Aubenas: i miei carcerieri mi hanno
picchiata
15 giugno 2005
Fonte: il Corriere della Sera
Il suo sequestro non è
stato certo una passeggiata e durante i 157 lunghissimi giorni della
sua detenzione Florence Aubenas, l'inviata di
Liberation, è stata anche picchiata dai suoi carcerieri. E
questo solo per avere scambiato alcune parole con un altro ostaggio
che si trovava detenuto nella stessa cantina.
IL SEQUESTRO
- E' lei stessa a rivelarlo nel corso di una conferenza
stampa a Parigi, trasmessa in diretta da alcune tv francesi. La
giornalista ha ricostruito nell' incontro con la stampa tutte le
fasi del suo rapimento e i primi giorni di detenzione. Florence ha
dichiarato che «nessuno gli ha mai parlato di denaro», cercando di
anticipare così - ha detto - qualsiasi domanda su un eventuale
pagamento di riscatto. La giornalista ha riferito di essere stata
rapita, insieme alla sua guida Hussein Hanoun, il 5 gennaio nel
centro di Bagdad da «quattro uomini armati». Il gruppo che l' ha
sequestrata - ha osservato - si è presentato come «movimento
religioso sunnita».
LA LIBERAZIONE - La giornalista ha anche raccontato i momenti
che hanno preceduto la sua liberazione. I carcerieri chiamavano lei
e Hussein semplicemente «numero 5» e «numero 6», come i detenuti di
qualunque prigione identificati con il numero di matricola. Sabato
11 giugno li hanno chiamati verso le 11 di mattina e li hanno
portati in una stanza. Hussein è stato fatto vestire con una tunica
bianca, lei con gli abiti tradizionali delle donne irachene, vestito
lungo e velo. «Poi hanno tirato fuori una cassa dove vi avevano
riposto dei sacchetti di plastica - ha spiegato la giornalista -. In
uno c’era il mio orologio e i miei orecchini, nell’altro il mio
anello e l’orologio di Hussein. Mi hanno restituito anche la borsa
con tutti i documenti, e i soldi. Una guardia mi ha detto: "Abbiamo
preparato dei regali per lei". Mi hanno regalato due anelli e un
flacone di profumo. Poi ci hanno dato due sedie. Era la prima volta
che mi sedevo dal 5 gennaio. Ci hanno dato del te come a degli
invitati e un pollo arrosto».
L'APPELLO IN VIDEO - Uno
dei momenti che hanno caratterizzato la sua detenzione è stato il
drammatico appello in video fatto circolare dai suoi carcerieri e
nel quale la Aubenas chiedeva l'aiuto del deputato gollista Didier
Julia. In realtà lei non voleva affatto rivolgersi al parlamentare,
ma è stata costretta a farlo dai suoi rapitori per una strategia
mediatica. All'epoca del sequestro dei due giornalisti francesi
Christian Chesnot e Georges Malbrunot, Julia, deputato del partito
di maggioranza Ump, aveva condotto di sua iniziativa una trattativa
parallela a quella ufficiale ed era stato accusato prima dal governo
Raffarin, poi dagli stessi giornalisti al momento del loro rilascio,
di aver intralciato i negoziati che hanno condotto alla liberazione.
«Ma non è possibile», ha raccontato di aver detto Aubenas ai suoi
rapitori. «Mi ridicolizzerò, penseranno che sono matta!».
Un altro video allora è stato girato. Ma qualche giorno dopo il
leader del gruppo che teneva Aubenas rinchiusa in una cantina -
bendata e legata mani e piedi - è tornato ad insistere: «Deve
rivolgersi a Julia" - le ha detto il capobanda secondo il quale il
deputato si sentiva"umiliato" dopo il caso Chesnot-Malbrunot, ed
aveva perciò "voglia di vendicarsi" -
«Sarà molto attivo, o quanto meno ci servirà per capire cosa fa il
tuo governo»".
Qualche giorno dopo il capo ha voluto vedere nuovamente Aubenas:
«Avevo ragione, è formidabile, stai su tutte le televisioni».
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