Orribile
bestia la paura. Dall’11 settembre 2001 incombe
sul pianeta. Con effetti devastanti sulla vita
pubblica di tutto l’Occidente informazione
compresa. Bonini e D’avanzo forniscono una
fotografia complessiva del fenomeno. Parlano di
quanto accaduto nel cuore dell’Impero (
Washington e dintorni) e dei riflessi che la
parola d’ordine della “Guerra al Terrore” ha
prodotto anche in casa nostra. L’ “ipotesi
investigativa” propone un percorso di indagine
giornalistica che intreccia continuamente lo
scenario italiano a quello globale. Non ci sono
più frontiere chiuse e invalicabili. Da noi
molti ancora non l’hanno voluto capire ma solo
grazie a queste “connessioni planetarie” si può
capire il futuro che ci attende.
Ma cosa produce la paura? Corregge la
mappa del potere, rafforza le spinte autoritarie, zittisce il
dissenso, altera la vita democratica, nasconde la verità, comprime
quando non azzera i diritti civili. E chi prospera su tutto questo?
Bonini e D’Avanzo raccontano le storia di uomini e apparati ( dai
governi, ai servizi segreti, alle redazioni dei giornali) che si sono
fatti “mercanti” dell’allarme sociale generato dagli attacchi
terroristici. Persone che hanno saputo “usare la paura”, farne
strumento per i loro disegni politici, la carriera, gli affari, i
traffici di denaro. Dietro il lavoro dei due autori c’è l’esperienza
maturata al quotidiano la Repubblica, la lunga inchiesta sul
Nigergate, la bufala (partita da Roma) dell’uranio grezzo che Saddam
avrebbe cercato di acquistare in Africa. Nel libro ci sono molti
riferimenti dettagliati sull’operato del Sismi, dei nostri servizi.
Sicuramente ottimo materiale per gli appassionati del “dietro le
quinte”, per gli esperti dei comportamenti degli apparati spionistici.
Ma non bisogna perdersi più di tanto in questi meandri sotterranei.
Gli autori ci spiegano che gli uomini dell’intelligence sono fra i più
abili a fiutare l’aria che tira. Dal 2001 a oggi non sono mancati i
personaggi integri, capaci di agire con onestà. Hanno detto la verità,
si sono messi contro i loro governi, hanno dovuto lasciare il posto
che ricoprivano. Gli altri (la maggioranza) hanno invece consegnato
al potere quello che il potere voleva avere da loro: finte prove
contro Saddam, notizie che si sapevano inattendibili ma che erano
politicamente indispensabili all’amministrazione Bush (e ai governi
alleati) per legittimare la guerra. E tutto questo ha sconvolto in
profondità anche il mondo dell’informazione. La manipolazione è stata
usata a scopi interni, non per “disorientare il nemico”, ma per
condizionare la propria opinione pubblica. Molti giornali (a partire
dal New York Times) sono stati più che complici. Sono diventati attori
in questo gioco che, se ha favorito il potere, ha però
contemporaneamente compromesso ( forse irrimediabilmente) la loro
credibilità di organi di stampa al servizio della
democrazia\informata.
"Il Mercato della Paura” racconta tutto questo. Segue un modello di
giornalismo che non si accontenta delle verità di facciata, ma scava,
indaga, si propone volutamente come “scomodo”. Siamo lontani anni luce
dal mondo dei chiacchiericci tipico dei talk show. Qui si pratica un
metodo di lavoro che è “totalmente altro” rispetto alla filosofia di
chi pensa che i fatti siano irrilevanti, che non esistano più, che
al mondo ormai imperino solo le “opinioni”. Bonini e D’avanzo
propongono piuttosto notizie concrete e verificabili, documenti,
testimonianze. Un approccio che comporta persino dei rischi come sa
chiunque si sia trovato a descrivere eventi e abbia deciso di farlo
uscendo dal vago delle affermazioni ideologiche per andare al
dettaglio degli avvenimenti. Tutto ciò non significa non avere una
propria visione delle cose. Nel primo capitolo del libro Bonini e
D’avanzo le loro convinzioni le esprimono con solare nettezza: “Per
dirlo in una sola parola, quattro anni di Guerra al Terrore hanno reso
il mondo, oggi, un luogo più insicuro e vulnerabile di quattro anni
fa. Il nostro paese non fa evidentemente eccezione”. Si tocca qui un
punto a mio avviso assolutamente fondamentale. “Discriminante” si
sarebbe detto una volta. Anche nell’Italia di oggi siamo tutt’altro
che sicuri. Gli incubi di Madrid e Londra ci accompagnano, ci
ammoniscono, ci tolgono il sonno. Tutte le ferite inflitte alle
nostre democrazie dalla tenaglia terrorismo\guerra\disinformazione
cosa hanno prodotto? Siamo forse di fronte alla “produzione di paura
per mezzo della paura”?
Gli autori insomma non si nascondono e
fanno bene. Ma ciò che vale la pena segnalare è che questo libro si
iscrive (anche con le sue note estremamente particolareggiate) in un
filone di giornalismo d’inchiesta assolutamente alternativo al
libello, al pamphlet del polemista che vende il proprio punto di
vista. Qui siamo in un territorio – purtroppo non molto frequentato
in Italia - dove informazione significa anche documentazione e
ricerca ( per questo parlare di giornalismo investigativo appare quasi
un modo per ridurne il valore). Dove chi esprime un’idea spiega
anche quali sono gli elementi che fondano la sua tesi. Li mette a
disposizione del lettore. Persino del più critico che potrà –
eventualmente – confutarli o usarli con una propria chiave
interpretativa. Certo così non si vendono certezze riassumibili in
uno slogan o in una battuta da salotto tv. Ma è proprio questo l’
elemento che ci dà un po’ di ossigeno e respiro in tempi nei quali la
ragione\informata rappresenta l’unico antidoto all’ incombente
mercato della paura.
Il mercato della paura. La guerra al terrorismo
islamico nel grande inganno italiano
di Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo
352 pp., €15,50
Einaudi Editore
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