Tra i
favorevoli alla scelta della società di Mountain
View spicca The Economist che, fedele
alla filosofia «business is business», ritiene
che «Google non abbia completamente capitolato».
Rifiutandosi di sviluppare nuovi servizi (come
la posta) che lo avrebbero costretto a violare
la privacy dei suoi utenti, il motore di ricerca
ha trovato, secondo la testata britannica, un
giusto compromesso tra esigenze commerciali e
salvaguardia della propria reputazione. Dopo
tutto, aggiunge il settimanale, i suoi
concorrenti occidentali non si comportano molto
meglio (Yahoo!, ad esempio, a suo tempo
contribuì all'arresto di un giornalista). A
leggere la tabella comparativa proposta da CNet,
tuttavia, pare proprio che il search engine di
Mountain View sia più efficace dei concorrenti
anche quando si tratta di omettere i risultati
di siti sensibili. Secondo la ricerca su 4.600
domini, Google ne avrebbe omessi il 13%, contro
il 10% di Msn. La webzine americana fa notare
inoltre che, nonostante le rassicurazioni, molto
spesso Google non avverte gli utenti che alcuni
risultati sono stati cancellati.
Meno duro con la creatura di Larry Page e Sergey
Brin, Punto Informatico, che parla di «censura
fasulla». Quella che era annunciata come una
nuova grande muraglia tecnologica è per ora solo
una «Mediocre Linea Maginot». Secondo la più
popolare webzine tecnologica italiana, forte di
un test sul campo, «serve solo la conoscenza
della lingua inglese fortunatamente diffusa ed
insegnata su tutto il territorio cinese» in
«abbinamento con un semplice software
anti-firewall statale come freegate» per
«accedere senza problemi a tantissime
informazioni bollenti su temi proibiti».
Tuttavia, un'occhiata alle differenti risposte
regalate da google.cn e google.com su termini
come «Falun Gong», «human rights China»,
«Playboy» e alcuni specifici siti mostra come le
risposte dell'algoritmo delle meraviglie varino
in maniera consistente nelle due versioni. Per
quanto riguarda la voce «Tibet», in particolare,
mancherebbero ben 33 milioni di pagine. E mentre
la Bbc plaude alla perdita di verginità
dell'azienda che dichiara ai quattro venti di
non vuole fare del male, Larry Page, uno dei
fondatori della società, ammette: «La gente ci
criticherà [per questa mossa]. Ed entrambi i
punti di vista sono legittimi».
Ferma la replica di Mickey Spiegel, ricercatore
senior della divisione asiatica
dell'associazione Human Rights Watch,
osservatorio sui diritti umani: «L'internet ha
dato al popolo cinese una possibilità di
aggirare la censura del governo, e allora il
governo cinese ha preso uno per uno i fornitori
americani di tecnologia e li ha trasformati in
guardiani dei cancelli (gatekeepers)
anziché in ponti verso il mondo (gateways)».
Tra le aziende sotto critica non ci sono
soltanto Microsoft, Yahoo! e Google, ma anche la
Cisco, che produce i router, ovvero i computer
che instradano il traffico di bit della rete. E'
proprio sui router che vengono installati i
filtri e le barriere che impediscono l'accesso
dalla Cina a molti siti internazionali di
notizie, anche a prescindere dal contenuto
specifico dei singoli articoli.
Censure di questo tipo, comunque, hanno le gambe
corte perché quasi sempre risultano aggirabili
con uno o più trucchi. E' un fenomeno tipico
delle reti globali dove le risorse da dedicare a
una censura totale sono troppo elevate rispetto
ai risultati ottenibili e questa è un'altra
delle contraddizioni degli stati autoritari che
da un lato vogliono essere inseriti nei commerci
mondiali ma dall'altro, così facendo,
inevitabilmente espongono i loro cittadini alle
influenze e alle interazioni con l'esterno. La
strada del controllo totale è quella praticata
dai generali che controllano il Myanmar (ex
Birmania): nessuna rete cellulare verso
l'esterno e pochissima internet.
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