Lunedì
scorso Rita Verdonk, ministro
dell´immigrazione olandese, ha
improvvisamente deciso di revocare la
cittadinanza all´attivista politica Ayaan
Hirsi Ali, per aver dichiarato a suo tempo
false generalità. Si è scatenata una
bufera: Hirsi Ali somala di nascita e
deputata al parlamento olandese, ha dato
le dimissioni, e i suoi sostenitori hanno
gridato all´ "omicidio giudiziario". E
poiché lei stessa, poche settimane prima,
aveva denunciato un «terrorismo del
politicamente corretto in Olanda», era
facile vedere in quell´iniziativa una
punizione inflitta da una nazione troppo
pavida a chi aveva osato criticare
apertamente l´islam.
Viene spontaneo dare di questa vicenda
un´interpretazione un po´ manichea:
l´implacabile Verdock (detta anche "Rita
dal pugno di ferro"), già
vice-responsabile delle carceri, che
spezza le delicate ossa di una combattente
per la libertà. Di fatto ci sono fin
troppe ragioni per simpatizzare con Hirsi
Ali. Già musulmana fervente, è insorta poi
con violenza contro l´iniquità islamica; e
ha pagato un prezzo altissimo per aver
espresso i suoi convincimenti. Autrice
della sceneggiatura di "Submission", un
cortometraggio in cui si denunciano le
brutalità commesse contro le donne in nome
dell´islam, che portò all´assassinio del
suo regista, Theo van Gogh, era stata
costretta a nascondersi, e tuttora non può
muovere un passo senza le sue guardie del
corpo. Costretta da un tribunale a
cambiare casa perché i vicini
consideravano la sua presenza come una
minaccia alla loro tranquillità, aveva
commentato: «Non c´è da stupirsi che in
Olanda la resistenza al nazismo fosse un
fenomeno del tutto minoritario».
La minacciata revoca della cittadinanza è
dunque l´ultimo episodio di una lunga
storia di ingiustizie riconducibili alla
pusillanimità olandese. E sarebbe peraltro
una misura del tutto gratuita. Di fatto
nel 1992, quando Hirsi Ali chiese di
ottenere lo status di rifugiata e la
cittadinanza olandese, non usò il cognome
del padre, Magan; e dichiarò di essere
espatriata a causa della guerra civile
somala, mentre in realtà era fuggita per
sottrarsi a un matrimonio forzato con uno
straniero. Una storia in gran parte già
nota, tanto che tirarla in ballo ora è
apparso crudele e vendicativo. Perciò sono
stati in molti a schierarsi al suo fianco
– compresi vari esponenti del partito
conservatore, che è il partito di Rita
Verdonk e della stessa Hirsi Ali.
Di fatto però non esiste alcun nesso tra
questa vicenda e i convincimenti della
deputata di origine somala; e quanto a
Rita Verdonk, non si può certo accusarla
di "eccesso di correttezza politica".
Candidata alla guida del suo partito, la
Verdonk si presenta con un´immagine di
donna intransigente e "tutta d´un pezzo",
non più disposta a tollerare i falsi
rifugiati politici, gli imam radicali e i
giovani immigrati che "terrorizzano" le
città olandesi. Rita Verdonk è stata in
effetti un´alleata di Hirsi Ali nel mondo
politico olandese, che le ha viste
entrambe impegnate per la stessa causa.
Come si spiega allora quest´improvviso
sconvolgimento?
L´Olanda, Paese fiero della sua ospitalità
e tolleranza multiculturale, nonché del
suo clima sociale libero e aperto, è
sempre stata considerata come uno dei
Paesi più accoglienti dagli aspiranti
immigrati con alle spalle storie di
persecuzioni o di guerre. Una volta
varcato il confine olandese si poteva
contare sulla benevolenza dei funzionari
preposti al welfare. Erano stati gli
stessi olandesi responsabili
dell´accoglienza ai rifugiati a suggerire
a Hirsi Ali gli aggiustamenti da apportare
alla sua storia. Dato che l´immigrazione
di extracomunitari per motivi economici
era (ed è tuttora) pressoché impossibile,
qualche ritocco alla sua vicenda era
indispensabile per ottenere il diritto
d´asilo.
