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Lavorava con i giornalisti italiani, massacrato l'interprete iracheno

di Pietro Del Re
Fonte:la Repubblica
25 luglio 2005
 
 

Adnan Al Bayati è stato assassinato a Bagdad sotto gli occhi della moglie e della figlioletta di un anno e mezzo. Due giorni fa, tre killer hanno bussato alla sua porta a volto scoperto, lui ha aperto e l´hanno freddato sparandogli diversi colpi di pistola. Che crimini aveva commesso, Adnan? Che cosa aveva combinato per meritare questa punizione? Era stato interprete e producer di alcune testate italiane. Aveva lavorato con Giovanna Botteri del Tg3, con Gabriella Simoni di Studio Aperto e, soprattutto, con Giovanni Porzio di Panorama. Dice Porzio: «Adnan era per me come un fratello. Da anni era diventato il mio punto di riferimento in Iraq».
Adnan si era laureato alla facoltà di Ingegneria a Perugia e parlava un ottimo italiano. Apparteneva a una ricca famiglia di Baquba, la "città delle arance" diventata da un paio d´anni il vertice occidentale del famigerato triangolo sunnita. «C´eravamo sentiti per telefono pochi giorni fa. Mi aveva chiamato lui, scongiurandomi di non andare in Iraq, nonostante fossi per la sua famiglia un´importante fonte di reddito. "Per voi italiani questo paese è ancora troppo pericoloso", mi disse», aggiunge l´inviato di Panorama.
Flemmatico, di corporatura esile e sempre elegantemente vestito, Adnan aveva fama di grande rettitudine. «Era anche un uomo molto coraggioso», racconta Giovanna Botteri. «Lo scorso agosto, volevo recarmi a Falluja per documentare l´assedio americano: l´unico che non si tirò indietro fu proprio lui». Grato all´Italia che lo accolse a braccia aperte quanto era studente, Adnan si sentiva in debito con i nostri connazionali in Iraq. Voleva forse ricambiare l´ospitalità che ricevette dai perugini. «Con noi aveva un atteggiamento protettivo, quasi paterno: non ti lasciava mai solo», dice l´inviato del Tg3.
Adnan traduceva direttamente dall´arabo in italiano. Per le troupe di televisione non c´era dunque bisogno di passare dall´inglese. «Prima della guerra aveva lavorato con ditte italiane: è diventato interprete per necessità», racconta la Botteri. «Il fatto che gli assassini abbiano agito col volto scoperto è il segno evidente del clima di impunità totale che vige oggi in Iraq».
Secondo il blog di informazione Articolo 21, che ieri ha diffuso la notizia della sua morte, «Adnan è l´ennesima vittima delle vendette di gruppi terroristici sunniti, che non vogliono permettere che gli iracheni collaborino con gli stranieri, specie se si tratta di lavorare con i media occidentali, in particolare italiani». Agli occhi della guerriglia irachena, Adnan aveva inoltre l´aggravante di essere uno sciita molto religioso. Era una spia, un traditore, un collaborazionista. Peggio, un miscredente.
Potrebbe esserci tuttavia un altro movente: l´invidia dei suoi colleghi. Adnan era molto apprezzato. E ricercatissimo dai giornalisti, non solo italiani, presenti a Bagdad. «È vero, i producer hanno guadagnato molto negli ultimi anni, ma lui doveva mantenere una famiglia di dodici persone», dice la Botteri. «Vorremmo istituire un vitalizio per la sua bambina, Fatima, finanziato dalla Rai, da Mediaset, dalla Mondadori. Per queste grandi aziende sarebbe una spesa minima, ma per sua moglie e la sua bambina significherebbe non morire di fame».
Questo brutale assassinio ha gettato nel panico molti iracheni - soprattutto autisti e interpreti - che hanno in passato lavorato con gli italiani. Al dolore per la perdita di un amico, Giovanni Porzio associa un´ultima immagine con la quale vuole ricordare Adnan. «Aveva sempre una mano sull´auricolare con il quale ascoltava la Bbc in arabo. Voleva essere il primo a farci arrivare sulla notizia. Ne aveva fatto un suo punto d´onore».

   
   

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