«Riconosciamo naturalmente che gran parte dei
giornalisti che muore ogni giorno viene uccisa da estremisti crudeli e
noi inequivocamente condanniamo questi attacchi e i loro mandanti - ha
commentato la Foley - al tempo stesso gli Stati Uniti devono difendere
le loro tradizioni di libertà e di giustizia e prendere atto delle
apprensioni dei giornalisti nel mondo intero». Una dichiarazione che
rispecchia il clima di «fear and loathing», di paura e odio come lo
definì il compianto Hunter Thompson, creato dall'amministrazione Bush
in alcuni settori minoritari dei mass media Usa, quelli meno asserviti
ai poteri dei neocons. Va ricordato che Eason Jordan, direttore
generale per le notizie per la rete Cnn, venne costretto alle
dimissioni per aver dichiarato il 28 gennaio a Davos che almeno 12 dei
53 giornalisti uccisi in Iraq erano rimasti vittime del «deliberato
fuoco americano» . In aperto, vergognoso contrasto il comportamento
dei dirigenti della rete tv Cbs sul caso del cameraman iracheno
assunto dalla stessa rete, ferito da marines la scorsa settimana e poi
tratto in arresto perché, secondo le autorità Usa «poneva una diretta
minaccia alle forze della coalizione». (Nella sua telecamera erano
state ritrovate immagini di attentati della resistenza, il che, per le
stesse autorità, avrebbe indicato la sua appartenenza alla stessa). I
dirigenti della Cbs si sono limitati ad annunciare di avere
avviato una indagine. Un comportamento così pavido ha indotto
Reporters sans Frontieres ad assumere in proprio il ruolo che
spettava alla Cbs ed a chiedere ieri agli Stati uniti il
rilascio immediato del teleoperatore.
E' ormai a tutti chiaro che i giornalisti indipendenti sono diventati
bersagli primari delle forze armate americane, soprattutto se cercano,
come Giuliana Sgrena, di documentare le sofferenze della popolazione
civile o ogni altro evento da un'ottica diversa da quella ufficiale.
Nel suo libro «Morire dalla voglia di raccontare la storia» Nik Gowing
ha scritto: «Esistono ormai abbastanza prove che l'attività dei media
in questo conflitto viene considerata dai comandanti degli Stati uniti
di significato militare che giustifica una reazione militare volta a
rimuoverla o almeno a neutralizzarla».
La «neutralizzazione» non riguarda solo i giornalisti non embedded
ma anche qualche rara e autorevole voce di dissenso ai vertici
dell'informazione negli Stati uniti come dimostra la trappola tesa
dagli strateghi della Casa Bianca al primo conduttore della Cbs
Dan Rather, anche lui costretto a dimettersi per non aver verificato
sufficientemente alcuni documenti sull'evasione certa da parte del
giovane Bush dei suoi doveri militari nei riservisti dell'esercito.
Questi vuoti aperti nel settore dell'informazione vengono colmati dal
governo di Washington con la surrettizia produzione in proprio delle
notizie: il New York Times ha rivelato il 13 marzo che almeno
20 agenzie federali avevano investito 250 milioni di dollari per
produrre falsi resoconti e documentari inviati poi come autentici a
diverse stazioni televisive. Non si sa quante risorse investa
l'amministrazione Bush per arruolare o comunque condizionare i mass
media europei che non abbiano volontariamente e sempre con eccesso di
zelo sposato la causa della presente amministrazione americana. Va
citato in questo ultimo caso l'esempio sconcertante fornito da Lucia
Annunziata sul settimanale The Nation del 4 aprile scorso: sul
caso Sgrena l'ex presidente della Rai scrive che l'antiamericanismo
della sinistra italiana avrebbe contagiato il presidente del consiglio
Berlusconi e lo stesso presidente della repubblica Ciampi. Invece di
prendersela con le responsabilità italiane per la liberazione
dell'ostaggio contrastata a colpi di mitraglia dalla soldatesca Usa,
questa sinistra avrebbe preferito mettere sotto accusa il governo di
Washington. Anticipando il prevedibile esito della cosiddetta
inchiesta bilaterale sull'uccisione di Nicola Calipari e sul ferimento
di Giuliana Sgrena, Lucia Annunziata scrive: «Il governo Berlusconi ha
molte cose da chiarire sull'incidente. La versione italiana degli
eventi è molto confusa. Perché l'automobile viaggiava di notte sulla
pericolosa strada dell'aeroporto? Quando i funzionari italiani hanno
informato gli americani dei loro movimenti con l'ostaggio liberato? O
non se ne sono curati affatto? Il generale italiano che attendeva
l'arrivo della Sgrena, per citare un esempio, non ha mai informato gli
americani della sua liberazione, secondo la stessa testimonianza da
lui resa agli inquirenti del suo paese. E il riscatto? Tutti ne hanno
parlato, ma nessuno ne ha fornito conferma. E poi questa ambiguità
dell'Italia non incoraggia la cattura degli ostaggi?».
Antiamericanismo della sinistra italiana che anche quando avversa la
guerra in corso condanna il peccato e non il peccatore? Mancanza di
informazioni ai comandi Usa sulla liberazione dell'ostaggio, quando
l'alta tecnologia ha di certo permesso loro di intercettare la
missione di Calipari a Roma, a Abu Dhabi e a Baghdad prima ancora
della notifica dei nostri servizi alle autorità americane? Lucia
Annunziata dà evidentemente i numeri. Con la sua conoscenza del
sistema miltare e politico Usa sa benissimo che i militari assassini
di alto o di basso rango non verranno mai identificati e tanto meno
incriminati per la sparatoria sulla strada dell'aeroporto.
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