torna alla home page

 

 


 

"Solo l´Europa può salvare la Turchia"

di Marco Ansaldo
(Fonte: la Repubblica)

27 settembre 2005

Lo scrittore che la Turchia processa, oggi è partito per la Svezia. Stoccolma è patria di molti intellettuali in esilio, ma Orhan Pamuk non fugge. Conta anzi di rientrare presto a Istanbul. A dicembre sarà regolarmente alla sbarra, per cercare di evitare i tre anni di carcere richiesti da un giudice che lo accusa di «aver denigrato pubblicamente l´identità turca» in un´intervista a un giornale svizzero .
Ma a Heybeli, l´isola dove il più acclamato autore di Turchia vive buona parte dell´anno, adesso anche la gente lo evita quando solitario scende sul lungomare per consumare una cena al ristorante Mavi e sedersi all´Internet caffè.

«Ha detto che l´Impero ottomano avrebbe massacrato un milione di armeni nel 1915, è un traditore e può solo vergognarsi», dicono i vicini lanciando occhiate torve alla sua abitazione, la casa numero 110, tre piani, il giardino, l´antenna parabolica, e uno splendido affaccio sul Mare di Marmara. Dal terrazzo dello studio Pamuk guarda il mare e vede Yassi, l´isola dove fu processato il premier Menderes prima di essere impiccato. Oggi il tempo è coperto, ma nelle giornate di sole la vista arriva fino a Imrali, dov´è ancora confinato Ocalan, leader del Pkk condannato a vita. «Domani parto per un viaggio», dice Pamuk a Repubblica. «Andrò a Goteborg, a Parigi, e infine in Germania. Ma poi rientrerò in Turchia».
Ci vogliono un paio d´ore di battello dal porticciolo di Eminonu, a Istanbul, per raggiungere Heybeli. E una decina di minuti sulla carrozza tirata dai cavalli - nell´isola le auto sono vietate - per arrivare alla casa gialla che si erge su una collina fresca e alberata. Lo scrittore vilipeso non può parlare del suo caso. «Fino al processo lo vieta espressamente la legge», spiega il suo editore turco, Tugrul Pasaoglu, direttore della casa Iletishim. «Orhan ha solo risposto a una domanda provocatoria di un giornalista», lo difendono gli amici, come l´editorialista Yavuz Baydar. «Nelle sue dichiarazioni non c´è nulla che possa costituire un crimine», aggiunge l´avvocato, la signora Nazan Senol.
«E io non voglio che questo caso diventi un ostacolo per il percorso della Turchia in Europa - si limita a dire Pamuk - voglio invece vedere un giorno il mio paese far pienamente parte dell´Unione europea». Europa, ossessione turca che tocca anche un celebrato scrittore. E allora, perché la Turchia vuole entrare nella Ue? Perché gli europei sono così spaventati dai turchi? «Il punto è che le riforme devono essere fatte - è l´opinione di Pamuk - questo paese deve diventare una democrazia a tutti gli effetti, in cui l´esercito non intervenga, e che onori e dia i diritti alle sue minoranze e naturalmente ai curdi. Per questo io voglio l´Unione europea. Ma la gente d´Europa ha sempre visto i lavoratori turchi vivere nel ghetto di una cultura tradizionale e molto povera. Inizialmente sono stati loro, la gente ‘superiore´ a gettarli nel ghetto. E ora temono che questo popolo povero - che vive in maniera del tutto diversa e a volte una vita primitiva, parlando un linguaggio strano - avveleni la loro cultura ‘pura´».

Pamuk si prepara a partire. Verso l´Europa che lo stima e segue le traiettorie complesse e affascinanti dei suoi lavori più fortunati: "Il mio nome è rosso", "La casa del silenzio", "Il Libro nero". «Svezia, Parigi, Germania». A Francoforte in ottobre riceverà il prestigioso ‘Premio per la pace 2005´ dai librai tedeschi, nella Paulskirche già otto anni fa osannante l´altro mostro sacro della letteratura turca, Yashar Kemal. In Svezia si preparano omaggi e forse qualcosa di più. Cumhuriyet di ieri scrive infatti che Pamuk è candidato al Nobel. Una candidatura in questo momento fortissima, a cui una serie di circostanze, l´avvio del negoziato fra Turchia ed Europa, la polemica sulla questione armena, il processo intentato contro un autore tradotto in 25 lingue aggiungono rinnovato vigore.
Ma soprattutto è il marchio del suo ultimo libro, "Neve", "Kar" in turco, e di una trama tessuta fra la zona curda anatolica e il confine armeno, a trascinare l´interesse del pubblico europeo verso lo scrittore discusso in patria. Due giorni fa un altro autore, Altemur Kilic, ha chiesto all´ufficio del procuratore di Istanbul la condanna di Pamuk perché «sostiene l´organizzazione terroristica Pkk e incoraggia il separatismo». Un mese fa uno zelante viceprefetto locale ha ordinato il sequestro e l´incendio dei suoi volumi nelle librerie e nelle biblioteche. Negli ultimi giorni anche a Istanbul non si notano più i suoi testi in vetrina.

In "Neve", romanzo dal ritmo ipnotico e lento, sotto fiocchi gelati che non cessano mai di scendere, il poeta tornato in patria dopo un lungo esilio a Francoforte, nella città di Kars, alla frontiera con il Caucaso, è preso dal vortice di una repressione feroce che coinvolge integralisti fanatici, terroristi islamici, nazionalisti laici, curdi, armeni, georgiani. Nemmeno troppo in sottofondo si muovono gli onnipotenti militari e la polizia segreta. Giovani ragazze impedite dal portare il velo all´università si suicidano nei modi più diversi, o bruciano il chador in pubblico. Il poeta, a causa dell´amata che ha finalmente ritrovato e per paura, finisce per macchiarsi di tradimento e viene ucciso. Lontano dallo sguardo dei media, dalla vetrina di Istanbul, dal cuore dell´Occidente, sul limite di quel mondo che le nuove carte geografiche presto segneranno come Europa.
A Heybeli, Orhan Pamuk esce di casa e si avvia per un ultimo caffè lungo la strada che porta al mare. «Adesso che sto diventando più vecchio - aveva detto poco tempo fa (ha 53 anni) - la gente mi chiama "Hocam", mio maestro. Non ho mai insegnato, ma quando passeggio pure le persone della mia età mi dicono "Salve, maestro". Un atteggiamento che indica rispetto, e che mi piace». Quando ora, da solo, lo scrittore lascia la casa gialla al numero 110, la gente fa un passo indietro e bisbiglia sottovoce. Dice il conducente dei cavalli che di tanto in tanto transita davanti al suo portone: «Qui quell´uomo non parla con nessuno. Dopo quel che ha detto sul giornale, lo evitano tutti. Fa quattro passi, si chiude all´Internet caffè, e poi torna a casa. Pamuk non ha più amici».

   
   

torna alla home page

   

per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it