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I dissidenti all'assalto del fondatore di Wikipedia

di Benedrtto Vecchi
Fonte: il Manifesto

21 aprile 2006

Botta e risposta colpi di articoli su giornali e interviste a magazine on line. La notizia, d'altronde, era succulenta.Un gruppo di «dissidenti» di Wikipedia ha lanciato una campagna internazionale contro Jimmy Wales (wikipedia.org), il fondatore dell'enciclopedia «partecipata» più nota di Internet, accusato di essere un despota e di aver imposto censure in nome della «neutralità» rispetto a temi controversi e spinosi. A dare l'annuncio della costituzione di un gruppo di resistenza a «Jimbo», come viene chiamato Wales, il quotidiano inglese «The Guardian», che alcuni giorni fa invitava i lettori a visitare il sito dei «dissidenti», denominatesi WikiTruth (www.wikitruth.info) per farsi bene un'idea del clima che si respira nello staff di Wikipedia. E nel sito dei «dissidenti» viene descritto un clima da tregenda e termini come despota, controllo orwelliano e censura ricorrono ogni tre righe della spiegazione del giro di vite imposto da «Jimbo» Wales dentro Wikipedia.

Jimmy Wales ha fatto passare qualche giorno per poi rispondere alla accuse, con un'intervista al magazine «The register». Con parole pacate, ma duro nei contenuti Wales ha affermato che la credibilità di Wikipedia è stata messa a dura prova perché sono stati allentate le maglie del controllo sulla qualità dei contributi dei volontari. Certo, continua Wales, una certa approssimazione è il prezzo da pagare alla libertà da condizionamenti (di mercato, politici e editoriali), ma di fronte a ripetuti casi di voci di dubbia qualità messe on line serviva che il gruppo di coordinamento riprendesse le fila del lavoro di Wikipedia, pena la disintegrazione del progetto. Da qui la sua conclusione che non esiste nessun gruppo di dissidenti e che «WikiTruth» è una «bufala» per screditare l'affidabilità scientifica dell'encicplopedia «partecipata».

Va ricordato che Wikipedia nasce come un progetto che punta a costituire un'enciclopedia «libera» che veda la partecipazione attiva degli utenti di Internet. Certo, ci sono meccanismi per la verifica dei contenuti, ma finora nessuno aveva mai messo in dubbio l'affidabilità delle sue voci. Con circa un milione di voci a disposizione in lingua inglese - quelle in italiano sono 151 mila -, Wikipedia ha avuto il commento positivo di molti ricercatori e studiosi, fino al punto di considerarla molto più affidabile e aggiornata dell'enciclopedia britannica, ritenuta più o meno uno standard mondiale per la sua affidabilità.
Il lavoro di scrittura delle voci è semplice: viene proposta una voce e se viene accettata il proponente la scrive. Ma è a questo punto che scatta l'elemento partecipazione. Potenzialmente tutti gli internauti possono partecipare al suo arricchimento, modifica e verifica. Solo alla fine viene «certificata» da un ristretto gruppo di persone, che varia da paese a paese, visto che oramai esistono molte versioni nazionali dell'enciclopedia. Inoltre, nella madre di tutte le reti Wikipedia è sinonimo di lavoro cooperativo. Con lo stessa modalità di lavoro sono stati scritti libri e sono allo studio anche esperimenti di musiche o video prodotti con questo modello di cooperazione.

L'head line di Wikipedia è sempre stato: neutralità. Un principio che ha però incontrato non poche critiche. Secondo alcuni commentatori, infatti, la neutralità non è sinonimo di indipendenza dalle posizioni in campo, ma può condurre, ad esempio, a una esposizione conformista, cioè politicamente corretti, di temi controversi. O, all'opposto, di dare visibilità a posizioni da sempre screditate dal punto di vista scientifico. Sta di fatto che fino all'uscita pubblica del gruppo «dissidente», Wikipedia è stata eletta a simbolo della condivisione del sapere e della sua caratteristica di bene comune che non può essere regolamentato dalle leggi sul copyright. Le accuse di gestione autoritaria, di censura, di imposizione di un linguaggio orwelliano possono diventare un macchia sul progetto. Ma la polemica è solo agli inizi e finora non si sono manifestate le posizioni dei «volontari». In fondo, i veri artefici del successo di Wikipedia.
   
   

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