Addio all'ultimo degli anchorman, è morto Peter Jennings, volto leggendario della Abc
di Vittorio Zucconi
Fonte: la Repubblica
9 agosto 2005
Nel cielo di una televisione che
non c´è più, si spegne anche l´ultima stella di un giornalismo al
tramonto.
Se ne è andato ieri, ucciso dalla malattia a 67 anni, Peter Jennings,
l´ultimo superstite di una costellazione di uomini, e di poche donne,
che per una generazione avevano raccontato e riassunto ex cathedra il
mondo al pubblico americano, dai telegiornali della sera, rimboccando
le coperte dell´informazione a 60 milioni di ascoltatori. Era
l´anchorman, il conduttore-direttore del tg della rete Abc, un
canadese rassicurante, educato, carino che era sopravvissuto al
tramonto delle grandi stelle del giornalismo tv, Cronkite, Brinkley,
Rather, Brokaw, Koppel, Barbara Walters, tutte in pensione o sul viale
del tramonto. Grandi, ingombranti, obsoleti come magnifici dinosauri.
Jennings non avrebbe voluto affatto ritirarsi, ma ci ha pensato la
chemioterapia a spegnere il televisore per lui.
Se la sua popolarità nel mondo oltre gli Usa non era mai stata
pontificale come quella di Walter Cronkite, il papa dell´informazione
tv, o di Rather, il texano scontroso odiato dalla destra che lui aveva
osato sfidare attaccando Richard Nixon e "W" Bush, questo "canadese
tranquillo" incarnazione dell´uomo che le mamme sognavano come marito
per le figlie e come amante per loro stesse, come scrisse il critico
televisivo del Washington Post, Tom Shales, era rimasto solo a
presidiare il pulpito di una religione calante. Il culto del
telegiornale della sera, il notiziario generalista di 30 minuti, aveva
cominciato a frantumarsi con l´avvento dei canali satellitari di
informazione a ciclo continuo, prima la Cnn poi via via fino alla Fox
News Network di Murdoch, con il suo giornalismo sfacciatamente e
vivacemente partigiano. La "audience" dei Tg delle tre reti nazionali,
Abc, Cbs, Nbc si era dimezzata negli anni ´90.
Come è accaduto, e accadrà, in ogni nazione dove un reale mercato
libero dell´informazione televisiva partorisce canali di notiziari 24
ore su 24 e Internet offre immagini, notizie vere e interpretazioni di
parte cucite sulla misura dell´utente, il rito del telegiornale
serale, dell´altar maggiore sul quale il celebrante consacra la verità
del giorno, non poteva reggere. Dagli anni nei quali Ed Murrow inventò
il giornalismo dello "star system" trasmettendo da un rifugio
antiaereo di Londra la diretta radio dei bombardamenti nazisti, per
oltre una generazione i telegiornali erano identificati con chi li
ancorava dalla scrivania dello studio. Prima Walter Cronkite per la
Cbs, l´uomo che pianse leggendo il flash d´agenzia sulla morte di John
Kennedy, poi il suo successore Dan Rather, caduto lo scorso anno nella
trappola di un falso documento contro Bush, e i loro concorrenti,
Brinkley e Brokaw per la Nbc, avevano di fatto controllato e regolato
ciò che gli americani ogni sera dovevano sapere del mondo e della loro
nazione. "And that´s the way it is" chiudeva ogni sera Cronkite, "e le
cose stanno così". Era l´equivalente profano dell´ "ite misse est".
Una tv paternalistica, rassicurante, fideistica.
Jennings era rimasto solo a credere ancora che il tg delle 18 e 30,
l´ultimo tg nazionale della sera per una nazione che va a cena presto,
dovesse restare fedele alle "hard news", alla notizie vere, limitando
al minimo la faziosità, l´aria fritta, il grand guignol dell´ "orrendo
delitto" e le "soft news". La sua storia di emigrato canadese, che
soltanto tre anni or sono, dopo l´11 settembre, si era deciso ad
assumere la cittadinanza americana, il suo curriculum di autodidatta
che non aveva terminato neppure il liceo ed era arrivato a guadagnare
10 milioni di dollari l´anno e a essere guardato da 14 milioni di
persone, gli aveva insegnato una inconsueta umiltà, per una star. La
sua popolarità era tale che spesso, quando scendeva dal pullman
attrezzato dalla Abc per lui durante le campagne presidenziali per
intervistare forse un futuro presidente, la folla si allontanava dal
leader politico per correre ad accalcarsi attorno a lui.
Era difficile dargli un colore politico anche se era sottilmente e
implicitamente contrario all´invasione dell´Iraq. Il modo garbato di
porgere le notizie, triste quando i fatti erano amari, sollevato
quando le notizie erano buone, mostravano un rispetto per una
professione, e una funzione, che, diceva, «aveva dovuto imparare con
le scarpe, non nelle aule», viaggiando da Roma, dove era stato
corrispondente, al Medio Oriente, all´Asia, alla Russia.
Annunciò lui stesso che gli era stato diagnosticato un cancro al
polmone, con una voce sbriciolata forse dalla commozione, forse dal
male, quattro mesi or sono. Promise che sarebbe tornato in video. E´
stata la prima bugia pubblica. In video non è più tornato, da quel
giorno. E con Walter Cronkite ottuagenario che veleggia al largo di
Martha´s Vineyard, Rather che collabora saltuariamente con una Cbs che
un tempo dominava, Brokaw in pensione dal dicembre scorso, Ted Koppel
deciso a smettere alla fine dell´anno con la sua "Nightline" e Barbara
Walters costretta a interviste morbide dietro filtri sempre più
morbidi per nascondere il passaggio del tempo, la chiesa
dell´informazione televisiva americana perde i suoi cardinali. Nel
nuovo mondo, è cominciato il tempo delle sette.
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