Gran Bretagna: nascita di una
democrazia di polizia
di John Pilger
Fonte: il Manifesto
traduzione: Barbara Visentini
25 agosto 2005
Thomas Friedman è un famoso opinionista del New York Times. È
stato descritto come «un cane da guardia della politica estera
americana». Qualsiasi cosa i signori della guerra abbiano in mente per
il resto dell'umanità, lui la difende. Proclama che «la mano nascosta
del mercato non funzionerà mai senza un pugno nascosto». Incita i
bombardamenti nei paesi e dice che è cominciata la terza guerra
mondiale. L'ultima trovata di Friedman riguarda la libertà di parola,
che dovrebbe essere tutelata dalla costituzione del suo paese. Vuole
che il dipartimento di stato compili una lista nera di chi fa
dichiarazioni politiche «sbagliate». Non si riferisce solo a chi
incita alla violenza, ma anche a chi ritiene che le decisioni
americane siano la radice dell'attuale terrorismo. Quest'ultimo
gruppo, che descrive come «solo un gradino meno spregevole dei
terroristi», include la maggior parte degli americani e degli inglesi,
secondo i sondaggi più recenti.
Friedman vuole un «rapporto sulla guerra delle idee» che nomini ad
esempio coloro che provano a capire e spiegare perchè Londra è stata
bombardata. Si tratta di «fabbricanti di scuse», che «meritano di
essere smascherati». La denominazione di «fabbricanti di scuse» viene
da James Rubin, che era il maggior apologeta di Madeleine Albright al
dipartimento di stato. La Albright, che era diventata segretario di
stato sotto Clinton, un giorno disse che la morte di mezzo milione di
bambini iracheni come risultato di un assedio guidato dagli americani
era un «prezzo» che «valeva la pena di pagare». Ho realizzato molte
interviste a Washington. La difesa di Rubin di questo omicidio di
massa è indimenticabile. La farsa non è mai assente in queste
faccende. Tra i «fabbricanti di scuse» mettiamo anche la Cia, che ha
ammonito che «l'Iraq ha sostituito l'Afghanistan come campo di
addestramento per la prossima generazione di terroristi
professionalizzati»? Via, anche gli agenti della Cia sulla lista nera
di Friedman/Rubin!
Come tante altre cose durante l'era Blair, questa spazzatura
maccartista ha attraversato l'Atlantico ed ora viene riciclata dal
primo ministro come proposta legislativa per uno stato di polizia, non
molto diversa dagli aneliti fascisti di Friedman e altri estremisti.
Per ciò che riguarda la lista nera di Friedman, si veda la proposta di
Blair di un database di opinioni proscritte, come di negozi e siti
web. Ovviamente Blair non dice niente sul terrorismo occidentale in
Medioriente e altrove, e il suo moralizzare sui «nostri valori» è un
insulto al suo crimine in Iraq. Il suo germogliante stato di polizia
avrà, lui spera, i poteri totalitari che desidera dal 2001, quando ha
sospeso l'habeas corpus ed introdotto gli arresti domiciliari
illimitati senza processo. I law lords, il più importante organo
giudiziario britannico, hanno provato a fermarlo. Lo scorso dicembre
lord Hoffmann ha detto che gli attacchi di Blair ai diritti umani sono
una minaccia alla libertà più grande del terrorismo. Il 26 luglio
Blair ha dichiarato che l'intera nazione britannica era minacciata e
ha insultato i giudici in termini, come ha notato Simon Jenkins, «che
farebbero onore al suo amico Vladimir Putin».
