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France Soir, l'ultimas edizione 

di Anna Maria Merlo
Fonte: il Manifesto

19 aprile 2006

Lo storico quotidiano popolare parigino, France Soir, oggi non sarà di nuovo in edicola. Lo sciopero dura dalla fine della scorsa settimana, da quando il tribunale di Lilla ha scelto tra i candidati all'acquisizione del giornale, l'ipotesi che meno piace ai giornalisti : quella di un immobiliarista, Jean-Pierre Brunois, associato con un giornalista che viene dallo sport, Olivier Rey. Per i giornalisti « il progetto redazionale è quasi inesistente » e l'unica cosa chiara è il licenziamento in tronco di un'ottantina di redattori. « Il prolungamento del conflitto - ha minacciato ieri Jean-Pierre Brunois - significa la scomparsa pura e semplice del giornale». France Soir, difatti, potrebbe stare vivendo le sue ultime ore. «I redattori rigettano una decisione che condanna un quotidiano generalista storico e trasformarsi in un giornale people volgare e di bassa lega» si legge sul sito Internet che hanno aperto per portare avanti la lotta (francesoirenlutte.com). Il progetto editoriale è in effetti molto povero : via le pagine culturali, via tutto quello che non sia gossip e che costa realizzare, per portare in Francia il modello dei tabloïd anglo-sassoni o tedeschi. I giornalisti avrebbero preferito l'altra ipotesi, quella dell'ambiguo uomo d'affari russo, Arcadi Gaydamak, padrone di Moscow News, contro il quale la Francia ha però spiccato un mandato d'arresto, perché è implicato in un caso di traffico d'armi con l'Angola e perché deve 75 milioni di euro al fisco.
Il progetto di Brunois scelto dal tribunale, dopo cinque mesi di amministrazione controllata, « porta una volta di più i dipendenti di questo giornale, una delle testate storiche della stampa francese, a fare le spese dell' operazione» afferma il comunicato del sindacato dei giornalisti Cgt che aggiunge : « il pluralismo è una volta di più in pericolo in Francia, poiché la metà della redazione corre il rischio di scomparire ». Brunois ha deciso di tenere solo 51 giornalisti su 115.
Il crollo di France Soir, anche se arriva dopo lunghi anni di agonia, getta un'ulteriore ombra sulla situzione critica che stanno vivendo alcuni tra i principali quotidiani francesi, a cominciare da Le Monde e Libération. Patrick Eveno, storico dei media, vede nel declino di France Soir una storia emblematica dell'incapacità della stampa francese di rispondere alle esigenze dei lettori popolari, ormai abbandonati alla sola televisione.
La storia di France Soir è una vera epopea. Ancora qualche anno fa, prima della vendita dell'immobile e del trasferimento della redazione in banlieue, a Aubervilliers, la grande sede di France Soir troneggiava in rue Réaumur, nel vecchio quartiere dei giornali della Belle époque. La sede era un villaggio ai tempi della gloria : France Soir era arrivato ad avere più di 2mila dipendenti, di cui 350 giornalisti, con 50 Lynotype e otto rotative che sfornavano fino a sette-otto edizioni gionaliere del quotidiano, che poi un esercito di venditori e di fattorini andava a distribuire nelle strade di Parigi e a portare alle stazioni e agli aeroporti per raggiungere la provincia. Ma quelli erano i tempi in cui France Soir vendeva più di un milione di copie al giorno. La punta venne toccata nel '57, con 1.350.000 copie. Poi, il declino è stato lento : alla morte del leggendario fondatore, Pierre Lazareff, nel '72, France Soir vendeva ancora 800mila copie, 600mila quando lo compro' il papivore Robert Hersant nel '76. Nel '95, erano solo più 185mila. Nel '99, France Soir è stato acquisito da George Ghosn, specialista della stampa people, poi c'è stato il triste episodio della proprietà italiana, la Poligrafici, che lo acquista nel 2000 e che lo rivenderà a Raymond Lakah due anni dopo, con una difussione calata a 65mila copie. Oggi France Soir vende intorno alle 35mila copie.
France Soir è l'erede di un giornale della resistenza, Défense de la France, che Lazareff trasformò in quotidiano popolare diretto alla classe operaia urbana che popolava le periferie. Titoli a scatola, tante foto, argmenti popolari, ma la volontà di restare un « giornale universale », con la politica, gli esteri, la cultura. Secondo Eveno, è l'incapacità della stampa francese, alla Belle époque la prima del mondo per diffusione, a restare in sintonia con la cultura popolare che sta portando al declino attuale : 179 quotidiani nel '45, oggi solo più 65, con una tiratura che è crollata da 12 milioni di copie a 8 milioni (mentre in Gran Bretagna vengono vendute 16,5 milioni di copie di quotidiani, il doppio per abitante rispetto alla Francia, anche se la parte del leone la fanno i tabloid popolari).

   
   

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