Al Jazeera, un progetto globale
di Donatella Della Ratta
30 marzo 2005
Fonte: il Manifesto
Al Jazeera parlerà
inglese. Presto, entro la fine del 2005, la all news più controversa
del mondo dovrebbe finalmente lanciare il suo canale internazionale.
Chi aspettava la traduzione dei programmi dall'arabo rimarrà però
deluso. Al Jazeera International - questo il nome della rete - è
infatti un canale nuovo di zecca, pensato per un pubblico anglofono e
per il mercato globale. «Al Jazeera International sarà un canale a se
stante» spiega Nigel Parsons, il direttore della rete. «Manterrà certo
un rapporto molto stretto con la rete all news in arabo e ci sarà uno
scambio continuo di materiali fra noi, ma il nuovo canale punta ad una
prospettiva non araba, bensì globale sull'informazione». Il progetto
editoriale è affascinante: raccontare l'attualità mondiale servendosi
di narrazioni decentrate, cioè affidando la cronaca di un fatto ad un
giornalista del posto in cui avviene, in modo da inserire la notizia
nel contesto sociale, culturale e politico locale, lasciando il tutto
in audio originale, sottotitolato. Per attuare quest'ambizioso disegno
di «decentralizzazione» dell'informazione, Al Jazeera International
punterà su quattro centri strategici: Doha, Londra, Washington e Kuala
Lumpur. In una sorta di divisione ideale delle aree del pianeta, Doha
si occuperà del Medio Oriente e dell'Africa, Londra dell'Europa,
Washington dell'America del Nord e del Sud insieme al Canada, e Kuala
Lumpur dell'Australasia. Ai quattro principali centri di produzione e
trasmissione verranno affiancati un network globale di stringer
e altri 20 uffici di news gathering nel mondo intero, per un
totale di oltre 300 dipendenti del nuovo canale, che già sta
setacciando il globo alla ricerca dello staff in grado di trasformare
in programmi televisivi l'ambizioso progetto editoriale.
Saranno programmi incentrati soprattutto su informazione e
approfondimento dell'attualità, documentari e reportage, talk show su
argomenti sociali, inchieste e «storie di interesse umano» o soft news
che, secondo Parsons, creano legami e facilitano la comprensione fra
culture. «Non rinunceremo certo alle breaking news, che sono un campo
dove il canale in arabo è molto forte - precisa Parsons - ma punteremo
ad affiancargli analisi e approfondimento, mentre daremo rilievo anche
alle miriadi di notizie non riportate e lasciate totalmente scoperte
dai network globali. Daremo molta importanza ai paesi in via di
sviluppo e parleremo di problematiche di interesse mondiale, come le
conseguenze delle azioni delle multinazionali a livello ambientale,
politico e di sviluppo».
Al Jazeera International assomiglia così a un moderno canale glocal
e multiculturale, luogo d'incontro di molteplici narrazioni
«periferiche» piuttosto che di scontro di controverse «opinioni e
opinioni contrarie» sul modello del canale in arabo. Anzi, dalla
descrizione del progetto editoriale il canale sembra il sogno dei Non
Allineati che si avvera: uno strumento in grado di raccogliere le
rivendicazioni dei paesi in via di sviluppo per un più sano ed
equilibrato flusso dell'informazione globale, che non li tagli fuori
né li appiattisca nell'omologazione della narrazione globale
western made.
E infatti Parsons parla di «prospettiva non allineata o decentrata» da
cui il canale guarderebbe all'attualità: cosa che lo distinguerebbe
sia dai giganti dell'informazione globale, come la Cnn «che guarda il
mondo da una prospettiva americana», ma anche da Al Jazeera, che «ha
una visione delle cose da un punto di vista arabo, perché è una rete
araba».
Al Jazeera International si candida così a diventare il primo canale
di informazione «glocale» e multiculturale: una sfida affascinante,
che sarà quantomeno complesso mettere in pratica. Uno dei problemi
infatti consisterà nella scelta delle immagini da mandare in onda,
così come quella della terminologia sarà una tematica centrale da
affrontare per un canale che si propone il dialogo fra culture.
Infatti ci sono immagini «accettabili» per la sensibilità di una
cultura ma non per un'altra, e viceversa; mentre il problema dei
termini utilizzati per descrivere gli avvenimenti era già saltato
fuori a causa proprio di Al Jazeera, e delle polemiche scatenate
dall'uso di espressioni come «martire» o «martirio» in riferimento
alle operazioni suicide palestinesi in Israele. Ma Al Jazeera è una
rete araba indirizzata al pubblico arabo, e l'uso della parola
shahid per descrivere chi cade combattendo per la propria terra
non è controverso all'interno del contesto culturale arabo, mentre lo
diventa immediatamente se tradotto in inglese. D'altra parte il sito
web in inglese della rete già non utilizza l'espressione, considerando
il pubblico diverso a cui si rivolge; ma non è chiaro cosa farà Al
Jazeera International quando si troverà a tradurre i servizi
fabbricati «localmente» nei diversi posti del mondo alla luce degli
specifici parametri delle singole culture. E non è chiaro nemmeno se
la nuova rete metterà in atto una campagna globale di re-branding
per sganciarsi dall'immagine negativa che ha la casa madre araba in
molti paesi anglofoni, soprattutto negli Stati uniti. Eppure lo scorso
gennaio un'indagine on line dava Al Jazeera come quinto marchio più
noto al mondo, con una popolarità di poco inferiore a brand
globali del calibro di Apple e Google. Difficile che il canale inglese
si voglia dissociare da un'immagine così potente, tanto più che il
sito web inglese di Al Jazeera, secondo statistiche interne, viene
visitato per la maggior parte da utenti statunitensi, probabilmente in
cerca di informazioni alternative. Proprio a questo target desideroso
di voci «altre» andrebbe a rivolgersi Al Jazeera International: anche
perché spesso, precisa Parsons, «la censura non arriva dai governi ma
dalle grandi corporation».
Anche il canale in inglese verrà infatti finanziato interamente dal
governo del Qatar, così come quello in arabo, ma non per questo sarà
dipendente dalla sua agenda politica. Al Jazeera International
risponderà piuttosto ad una strategia di espansione del marchio su
scala sempre più globale, e per pubblici di natura diversa. Sono in
preparazione infatti altri due canali (quello per bambini e quello
dedicato ai documentari) che dovrebbero, insieme al canale sport già
in onda dal 2003, completare l'offerta tematica di Al Jazeera in
direzione di nuove nicchie di target e di nuovi, possibili
investimenti pubblicitari, bloccati sulla rete all news araba a causa
del tenace boicotaggio ordinato dai sauditi. Al Jazeera International
si spera attirerà questa pubblicità mancante, mettendo allo stesso
tempo in atto il sogno dell'informazione decentrata e del
multiculturalismo televisivo.
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