Abuso di potere
di Roberto Reale
segretario generale di ISF
20 dicembre 2005
Intercettazioni
illegali, cittadini spiati, prigioni segrete, detenzioni senza
processo, torture, abusi. Tutte aberrazioni che con una democrazia
non dovrebbero avere nulla a che fare. Eppure sono state
sistematicamente praticate nell’America di Bush. Il New York Times
interroga un gruppo qualificato di esperti. La domanda è precisa: in
nome della lotta al terrorismo al Presidente sono stati assegnati
troppi poteri? Perché tutto questo è avvenuto? Le risposte sono
sostanzialmente univoche: c’è stata un’interpretazione eccezionalmente
ampia delle prerogative presidenziali. La mente di tutto questo va
individuata – suggerisce il quotidiano - nel vice di George W, Dick
Cheney, il teorico/ispiratore di molte decisioni seguite all’ 11
dicembre. Lo stesso New York Times in questi anni è stato peraltro
ambiguo. Ha avuto il merito nella sua edizione di ieri di rivelare che
Bush avesse autorizzato l’NSA, la agenzia per la sicurezza nazionale,
a spiare ben 500 persone senza alcun mandato dei tribunali. Lo stesso
giornale ha ammesso però di essere in possesso di queste informazioni
da un anno, ma di aver aspettato a pubblicarle su richiesta del
governo.
Adesso l’ America appare stanca di un potere sempre più incontrollabile e invasivo. Una buona notizia è arrivata dal Senato che ha respinto le pressioni dell’amministrazione per rinnovare il “Patriot Act” a tamburo battente. L’efficacia del provvedimento, che ha portato a una riduzione delle libertà civili in nome ovviamente della “lotta al terrorismo”, scade il 31 dicembre. Ci sono settori del partito repubblicano che non sono più disposti a seguire la logica di “tutto il potere al presidente”. Non a caso il senatore McCain si è fatto promotore di un’iniziativa per mettere fine alle torture perpetrate a danno di presunti terroristi. Fermiamoci un attimo a riflettere. Non stiamo parlando di “aggiotaggio”, ma di torture praticate da una democrazia, la più potente del pianeta.
Intervistato dalla PBS, George W Bush ha risposto come al solito: “ho fatto tutto questo per proteggere il popolo americano”. Il suo problema è che anche quelli che “hanno goduto di questa protezione”, non ne possono più. Negli Stati Uniti, dove si sfornano due sondaggi al giorno, quello di ieri pomeriggio dice che gli americani considerano George W, fra gli ultimi dieci presidente, il meno popolare e il più guerrafondaio. Nel frattempo un rappporto del Congresso, preparato su iniziativa di una senatrice democratica, ha “scoperto” che la presidenza avesse sistematicamente nascosto le informazioni in un suo possesso sulle famigerati armi di distruzione di massa di Saddam. Non ce n’è abbastanza per dipingere un quadro drammaticamente fosco? Molti degli intervistati dal New York Times dicono esplicitamente che l’amministrazione Bush rischia ormai di restare vittima delle sue stesse manipolazioni. Intanto però il prezzo pagato nel mondo “per questo abuso di potere”, per questo modo di interpretare la “lotta al terrorismo”, cresce purtroppo giorno dopo giorno.
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