Martedì scrive sui "missing". Venerdì
ucciso
di Stefano Chiarini
Fonte: il Manifesto
4 luglio 2005
«Campagna di esecuzioni
in Iraq?» titolava martedì scorso il quotidiano «Philadelphia Inquirer»
con un articolo sulla sistematica uccisione da parte di reparti
speciali della polizia irachena, addestrati dai consiglieri americani,
di sospetti simpatizzanti sunniti della resistenza. L'articolo, frutto
di un lungo lavoro di indagine di un giornalista iracheno, Yasser
Salihee, «corrispondente speciale» per il gruppo americano «Knight-Ridder»,
sosteneva che, all'indomani della formazione del nuovo governo
sciita-kurdo di Ibrahim Jafaari, all'obitorio di Baghdad sono
cominciati ad arrivare decine e decine di corpi di sunniti arrestati,
torturati e uccisi dalle nuove forze di sicurezza irachene. Si è
trattato di un primo, importante, spiraglio sull'oscuro avanzare di
quell'«Opzione Salvador» sempre più praticata dagli Usa in Iraq.
Eppure, nonostante la serietà dell'indagine, praticamente nessun media
di rilievo negli Usa e tanto meno all'estero, ha poi ripreso questo
piccolo tassello del tragico mosaico iracheno. Yasser Salihee, «medico
e giornalista» come amava descriversi, aveva così ripreso le sue
ricerche utilizzando i suoi ottimi rapporti con gli ex colleghi
dell'ospedale «Yarmouk» di Baghdad e degli altri nosocomi della città,
ma non ha avuto neppure il tempo di scrivere un secondo articolo sulla
«guerra sporca» irachena. Venerdi 24 giugno, giorno di riposo, Yasser
aveva preso la sua auto e stava andando a fare benzina quando un
cecchino Usa appostato nei pressi di un - non è ancora chiaro - posto
di blocco o «check-point» nel quartiere di Ameriyah, lo ha colpito con
un colpo alla testa uccidendolo all'istante. Una prima versione data
dal Pentagono sosteneva che Salihee era stato ucciso da un convoglio
americano-iracheno dopo che non aveva risposto a segnali manuali e
alle grida dei soldati. Una successiva parla invece di un posto di
blocco fisso. Naturalmente è stata aperta un'inchiesta. Yasser Salihee,
appena trentenne, già medico alla ricerca di un lavoro più redditizio
per sostenere la sua famiglia, era stato assunto da circa un anno dal
gruppo Usa «Knight Ridder» ed era presto diventato uno degli uomini di
punta dell'ufficio di Baghdad. Fondamentali, soprattutto nella sua
ultima inchiesta, la formazione medica e i suoi rapporti con i medici
della capitale. E proprio i colleghi dell'obitorio centrale di
Baghdad, a cominciare dal dottor Faik Baqr, gli avrebbero confidato i
loro sospetti di fronte all'arrivo di un numero sempre crescente di
cadaveri, ancora con i polsi ammanettati dietro la schiena, e gli
occhi bendati, che sembravano essere stati torturati e uccisi in
maniera sistematica. Quasi tutti portavano anche segni di frustate,
shock elettrici, cicatrici ed erano stati uccisi con un colpo alla
nuca.
Yasser Salihee si mise subito al lavoro esaminando le cartelle
cliniche, intervistando sanitari, funzionari pubblici e soprattutto i
familiari degli uccisi e i presenti al loro arresto. Lavorando insieme
al suo collega Mohammed al Dulaymi e all'inviato Tom Lasseter, il
giovano giornalista-medico è riuscito a trovare almeno 30 casi di
cittadini sunniti uccisi in questo modo in una sola settimana.
L'inchiesta del «Philadelphia Inquirer» rilevava inoltre che i
cadaveri all'obitorio di Baghdad mostravano gli stessi segni di
violenze e torture riscontrate sui corpi di un centinaio di cittadini
iracheni sunniti trovati in alcune celle segrete del ministero degli
interni e «salvati» appena in tempo da alcuni funzionari del ministero
iracheno per i diritti umani.
Le autorità di Baghdad, ed in particolare il ministero degli interni
dal quale dipendono le nuove forze di sicurezza, in gran parte
composte da ex membri delle milizie filo-iraniane - hanno negato
qualsiasi coinvolgimento nelle uccisioni degli squadroni della morte.
Le autorità Usa che presiedono alla controguerriglia in Iraq con i
loro «consiglieri» come Steeve Castel - già ai vertici della
intelligence della Dea, o James Steele - che da settembre guida i
reparti speciali della polizia e che negli anni ottanta era impegnato
nella «sporca guerra» Usa in Salvador - hanno negato che esista alcuna
politica di questo tipo e parlato di «casi isolati».
Il problema è che i testimoni presenti all'arresto degli «scomparsi»
hanno dichiarato al medico- giornalista che i poveretti erano stati
presi da decine di uomini in divisa scesi da lussuose Toyota Land
Cruiser da 55.000 dollari l'una, appena consegnate dagli Usa ai
commandos iracheni, con sosfisticate radio rice-trasmittenti e
soprattutto costosissime pistole «Glock», vero e proprio distintivo
dei contractors prezzolati da Washington e dei reparti creati,
addestrati e finanziati dagli Stati uniti e dalla Nato.
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