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Noi giornalisti british, a letto con il nemico

di John Pilger
traduzione Marina Impallomeni
8 giugno 2005
 
Fonte: il Manifesto

Il sindacato dei giornalisti britannici (Nuj - National Union of Journalists) e il governo Blair hanno in programma una cerimonia per annunciare e lanciare la loro «partnership». Secondo John Fray, vice segretario generale della Nuj, questa collaborazione «promuoverà la consapevolezza dei giornalisti sulle questioni che circondano la lotta contro la povertà su scala mondiale... Noi vogliamo aiutare i media a dirla così com'è». In una lettera patinata ai membri della Nuj, Fray dice che collaborare con il governo significa «accrescere la comprensione del bisogno di un approccio positivo allo sviluppo internazionale tra quanti riferiscono le questioni e le commentano...». Per questo «approccio positivo», il governo pagherà all'unione dei giornalisti 80.000 sterline. Un prezzo d'occasione, per il principio dell'indipendenza dal potere. Una «partnership» con la Nuj è un colpo da maestro per un governo rapace come quello britannico i cui «aiuti» e il cui «alleggerimento del debito» intendono mascherare, come ha detto Gordon Brown, un «obbligo» de paesi più poveri a «creare le condizioni per l'investimento [nel campo del business]».

«Stiamo estendendo il nostro sostegno alla privatizzazione nei paesi più poveri, dal settore energetico in India all'industria del tè in Nepal», ha scritto il dirigente del Dipartimento per lo sviluppo internazionale.

Da quando in qua la privatizzazione ha qualcosa a che vedere con la «lotta alla povertà»? La privatizzazione ha a che vedere con il controllo dei mercati e con il profitto. Punto. Il «new deal globale» della Gran Bretagna per i poveri è una di quelle brillanti illusioni propagandistiche ampiamente sbandierate dai giornalisti-cortigiani che, come le rock star, preferiscono considerare il loro governo magnanimo, nonostante abbia al suo attivo sfruttamento, menzogna e violenza. È così che Blair l'ha fatta franca con le sue bugie sulle armi di distruzione di massa per tutto questo tempo, ed è così che la sta facendo franca con gli «aiuti» legati alle politiche estremiste basate sul libero mercato della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, che hanno devastato i paesi più poveri. Ad esempio, è stato imposto allo Zambia di licenziare migliaia di insegnanti se voleva avere i requisiti per l'«alleggerimento». Come dice Caroline Pearce della campagna Jubilee: «Il debito è usato come strumento di controllo».

Ora al soldo del governo, la Nuj dirà questa verità sugli aiuti «così com'è»? John Fray pubblicherà un'altra newsletter patinata, descrivendo questa volta come il Dipartimento per lo sviluppo internazionale, il suo nuovo «partner», ha dispensato milioni di sterline di «aiuti» all'Adam Smith Institute, un istituto di estrema destra, a Halcrow e a Kpmg, per spingere la privatizzazione, come nel caso dell'acqua? E quale sarà il nuovo «approccio positivo» della Nuj nei confronti della vendita di armi del governo Blair a quattordici dei paesi africani maggiormente attraversati dai conflitti, vendita che li impoverisce ulteriormente?

La Nuj, di cui sono sempre stato membro, ha fatto un lavoro eccellente nel denunciare gli abusi contro i sindacalisti di tutto il mondo, ad esempio in Colombia. Ho chiesto a Jeremy Dear, il segretario generale, dei suoi nuovi «partner». Anche lui ha citato il lavoro della Nuj in Colombia, «il paese più pericoloso al mondo per i giornalisti, dove il governo britannico finanzia il regime assassino di Uribe». Poi mi ha rivelato che il sindacato sta prendendo soldi dal Foreign Office per creare in Colombia «il primo sindacato indipendente per i giornalisti, in modo che essi possano denunciare quello che sta succedendo nel loro paese». Questo è lo stesso Foreign Office che sta finanziando «il regime assassino di Uribe». Ecco il classico doppio gioco: un gioco a cui i governi sono bene addestrati.

