L’International Federation of
Journalists (IFJ) fa appello al governo degli Stati Uniti affinché
finiscano le speculazioni sugli omicidi di giornalisti e operatori dei
media e vengano forniti rapporti “credibili e convincenti” sugli
incidenti in cui 14 fra giornalisti e operatori sono stati uccisi
dall’inizio dell’invasione dell’Iraq, nel marzo 2003.
“Gli Stati Uniti sono accusati di essersi sottratti all’obbligo di
fornire giustizia e trattamenti adeguati alle vittime della violenza
dei soldati americani”, ha detto il Segretario Generale dell’IFJ Aidan
White in una lettera al presidente George W. Bush. Lettere simili che
reclamano l’impegno statunitense a condurre delle indagini esaustive
in questi casi sono state mandate dalle filiali dell’IFJ di tutto il
mondo.
L’otto aprile è stato il secondo anniversario dell’attacco americano
all’Hotel Palestine di Baghdad che ospitava una ventina di giornalisti
e operatori.
Due giornalisti vennero uccisi e altri feriti. Lo stesso giorno un
giornalista fu ucciso quando la redazione di Baghdad di Al-Jazeera
venne attaccata dagli aerei dell’esercito americano. L’IFJ dice che ci
sono altri 11 casi di omicidi ingiustificati in cui sono coinvolti
soldati americani, e che questi casi richiedono una spiegazione. “Il
calvario delle famiglie, degli amici e dei colleghi delle vittime
continua mentre aspettano che le autorità facciano giustizia”, ha
detto Aidan White. L’IFJ ricorda che due anni dopo l’invasione
dell’Iraq, i giornalisti provano ancora un forte dolore per la guerra,
in particolare ovviamente i giornalisti iracheni che si sono uniti in
questa protesta indirizzata agli Stati Uniti. La Federazione accusa
l’amministrazione statunitense di pubblicare rapporti “annacquati”
riguardo a questi omicidi – e in alcuni casi i rapporti non vi sono
stati nemmeno.
“Questi rapporti seguono tutti lo stesso modello non convincente e non
credibile: segretezza sui dettagli e la natura dei rapporti, il
tralasciare alcune prove, una crudele e insensibile noncuranza, e
l’esonerare da ogni responsabilità coloro che detengono il potere. E’
una scioccante negazione della giustizia”. L’IFJ dichiara che l’otto
aprile è ormai il simbolo della crisi di impunità che vede decine di
giornalisti bersagliati e uccisi ogni anno, e pochissimi casi di
indagine approfondita.
L’IFJ riconosce che la maggior parte dei giornalisti bersagliati sono
vittime di crudeli estremisti con i quali è impossibile avere un
confronto morale. “Condanniamo senza riserve questi attacchi e le
persone che stanno dietro all’ondata di rapimenti, come quelli della
nostra collega di Liberation Florence Aubenas, del suo autista Hussein
Hanoun e dei giornalisti rumeni Eduard Ohanesian, di Romania Liberia,
Marie-Jeanne Ion e Sorin Miscoci, di Prima TV. Continueremo a condurre
una campagna vigorosa per il loro rilascio e per l’individuazione e
l’arresto dei responsabili di tutti questi omicidi e rapimenti di
giornalisti,” ha detto White. Ma allo stesso tempo, l’IFJ ricorda che
gli Stati Uniti devono difendere la loro tradizione di libertà e
giustizia indirizzando le preoccupazioni dei giornalisti di tutto il
mondo verso questa mancanza di giustizia nei casi di omicidio di
giornalisti e operatori in Iraq. “Una risposta pronta e decisa alle
domande che circondano questi omicidi metterà fine alle speculazioni
riguardo agli attacchi contro i giornalisti e fornirà ai giornalisti e
al popolo iracheno la prova inconfutabile che la democrazia, che ora
nasce nel loro paese, assicura giustizia per tutti,” ha detto White.
Il testo della lettera dell’IFJ a Bush:
http://www.ifj.org/pdfs/April8-GeorgeWBushletter.pdf
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