Quel clima di libertà e apertura è però
cambiato alla fine degli anni 1990, e
soprattutto dopo l´11 settembre 2001. Il
leader populista Pim Fortuyn, assassinato
nel 2002, aveva ottenuto un largo seguito
sostenendo che in Olanda non c´era più
posto per nessuno, e gridando al pericolo
islamico. Fortuyn era un personaggio molto
particolare, fautore della legalità e
l´ordine, ma anche un gay dichiarato, che
vedeva nell´islam una minaccia alla sua
libertà sessuale.
In questo nuovo clima ha avuto inizio
l´ascesa di Ayaan Hirsi Ali, che certo non
era populista, e ovviamente neppure
xenofoba. Ma a suo modo sosteneva la tesi
della minaccia islamica, e in nome
dell´illuminismo lottava contro il
pericolo oscurantista, trovando molti
alleati tra gli intellettuali e i politici
conservatori. Si sono schierati al suo
fianco anche alcuni ex esponenti di
sinistra, convinti del fallimento del
multiculturalismo e critici verso la
posizione olandese, giudicata troppo
pavida e imbelle a fronte della sfida
musulmana, i quali sostenevano l´urgenza
di adottare una linea dura.
Rita Verdonk non è altro che un´esponente
di questo nuovo clima, anche se
particolarmente estremista e di scarsa
immaginazione. A lei si devono proposte
tanto peregrine quanto impraticabili –
peraltro regolarmente bocciate dal
parlamento – quali ad esempio il divieto
di parlare per strada qualunque lingua
diversa dall´olandese. Ha rimpatriato in
paesi quali la Siria o il Congo alcuni
rifugiati esposti a gravi pericoli. Sotto
la sua sorveglianza sono stati incarcerati
i superstiti dell´incendio che ha
distrutto, come si ricorderà, il riparo
temporaneo di un gruppo di richiedenti
asilo all´aeroporto di Amsterdam, causando
11 morti. E infine è stata Rita Verdonk a
rispedire in Iraq una famiglia che a
parere degli esperti andava incontro a
gravi rischi, solo perché nelle
dichiarazioni rilasciate alla autorità si
era scoperta qualche inesattezza. Tutto
questo per accreditare l´immagine del
personaggio "tutto d´un pezzo".
Perciò, quando la scorsa settimana Hirsi
Ali ha raccontato, in un documentario
televisivo, di aver apportato qualche
ritocco alla sua storia, Rita Verdonk si è
convinta di non avere altra scelta: era
tenuta a riaprire il caso e ad agire di
conseguenza per applicare rigorosamente la
legge. Una decisione dogmatica e
certamente eccessiva, data anche la
personalità di Hirsi Ali, il suo coraggio
e le persecuzioni subite. Ma tutto questo
non ha nulla a che fare con la sua
posizione sull´islam.
In questo contesto, la frase da lei
pronunciata sul «terrorismo del
politicamente corretto» risulta purtroppo
inopportuna. Avrebbe fatto meglio a
cogliere l´occasione per prendere le
difese dei molti che hanno affrontato
problemi simili ai suoi, nel tentativo di
entrare in Europa per sfuggire a
situazioni drammatiche in senso politico,
sociale o economico, e di poter vivere in
un Paese libero. E´ giusto in ogni caso
sostenere oggi la causa di Hirsi Ali, ma
senza dimenticare la sorte di tanti
sconosciuti, rispediti nei rispettivi
Paesi in condizioni terribili in omaggio a
quella linea dura cui la stessa Hirsi Ali
ha dato il suo contributo.
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