Russia: è morto l'ex direttore di
'Moskovskie Novosti'
di Francesca Cucurnia
Fonte: la Repubblica
20 settembre 2005

Nella nottata di domenica è morto Egor Jakovlev,
il mitico direttore di Moskovskie Novosti ai
tempi di Gorbaciov, colui che portò
materialmente la perestrojka nei giornali russi.
Vent´anni dopo è perfino difficile da ricordare,
ma fu proprio lui ad accompagnare il Paese
attraverso la strada impervia della glasnost, la
trasparenza, aprendo il varco ad un concetto di
libertà d´informazione sconosciuto sotto le
guglie del Cremlino.
Lo chiamavano prorab perestrojki, il
capocantiere della ricostruzione, o ancora il
«giornalista numero uno della Russia», perché
davvero questo era Egor Jakovlev, un uomo di
grande talento, con un gusto spiccato per il
rischio e un fiuto speciale per capire fino a
che punto si poteva sfidare il potere.
Attorno alla sua figura giravano a Mosca storie
che avevano il sapore della leggenda e che lui
mai si sognò di smentire. Si diceva che suo
padre, ex combattente nella guerra civile e poi
figura di spicco nella polizia segreta ucraina,
avesse ordinato l´arresto del proprio padre, un
mercante di Odessa, poi giustiziato in un lager.
Era, Egor Jakovlev, un appassionato di Lenin e
sapeva praticamente a memoria tutte le sue
opere, avendo scritto più di una biografia del
leader bolscevico, al punto che nel marzo del
1980, quando compì 50 anni, tutta la Mosca dei
suoi amici dissidenti, scrittori, giornalisti e
scienziati con cui aveva diviso epiche bevute e
grandi battaglie politiche durante la primavera
kruscioviana, lo festeggiarono con un foglio in
edizione speciale, dove tutte le foto di Lenin
avevano il suo volto, mentre alle sue era stata
sovrapposta la faccia del capo bolscevico.
Nelle lunghe notti insonni passate a bisbigliare
in cucina, il saggista Len Karpinskij ricordava
spesso di quando, nel 1960, Jakovlev fu cacciato
dal giornale Leninskoe Znamja, di cui era
vicedirettore, per aver «descritto male la
realtà dell´agricoltura sovietica». E di quando,
nel 1968, fu licenziato dallo Zhurnalist, di cui
era direttore, per aver pubblicato in prima
pagina la foto di una bella ragazza in costume
da bagno. Ma tutto questo sarebbe rimasto negli
annali privati, tra i ricordi di gioventù
dell´intellighenzia moscovita, se non ci fosse
stata la perestrojka. Fu allora che Jakovlev
mostrò di che cosa era capace, diventando una
sorta di Eugenio Scalfari della Russia, in grado
di creare giornali e giornalisti, di usarli e
piegarli alla battaglia, ai valori in cui
credeva, alla democratizzazione del Paese.
Gorbaciov gli affidò Moskovskie Novosti nel
1986. Era un settimanale propagandistico,
pubblicato in molte lingue, ad uso e consumo
degli occidentali. In pochi mesi, il nuovo
direttore lo trasformò alla radice, pubblicando
articoli impensabili per lo standard russo del
tempo, rivelazioni su romanzi proibiti dalla
censura, di film di denuncia che il potere aveva
messo al bando, interviste iconoclaste,
indiscrezioni sulla lotta politica in corso al
Cremlino. In pochi mesi tutti gli intellettuali
di Mosca erano corsi ad abbonarsi, la gente
faceva la fila al chiosco dei giornali sin dalla
mattina presto, e sul marciapiede davanti alla
redazione, sulla piazza Pushkin, a dispetto
delle temperature, la gente si accalcava giorno
e notte per leggere il giornale esposto nella
bacheca.
Certo, c´era Gorbaciov a proteggerlo, da solo
non ce l´avrebbe mai fatta. Ma nessuno, oltre a
lui, colse il segnale con tanta maestria.
Solo dopo, mesi dopo, cominciarono ad arrivare
gli altri, i programmi televisivi come Vzgljad,
lo sguardo, che andava in onda la notte e teneva
Mosca sveglia quasi fino all´alba.
Chi c´era, conosce il valore di quell´opera. Gli
altri non lo sapranno.
Nella nuova Russia di Putin non c´è un altro
Egor Jakovlev.
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