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E la Cina cancellò il Tibet

di Raffaele Mastolonardo
fonte: il Manifesto

31 gennaio 2006

Tra i favorevoli alla scelta della società di Mountain View spicca The Economist che, fedele alla filosofia «business is business», ritiene che «Google non abbia completamente capitolato». Rifiutandosi di sviluppare nuovi servizi (come la posta) che lo avrebbero costretto a violare la privacy dei suoi utenti, il motore di ricerca ha trovato, secondo la testata britannica, un giusto compromesso tra esigenze commerciali e salvaguardia della propria reputazione. Dopo tutto, aggiunge il settimanale, i suoi concorrenti occidentali non si comportano molto meglio (Yahoo!, ad esempio, a suo tempo contribuì all'arresto di un giornalista). A leggere la tabella comparativa proposta da CNet, tuttavia, pare proprio che il search engine di Mountain View sia più efficace dei concorrenti anche quando si tratta di omettere i risultati di siti sensibili. Secondo la ricerca su 4.600 domini, Google ne avrebbe omessi il 13%, contro il 10% di Msn. La webzine americana fa notare inoltre che, nonostante le rassicurazioni, molto spesso Google non avverte gli utenti che alcuni risultati sono stati cancellati.

Meno duro con la creatura di Larry Page e Sergey Brin, Punto Informatico, che parla di «censura fasulla». Quella che era annunciata come una nuova grande muraglia tecnologica è per ora solo una «Mediocre Linea Maginot». Secondo la più popolare webzine tecnologica italiana, forte di un test sul campo, «serve solo la conoscenza della lingua inglese fortunatamente diffusa ed insegnata su tutto il territorio cinese» in «abbinamento con un semplice software anti-firewall statale come freegate» per «accedere senza problemi a tantissime informazioni bollenti su temi proibiti». Tuttavia, un'occhiata alle differenti risposte regalate da google.cn e google.com su termini come «Falun Gong», «human rights China», «Playboy» e alcuni specifici siti mostra come le risposte dell'algoritmo delle meraviglie varino in maniera consistente nelle due versioni. Per quanto riguarda la voce «Tibet», in particolare, mancherebbero ben 33 milioni di pagine. E mentre la Bbc plaude alla perdita di verginità dell'azienda che dichiara ai quattro venti di non vuole fare del male, Larry Page, uno dei fondatori della società, ammette: «La gente ci criticherà [per questa mossa]. Ed entrambi i punti di vista sono legittimi».

Ferma la replica di Mickey Spiegel, ricercatore senior della divisione asiatica dell'associazione Human Rights Watch, osservatorio sui diritti umani: «L'internet ha dato al popolo cinese una possibilità di aggirare la censura del governo, e allora il governo cinese ha preso uno per uno i fornitori americani di tecnologia e li ha trasformati in guardiani dei cancelli (gatekeepers) anziché in ponti verso il mondo (gateways)». Tra le aziende sotto critica non ci sono soltanto Microsoft, Yahoo! e Google, ma anche la Cisco, che produce i router, ovvero i computer che instradano il traffico di bit della rete. E' proprio sui router che vengono installati i filtri e le barriere che impediscono l'accesso dalla Cina a molti siti internazionali di notizie, anche a prescindere dal contenuto specifico dei singoli articoli.

Censure di questo tipo, comunque, hanno le gambe corte perché quasi sempre risultano aggirabili con uno o più trucchi. E' un fenomeno tipico delle reti globali dove le risorse da dedicare a una censura totale sono troppo elevate rispetto ai risultati ottenibili e questa è un'altra delle contraddizioni degli stati autoritari che da un lato vogliono essere inseriti nei commerci mondiali ma dall'altro, così facendo, inevitabilmente espongono i loro cittadini alle influenze e alle interazioni con l'esterno. La strada del controllo totale è quella praticata dai generali che controllano il Myanmar (ex Birmania): nessuna rete cellulare verso l'esterno e pochissima internet.

   
   

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