Se foste tentati di lasciar passare tutto questo come esoterico o
semi-folle, andate in qualsiasi comunità musulmana in Gran Bretagna,
specialmente nel nord ovest, e osservate lo stato di assedio e di
paura. Il 15 luglio si è avuto un rapido scorcio del Regno unito del
futuro di Blair, quando la polizia ha fatto irruzione nell'Iqra
learning centre e nella loro libreria vicino a Leeds. L'Iqra trust è
un ente di beneficenza ben conosciuto che promuove l'Islam nel mondo
come «una religione pacifista che copre ogni percorso della vita». La
polizia ha sfondato la porta, distrutto il negozio e portato via i
libri contro la guerra definendoli «anti-occidentali». Fra questi
c'era, riferiscono, un dvd del parlamentare George Galloway del
Respect party che parlava del senato americano e un mio articolo nel
New Statesman illustrato da una foto molto nota di un
palestinese a Gaza che tentava di proteggere suo figlio dai proiettili
israeliani prima che il bambino fosse ucciso. Hanno detto che la
fotografia «fomentava la gente», intendendo i musulmani. Chiaramente,
David Gibbons, lo stimato direttore artistico della rivista, che ha
scelto l'immagine, sarà chiamato davanti al tribunale di Blair per
incitamento alla violenza. Anche uno dei miei libri, The new rulers of
the world, è stato a quanto pare confiscato. Non si sa ancora se la
polizia abbia già letto il capitolo che documenta come gli americani,
aiutati dagli MI6 e dalle Sas (le teste di cuoio britanniche) hanno
creato, armato e finanziato i terroristi dei mujahideen islamici, non
da ultimo Osama Bin Laden.
L'irruzione è stata appositamente teatrale, i media avvisati
tempestivamente. Due dei sospetti del 7 luglio erano stati volontari
al negozio quasi quattro anni fa. «Quando sono diventati
intransigenti» ha detto un giovane lavoratore della comunità «se ne
sono andati, non sono mai tornati e non hanno avuto più niente a che
fare col negozio». Il raid si è svolto sotto gli occhi sconvolti degli
abitanti locali che adesso sono spaventati, arrabbiati e amareggiati.
La polizia ha il diritto di seguire ogni traccia nella caccia ai
bombardaroli, ma creare allarmismo non è un suo diritto. Ian Blair, il
capo di Scotland Yard che sa come si possono usare i media e passa un
sacco di tempo negli studi televisivi, deve ancora spiegare come mai
aveva annunciato che l'uccisione nella metropolitana di Londra del
brasiliano Jean Charles de Menezes era «direttamente collegata» al
terrorismo.
I musulmani in tutta la Gran Bretagna segnalano la presenza di
«furgoni con telecamere» della polizia che setacciano le loro strade
filmando chiunque. «Siamo diventati come dei ghetti sotto assedio - ha
detto un uomo troppo spaventato per dire il suo nome - Si rendono
conto di cosa sta facendo tutto questo ai nostri giovani?»
Qualche giorni fa Blair ha detto: «Non accetteremo tutte queste
insensatezze sui bombardamenti in qualche modo collegati con ciò che
gli inglesi stanno facendo in Iraq o Afghanistan, o col supporto a
Israele, o col supporto all'America, o tutto il resto. Sono
insensatezze e così dobbiamo trattarle». Il professore Robert Pape
dell'università di Chicago, ha esaminato ogni episodio di terrorismo
suicida negli ultimi 25 anni e rifiuta il presupposto che gli
attentatori suicidi siano guidati per lo più da «un'ideologia maligna
indipendente da altre circostanze». Ha detto: «I fatti mostrano che
dal 1980 metà degli attacchi sono stati laici. Pochi terroristi
rientrano nello stereotipo standard. Metà di loro non sono per niente
fanatici religiosi. In realtà, oltre il 95% degli attacchi suicidi nel
mondo non riguarda la religione, ma un obiettivo strategico preciso -
costringere gli Stati uniti e gli altri paesi occidentali ad
abbandonare gli impegni militari nella penisola araba e nei paesi che
riconoscono come loro terra o a cui danno grande valore. Il legame fra
la rabbia verso l'azione militare americana, inglese e occidentale in
generale e l'abilità di Al Quaeda di arruolare terroristi suicidi per
ucciderci non potrebbe essere più stretto». Quindi siamo stati
avvertiti, un'altra volta. Il terrorismo è la conseguenza logica della
«politica estera» americana e britannica, il cui terrorismo
infinitamente maggiore dobbiamo riconoscere, e discutere urgentemente.
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