Lo
storico quotidiano popolare parigino, France Soir, oggi
non sarà di nuovo in edicola. Lo sciopero dura dalla fine della scorsa
settimana, da quando il tribunale di Lilla ha scelto tra i candidati
all'acquisizione del giornale, l'ipotesi che meno piace ai giornalisti
: quella di un immobiliarista, Jean-Pierre Brunois, associato con un
giornalista che viene dallo sport, Olivier Rey. Per i giornalisti « il
progetto redazionale è quasi inesistente » e l'unica cosa chiara è il
licenziamento in tronco di un'ottantina di redattori. « Il
prolungamento del conflitto - ha minacciato ieri Jean-Pierre Brunois -
significa la scomparsa pura e semplice del giornale». France
Soir, difatti, potrebbe stare vivendo le sue ultime ore. «I
redattori rigettano una decisione che condanna un quotidiano
generalista storico e trasformarsi in un giornale people
volgare e di bassa lega» si legge sul sito Internet che hanno aperto
per portare avanti la lotta (francesoirenlutte.com). Il progetto
editoriale è in effetti molto povero : via le pagine culturali, via
tutto quello che non sia gossip e che costa realizzare, per portare in
Francia il modello dei tabloïd anglo-sassoni o tedeschi. I giornalisti
avrebbero preferito l'altra ipotesi, quella dell'ambiguo uomo d'affari
russo, Arcadi Gaydamak, padrone di Moscow News, contro il quale
la Francia ha però spiccato un mandato d'arresto, perché è implicato
in un caso di traffico d'armi con l'Angola e perché deve 75 milioni di
euro al fisco.
Il progetto di Brunois scelto dal tribunale, dopo cinque mesi di
amministrazione controllata, « porta una volta di più i dipendenti di
questo giornale, una delle testate storiche della stampa francese, a
fare le spese dell' operazione» afferma il comunicato del sindacato
dei giornalisti Cgt che aggiunge : « il pluralismo è una volta di più
in pericolo in Francia, poiché la metà della redazione corre il
rischio di scomparire ». Brunois ha deciso di tenere solo 51
giornalisti su 115.
Il crollo di France Soir, anche se arriva dopo lunghi
anni di agonia, getta un'ulteriore ombra sulla situzione critica che
stanno vivendo alcuni tra i principali quotidiani francesi, a
cominciare da Le Monde e Libération. Patrick
Eveno, storico dei media, vede nel declino di France Soir
una storia emblematica dell'incapacità della stampa francese di
rispondere alle esigenze dei lettori popolari, ormai abbandonati alla
sola televisione.
La storia di France Soir è una vera epopea. Ancora
qualche anno fa, prima della vendita dell'immobile e del trasferimento
della redazione in banlieue, a Aubervilliers, la grande sede di
France Soir troneggiava in rue Réaumur, nel vecchio
quartiere dei giornali della Belle époque. La sede era un villaggio ai
tempi della gloria : France Soir era arrivato ad avere
più di 2mila dipendenti, di cui 350 giornalisti, con 50 Lynotype e
otto rotative che sfornavano fino a sette-otto edizioni gionaliere del
quotidiano, che poi un esercito di venditori e di fattorini andava a
distribuire nelle strade di Parigi e a portare alle stazioni e agli
aeroporti per raggiungere la provincia. Ma quelli erano i tempi in cui
France Soir vendeva più di un milione di copie al
giorno. La punta venne toccata nel '57, con 1.350.000 copie. Poi, il
declino è stato lento : alla morte del leggendario fondatore, Pierre
Lazareff, nel '72, France Soir vendeva ancora 800mila
copie, 600mila quando lo compro' il papivore Robert Hersant nel
'76. Nel '95, erano solo più 185mila. Nel '99, France Soir
è stato acquisito da George Ghosn, specialista della stampa people,
poi c'è stato il triste episodio della proprietà italiana, la
Poligrafici, che lo acquista nel 2000 e che lo rivenderà a Raymond
Lakah due anni dopo, con una difussione calata a 65mila copie. Oggi
France Soir vende intorno alle 35mila copie.
France Soir è l'erede di un giornale della resistenza,
Défense de la France, che Lazareff
trasformò in quotidiano popolare diretto alla classe operaia urbana
che popolava le periferie. Titoli a scatola, tante foto, argmenti
popolari, ma la volontà di restare un « giornale universale », con la
politica, gli esteri, la cultura. Secondo Eveno, è l'incapacità della
stampa francese, alla Belle époque la prima del mondo per diffusione,
a restare in sintonia con la cultura popolare che sta portando al
declino attuale : 179 quotidiani nel '45, oggi solo più 65, con una
tiratura che è crollata da 12 milioni di copie a 8 milioni (mentre in
Gran Bretagna vengono vendute 16,5 milioni di copie di quotidiani, il
doppio per abitante rispetto alla Francia, anche se la parte del leone
la fanno i tabloid popolari).
|
per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it |