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Al mercato della paura

di Roberto Reale
segretario generale di Information Safety and Freedom

30 marzo 2006

Orribile bestia la paura. Dall’11 settembre 2001 incombe sul pianeta. Con effetti devastanti sulla vita pubblica di tutto l’Occidente informazione compresa. Bonini e D’avanzo forniscono una fotografia complessiva del fenomeno. Parlano di quanto accaduto nel cuore dell’Impero ( Washington e dintorni) e dei riflessi che  la parola d’ordine della “Guerra al Terrore” ha prodotto anche in casa nostra. L’ “ipotesi investigativa”  propone un percorso di indagine giornalistica che intreccia continuamente lo scenario italiano a quello globale. Non ci sono più frontiere chiuse e invalicabili. Da noi molti ancora non l’hanno voluto capire ma solo grazie a queste “connessioni planetarie” si può capire il futuro che ci attende.

Ma cosa produce la paura? Corregge la mappa del potere, rafforza le spinte autoritarie, zittisce il dissenso, altera la vita democratica, nasconde la verità,  comprime quando non azzera i diritti civili. E chi prospera su tutto questo?  Bonini e D’Avanzo raccontano le storia di uomini e apparati ( dai governi, ai servizi segreti, alle redazioni dei giornali) che si sono fatti “mercanti” dell’allarme sociale generato dagli attacchi terroristici. Persone che hanno saputo “usare la paura”, farne strumento per i loro disegni politici, la carriera, gli affari, i traffici di denaro. Dietro il lavoro dei due autori c’è l’esperienza maturata al quotidiano la Repubblica, la lunga inchiesta sul Nigergate, la bufala (partita da Roma) dell’uranio grezzo che Saddam avrebbe cercato di acquistare in Africa. Nel libro ci sono molti riferimenti dettagliati sull’operato del Sismi, dei nostri servizi. Sicuramente ottimo materiale per gli appassionati del “dietro le quinte”, per gli esperti dei comportamenti degli apparati spionistici. Ma non bisogna perdersi più di tanto in questi meandri sotterranei. Gli autori ci spiegano che gli uomini dell’intelligence sono fra i più abili a fiutare l’aria che tira. Dal 2001 a oggi non sono mancati i personaggi integri, capaci di agire con onestà. Hanno detto la verità, si sono messi contro i loro governi, hanno dovuto lasciare il posto che ricoprivano. Gli altri (la maggioranza) hanno  invece consegnato al potere quello che il potere voleva avere da loro: finte prove contro Saddam, notizie che si sapevano inattendibili ma che erano politicamente indispensabili all’amministrazione Bush (e ai governi alleati) per legittimare la guerra. E tutto questo ha sconvolto in profondità anche il mondo dell’informazione. La manipolazione è stata usata a scopi interni, non per “disorientare il nemico”, ma per condizionare la propria opinione pubblica. Molti giornali (a partire dal New York Times) sono stati più che complici. Sono diventati attori in questo gioco che, se ha favorito il potere, ha però contemporaneamente compromesso ( forse irrimediabilmente) la loro credibilità di organi di stampa al servizio della democrazia\informata.

"Il Mercato della Paura” racconta tutto questo. Segue un modello di giornalismo che non si accontenta delle verità di facciata, ma scava, indaga, si propone volutamente come “scomodo”. Siamo lontani anni luce dal mondo dei chiacchiericci tipico dei talk show. Qui si pratica un metodo di lavoro che è “totalmente altro”  rispetto alla filosofia di chi pensa che i fatti  siano irrilevanti, che non esistano più, che  al mondo ormai imperino  solo le “opinioni”. Bonini e D’avanzo propongono piuttosto notizie concrete e verificabili, documenti, testimonianze. Un approccio che comporta  persino   dei rischi come sa chiunque si sia trovato a  descrivere eventi e abbia deciso di farlo  uscendo dal vago delle affermazioni ideologiche  per andare al dettaglio degli avvenimenti. Tutto ciò non significa non avere una propria visione delle cose.  Nel primo capitolo del libro  Bonini e D’avanzo le loro convinzioni le esprimono con solare nettezza: “Per dirlo in una sola parola, quattro anni di Guerra al Terrore hanno reso il mondo, oggi, un luogo più insicuro e vulnerabile di quattro anni fa. Il nostro paese non fa evidentemente eccezione”. Si tocca qui un punto a mio avviso assolutamente  fondamentale. “Discriminante” si sarebbe detto una volta. Anche nell’Italia di oggi siamo tutt’altro che sicuri. Gli incubi di Madrid e Londra ci accompagnano, ci ammoniscono, ci tolgono il sonno. Tutte le ferite  inflitte alle nostre democrazie dalla tenaglia terrorismo\guerra\disinformazione cosa hanno prodotto? Siamo forse di fronte  alla “produzione di paura per mezzo della paura”?

Gli autori insomma non si nascondono e fanno bene. Ma ciò che vale la pena segnalare è che questo libro si iscrive (anche con le sue note estremamente particolareggiate) in un filone di giornalismo d’inchiesta assolutamente alternativo al libello, al pamphlet del polemista che vende il proprio punto di vista. Qui siamo in un territorio –  purtroppo non molto frequentato in Italia -  dove informazione significa anche documentazione e ricerca ( per questo parlare di giornalismo investigativo appare quasi un modo per  ridurne il valore). Dove chi esprime un’idea spiega anche quali sono gli elementi che fondano la sua tesi. Li mette a disposizione del lettore. Persino del più critico che potrà – eventualmente – confutarli o usarli con una propria chiave interpretativa. Certo così non si vendono certezze riassumibili in uno slogan o in una battuta da salotto tv.  Ma è proprio questo l’ elemento che ci dà un po’ di ossigeno  e respiro in tempi nei quali la ragione\informata rappresenta l’unico antidoto all’ incombente  mercato della paura.  

Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano
di Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo
352 pp., €15,50
Einaudi Editore

   
   

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