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Bush implorò il New York Times: fermate lo scoopo sulle intercettazioni

Fonte: la Repubblica

21 dicembre 2005

WASHINGTON - Meno di due settimane fa il presidente George W. Bush «era così disperato» per la possibilità che il New York Times pubblicasse lo scoop sulle intercettazioni segrete della Nsa che convocò l´editore del giornale, Arthur Sulzberger, e il direttore, Bill Keller, nello Studio Ovale «in un vano tentativo» di convincerli a non andare in stampa.
Il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, si ieri è rifiutato di commentare le rivelazioni del settimanale. «Si può solo immaginare la disperazione del presidente», scrive Newsweek sul sito online, rivelando l´incontro del 6 dicembre scorso in cui Bush «non era preoccupato tanto dalla rivelazione di segreti» che avrebbero compromesso la sicurezza nazionale: «Sapeva che lo scoop lo avrebbe esposto pubblicamente come qualcuno che aveva violato la legge», afferma il commentatore della rivista Jonathan Alter in un durissimo attacco a un presidente che, «dopo l´11 settembre, pensò che le stragi gli davano la licenza di comportarsi come un dittatore o, senza dubbio nella sua mente, come Abraham Lincoln durante la Guerra Civile».
Nell´articolo di Newsweek il nuovo scandalo che fa tremare la Casa Bianca viene definito «Snoopgate», l´equivalente inglese di «Intercettopoli» e paragonato, per tipo di «abuso di potere» alla catena di eventi che portò all´impeachment di Richard Nixon per il Watergate.
E intanto a Washington soffiano venti di impeachment: la democratica Barbara Boxer è stata la prima in Senato a sollevare la possibilità di una messa in stato di accusa di Bush per aver autorizzato lo spionaggio su americani. Boxer ha consultato in proposito quattro storici della presidenza dopo che John Dean, l´ex consigliere di Nixon reso famoso dalle rivelazioni sui nastri Watergate, ha sostenuto che le intercettazioni autorizzate da Bush rappresentano «offesa passibile di impeachment».
Bush può solo ringraziare che il Congresso non sia a maggioranza democratica scrive Newsweek. Nel frattempo la Casa Bianca è tornata a tuonare in difesa delle intercettazioni segrete. Il vice-presidente Dick Cheney, nel volo di rientro dal Pakistan sull´"Air Force Due", ha sostenuto che «non è un caso che in quattro anni non siamo stati attaccati di nuovo». Intervenendo nel dibattito sulla ‘presidenza imperiale´ suscitato dalle rivelazioni su Intercettopoli, Cheney ha professato la sua fede in «un esecutivo forte» dicendosi convinto che i poteri presidenziali si sono contratti dai tempi del Vietnam e del Watergate.
«Penso che un esecutivo forte lo richieda il mondo in cui viviamo», ha detto Cheney, secondo cui «il Watergate e molte cose accadute con il Watergate e il Vietnam negli anni Settanta hanno eroso l´autorità di cui il presidente ha bisogno soprattutto nel settore della sicurezza nazionale».
E intanto nuovi documenti pubblicati ieri dal New York Times fotografano un´amministrazione intenta a spiare le attività di cittadini dalle apparenti attività innocue: gruppi animalisti, vegetariani, difensori dei senzatetto furono tenuti sotto stretta sorveglianza dall´unità anti-terrorismo dell´Fbi come aveva del resto già raccontato Michael Moore nel documentario anti-Bush «Fahrenheit 9/11». Le indagini erano state una conseguenza dell´ammorbidimento delle restrizioni sui poteri investigativi dell´Fbi deciso dal ministro della Giustizia, John Ashcroft, dopo l´11 settembre.

   
   

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