Dear ha anche rivelato che, in Ucraina, «dozzine di attivisti della Nuj» hanno preso soldi dal governo britannico per istituire «un sindacato indipendente di giornalisti». Quanto indipendente? L'Ucraina è, naturalmente, un «progetto vetrina» di Washington/Whitehall. Egli ha anche detto che il sindacato prende soldi dal governo britannico per promuovere la sicurezza dei giornalisti in Iraq e in Palestina. «Non c'è un solo caso in cui la Nuj abbia compromesso la sua indipendenza per aver ricevuto fondi esterni» ha detto, «...e nessun governo o persona può comprarla».

Accettare soldi sporchi - soldi provenienti dalla stessa fonte che «finanzia un regime assassino» - è di per sé un compromesso, e un compromesso pericoloso. Perché un governo, che ha una visione del mondo chiara e ideologica e dei trascorsi bellicisti, dovrebbe dare dei soldi a un sindacato i cui membri dovrebbero denunciare le sue manipolazioni, invece che collaborare? Chiedo ai miei consociati della Nuj di porsi urgentemente questa domanda, ricordando che governo Usa finanzia anch'esso i giornalisti, e anche loro protestano la loro innocenza.

Questa «partnership» promette un danno alla credibilità del sindacato all'estero, perché sarà vista come l'ennesimo esempio di «embedding». Essa inoltre abbassa una soglia, dimostrando quanto sia diventato insidioso l'«embedding», come se ora godesse di una certa legittimità. In Iraq la Bbc, «embedded» fino alle orecchie, ha perso la sua credibilità quasi del tutto perché trasmette le notizie degli occupanti - spiegando raramente che l'80% dei morti sono causati dagli americani e dai loro clienti. Si leggano gli istruttivi scambi tra gli editor di MediaLens (www.medialens.org) e Helen Boaden, la direttrice di Bbc news, sul perché la Bbc ha taciuto sulle atrocità americane a Fallujah e sull'uso del napalm, e perché cancella le testimonianze giornalistiche indipendenti.

Un'altra forma di «embedding» è emersa chiaramente nel modo in cui è stato dato il rifiuto shock della costituzione europea. I francesi sono stati raffigurati in modo caricaturale, come persone che detestano il cambiamento e che hanno tradito il «sogno europeo». Il 29 maggio, l'Observer di Londra, un tempo un rinomato giornale liberal, ha pubblicato una vignetta intitolata «Una rana completamente pazza». L'immagine di una grossa rana che scorreggia poteva essere presa da una copertina particolarmente grottesca del Sun di Murdoch. La notizia non era che una maggioranza spettacolare, in due nazioni europee, avesse votato contro quel fondamentalismo del mercato che ha lacerato il tessuto stesso della vita britannica; né lo era il fatto che l'80% dei componenti della working class e il 60% dei minori di 25 anni hanno votato contro l'ingordigia degli europei ricchi e il dispotismo delle banche centrali: contro la povertà, la disoccupazione, la guerra e il tradimento della socialdemocrazia uscita dalla guerra, una volta ritenuta il fondamento dell'ideale dell'Europa post-fascista del «mai più». (Quanto è disperata la vera destra; con la torsione di intelletto e moralità che distingue il New Labour, Denis MacShane, un ex ministro di Blair, ha denigrato gli elettori con l'assurda accusa di aprire la strada al fascismo e all'antisemitismo).

È stato anche un voto contro la dominazione dei media. Quasi tutti i media francesi avevano chiesto di votare «sì», e lo shock è stato loro. C'è una lezione in tutto questo per i giornalisti che hanno a cuore il loro mestiere. Milioni di persone in tutto il mondo non credono più che i media «globali» (occidentali) siano indipendenti o veritieri. Questo accade in modo particolare ai giovani. In Corea, durante le ultime elezioni, la maggioranza si è rivolta a internet per avere notizie politiche, snobbando la Cnn o i suoi stessi media dell'establishment, proprio come avveniva nei paesi stalinisti.

Per la maggior parte degli esseri umani, la vita insegna che il consumismo non è democrazia e la «globalizzazione» è una guerra brutale contro i più poveri, una forma di terrorismo - e milioni di loro stanno reagendo. La Nuj non dovrebbe collaborare con il suo nemico.

   
   

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