Venezuela: la riforma del codice
penale limita la libertà di stampa
31 marzo 2005
Reporters Sans Frontières (RSF) esprime la sua preoccupazione per
alcune disposizioni introdotte con una revisione del codice penale,
entrato in vigore il 16 marzo, che aggravano le sanzioni penali in
caso di infrazioni commesse dai media.
“Fra i 38 articoli modificati, cinque minacciano direttamente la
libertà di stampa”, ha sottolineato RSF. “Questa riforma costituisce
una netta regressione in questo campo. Invece di andare verso la
depenalizzazione auspicata dalle Nazioni Unite, vengono aggravate le
pene previste per alcune infrazioni dei media. Inoltre, le dure
sanzioni previste per le infrazioni, definite in maniera poco chiara
come “offese” o “protezione dell’onore”, spingeranno i giornalisti ad
autocensurarsi, ad esempio nel criticare le autorità, per paura di
venire puniti pesantemente.
Negli ultimi mesi, la legislazione sui media non ha fatto altro che
indurirsi. A fine luglio, la Corte Suprema ha ratificato una legge che
prescrive l’obbligo, con pena di detenzione, di possedere un diploma
di giornalismo o di essere iscritti ad una facoltà di giornalismo per
esercitare la professione. L’8 dicembre è stata promulgata una legge
sul contenuto dei media audiovisivi che prevede delle notevoli
punizioni, ad esempio la revoca della licenza, per i media che non la
rispetteranno. Tenendo conto del rapporto fra il governo e i
principali mezzi d’informazione privati, Reporters sans frontières
teme che queste nuove leggi vengano strumentalizzate al fine di
mettere a tacere qualsiasi critica”.
Il 2 dicembre 2004 la revisione di 21 articoli del codice penale era
stata approvata in prima istanza. Altri 17 articoli modificati sono
stati approvati il 9 dicembre in seconda istanza dall’Assemblea
Nazionale. Il presidente Hugo Chávez
ha rimandato la promulgazione del testo rinnovato, per avere il tempo
di correggere alcune disposizioni giudicate non conformi alla
Costituzione. Una volta effettuate e approvate le correzioni dal
Parlamento, la legge chiamata “di riforma parziale del codice penale”
è entrata in vigore il 16 marzo ed è stata pubblicata il giorno
seguente sulla Gazzetta Ufficiale.
La nuova versione dell’articolo 148 del codice penale prevede una pena
da 6 a 30 mesi di detenzione per offesa al presidente della
Repubblica. La pena sarà aumentata di un terzo se l’offesa è pubblica.
Secondo l’articolo 149, in caso di offesa ad un altro rappresentante
dello Stato, la pena sarà della metà o di due terzi di quella prevista
dall’articolo 148, a seconda dell’incarico ricoperto dalla persona
offesa.
Secondo il nuovo articolo 297A, la diffusione di notizie false,
finalizzata a “diffondere il panico”, attraverso la stampa, la radio,
il telefono o l’e-mail, sarà punita con una pena che va da due a
cinque anni di reclusione.
L’articolo 444, relativo alla diffamazione, precisa che qualsiasi
individuo che abbia agito in modo da “esporre un’altra persona al
disprezzo o all’odio dell’opinione pubblica” sarà punito con una pena
da uno a tre anni di prigione e una multa. Fino ad ora, il codice
penale prevedeva una pena massima di 18 mesi di detenzione. Se
l’infrazione è commessa pubblicamente, la pena potrà arrivare a
quattro anni di prigione e la sanzione finanziaria potrà essere
raddoppiata. L’articolo fa esplicitamente riferimento ad un’eventuale
pubblicazione sulla stampa.
Infine, l’articolo 446, relativo alla protezione dell’onore, riprende
le stesse disposizioni. Precedentemente punita con un massimo di otto
giorni di reclusione, l’ingiuria potrà comportare una pena compresa
fra sei mesi e un anno di detenzione. Se l’infrazione verrà commessa a
mezzo stampa, la pena sarà da uno a due anni di carcere.
In un testo promulgato nel gennaio del 2000, il Commissario speciale
per la promozione e la protezione del diritto alla libertà
d’espressione delle Nazioni Unite ha stabilito che “la detenzione
intesa come condanna dell’espressione pacifica di un’opinione
costituisce una violazione grave dei diritti umani”.
L’articolo 11 della Dichiarazione dei principi sulla libertà
d’espressione, adottato nell’ottobre del 2000 dalla Commissione
interamericana dei diritti umani, dice che “i funzionari pubblici sono
soggetti ad una sorveglianza più approfondita da parte della società.
Le leggi che penalizzano l’espressione offensiva nei confronti di
funzionari pubblici possono essere delle limitazioni alla libertà
d’espressione e al diritto all’informazione”.