20 agosto 2007
«E' la nascita di un gigante mediatico». Così aveva titolato
preoccupata la Deutsche Presse Agentur dando notizia dell'acquisto del
gruppo televisivo di Monaco Pro-Sieben-Sat.1 da parte della Axel Springer Verlag,
venerdì della scorsa settimana. Con 2,4 miliardi di euro di fatturato, la casa
editrice più odiata dalla sinistra tedesca è la più grande impresa della carta
stampata in Europa. I suoi giornalisti influenzano la borsa, formano il gusto e
stabiliscono di cosa si deve parlare in ufficio e al bar. Raggiunge in Germania
ogni giorno 35 milioni di persone, per la maggior parte con la Bild - quotidiano
tutto foto e titoloni urlati con vendite di 3,7 milioni di copie ogni giorno,
che tratta in massima parte argomenti scabrosi, ma che spesso ospita interventi
di politici di primo piano (e aveva appoggiato la campagna di Schröder nel `98)
-, ma anche con Die Welt, che con 230mila copie è il principale
quotidiano conservatore.
«E' la transazione giusta al momento giusto». Non c'è dubbio che le parole di
Mathias Döpfner, presidente e amministratore dell'Axel Springer Verlag colgano
il senso dell'operazione concusa la scorsa settimana. «Stiamo investendo in un
affare proficuo perfino in tempi di recessione, che aprirà il business digitale
del futuro», ha continuato Döpfner. «Stiamo realizzando il sogno di Axel
Springer, che è sempre stato attratto dalle imprese televisive».
L'acquisto della settimana scorsa è un affare che aumenterà immensamente la
ricchezza e il potere della Springer. Perché dall'acquisizione, nel 2003, di
Pro-Sieben-Sat.1 da parte della German media partners, il gruppo è cresciuto
molto. Grazie a «ristrutturazioni della compagnia in un momento di grande sfida
per il mercato, per la prima volta le quattro reti del gruppo -Sat.1, Pro Sieben,
Kabel Eins e la rete N-24, il canale di news più popolare in Germania - sono
tutte in attivo, con un audience media superiore al 30%, la più alta mai
raggiunta. Sul mercato questo pubblico è così importante che nei primi sei mesi
dell'anno la Pro-Sieben-Sat.1 ha accumulato quasi il 45% dei denari spesi dalle
aziende per la pubblicità televisiva.
«Con la Springer sarà assicurata continuità nelle strategie di successo della
compagnia e nel modello Pro-Sieben-Sat.1», ha dichiarato il presidente del
gruppo televisivo de Posch. Springer ha pianificato un'acquisizione progressiva,
passando dall'attuale 12% dell'azionariato votante al 100%. L'88% da acquistare
è proprietà di una holding controllata da German Media Partners, proprietà del
tycoon americano Haim Saban, che rimarrà come presidente del direttivo del
gruppo televisivo.
L'acquisizione rappresenta un enorme profitto per Saban e la sua holding, che
capitalizzano una cifra intorno ai 2 miliardi e mezzo di euro, più il 2,4% di
azioni della Axel Springer. La casa editrice farà poi un Opa sulle azioni
quotate a Francoforte che non hanno però diritto di voto nel consiglio di
amministrazione. I fondi per l'operazione sono arrivati dalla Deutsche Bank e
dal Credit Suisse First Boston.
Nel medio termine la Springer intende fondere le compagnie per creare un unico
grande colosso mediatico. Negli equilibri del consiglio di amministrazione della
società non cambierà nulla. Friede Springer, quinta moglie del fondatore Alex
Cäsar (Cesare), che dalla sua morte detiene la maggioranza delle azioni del
gruppo, continuerà ad avere il 60% dei voti nel cda.
Ma i piani del direttore della Springer devono ancora ricevere il «via libera»
del Bundeskartellamt, l'anti-trust tedesco. La Reuters ricorda come in
passato il ministero dell'economia abbia annullato fusioni sulle quali c'era
stato il parere favorevole dell'anti-trust.
