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Libertà per Jihad Momeni

di Ahmad Rafat

6 febbraio 2006

La guerra delle vignette ha avuto la sua prima vittima tra i giornalisti. In carcere è finito Jihad Momeni, direttore del settimanale giordano Shihane, che aveva avuto il coraggio di riprodurre tre delle vignette incriminate sulla rivista. Shihane nell’articolo che accompagnava le tre vignette da lui riprodotte, poneva ai lettori un quesito molto semplice ma fondamentale: offendono di più l’islam e il profeta le immagini degli ostaggi sgozzati e quelle dei civili vittime di azioni suicide, oppure le caricature offensive pubblicate dai giornali europei? Una domanda talmente seria e sensata che ha aperto le porte del carcere al coraggioso direttore di Shihane.
Un collega di Jihad Momeni giustamente punta il dito non tanto contro le autorità giordane, quanto contro l’Occidente e i suoi leader. Effettivamente i ‘ma’ e i ‘se’ espressi da George Bush a Franco Frattini passando per Jack Straw hanno spianato la strada tanto all’arresto del coraggioso giornalista giordano che all’incendio della sede diplomatica danese a Damasco. Per i laici mediorientali, questi ‘se’ e ‘ma’ sono ancora più pericolosi delle minacce di un drappello di integralisti, perché autorizzano i governi mediorientali a cavalcare con il sostegno dell’Occidente un movimento liberticida che si sente affrancato nell’ attaccare violentemente qualsiasi espressione di libertà.
Se l’Occidente e i suoi leader anziché indietreggiare davanti alle minacce degli integralisti islamici, e dei dittatori arabi, avessero difeso con determinazione il diritto dei loro giornalisti e della loro stampa a pubblicare articoli e caricature anche offensivi e non condivisibili, forse oggi Jihad Momeni sarebbe ancora libero.
Nei paesi dove manifestazioni manovrate, e spacciate per spontanee, gridano vendetta e chiedono la morte di chi ha disegnato e pubblicato queste vignette, molti giornali riproducono quotidianamente vignette antisemite, caricature che promuovono l’odio razziale e fanno apologia di terrorismo.
Come ha scritto Jihad Momeni, forse è giunta l’ora che anche i mussulmani si indignino per le teste mozzate in Iraq, per i corpi lacerati a Tel Aviv e per i laici che agonizzano nelle carceri di vari paesi come l’Iran e la Siria.
Non sarebbe un’idea balorda quella di impegnarsi per la liberazione di Jihad Momeni. La stampa europea, gli organi che rappresentano il giornalismo, e i singoli giornalisti ed editori, hanno l’obbligo morale di spendere qualche parola in difesa di un coraggioso giornalista che mettendo a rischio la propria vita, è sceso in difesa della libertà d’espressione in Occidente.
   
   

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