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"Un assedio a noi di Le Monde, ma Villepin non ci fermerà"

di  Giampiero Martinotti
Fonte: la Repubblica

15 maggio 2006

Dominique de Villepin cerca di far passare l'affare Clearstream come una storia inventata da giudici e giornalisti, ma in realtà si tratta di una scandalosa montatura messa in piedi da un potere politicamente irresponsabile: Jean-Marie Colombani, direttore di Le Monde, non ha nessuna intenzione di cedere di fronte alle pressioni del governo. Sabato pomeriggio, si è rivolto direttamente ai lettori per prevenirli: il Guardasigilli ha ordinato un'inchiesta per violazione del segreto istruttorio e il giornale, con tutta probabilità, sarà perquisito. Una ritorsione per aver pubblicato negli ultimi giorni numerosi documenti compromettenti per il primo ministro e per il presidente della Repubblica: "Siamo nel mirino. Sappiamo che Villepin ha una sola ossessione in testa: Le Monde e i giudici".

Cosa spera di ottenere il primo ministro con questa offensiva?
"La tecnica è quella di screditare noi e i magistrati. Cercano di avvalorare l'idea che tutto sia frutto di una nostra montatura. Ci attaccano e al contempo il generale Rondot (al quale sono stati sequestrati documenti compromettenti per il capo del governo e il presidente, ndr) in un'intervista uscita ieri ritratta, ci spiega che ha preso appunti solo per passare il tempo e che non bisogna dar troppa importanza a quel che ha scritto. L'inchiesta contro ignoti per violazione del segreto istruttorio riflette la convinzione del primo ministro che giudici e giornalisti siano coalizzati per distruggerlo, il che è ridicolo. Villepin tenta di alzare una cortina di fumo per far dimenticare i fatti: all'origine dell'affare Clearstream c'è una macchinazione, costruita con i soliti metodi di questo potere, indirizzata stavolta non contro persone di sinistra, ma contro Nicolas Sarkozy".

Non le pare che il ministro dell'Interno abbia approfittato del suo ruolo di vittima per sfruttare il caso a suo favore?
"E' una griglia di lettura in cui non voglio entrare. Sarkozy è oggettivamente una vittima di questo affare. Questo non vuol dire che sia un santo o che non abbia difetti. Non è questo il punto. La questione è un'altra: uno dei nostri migliori colleghi, Franz-Olivier Giesbert (direttore del settimanale Le Point, ndr) è stato convocato una sera da Villepin, quando era ministro degli Esteri, e riferendosi a Sarkozy gli ha detto: "Lo abbiamo in pugno". Giesbert ha sfidato Villepin a smentirlo. Le lungaggini della giustizia, gli ostacoli frapposti dal potere forse non consentiranno di far luce su tutto, ma i fatti di cui disponiamo finora sono questi. In questa circostanza, Sarkozy è la vittima, punto e basta. Ci sono altre situazioni in cui Sarkozy prende misure eccessive e pericolose, per esempio sull'immigrazione, ma questa è un'altra cosa: c'è materia per criticare la sua azione di uomo politico e di ministro. L'affare Clearstream è una scandalosa montatura come ce ne sono state altre. Sarebbe l'ora di sbarazzarci di questo modo di far politica deplorevole e indecente, che serve solo a scavare il fossato che separa i francesi dai loro rappresentanti. Questo è il problema".

Una vicenda che porta acqua al mulino di Jean-Marie Le Pen, dicono i politologi: lo pensa anche lei?
"È una campagna automatica, non ha nemmeno bisogno di fare comizi. La gente non fa differenza, non capisce niente e dice basta. Siamo in un regime di irresponsabilità politica: Villepin non è mai stato eletto e non ha nessuna idea del suffragio universale. Deve la sua legittimità al fatto di essere stato nominato da Chirac, il quale, secondo la Costituzione, è irresponsabile. E questo regime di irresponsabilità si scava la fossa, perché i francesi non sopportano più questa situazione in cui i politici possono far tutto senza essere mai puniti. Non c'è bisogno di sondaggi: una vicenda del genere fa aumentare meccanicamente Le Pen. Meccanicamente".

Non c'è nessuna via d'uscita?
"Bisognerebbe cambiare primo ministro, ma fanno tutto quel che possono per non far niente. Puntano sulla stanchezza dell'opinione pubblica, sui tempi lunghi delle inchieste giudiziarie. Sperano che le indagini per la violazione del segreto istruttorio finiscano per intralciare magistrati e giornalisti e che la gente si metta a pensare ad altro. In questo caso si può criticare Sarkozy, che di fatto è complice dello statu quo. Dovrebbe essersi già dimesso, perché partecipa a un governo guidato da un primo ministro che ha complottato contro di lui".

   
   

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