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Kurdistan iracheno: libertà di stampa soffocata da leggi obsolete

07 aprile 2006
Fonte: Aki

L'arresto di numerosi giornalisti e intellettuali curdi ha riportato al centro del dibattito la libertà di parola e di stampa nel Kurdistan iracheno. Mentre la stampa indipendente locale spinge per ottenere maggiori libertà di espressione, il governo regionale curdo arresta e punisce i giornalisti in base alle vecchie leggi ancora in vigore. A questo proposito il ministro della Giustizia del governo regionale, Hadi Ali, ha dichiarato lo scorso 27 marzo che parte del problema è dovuto al fatto che molti giudici curdi sono controllati dal Partito democratico del Kurdistan (Pdk).
Ali, membro dell'Unione Islamica Curda, un partito politico all'opposizione fino all'anno scorso, ha aggiunto che ''la carenza di leggi adeguate che garantiscano le libertà civili'' è un altro elemento in base al quale ''sono state inflitte di recente condanne pesanti ai giornalisti''.
Come motivo del ''ritardo nell'approvazionae di nuove leggi da parte del Parlamento regionale'', in un'intervista alla Radio Free Europe - Radio Liberty, Ali cita le ''divergenze tra i partiti curdi sulle libertà civili. Noi abbiamo cancellato le corti rivoluzionarie istituite da Saddam Hussein, ma in Kurdistan continuiamo a usare il vecchio sistema giudiziario iracheno in vigore da 80 anni''.
Il giorno dopo gli eventi di Halabjah, dove lo scorso 16 marzo i superstiti del bombardamento chimico di Saddam Hussein si sono scontrati con le forze di sicurezza del governo regionale, la polizia ha arrestato 42 persone, tra i quali un giornalista del quotidiano 'Hawlati' che aveva criticato i due partiti dominanti (Unione
Patriottica del Kurdistan e il Partito Democratico del Kurdistan). Il giornalista Hawez Hawezi nel suo articolo accusava di corruzione i funzionari del governo regionale e ambedue i partiti.
''Oggi una storia fatta di incubi è sul punto di ripetersi - scrive Hawezi - Le immagini della polizia autonoma non si differenziano dalle immagini della polizia baathista che ha ucciso le nostre anime. La compiacenza e l'indifferenza dei funzionari curdi riguardo la difficile vita del popolo ha raggiunto gradi di cecità''.
Il Committee to Protect Journalists, con sede a New York, ha detto che Hawezi è stato rilasciato su cauzione il 19 marzo dopo aver risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. ''Noi ci opponiamo alla prigione per i giornalisti che scrivano o esprimano un opinione su qualsivoglia argomento, ma non
bisogna confondere le opinioni con gli insulti'', ha dichiarato Azad Jundyany, il portavoce dell'Unione Patriottica del Kurdistan. Hawlati ha criticato l'arresto di Hawezi in un editoriale del 22 marzo, dove si legge che ''la detenzione di un giornalista che esprime le sue idee e le accuse di essersi spinto oltre i suoi diritti civili, è segno della fragilità di un potere politico che ha paura della critica''.
L'arresto di Hawezi segue quello di Kamal Seyyed Qadir. In una serie di articoli pubblicati da un sito Internet, Qadir - che è nato e cresciuto in Austria - aveva accusato di corruzione il leader del Partito Democratico del Kurdistan, Massoud Barzani, e la sua formazione politica. Qadir è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, pena ridotta in seguito a 18 mesi, in base a una legge del 2003 sulla diffamazione delle istituzioni. Il giudice Fereidoun  Abdullah ha definito la sentenza ''giusta e proporzionata alle accuse contro Qadir''.
Il governatore della provincia di Erbil, Nawzad Hadi Mawlud, ha detto al 'Los Angeles Times' che ''gli scritti di Qadir denigrano e danneggiano i curdi''. Il politico curdo si riferiva a un articolo del giornalista nel quale denunciava la presenza di israeliani nel Kurdistan e parlava di accordi segreti tra il governo regionale curdo e quello israeliano.

   
   

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