31.03.05
L’International Federation of Journalists (IFJ) si è unita ad un ex
reporter investigativo di Bruxelles nella sua battaglia legale alla
Corte Europea, cominciata in seguito ad un’irruzione della polizia
nella sua casa e nel suo ufficio, durante la quale le autorità si sono
appropriate di informazioni riguardo alle sue attività e alle sue
fonti, violando le regole del segreto professionale.
L’IFJ ha presentato una dichiarazione ufficiale alla Corte di Prima
Istanza dell’Unione Europea attraverso il suoi rappresentanti legali
Andreas Bartosh e Thomas M. Grupp dello studio legale Haver &
Mailander (Bruxelles-Stoccarda).
“Questa lunga battaglia simboleggia ormai la lotta per uno dei
principi cardine del giornalismo – la protezione delle fonti – contro
il potere delle burocrazie politiche,” ha detto Aidan Withe,
Segretario Generale dell’IFJ.
Il caso riguarda il giornalista tedesco Hans-Martin Tillak, che è
stato preso di mira dall’Ufficio Europeo Anti-Frode (OLAF) in seguito
ai suoi articoli, di tre anni fa, sulle presunte irregolarità commesse
dal funzionario della Commissione Paul Van Buitenen – ora membro del
Parlamento Europeo – e su come l’OLAF stava investigando su questi
reclami. L’OLAF ha insinuato che Tillak avesse corrotto un funzionario
dell’Unione Europea per ottenere le informazioni e ha fatto reclamo
presso le autorità tedesche e belghe, le quali hanno autorizzato la
perquisizione durante la quale sono stati sottratti al giornalista
numerosi documenti.
“Per tre anni questo giornalista è stato perseguitato semplicemente
per aver infastidito i funzionari con i suoi articoli che dovrebbero
essere ritenuti di legittimo e pubblico interesse,” ha detto Aidan
Withe, che è anche Segretario Generale della European Federation of
Journalists (EFJ) che si batte affinché le accuse nei confronti di
Tillak decadano. “I reclami non dovrebbero mai essere stati
presentati, la perquisizione non sarebbe mai dovuta essere autorizzata
e la legge in virtù della quale queste cose sono accadute ora è stata
cambiata. E’ arrivato il momento di fare giustizia in questa
faccenda”.
L’IFJ supporta l’appello di Tillak per annullare la decisione
dell’OLAF di inoltrare i reclami, nel febbraio dell’anno scorso, alle
autorità tedesche e belghe. Col sostegno dell’IFJ, Tillak aveva già
cercato delle misure temporanee prima del Presidente della Corte di
Prima Istanza, ma la domanda era stata annullata e gli era stato detto
di riparare prima della Corte Belga. Nello stesso tempo, è stato fatto
un appello al Presidente della Corte di Giustizia. E’ stata attesa una
decisione.
Nel frattempo, Tillak ha trovato delle notizie migliori seguendo una
raccomandazione dell’ Ombudsman Europeo,
pubblicata il 2 febbraio, che accusava l’OLAF di mostrare informazioni
sbagliate o sviate nel corso di una vecchia indagine svolta da Tillak.
In un rapporto del Parlamento Europeo, il 9 marzo, ha fatto notare che
era intenzione del legislatore offrire a persone coinvolte una
protezione affidabile già durante il periodo dell’indagine.
Successivamente l’Ombudsman ha accolto positivamente la notizia che il
Parlamento belga stava presentando un nuovo disegno di legge che
avrebbe proibito, in futuro, perquisizioni come quella vvenuta in casa
di Tillak. La legge è stata formalmente adottata dal Parlamento belga
il 17 marzo.
“La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della
libertà d’informazione e non deve essere messa in pericolo da decisoni
europee o nazionali che sembrano non prestare attenzione alla
necessità di una protezione giudiziaria effettiva,” ha detto Withe.
“Questo caso è vitale perché riguarda l’appoggio ai giornalisti nella
lotta per una copertura legale quando indagano seriamente e
professionalmente sulle autorità – anche quelle più potenti
d’Europa”.
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