Reporter dietro le sbarre
di Stefano Marcelli
presidente di Information Safety and Freedom
28 settembre 2005
Una premessa . Non vi è alcuna possibilità
di cedimento o di dialogo con alcuna forma di
terrorismo.
Lo vogliamo dire chiaro e forte. Aggiungendo,
anche in disaccordo con autorevoli colleghi del
mondo giornalistico internazionale, che non
condividiamo la definizione di “resistenti” per
coloro che in Iraq e altrove intendono
giustificare la propria condotta sanguinaria con
le responsabilità di Usa e GB per la (sbagliata
e ingiustificata) occupazione di quel Paese.
Non rappresenta le aspirazioni di libertà e
indipendenza di un popolo chi diffonde il
terrore massacrando innocenti e promuovendo la
guerra tra civiltà.
Detto questo, anche in nome dei tanti colleghi
uccisi barbaramente dai terroristi, vogliamo
sollevare una questione. E’ compatibile con i
principi fondanti della nostra Civiltà, con i
fondamenti della democrazia liberale, il
crescente attacco alla libertà dio informazione
che si registra da parte di governi occidentali?
Citiamo solo tre casi clamorosi. Quello della
giornalista del New York Times Judith Miller,
che è in carcere negli USA per essersi rifiutata
di rivelare le fonti dei suoi articoli sul
Nigergate. Una brutta vicenda che ha visto
coinvolti membri dell’amministrazione Bush e
servizi segreti nella fase della costruzione di
“prove preventive” sulla incombente minaccia
chimico - nucleare rappresentata dal regime di
Saddam Hussein. Della oscura vicenda non si sa
quasi niente. Ma dietro le sbarre è finita solo
una reporter.
E quello della potente Yahoo che consegna ai
carceri del potere di Pechino il giornalista web
Shi Tao in barba a tutta la retorica emozionale
legata alla rivolta di piazza Tienammen.
Infine, quello del giornalista di Al Jazeera
Taysir Alluni, appena condannato a sette anni di
carcere per i suoi rapporti con i vertici della
cellula di Al Qaida in Spagna. Alluni è noto a
livello internazionale per aver realizzato
l’unica intervista al capo di Al Qaida Bin Laden
dopo l’11 settembre. Si trasferì in Afghanistan
nell’ottobre 2001 con la famiglia, intervistò
Usama, e rimase come unico testimone straniero
di quella guerra fino alla fine di quell’anno.
Alluni ha spiegato in tribunale di aver
frequentato un altro siriano residente a
Granata, quell’Imad Yarkas, considerato dal
giudice Garzon e dai servizi spagnoli l’ideologo
della cellula integralista di Granata.
Il collega Alluni ha sempre negato ogni legame
con i terroristi se non i contatti necessari a
ottenere l’intervista a Bin Laden: uno scoop
storico, peraltro diffuso nel mondo dalla CNN.
Nessuna prova ulteriore, nessun elemento
concreto per liquidare il più noto inviato di
guerra arabo e sbatterlo, lui malato di cuore al
punto da essere stato scarcerato proprio per
motivi di salute fino alla sentenza, sette anni
dietro le sbarre.
La lettura della sentenza non lascia dubbi : i
comportamenti delittuosi di Alluni “ si
circoscrivono in maniera principale nell’aver
frequentato Mustafà e Mohamed sapendo che
entrambi erano membri di Al Qaida, e
precisamente per questa circostanza, attraverso
di loro accedere a Bin Laden”. Ci chiediamo se
Peter Arnett e tutta la CNN avranno avuto
contatti con il regime di Baghdad per ottenere
l’esclusiva della Prima Guerra in Irak. Ce lo
chiediamo sapendo che questo è ormai un dato
certo della storia dei media. E ci chiediamo con
quali contatti,sempre la CNN, riuscì a
intervistare il capo di Al Qaida, e se qualcuno
abbia chiesto conto dei contatti con il principe
saudita all’inviato di ABC News John Miller che
nel 1998 arrivò sui monti dell’Afghanistan
accompagnato da un contatto arabo residente in
Virginia che approfittò del viaggio per
rifornire Bin Laden delle batterie per il
satellitare con il quale dirigeva le attività
terroristiche antiamericane.
E si potrebbe continuare chiedendosi se qualcuno
ha chiesto chiarimenti ai soci della Carlyle (
la multinazionale di cui fa parte anche Bush
senior ) o alla famiglia Agnelli per i rapporti
con il principe saudita. Viviamo in mezzo a una
fitta nebbia animata di fantasmi e popolata di
cadaveri , ma gli unici a pagare con la vita o
la libertà questi macabri giochi di risiko, sono
civili innocenti e giornalisti.
“Non si risponde alla sfida terroristica
intimidendo i testimoni”, dice il segretario
generale dell’IFJ (la Federazione Internazionale
dei Giornalisti) Aidan White, che chiede la
liberazione immediata di Alluni.
L’associazione francese Reporters Sans
Frontieres dichiara che Alluni “paga l’impegno
per aver detto la verità su quello che accadeva
in Afghanistan” . Secondo gli editorialisti dei
maggiori media arabi (moderati) la sentenza
Alluni annuncia il ritorno della “Santa
Inquisizione in Spagna” e rappresenta un pesante
attacco alla cultura del dialogo fra Occidente e
Oriente che rischia di provocare una
recrudescenza di ostilità non solo nelle
opinioni pubbliche arabe, quanto nel mondo
giornalistico , che è quello più aperto alla
modernizzazione e alle battaglie per i diritti
umani.
Se si vuol diffondere la democrazia non lo si
può certo fare con esempi come Abu Grahib e
Guantanamo o con una malcelata campagna di
soffocamento della libertà di stampa.
I colleghi a Baghdad parlano ormai di
“informazione incarcerata”. Da Londra vengono
avanti misure di censura e autocensura dei media
che fanno impallidire il Patriot Act americano.
In Italia si vogliono condannare i giornalisti
che pubblicano ciò che i funzionari dello Stato
mettono fra le loro mani.
Il 7 luglio del 2003, il collega Taysir Alluni ,
di ritorno dall’Iraq, partecipò a un dibattito
all’Universidad Complutense di Madrid. Tre mesi
prima, all’Hotel Palestine di Baghdad un tank
usa aveva sparato contro i dodici cameraman che
stavano girando l’ingresso delle truppe alleate
nella capitale, uccidendone due (uno era Josè
Couso di Telecinco). Alluni disse che quello era
stato “un messaggio del Pentagono“ agli inviati
incaricati di seguire l’occupazione di Baghad.
“Volevano eliminare gli unici testimoni”, disse
l’inviato di Al Jazeera. Quel che è seguito
sembra dargli tragicamente ragione. Sta pagando
anche per questo?
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