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La deriva del giornalismo a
stelle e strisce
Un saggio di Roberto reale
su bugie, depistaggi e falsi scoop
di Massimiliano Melilli (l'Unità, 18 maggio 2005)
«Con
la scrittura non si cambia il mondo, ma si può prendere le opportune distanze da
certe situazioni. Si può ribadire la propria estraneità ai meccanismi del
sistema. O almeno la non complicità». È probabilmente espressa nello scambio di
opinioni tra due scrittori come Sebastiano Vassalli e Attilio Lolini, la cifra
per calibrare l'onere e l'onore del nuovo saggio di Roberto Reale. Tema:
l'informazione e la crisi della democrazia nell'epoca della globalizzazione
armata. Dopo Non sparate ai giornalisti, esaustiva e originale analisi sul
rapporto tra media e conflitto in Iraq, arriva ora in libreria sempre da
Nutrimenti, " Ultime Notizie. Indagine sulla crisi dell'informazione. I rischi per
la democrazia".
Tesi: alla voce libertà di
stampa, se l'ltalia resta un laboratorio negativo e non solo per l'ingombrante
(e cronico) conflitto d' interessi di Silvio Berlusconi, all'estero le cose non
vanno certo meglio. A partire dagli Stati Uniti. Sotto la fortissima pressione
dell'ondata di terrorismo, dei conflitti in Afghanistan e Iraq fino alle
concentrazioni editoriali, è caduto anche l'ultimo mito che per anni ha plasmato il
Dna della stampa: il giornalismo anglosassone indipendente, sentinella e
controllore della democrazia. Attraverso documenti inediti, testimonianze, fonti
e report che circolano nel Web, Roberto Reale ci racconta - mettendoci in
guardia - un mondo dove il modello del
cittadino informato e attore consapevole della vita democratica, non solo è
quotidianamente messo in discussione ma è anche al centro di bugie e depistaggi.
Due le alternative possibili: da una parte, una sorta di seduta analitica
collettiva che consenta di rimuovere colpe e limiti del passato, dall'altra la
consapevolezza che i flussi d'informazione veicolati da media activism ovvero
cittadini-reporter-rnilitanti, sono un patrimonio inestimabile, da genova a
Seattle, dall’India all’Africa agli Usa.
L’America, già, Roberto
Reale fotografa la realtà in maniera spietata, con uno stile asciutto. Come in
un thriller, l’autore, giornalisdta, docente di linguaggio radio-televisivo e
coordinatore del progetto «Media e democrazia» di Informazione senza frontiere,
racconta fatti, misfatti e retroscena del
giornalismo a stelle e strisce. C'è il caso di Dan Rather, anchorman della Cbs
ed erede di Walter Cronkite, che con la sua trasmissione 60 Minutes aveva dato
un contributo ineguagliabile alla denuncia dello scandalo delle torture nel
carcere iracheno di Abu Ghraib, fino alle sue dimissioni
per un discusso scoop sul passato militare di George W. Bush. Ancora. Il binomio
fatale democrazia-disinformazione. «Un americano su cinque - sostiene l'autore -
è convinto che nel 2003 Saddam Hussein abbia usato armi chimiche contro i
marines. L 'ha sentito in Tv. Altra vicenda. Alla vigilia delle ultime elezioni
presidenziali, il Sinclair Broadcast Group, una compagnia
proprietaria di Tv locali (...) ha trasmesso un documentario contro John Kerry
intitolato “L’onore rubato. Ferite che non guariscono mai” (…) in cui i reduci
dai campi di prigionia del Vietnam accusavano il candidato, senza alcun giro di
parole, di averli traditi e di aver causato un’imperdonabile prolungamento della
loro tremenda detenzione». A Kerry , nel corso del filmato, non è mai concesso
il diritto di replica. C' è infine lo strano caso del New York Times. E della
doppia verità della gloriosa testata che nel 2002 ha favorito con una massiccia
campagna la guerra. E nel 2004 ha cambiato idea, facendo pubblica ammenda.
Ragiona Reale: «Lo ha fatto con una sorta di lettera aperta. La testata si è
scusata pubblicamente con gli americani per le notizie pubblicate sul tema Iraq
( ...) I responsabili del giornale hanno riconosciuto di aver raccontato cose
inesatte se non false sulle armi di distruzione di massa esagerando il pericolo
rappresentato da Saddam. È l'ennesima prova fornita dall'autore sulla deriva del
giornalismo a stelle e strisce. Forse, per recuperare l'identità perduta della
professione, bisognerebbe ricominciare dal monito di Imre Kertesz, premio Nobel
per la letteratura:
«L’unica cosa che ci rimane è il coraggio
e la dignità. Nessuno potrà mai statalizzarli o privatizzarli».
Giornalisti di tutto il
mondo, ascoltate.
Stampa,
cosa c’è a Ovest di Berlusconi
Uno sguardo oltre il conflitto di interessi.
Dall’Inghilterra agli Usa le malattie dell’informazione
di Maurizio Pesce (Puntocom, 30 aprile 2005)
Ultime notizie. Indagine sulla crisi
dell’informazione in Occidente. I rischi per la democrazia (Nutrimenti) è
l'ultimo libro di Roberto Reale, giornalista Rai e coordinatore del progetto
"Media e democrazia" sviluppato da Informazione Senza Frontiere. Tutto nasce
dalla consapevolezza che l'Italia è un cattivo esempio nel panorama della
libertà di stampa; l'inchiesta è un ampio confronto della situazione italiana
con quelle britannica e americana, per scoprire se è vero che all'estero se la
passano meglio.
