"Via i giornalisti, allontanare le
tv"
di Claudia Fusani
Fonte: la Repubblica
21 settembre 2005
Giornalisti in sale riservate e dotate di
maxi-schermi che trasmettono solo alcune e selezionate immagini dei luoghi degli
attentati. Oppure ospiti in pullman riservati, giusto per non lasciarli
accampati agli incroci e lungo i marciapiedi, ma «distanti almeno duecento metri
dal luogo dell´evento critico». Se del caso, «anche paratie e pannelli» per
coprire con pudore i soccorsi, il sangue, i morti e i feriti. Qualcosa di molto
simile ai teloni bianchi che abbiamo visto a Londra, a luglio, tra King´s road e
Tavistok square, ma anche a Sharm, sul mar Rosso, e che hanno impedito al
terrore di fare il giro del mondo. E ai terroristi di farsi una macabra ed
efficace pubblicità.
Lo chiamano "modello londinese", significa massima discrezione al limite con
l´autocensura e sarà il metodo che i prefetti italiani applicheranno a
televisioni, fotografi e giornalisti italiani in caso di attentato terroristico.
Nelle venti pagine delle «Linee guida del piano nazionale di difesa civile», tra
le indicazioni tecniche volute dal ministro dell´Interno Giuseppe Pisanu e
decise dal pool coordinato dal prefetto, capo della polizia e titolare del
Dipartimento della pubblica sicurezza Gianni De Gennaro per coordinare le
operazioni di soccorso e intervento in caso di attentato, è contenuta anche una
raccomandazione specifica e al tempo stesso generica «per garantire una
partecipazione responsabile alla stampa».
Il vero obiettivo non è certo la censura dell´informazione ma impedire quello
che sembra essere diventato sempre di più un vantaggio per i fanatici terroristi
del network della jihad: la diffusione di immagini dal settembre 2001 a oggi ha
amplificato il nostro dolore, la nostra vulnerabilità e il loro "successo".
I prefetti di Roma, Torino, Napoli saranno venerdì ospiti a Milano per la prima
vera esercitazione che simulerà l´inferno di un attacco terroristico con armi
convenzionali, cioè ordigni esplosivi. Sono stati loro, nei rispettivi Comitati
provinciali, a dare corpo e gambe alle linee guida generali. Bruno Ferrante,
prefetto di Milano, ieri ha parlato di "modello londinese": «Il terrorista vive
e opera per far vedere il terrore che riesce a seminare. Noi cercheremo di
impedirglielo. L´informazione è un dovere ma occorre misura nel mostrare
immagini crude e violente che possono innescare meccanismi pericolosi».
Giornalisti, fotoreporter e operatori tivù saranno sempre fuori dalla cosiddetta
zona rossa che avrà un diametro di almeno duecento metri; sale-stampa saranno
allestite dove è possibile e poi un costante appello all´uso discreto di foto e
immagini.
Dopo Milano, la simulazione di un attentato terroristico - che le fonti di
intelligence temono solo sulla base di analisi e non di informazioni specifiche
- avverrà a Roma. Giorno prescelto potrebbe essere lunedì 3 ottobre. Le
direttive del prefetto Achille Serra prevedono, per la stampa, una sala-stampa
in prefettura e un pullman dove far radunare i giornalisti che saranno comunque
costretti fuori dal secondo cordone di sicurezza. A duecento metri dalla
tragedia.
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