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Tutti detective e giornalisti così cambia la guerra al terrore

di Leonardo Cohen
Fonte: la Repubblica
12 luglio 2005
 

Giovedì 7 luglio, ore 9 e 47. Il quarantacinquenne pendolare Steve Thornhill di Hitchin ha fretta: rischia di arrivare in ritardo all´appuntamento con un collega designer. Ha trovato chiusa la stazione della London Underground di King´s Cross: alla gente ancora non hanno detto perché. Il tam tam dei blog e quello degli sms si sta appena attivando. Ma mr. Thornhill ha altro a cui pensare. Prova coi taxi. Macché. Il traffico è in tilt. Gli tocca andare a piedi. Sta dunque attraversando Tavistock Square quando l´autobus numero 30 salta per aria davanti ai suoi occhi: realizza immediatamente che si tratta di un attentato. La scena è terribile, persino sconcertante: «Né panico, né grida: una calma incredibile, subito dopo l´esplosione. Sull´imperiale del bus ho visto sei persone, in piedi, che cercavano di scender giù». Steve deve essere un tipo dal sangue freddo. Domina l´istinto di correre e prestare i primi soccorsi: tanto vede che c´è già un mucchio di passanti che lo sta facendo. Vuole però immortalare quegli attimi tragici. Non gli basta essere testimone. Nella tasca interna della giacca tiene un electronic personal organizer in grado di scattare foto. Fa nulla se la qualità delle immagini sarà inevitabilmente (e inesorabilmente) modesta, rispetto alle reflex dei professionisti. Tanto, chi c´è lì, oltre a lui, pronto con una vera macchina fotografica? Nessuno. Così Steve si improvvisa reporter della Magnum. Clicca. Una sequenza impressionante. Live, quasi.
Qualche moralista potrebbe pensare che quello di mister Thornhill sia stato un gesto cinico. Col senno di poi, il calcolo del designer si è rivelato un gesto molto utile, forse determinante: in un certo senso, è stato testimone e poliziotto, giornalista e detective. L´ideale.
L´informazione fai da te. «We are all reporters now», «ora siamo tutti reporter» titolava l´inserto speciale «Media» del Guardian, ieri mattina. Copertina emblematica: una mano anonima che stringe un Samsung Vodaphone, di quelli a «conchiglia». Lo schermo inquadra una fila di passeggeri che s´incammina verso la salvezza. Sullo sfondo, una luce abbagliante.
Potrebbe essere quella della libertà, fuori, in superficie. Può essere anche quella del subcosciente, che rimanda alla luce accecante provocata dagli ordigni dei terroristi. L´Inghilterra conserverà la storia di questo terribile 7/7 grazie alle foto dei mobile phone e dei videoclip, mentre in America la memoria dell´11 settembre è un´altra. E´ quella tradizionale degli zoom professionali, delle dirette tv (il secondo aereo che centra la seconda torre gemella). Quella delle bombe di Londra è una svolta epocale, nel sempre più convulso e tecnologicamente esasperato mondo dell´informazione globale.
Mr. Thornhill magari vincerà il Pulitzer, perché è certo che prima o poi (più prima che poi) verrà istituito un premio dedicato ai «reportercell». Può anche darsi che esaminando le foto sarà in grado di produrre deduzioni investigative all´altezza di Sherlock Holmes, tutto ormai pare possibile. Le sue drammatiche foto scattate pochi istanti dopo lo scoppio della bomba serviranno a sentire il parere degli esperti: infatti sono considerate una fonte importante, ai fini delle inchieste che Scotland Yard e l´MI5 hanno avviato, avvalendosi della consulenza di un pool di esperti informatici e telefonici il cui compito è proprio quello di scannerizzare ed analizzare tutto il materiale sonoro e video amatoriale realizzato coi mezzi più disparati, dal cellulare dotato di microcamera al notes elettronico, alle minivideocamere, ai telefonini usati disperatamente. Un dettaglio, un movimento sospetto registrato inavvertitamente, un suono particolare, un riflesso sui vetri delle carrozze, tutto può trasformarsi in traccia, in una pista da seguire, da ricostruire. Da archiviare.
Domenica, quando Brian Paddick, vice assistant commissioner della Metropolitan Police di Londra ha lanciato sui media l´appello a inviare qualsiasi tipo di materiale digitalizzato - via sms, mms, o in video - non immaginava che l´indirizzo e-mail imagesmet.police. uk sarebbe stato preso d´assalto. E che oltre 2500 sarebbero stati i video delle telecamere fisse consegnati, per oltre 75mila ore di registrazione. Non solo: nel giro di 24 ore lo speciale numero verde messo a disposizione dagli inquirenti ha ricevuto 1700 telefonate: «Sarà un lavoro lungo e meticoloso», hanno avvertito i responsabili della polizia, una sorta di immenso puzzle elettronico, un repertorio inedito: mai, prima di oggi, si era ricorsi ad una iniziativa pubblica come questa.
E´ il segno dei tempi. Una volta la polizia invitava i testimoni a collaborare. Oggi chiede tutto procede per e-mail, via Internet. Il Grande Fratello dal doppio volto. Quello «buono», dell´informazione dal basso e di massa. Quello «cattivo», dell´uso terroristico di Internet e dei cellulari.
Sei anni fa, proprio la London Underground, l´ente proprietario della metropolitana londinese, annunciò a colpi di grancassa l´avvio del progetto «Connect», in collaborazione con City Link Communications (legata a Motorola e a Racal Electronics): il 23 novembre del 1999 erano stati stanziati i primi 350 milioni di sterline (del miliardo e 200 milioni previsti in vent´anni) per rendere accessibile ai cellulari i tunnel e le stazioni sotterranee della metropolitana e per dotare il Tube di una rete autonoma d´informazione. Un business che allettava soprattutto le compagnie telefoniche, sollecitate anche dal mugugno degli utenti pendolari che si ritenevano «di abbandonati a se stessi, senza essere informati degli eventuali ritardi e senza potere a loro volta informare i familiari o i datori di lavoro di eventuali intoppi».
Insomma, la questione della liceità e della pericolosità nell´uso dei telefonini nei tunnel (a New York ieri hanno disattivato questo servizio nei tunnel che collegano Manhattan alla terraferma) s´intreccia con colossali interessi economici.
Sono argomenti che stanno suscitando dibattiti a non finire, qui in Gran Bretagna. Il sito della Bbc ne è l´esempio più clamoroso: foto e video amatoriali sulle bombe di giovedì sono a disposizione di tutti. L´impatto emotivo è pari all´utilità giornalistica, queste immagini rozze nella forma non lo sono nell´efficacia del messaggio. Il Times ha pubblicato a pagina 3 la foto sgranata del bus nº 30. L´Itv (Independent Television) famosa perché utilizza le Trafficlink´s cameras, ha mandato in onda decine di filmati che sembravano proiezioni oniriche di un incubo collettivo tanto erano offuscate, ma la gente ha apprezzato l´esperimento (già collaudato in occasione dello tsunami). Sky News è l´emittente che per prima ha intuito il potenziale dirompente di questa new information. Nessuno scorderà le sue breaking news di giovedì 7 luglio. «Phone video», testimonianza lunga un minuto e nove secondi, inviata via mms. Informazione istantanea: notizie di 160 battute, quelle di un messaggino. I nostri figli già sanno.

   
   

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