torna alla home page

 

 


 
Giornalismo: il modello uzbeko


di Stefano Marcelli, Segretario Generale di Informazione Senza Frontiere
17 maggio 2005



Cosa accade ad Andijan, la città del nordest dell’Uzbekistan accerchiata dalle truppe governative? Tutto fa pensare che sia in corso una carneficina con almeno cinquecento civili massacrati per strada. Ma questa ennesima tragedia, inaugurata nel nome della “guerra al terrorismo islamico”, si consuma al buio. Il primo atto compiuto dal Presidente Islam Karimov è stato infatti quello di allontanare giornalisti locali e internazionali vietando loro di filmare quanto stava accadendo. E’ un tappo sull’obbiettivo dei media che basta a distrarre l’opinione pubblica mondiale da questa nuova guerra civile.In onda vanno solo rassicuranti immagini di repertorio, con folkloristiche massaie intente a fare spese al mercato.Da Oriente continuano a giungere sinistri stridori di spade. Da Occidente risponde un silenzio assordante. Dov’è finito il fiero avvertimento post-yalta del presidente Bush contro i dittatori di tutte le risme?

Si alza e diffonde tra le pieghe del web la protesta ignorata delle associazioni dei giornalisti. La più autorevole, l’americano Committee to Protect Journalist ( New York), condanna il blocco dell’informazione e invita il Presidente uzbeco a interrompere questa ostruzione del lavoro dei reporter. Si fa l’elenco dei giornalisti fermati per qualche ora o giorni dalla polizia : sono del canale russo NTV, della Reuters, dell’Institutefor War and Peace Reporting di Londra. Sono tutti accusati di aver violato la legge riprendendo immagini ( confiscate) senza autorizzazione.

Intanto i nosri inviati sono tornati per due giorni (soli) in terra di Irak, al seguito del nostro Capo di Stato Maggiore dell’esercito. Con il ritorno dei giornalisti è subito spuntata una notizia : a Nassirya i nostri non sono stati nemmeno in grado di far attraversare il centro della città al Capo del nostro esercito protetto dalla corazza di un blindato. Basta questo a far capire che certa letteratura sul clima amichevole che circonderebbe il nostro contingente e la sua missione di pace è forse da sottoporre a qualche verifica.

L’altra notizia è che ai nostri inviati è stato impedito qualunque contatto, non solo con la popolazione civile ( motivi di sicurezza), ma anche con il contingente militare americano.

Intanto, dagli Usa, arriva una nuova conferma sullo Tsunami  che si sta abbattendo sull’indipendenza della stampa  ( ampiamente documentato dal nostro Roberto Reale nel suo libro Ultime Notizie appena giunto in libreria).

Il mitico Newsweek ha fatto pubblica e contrita ammenda smentendo la notizia del Corano gettato nel cesso nel carcere di Guantanamo che ha provocato sanguinose proteste nel mondo islamico. Si può realistica pensare che quelli della Washington Post e di Newsweek si fossero inventati tutto? Ma l’aggressione a cui il gruppo editoriale è stato sottoposto da parte dell’Amministrazione Bush e dei media neocon è stata tanto violenta da farlo capitolare.

Conclusione? Per quanto riguarda la libertà di stampa, il modello Uzbeko del Presidente Karimov appare meno obsoleto e marginale di quanto possa apparire. L’antica lezione stalinista sembra mantenere una sua macabra attualità.

Cari colleghi, non stiamo diventando tutti sempre un po’ più marginali e sostituibili da “immagini di repertorio” e “ bollettini ufficiali” ?

   
   

torna alla home page

   

per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it