La domanda che lo stesso Reale si è chiesto in quarta di copertina è: "Cosa c'è
ad Ovest di Berlusconi”. Iniziamo da qui.
In Occidente ci sono buone indicazioni per risolvere i nostri mali. Perché se è
vero che l'Italia è la terra del conflitto d'interessi, è anche vero che non
basterà risolvere questa anomalia: si tratta di un problema di più ampio
respiro, siamo malati in uno stadio piuttosto avanzato. Ma anche all'estero ci
sono problemi nel rapporto fra politica e informazione, pressioni dei governi e
degli apparati più forti su stampa e televisione. Per questo abbiamo messo a
confronto la nostra situazione con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna: capire
come vanno le cose all'estero vuol dire capire cosa ci aspetta nel "dopo
Berlusconi".
Siete già arrivati a qualche risposta? C'è un caso in particolare che dovremmo
tenere ben presente per capire il nostro futuro mediatico?
Su tutti, è importante il ruolo della Bbc. Una recente ricerca dell'Università
del Galles ha messo a confronto i notiziari di prima serata della tv pubblica,
di Channel 4 e di Sky concludendo che proprio le notizie di Bbc1 sono le più
governative, le meno pacifiste. Parallelamente, i sondaggi condotti dala stessa
emittente e dal governo hanno messo in evidenza come gli inglesi siano
favorevoli a continuare a pagare un canone in cambio di un'informazione davvero
indipendente.
In Italia, però, manca ancora questa presa di coscienza…
Ecco perché bisogna guardare alla situazione inglese. La Bbc è un soggetto
attivo nel futuro del sistema globale della comunicazione, perché - per via
della lingua inglese - è un tramite perfetto verso gli Stati Uniti e può
mettersi in concorrenza diretta con le grandi corporation americane.
Eppure, anche con una buona concorrenza, la qualità del lavoro giornalistico non
sembra decollare.
Alcuni giornalisti avvertono la crisi, ma non riescono a prendere contromisure.
Piuttosto, si adeguano a un sistema dominato da pubblicità e interessi
commerciali. Ma piano piano - anche negli Stati Uniti - sta crescendo la
sensazione che la stampa abbia lasciato solo il Paese: un sondaggio sulle
impressioni sbagliate date dai media, in particolare sull’Iraq, rivela senza
ombra di dubbio gli effetti devastanti della tv sull'errata percezione che gli
americani hanno avuto degli eventi del golfo. Anche per questo abbiamo voluto
inserire nel libro numerosi documenti, quasi tutti tradotti: perché oltre ad
avere la nostra interpretazione, i lettori possano farsi anche un'idea propria
con materiale originale e spesso inedito in Italia.
Torniamo al titolo. C'è qualche riferimento dietro quelle Ultime notizie?
Qualche recente evento in particolare oppure si tratta solo delle ultime novità
nel panorama della comunicazione?
È difficile da dire: certo analizziamo com'è cambiato il rapporto fra
informazione e potere negli ultimi anni. Ma l’ambiguità è voluta perché nel
mondo sta mutando il senso della notizia così come è stato inteso per tutto il
Novecento. Lo scontro con il potere ha ucciso il giornalista d'inchiesta, il
difensore civico della collettività. D'altra parte, i ritmi sempre più frenetici
dell'informazione-spettacolo lasciano poco tempo per la ricerca e quindi
indeboliscono la notizia. Il nocciolo non è più controllare i media: in Italia
si parla ancora dello strapotere dei giornalisti, della loro appartenenza alla
destra o alla sinistra, ma secondo l'ultima inchiesta del Pentagono, oggi il
bene limitato non è l'informazione, ma l'attenzione del pubblico, il nostro
tempo. Gli strateghi della Difesa americana ritengono fondamentale catturare
questa attenzione. Chi lo fa vince.
Si può dire, allora, che le nuove tecnologie, se da un lato aumentano le
possibilità della comunicazione, dall'altro distraggono il pubblico tanto che le
diverse fonti finiscono quasi per annullarsi a vicenda?
È proprio vero! In questo momento i quotidiani hanno perso potere, mentre i
nuovi canali tematici all-news ancora non hanno quella credibilità che gli
permetterebbe di vigilare sull'esercizio del potere. La scena dell'informazione
mondiale è sempre più dominata da questi grandi canali, le cable-tv americane,
che però propongono una pericolosa commistione fra notizie e intrattenimento
proponendo un'informazione acritica e superficiale. Domina una cultura della
censura: Clear Channel, la principale catena radio americana, si rifiuta di
trasmettere Imagine di John Lennon perché la ritiene troppo pacifista.
Così da un lato abbiamo questi network, aggressivi, a dettare la linea delle
notizie, mentre dall'altro i quotidiani sono diventati deboli e sono a caccia di
una nuova identità. Poi c'è internet, che nel corso del tempo ha assunto e
assumerà ruoli sempre diversi. Ci sono tante storie che potrebbero passare
inosservate ma che grazie ai blog e alla "comunicazione dal basso" invece
trovano spazio: bastano un telefonino, un mms e un sito dove spedirlo. Oggi
possiamo far vedere cose che altrimenti resterebbero nascoste.
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