Una
storia di ordinaria amministrazione? Un episodio di neoliberismo selvaggio?
Certo è che da un mese circa Cult Network Italia, spazio televisivo satellitare
libero, unica nicchia eccentrica in un panorama omologato, resistenza culturale
di alto livello, è stato cancellato. Qui si sono potute vedere le grandi mostre,
hanno parlato gli scrittori senza interruzioni pubblicitarie, abbiamo potuto
scoprire quello che fa la differenza con gli altri canali, una finestra aperta
sulla Cina, Cuba, l'Africa, l'Argentina, l'India. Apparentemente la
programmazione continua come prima, è quella ideata dal direttore di Cult,
Massimiliano Fasoli che da un giorno all'altro è stato gentilmente invitato a
lasciare il suo posto ed ha consegnato il palinsesto nelle mani dei nuovi
proprietari. Ci facciamo raccontare l'istruttiva vicenda. «La proprietà di Cult
Network era americana, avevamo pochi soldi ma molta libertà editoriale. Il
miliardario Michael Kennedy, industriale di bicchieri di plastica ed altri
derivati dal petrolio aveva quest'unica attività televisiva, senza nessuna
specifica competenza. Era curioso il fatto che un canale culturale venisse
lanciato sulla piattaforma Stream Telecom, ma ancora più curioso che Stream si
indirizzasse a un americano per un canale culturale dedicato agli italiani.
Kennedy mette i soldi puntando sul minimo garantito, un affare che gli frutta il
40% dei profitti, poichè l'investimento sul canale non arriva al 60%. Quando lui
e i suoi due soci minoritari arrivano all'accordo, Stream si riserva il diritto
di indicare il direttore. Viene fatto il mio nome e mi viene dato l'incarico».
Con che limitazioni? Il primo e più importante è il budget, considerando che il
contratto prevedeva un 50% di prodotto cinematografico e il resto in quote
ripartite tra i vari settori culturali. Inoltre non era previsto l'obbligo di
produzione originale, nè l'obbligo di investire in promozione e marketing, nè di
fare ricerche di mercato, situazione difficile perchè non sappiamo nulla del
profilo degli utenti nè possiamo fare promozione. Addirittura nei primi tre anni
la promozione è fatta a New York da italoamericani e solo dopo riusciamo a
convincerli che se prodotta in Italia i costi si riducono del 50%. Dopo i primi
tre anni si apre un conflitto tra il canale e la proprietà. Noi cerchiamo di
dare un'identità, con una programmazione in linea con Arté, Channel Four o la tv
spagnola, mentre il malcontento di Stream nasce dal fatto che costava troppo
rispetto alla messa in onda, ai 100 pagati da Stream rispetto ai 60 del budget
impiegato dal proprietario. Quando Minoli passa a Stream ho avuto incontri con
lui per potenziare il canale, si inizia un magazine di cui si fanno 8 puntate,
poi Minoli va via e subentra Sky. Per la prima volta l'amministratore delegato
cerca di intentare causa contro Cult per eliminarlo. In un arbitrato
internazionale, io difesi il canale sulla base degli accordi, Kennedy vinse e
firmò un accordo dino al 2010».
E poi siete arrivati alla produzione originale: «Nel frattempo avevo vinto 2
premi come miglior canale satellitare europeo e ottenuto altre 2 nomination e
avevo cominciato a produrre, ad esempio il lavoro di Brunatto sul cinema
italiano underground gestito da lui, oppure il magazine Millepiani di
Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone, parliamo del format e se non c'è la
produzione facciamo una sorta di supervisione. Il tipo di filosofia era non fare
un tv educational nè scimmiottare la tv in chiaro, ma fare un discorso sulle
trasformazioni culturali in atto. La maggiore differenza con Arté è che loro
dispongono di 300 milioni di euro all'anno, noi di 3 milioni e 600 mila euro.
Avendo le repliche, cercavamo di fare prodotti che non invecchiassero
velocemente, che raccontassero qualcosa oltre il semplice avvenimento.
Nel luglio 2004 Kennedy decide di vendere, nel febbraio 2005 tratta con Fox
quando già si lavora al palinsesto 2006. Il 30 giugno Kennedy saluta e dal 1°
luglio siamo senza proprietà. Chiamo e vengono a trovarmi i capi della Fox. Ma
non è una riunione con lo staff nè per la programmazione. «La politica della Fox,
dicono, è sostituire con gente Fox, niente di personale, grazie per l'ottimo
lavoro» e inizia con molto garbo la trattativa di uscita. Dopo vengo a sapere
che mettono a capo un dirigente colombiano allevato nel marketing a Los Angeles
che sicuramente avrà problemi a muoversi con Pasolini visto da Giuseppe
Bertolucci o Bonito Oliva o i Millepiani. A lui è stato detto che la Cni
Italy struttura di servizi, la mettono in liquidazione entro il 30 settembre e
questo è più grave di un avvicendamento di dirigenti, poichè Fox ha licenziato
tutto il personale senza porsi neanche il problema di riciclare le competenze in
Sky. L'obiettivo evidentemente è azzerare la nostra operazione non
standardizzata che dava prodotti non omologati e non interrompeva i programmi
con la pubblicità (ora ci sono ogni quarto d'ora). In ogni caso ci siamo
presentati agli HotBirds Tv Award anche quest'anno.
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