«I miei cinque mesi legata in una cantina»
di Massimo Nava
12 giugno 2005
Fonte: il Corriere della Sera
Il più lungo sequestro in terra irachena si è concluso nel
modo più sereno e insperato, in circostanze definite «molto pericolose» dalle
autorità francesi a Badgad. La giornalista del quotidiano
Libération, Florence Aubenas, e il suo interprete Hussein Hanoun sono
stati liberati sabato pomeriggio, dopo 157 giorni di detenzione: cinque mesi e
cinque giorni, un'eternità scandita dalla campagna di solidarietà dei francesi
e da lunghi periodi di silenzio. Sono in buona salute, nonostante le
condizioni terribili della prigionia. «Sempre legati e bendati in una specie
di cantina, senza quasi mai vedere la luce del giorno», come ha detto Florence
Aubenas appena scesa dall'aereo che la riportava in Francia.
L'ABBRACCIO DI CHIRAC - La giornalista, 44 anni, una lunga esperienza
di reportage di guerra, ha trascorso la notte all'ambasciata francese a Bagdad
e ieri sera è arrivata a Parigi, dopo uno scalo a Cipro, accolta all'aeroporto
dal presidente Jacques Chirac e dai familiari e, idealmente abbracciata da
amici, colleghi e parigini radunati in piazza della Repubblica. L'interprete
ha deciso di rimanere a Bagdad. Ha abbracciato moglie e figli in un quartiere
in festa. Ha rivelato di non avere avuto contatti diretti con la Aubenas
durante la prigionia e che i rapitori gli avevano promesso una rapida
liberazione. Jeans e golfino azzurro, l'inviata di
Libération è apparsa sorridente e piena di humour: «Sono i
sequestratori che hanno pagato perché la Francia mi riprendesse», avrebbe
detto in volo. Ha rinviato il racconto della prigionia all'edizione speciale
del giornale e a una conferenza stampa, ma ha risposto a qualche domanda sulla
pista dell'aeroporto. «Un giorno, per tirarmi su, mi hanno permesso di vedere
la televisione. Così ho scoperto che ero al centoquarantesimo giorno di
prigionia. Le manifestazioni di solidarietà mi hanno dato la forza di
resistere». «Adesso mi sento molto meglio, ringrazio tutti i francesi per
avermi sostenuto».
LE TRATTATIVE - «Florence è forte e vivace», ha detto l'ambasciatore
Bernard Bajolet, il primo a vederla libera. Il diplomatico francese, che ha
coordinato gli ultimi dettagli della consegna, ha parlato di operazione «molto
difficile e pericolosa», senza aggiungere particolari su uno scenario che è
facile immaginare dopo la tragica morte del nostro agente Nicola Calipari. La
notizia del rilascio è stata comunicata ieri mattina e ha scatenato brindisi e
abbracci nella redazione di Libération . Nel pomeriggio di sabato, Chirac
aveva avvertito i familiari della giornalista, pregandoli di mantenere il
riserbo per non mettere a rischio l'operazione. Florence ha parlato al
telefono con la sorella e i genitori, i quali hanno manifestato profonda
gratitudine per l'operato del governo. Sulle circostanze del sequestro e sulle
modalità del rilascio circolano indiscrezioni controverse e, come in altre
vicende del genere, l'ipotesi che sia stato pagato un riscatto è concreta e
naturalmente smentita. «Non è stato pagato alcun riscatto», ha detto Michel
Barnier, l'ex ministro degli esteri che ha lasciato l'incarico pochi giorni fa
con il rimpasto di governo, ma al quale va parte del merito per la conclusione
positiva della vicenda. Merito condiviso con l'ex premier Raffarin. Ad
entrambi lo ha riconosciuto il presidente Chirac, nel corso di un intervento
sulle principali reti.
LA
MOBILITAZIONE DEL PAESE - Chirac ha anche esaltato la straordinaria
campagna di solidarietà della stampa e la mobilitazione dei francesi che hanno
manifestato giorno dopo giorno per la liberazione della giornalista e del suo
interprete. Le loro gigantografie sono apparse nelle piazze francesi, su
edifici pubblici, nelle stazioni delle metropolitane. Sono state organizzate
marce, fiaccolate, gare sportive, spettacoli, concerti e persino regate che
hanno coinvolto milioni di persone e hanno avuto una forte eco anche
all'estero, quando il dramma della giornalista si è incrociato con i sequestri
di Giuliana Sgrena e Clementina Cantoni. In una Francia attraversata da
profonde tensioni, in piena campagna per il referendum europeo, l'immagine
della giornalista rapita ha unito, commosso, sollevato la coscienza civile del
Paese. Mentre l'opinione pubblica si mobilitava, il governo francese, i
servizi segreti e i rappresentanti della comunità musulmana hanno fatto ogni
sforzo per venire a capo di un sequestro che, fin dall'inizio, è sembrato
piuttosto anomalo e confuso.
IL
SEQUESTRO - Florence Aubenas, recatasi in Iraq per seguire le elezioni,
aveva lasciato l'albergo per svolgere un'inchiesta fra la gente comune di un
quartiere di Bagdad. Venne prelevata la mattina del 5 gennaio. Nessuna
richiesta di riscatto, nessun ricatto politico o propagandistico, nessuna
indicazione attendibile sul gruppo di sequestratori e una sola cassetta
registrata, ai primi di marzo, quando la giornalista rivolse un disperato
appello alla mediazione del deputato gollista, Didier Julia, che aveva
millantato poteri di mediazione nel precedente sequestro dei giornalisti
Chesnot e Malbrunot. Poi soltanto un impenetrabile silenzio.
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