In Cina la sfida tra Google e Yahoo
di Federico Rampini
Fonte: la Repubblica
11 agosto 2005
Yahoo punta un miliardo di
dollari sul boom di Internet in Cina, il nuovo terreno di gara per la
leadership mondiale tra giganti online. È una sfida lanciata a Google
e Ebay per conquistare il primato degli accessi a Internet grazie agli
oltre cento milioni di navigatori online cinesi. L´operazione che
Yahoo annuncerà oggi a Pechino è l´acquisto del 35 per cento di
Alibaba.com, il principale sito cinese per il commercio elettronico,
da cui transita una quota delle esportazioni di made in China verso il
resto del mondo. È il più grosso investimento mai realizzato da
un´impresa straniera nel mercato tecnologico cinese. Alibaba.com è la
creatura di Ma Yun (detto Jack Ma), self-made man di 40 anni che è già
uno degli imprenditori più ricchi della Cina. Figlio di un operaio
semianalfabeta. Ma iniziò a lavorare come professore di inglese con
uno stipendio di 11 euro al mese. La sua vita ebbe una svolta dieci
anni fa con il suo primo viaggio in America, la scoperta del web e
della new economy.
Nel 1999 Ma Yun fondò il sito Alibaba.com, concepito per creare un
mercato virtuale di incontro fra l´universo sterminato delle piccole
imprese cinesi e i loro potenziali clienti in tutto il mondo. Poi vi
aggiunse Taobao, un sito simile a Ebay che si specializza nelle aste
online, mettendo in contatto piccoli commercianti, consumatori,
chiunque abbia qualcosa di nuovo o di usato da vendere o comprare.
Basato nell´antica città di Hanghzhou dove visse Marco Polo, Alibaba
ha raggiunto i 10 milioni di abbonati. Ed è divenuto un crocevia del
nuovo commercio globale.Se le grandi multinazionali hanno i mezzi per
gestire direttamente l´import-export con la Cina, Alibaba è il luogo
dove un piccolo commerciante europeo o americano può trovare la sua
anima gemella nella piccola industria cinese e approvvigionarsi a
basso costo di vestiti o scarpe, saltando gli intermediari. Ma Yun è
diventato una celebrità e un "guru" mondiale, a Hangzhou organizza
ogni anno un China Internet Summit che attira i leader delle
multinazionali tecnologiche: la prossima edizione del summit a
settembre sarà aperta da un discorso di Bill Clinton. Da anni Ebay
investe capitali in Cina nel tentativo di scalzare il dominio di
Alibaba nel commercio elettronico sul mercato più grande del mondo,
finora senza successo. Yahoo ha adottato una strategia diversa
alleandosi con i cinesi. Con una scelta del tutto inusuale per le sue
tradizioni, l´impresa californiana ha accettato di trasferire nelle
mani di Ma Yun tutto il controllo del suo business locale (incluso il
sito cinese di Yahoo). Dall´operazione nasce un nuovo gigante che
combinerà il commercio online di Alibaba con il motore di ricerca di
Yahoo: il "sorpasso" su Google è fattibile. Il mese scorso i cinesi
che usano Internet hanno superato la soglia dei 103 milioni,
collocandosi subito dietro gli americani.
Ma mentre gli Stati Uniti hanno quasi raggiunto la saturazione e il
loro numero di navigatori online ormai aumenta di poco, la Cina è
ancora all´inizio del boom e in una fase di crescita esponenziale:
alla fine di quest´anno si stima che gli utenti Internet saranno 134
milioni. Tra i segnali di questa esplosione c´è anche la
proliferazione dei blog, che hanno superato i 14 milioni nonostante
gli ostacoli e i filtri creati dalla censura. Il controllo che il
governo di Pechino esercita su Internet mobilita decine di migliaia di
tecnici, per impedire che Internet diventi il luogo di circolazione di
informazioni sgradite o di idee «sovversive». Le stesse multinazionali
americane, pur di avere accesso a questo mercato, si prestano a
collaborare con la censura. Queste limitazioni non riescono però a
rallentare il successo del nuovo mezzo di comunicazione.
Il colpo preparato da Yahoo è solo l´ultimo dei segnali di una nuova
"febbre dell´oro" che attira le grandi imprese straniere verso il
mercato Internet cinese. L´eccitazione per le opportunità della New
Economy - che sul finire degli anni 90 ebbe il suo epicentro in
California - ora si è spostata a Hanghzhou, Shanghai e Pechino. Ebay
ha investito di recente 180 milioni di dollari per comprare la dot.com
di Shanghai Eachnet. Amazon, il primo "libraio elettronico" del mondo,
ha comprato il suo gemello-rivale cinese Joyo per 75 milioni di
dollari. L´agenzia viaggi online Expedia ha comprato la maggioranza
della cinese Elong per 168 milioni. La stessa Google non sta a
guardare, ha annunciato che il suo prossimo centro di ricerca e
sviluppo lo aprirà in Cina anziché negli Stati Uniti.
Un altro rivale di Google, il motore di ricerca cinese Baidu.com, ha
sfruttato il trend andando a quotarsi direttamente al Nasdaq, la Borsa
tecnologica americana, per raccogliere capitali sull´altra sponda del
Pacifico. Il suo debutto è stato travolgente, un ricordo degli anni
ruggenti della New Economy: alla prima quotazione dopo il collocamento
le azioni Baidu.com hanno guadagnato il 354% e la sua capitalizzazione
di Borsa è salita da 800 milioni a 4 miliardi di dollari. Ironia della
sorte, mentre gli americani investono nelle imprese cinesi, Washington
ha dato l´altolà alla compagnia petrolifera cinese Cnooc che voleva
acquistarsi la californiana Unocal. Una scelta anacronistica: avendo
accumulato 711 miliardi di riserve ufficiali in dollari, la Cina avrà
sempre più risorse per comprarsi pezzi di industria americana.
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