Potrebbe però accadere anche il contrario: se il ministero considerasse la
fusione importante sotto il punto di vista sociale, per l'occupazione per
esempio, allora è possibile che permetta ciò che l'anti-trust aveva negato. A
questo proposito Edmund Stoiber, leader dei cristiano-sociali si è detto
favorevole all'acquisizione: «Crea una compagnia competitiva a livello nazionale
e internazionale. Quella di Springer è una decisione coraggiosa e positiva per
l'economia tedesca». In considerazione di una possibile vittoria alle elezioni
di settembre la voce di Stoiber assume un senso sinistro. La maggioranza
rosso-verde di Schröder aveva pianificato una revisione delle regole per la
proprietà dei media, ma le elezioni anticipate hanno interrotto tutto.
Con l'acquisto della Pro-Sieben-Sat.1 Springer salta al secondo posto nel
mercato dei media tedeschi, alle spalle del gigante internazionale Bertelsmann.
La Bertelsmann, tra le cinque companies che dominano il mercato
americano, è la più grande casa editrice di libri in lingua inglese nel mondo.
In Europa il gruppo è associato con il colosso statunitense Aol Time Warner e
con il famigerato magnate australiano Murdoch, che con la News corporation
gestisce la società di televisioni via-cavo Canale 5. In Germania la Betelsmann
controlla il gruppo televisivo Rtl e la Gruner&Jahr per l'editoria, forte
soprattutto nei periodici e già solo considerando il mercato interno raggiunge,
con circa 4,2 miliardi di euro, ricavi più alti della nuova concorrente.
Negli ultimi vent'anni la tendenza nella gestione dei media, in America prima e
in Europa poi, è molto cambiata. Mentre prima le grandi compagnie tentavano di
controllare il loro mercato di riferimento, carta stampata o televisione che
fosse, si è sviluppato progressivamente un modello per cui gruppi ristretti
dominano trasversalmente il mercato, nel migliore dei casi in una situazione di
oligopolio. Lasciando per un attimo da parte l'enorme potere che si acquisisce
sul pubblico controllando tipi di media differenti - che necessariamente tendono
a riproporre gli stessi format -, la ragione di una concentrazione su «generi»
diversi sta nel vantaggio che si acquisisce nella mutua promozione dei diversi
media. Protagonisti dello star sistem e dell'informazione televisiva finiscono
sulle copertine delle riviste o lavorano come opinion maker sui giornali: un
sistema che aumenta notevolmente i profitti.
Già lo scorso anno la Springer aveva contaminato il suo impero di carta con la
rete. Nel settembre del 2004 la compagnia aveva acquistato per 7 milioni di euro
il 49,9% delle azioni della Stepstone Asa, che con 40mila aziende clienti e 3
milioni e mezzo di visitatori al mese è leader europeo nel recruiting on-line.
Si apriva così una alleanza senza precedenti tra media off-line e on-line con
l'obiettivo di integrare gli annunci di lavoro su giornali e internet
sbaragliando la concorrenza.
Intervistato dalla Süddeutsche Zeitung, il mass-mediologo Siegfried
Weischenberg ha fatto notare come, in confronto alla Gruner&Jahr, «nella carta
stampata quotidiana la posizione di Springer, chiaramente schierato dal punto di
vista ideologico, è dominante. Anche se una certa affinità spirituale tra la
Pro-Sieben-Sat 1 e Springer era nota, ora che le due compagnie sono nelle stesse
mani la questione è completamente diversa».
Nel tentativo di tranquillizzare l'opinione pubblica, Döpfner ha dichiarato che
non si aspetta di poter concludere la transazione da più di 3 miliardi di euro
prima delle elezioni programmate per il 18 settembre. «Inoltre in entrambe le
compagnie rispettiamo il principio dell'indipendenza dei caporedatori e dei
giornalisti». Nei cinque punti che definiscono il profilo dell'azienda - pensati
dal fondatore nel 1967 - si trovano però il «sostegno alla politica atlantica,
la solidarietà con gli Stati uniti» e la «difesa dei liberi mercati sociali».
Le rassicurazioni di Döpfner non hanno saputo sedare le ansie da monopolio dei
tedeschi. «Una potere sui media così ampio è una catastrofe per il pluralismo»,
ha dichiarato il presidente del sindacato dei giornalisti Konken. La portavoce
dei verdi Bettin ha detto che «la dominazione di Springer sulla stampa è già
consolidata e un'estensione al settore televisivo porterà a un incremento nel
potere della compagnia di formare le opinioni e il mercato».
|
per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it |