New
York times, il dibattito all'interno del ministero della difesa Usa è
«aspro e d'alto livello». Nella discussione su quanto ci si possa
spingere avanti nella manipolazione dell'informazione si sarebbe
prodotta una spaccatura tra i generali sul campo, più propensi a un
approccio «soft» alla disinformazione, e i politici neocons che da
Washington reclamano carta bianca per l'ufficio per le menzogne
planetarie.
Il fiasco di tre anni fa
Quasi tre anni fa Donald Rumsfeld fu costretto a chiudere l'Ufficio
d'influenza strategica, un organismo creato per fornire notizie -
false - ai giornali stranieri. Il 19 febbraio 2002 il New York times
portò alla luce l'esistenza dell'Ufficio, a cui era stato affidato il
compito di «sviluppare dei piani per fornire informazioni, se
necessario false, ai mass media stranieri». La notizia fu accolta con
sconcerto negli Stati uniti e nel giro d'una settimana il dipartimento
della difesa fu costretto a rinunciare all'agenzia, perché
l'attenzione negativa ne aveva danneggiato la reputazione al punto da
«non poter più funzionare in maniera efficace».
La questione, che si ripropone oggi e che suscita più d'una
perplessità, è se il Pentagono possa varare un programma ufficiale di
disinformazione. Secondo i funzionari coinvolti nel nuovo progetto
sentiti dal quotidiano newyorchese, gli obiettivi sono ambiziosi: far
pubblicare notizie false sulla stampa estera, creare documenti
ministeriali al solo scopo di confondere il nemico, siti internet in
arabo per contrastare l'influenza delle moschee e delle scuole
religiose che diffondono un'accesa propaganda anti-americana. Nel
dibattito al Pentagono, secondo il Nyt, si sta prendendo in
considerazione d'agire non solo in paesi «ostili», ma anche negli
stati alleati. Tutto è partito da un ordine segreto - «Information
operation roadmap» - firmato da Rumsfeld l'anno scorso. Nelle 74
pagine della direttiva - riferiscono le fonti citate dal New York
times - si ordina di accelerare il piano di affidamento ai militari
delle operazioni d'informazione. Solo che non tutti sono d'accordo,
dal momento che, soprattutto i generali, ravvisano grandi pericoli in
un piano del genere.
Il rischio è un secondo Vietnam
Tra i sostenitori più ferventi del progetto Ryan Henry, uno dei
principali consiglieri del super falco neocons Douglas J. Feith,
sottosegretario alla difesa. Secondo Henry «la rapidità dei progressi
tecnologici e la natura della guerra globale al terrorismo hanno reso
l'informazione parte importante di una vittoria strategica, più che
nel passato». Solo che i militari avvertono che un'operazione di
questo tipo potrebbe minare la credibilità del Pentagono: agli occhi
dei critici tra il ministero della difesa e il pubblico americano si
potrebbe aprire lo stesso baratro di diffidenza che si produsse
durante la guerra del Vietnam.