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"Moriremo, ma non cediamo"

di Federico Rampini
Fonte: la Repubblica

1 gennaio 2006
 

«Non c´è modo di tornare indietro, quindi noi non batteremo in ritirata. Il coltello del macellaio è già pronto a sferrare il colpo. Moriremo, e allora che sia almeno una bella morte». È questo il messaggio che un giornalista di Notizie di Pechino, Wang Xiaoshan, ha pubblicato sul proprio blog dopo l´allontanamento del suo caporedattore Yang Bin e di altri due colleghi. Un messaggio coraggioso ma pessimista che conferma una previsione diffusa tra i redattori: di fronte a una sfida senza precedenti come questo sciopero, c´è il rischio che il giornale venga soppresso.
L´atteggiamento delle autorità non lascia molte speranze. Un segnale emblematico del clima che regna in queste ore a Pechino: lo stesso messaggio di Wang Xiaoshan lo hanno potuto leggere in pochi. Meno di 24 ore dopo la pubblicazione di quelle frasi online, il sito Internet Sina.com ha oscurato il suo blog che ora è inaccessibile. Ma la redazione non si lascia zittire facilmente, almeno per adesso. Quando il presidente del loro gruppo editoriale ha voluto convocarli d´urgenza per metterli in riga, i cronisti hanno fatto perdere le loro tracce nascondendosi nei karaoke-bar del quartiere. Sia pure chiedendo ai colleghi stranieri la protezione dell´anonimato, molti giornalisti di Notizie di Pechino ieri hanno parlato liberamente di quel che sta accadendo. «Ce l´aspettavamo - ha dichiarato uno dei reporter in sciopero - perché sapevamo che un giornale di qualità come il nostro poteva essere ucciso in qualsiasi momento, ma non pensavamo che sarebbe successo così presto e in modo così brutale. Volevamo solo raccontare la verità».
Se non sarà chiuso, la normalizzazione potrebbe stravolgere la linea del giornale. Come nel caso della rimozione del caporedattore Yang Bin, altri reporter in sciopero potrebbero essere sostituiti da nuovi assunti più obbedienti alle direttive del governo. «Magari uscirà ancora la testata con lo stesso nome - osserva uno dei cronisti che hanno dato vita alla protesta - ma dopo la ripresa di controllo da parte dell´editore di partito Guangming non sarà più il vero Notizie di Pechino, quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni». La solidarietà nei confronti dei colleghi puniti sembra compatta all´interno della redazione: «La stragrande maggioranza dei 400 giornalisti sono indignati per il licenziamento di Yang Bin - dice uno di loro - ma a questo punto chissà quanti altri redattori e dirigenti potrebbero essere allontanati».
Quanto al protagonista del clamoroso conflitto, prima di scomparire dalla sede del giornale ha voluto congedarsi dai suoi colleghi con un messaggio di speranza per il futuro della libertà di stampa nel suo paese: «Ognuno di noi - ha detto Yang Bin agli amici - è capace di pensare in maniera autonoma, e i risultati li vedrete alla fine».
   
   

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