Se invece di una Tienanmen ce ne fossero state diecimila, ognuna
formata da un piccolo gruppo di persone armate di cartelli, sarebbe
stato più difficile fermare la protesta. È questo il ragionamento a
suo modo rivoluzionario che John Pasden, 26enne americano che vive a
Shanghai, ha lanciato sul web. La sua proposta si chiama «Adotta un
blog», è online da un anno e serve a proteggere le voci libere sulla
rete cinese. Voci che per motivi tecnici ed economici si concentrano
in quelle piazze virtuali che sono i grandi siti dove chiunque può
creare un diario personale gratuitamente. Ma sono proprio queste
piazze a essere vigilate, e periodicamente pesantemente censurate,
dalle autorità.
L’idea di Pasden è quella di aiutare chi gestisce blog «scomodi» in
Cina a creare una copia in giro per la rete, mettendolo in contatto
con altri navigatori che volontariamente possono ospitare le pagine a
rischio censura. Lui stesso mantiene in rete qualche amico in odore di
controlli. Sulla prima pagina del proprio diario online,
www.sinosplice.com/weblog/, c’è un primo bilancio dell’iniziativa. Ha
ricevuto tantissime offerte di ospitalità da fuori Cina, ma pochissime
richieste. Ora cerca aiuto tecnico ed economico e teme l’occhio della
censura, forse per la prima volta da quando, cinque anni fa, è
sbarcato a Hangzhou da Brandon, Florida, con i suoi due metri di
altezza e poche parole in mandarino in tasca. Per ora la stampa
internazionale è stata più veloce della censura ed è già finito sui
media americani.John ha accolto questo interesse con un po’ di
entusiasmo e un po’ di preoccupazione. «Un rischio calcolato»
definisce sul suo sito queste apparizioni, un difficile bilanciamento
tra aiutare gli «amici cinesi» e difendere la propria vita, che per
quanto riguarda l’età adulta è tutta fatta di Cina e della sua gente.
I cinque anni di avventure di Pasden nella terra di mezzo, ben
documentati sul suo sito internet, possono sembrare nient’altro che un
diario di vita di un qualunque ex studente dell'Erasmus, con tanto
entusiasmo, un po’ di ingenuità e tutta una vita davanti. Come se la
Cina della censura e della violenza non fosse mai esistita.Intanto
però la censura continua a calare la sua scure su migliaia di siti, e
ha messo nei guai servizi online come Google, tacciato di complicità
con la censura per non aver indicizzato siti vietati dalle autorità.
L’ultimo intervento è datato 16 marzo, quando le autorità
universitarie hanno chiuso l’accesso esterno alla più grande chat room
universitaria, quella di Tsingua (o Tsinghua nda ) a Pechino. Gli
studenti hanno protestato davanti ai cancelli con origami e slogan.
E
di tutto ciò c’è ampia documentazione fotografica sul web.
Non censurata.
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