«Non c´è modo di tornare indietro, quindi noi non batteremo in
ritirata. Il coltello del macellaio è già pronto a sferrare il colpo.
Moriremo, e allora che sia almeno una bella morte». È questo il
messaggio che un giornalista di Notizie di Pechino, Wang Xiaoshan, ha
pubblicato sul proprio blog dopo l´allontanamento del suo
caporedattore Yang Bin e di altri due colleghi. Un messaggio
coraggioso ma pessimista che conferma una previsione diffusa tra i
redattori: di fronte a una sfida senza precedenti come questo
sciopero, c´è il rischio che il giornale venga soppresso.
L´atteggiamento delle autorità non lascia molte speranze. Un segnale
emblematico del clima che regna in queste ore a Pechino: lo stesso
messaggio di Wang Xiaoshan lo hanno potuto leggere in pochi. Meno di
24 ore dopo la pubblicazione di quelle frasi online, il sito Internet
Sina.com ha oscurato il suo blog che ora è inaccessibile. Ma la
redazione non si lascia zittire facilmente, almeno per adesso. Quando
il presidente del loro gruppo editoriale ha voluto convocarli
d´urgenza per metterli in riga, i cronisti hanno fatto perdere le loro
tracce nascondendosi nei karaoke-bar del quartiere. Sia pure chiedendo
ai colleghi stranieri la protezione dell´anonimato, molti giornalisti
di Notizie di Pechino ieri hanno parlato liberamente di quel che sta
accadendo. «Ce l´aspettavamo - ha dichiarato uno dei reporter in
sciopero - perché sapevamo che un giornale di qualità come il nostro
poteva essere ucciso in qualsiasi momento, ma non pensavamo che
sarebbe successo così presto e in modo così brutale. Volevamo solo
raccontare la verità».
Se non sarà chiuso, la normalizzazione potrebbe stravolgere la linea
del giornale. Come nel caso della rimozione del caporedattore Yang
Bin, altri reporter in sciopero potrebbero essere sostituiti da nuovi
assunti più obbedienti alle direttive del governo. «Magari uscirà
ancora la testata con lo stesso nome - osserva uno dei cronisti che
hanno dato vita alla protesta - ma dopo la ripresa di controllo da
parte dell´editore di partito Guangming non sarà più il vero Notizie
di Pechino, quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni». La
solidarietà nei confronti dei colleghi puniti sembra compatta
all´interno della redazione: «La stragrande maggioranza dei 400
giornalisti sono indignati per il licenziamento di Yang Bin - dice uno
di loro - ma a questo punto chissà quanti altri redattori e dirigenti
potrebbero essere allontanati».
Quanto al protagonista del clamoroso conflitto, prima di scomparire
dalla sede del giornale ha voluto congedarsi dai suoi colleghi con un
messaggio di speranza per il futuro della libertà di stampa nel suo
paese: «Ognuno di noi - ha detto Yang Bin agli amici - è capace di
pensare in maniera autonoma, e i risultati li vedrete alla fine».