L'arresto di
numerosi giornalisti e intellettuali curdi ha
riportato al centro del dibattito la libertà di
parola e di stampa nel Kurdistan iracheno.
Mentre la stampa indipendente locale spinge per
ottenere maggiori libertà di espressione, il
governo regionale curdo arresta e punisce i
giornalisti in base alle vecchie leggi ancora in
vigore. A questo proposito il ministro della
Giustizia del governo regionale, Hadi Ali, ha
dichiarato lo scorso 27 marzo che parte del
problema è dovuto al fatto che molti giudici
curdi sono controllati dal Partito democratico
del Kurdistan (Pdk).
Ali, membro dell'Unione Islamica Curda, un
partito politico all'opposizione fino all'anno
scorso, ha aggiunto che ''la carenza di leggi
adeguate che garantiscano le libertà civili'' è
un altro elemento in base al quale ''sono state
inflitte di recente condanne pesanti ai
giornalisti''.
Come motivo del ''ritardo nell'approvazionae di
nuove leggi da parte del Parlamento regionale'',
in un'intervista alla Radio Free Europe - Radio
Liberty, Ali cita le ''divergenze tra i partiti
curdi sulle libertà civili. Noi abbiamo
cancellato le corti rivoluzionarie istituite da
Saddam Hussein, ma in Kurdistan continuiamo a
usare il vecchio sistema giudiziario iracheno in
vigore da 80 anni''.
Il giorno dopo gli eventi di Halabjah, dove lo
scorso 16 marzo i superstiti del bombardamento
chimico di Saddam Hussein si sono scontrati con
le forze di sicurezza del governo regionale, la
polizia ha arrestato 42 persone, tra i quali un
giornalista del quotidiano 'Hawlati' che aveva
criticato i due partiti dominanti (Unione
Patriottica del Kurdistan e il Partito
Democratico del Kurdistan). Il giornalista Hawez
Hawezi nel suo articolo accusava di corruzione i
funzionari del governo regionale e ambedue i
partiti.
''Oggi una storia fatta di incubi è sul punto di
ripetersi - scrive Hawezi - Le immagini della
polizia autonoma non si differenziano dalle
immagini della polizia baathista che ha ucciso
le nostre anime. La compiacenza e l'indifferenza
dei funzionari curdi riguardo la difficile vita
del popolo ha raggiunto gradi di cecità''.
Il Committee to Protect Journalists, con sede a
New York, ha detto che Hawezi è stato rilasciato
su cauzione il 19 marzo dopo aver risposto alle
domande del giudice per le indagini preliminari.
''Noi ci opponiamo alla prigione per i
giornalisti che scrivano o esprimano un opinione
su qualsivoglia argomento, ma non
bisogna confondere le opinioni con gli
insulti'', ha dichiarato Azad Jundyany, il
portavoce dell'Unione Patriottica del Kurdistan.
Hawlati ha criticato l'arresto di Hawezi in un
editoriale del 22 marzo, dove si legge che ''la
detenzione di un giornalista che esprime le sue
idee e le accuse di essersi spinto oltre i suoi
diritti civili, è segno della fragilità di un
potere politico che ha paura della critica''.
L'arresto di Hawezi segue quello di Kamal Seyyed
Qadir. In una serie di articoli pubblicati da un
sito Internet, Qadir - che è nato e cresciuto in
Austria - aveva accusato di corruzione il leader
del Partito Democratico del Kurdistan, Massoud
Barzani, e la sua formazione politica. Qadir è
stato condannato in primo grado a 30 anni di
reclusione, pena ridotta in seguito a 18 mesi,
in base a una legge del 2003 sulla diffamazione
delle istituzioni. Il giudice Fereidoun
Abdullah ha definito la sentenza ''giusta e
proporzionata alle accuse contro Qadir''.
Il governatore della provincia di Erbil, Nawzad
Hadi Mawlud, ha detto al 'Los Angeles Times' che
''gli scritti di Qadir denigrano e danneggiano i
curdi''. Il politico curdo si riferiva a un
articolo del giornalista nel quale denunciava la
presenza di israeliani nel Kurdistan e parlava
di accordi segreti tra il governo regionale
curdo e quello israeliano.
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