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La truffa delle Fake news, dei TG del falso
Mediattivismo. Un’associazione no profit fa esplodere negli Usa lo scandalo della pubblicità occulta

di Roberto Reale (segretario generale di Information Safety and Freedom)

31 maggio 2006

Che fare se il Governo manipola con le proprie “Fake News” ( falsità)  l’informazione televisiva? Sulla materia noi italiani siamo – come dire – in prima linea. Qualsiasi esperienza di “denuncia e contrasto dal basso” delle manipolazioni prodotte dal Potere può tornarci utile.  C’è una storia americana che merita di essere raccontata.  Protagonista un istituto di ricerca: il Centro per i Media e la Democrazia. Il 6 aprile scorso ha pubblicato un rapporto ( lo si trova all’indirizzo http://www.prwatch.org/fakenews/execsummary). Riguarda 77 stazioni televisive statunitensi che dal 2003 hanno mandato in onda come “servizi giornalistici autoprodotti” quelli che in realtà erano degli spot promozionali realizzati dall’ Amministrazione Bush o da grandi corporation. In poche parole queste 77 tv hanno commesso un’ enorme mistificazione: hanno spacciato per informazione quella che in realtà era pubblicità mascherata.  La vicenda ( ne parla il Corriere della Sera riprendendo un tema sollevato dal britannico Indipendent il 29 maggio scorso) non è nuova. Che gli “uomini della comunicazione” della Casa Bianca e del Pentagono avessero adottato la tecnica di comprare spazi di informazione era risaputo.  Lo hanno fatto anche con articoli a pagamento sui quotidiani iracheni. Figuriamoci se non lo facevano pure sulle televisioni di casa, così importanti per la costruzione dell’iniziale consenso interno alla guerra.

L’Indipendent ci fa sapere che sono  20 le Agenzie Federali che in questi anni hanno prodotto le VNR ( Video News Releases- in concreto le marchette tv). L’obiettivo era quello di far credere che gli iracheni fossero entusiasti della presenza Usa nel loro paese o di spiegare ( sui temi di politica interna)  la “positività” dei provvedimenti assunti dall’ Amministrazione Bush.  Come dicevamo però,  di queste VNR hanno fatto massiccio uso anche grandi corporation private. Nel rapporto del Centro per i Media e la Democrazia gli autori, Diane Farsetta e Daniel Price, pubblicano un impressionante elenco . Ci sono Panasonic, Cadillac, Texas Instruments, General Motors e molti altri giganti dell’economia mondiale.  Ma perché le tv mandano in onda questi materiali? Per una doppia convenienza. Da una  parte incassano i proventi di una pubblicità occulta, dall’altra usano dei filmati ben fatti, assolutamente professionali, materiali di buona qualità che “riducono i costi di produzione” delle singole emittenti.

Ma la notizia vera sta nel fatto che il lavoro di un’associazione no profit, che si occupa in modo intelligente di Media e Democrazia, ha sbloccato la situazione. A seguito dell’indagine pubblicata nel sito, e delle pressioni di un altro gruppo di mediattivismo denominato Free Press, la Federal Communications Commission ( l’equivalente della nostra Autorità delle Telecomunicazione) è stata costretta ad aprire un’ inchiesta ufficiale. Secondo la legge americana ( che prevede peraltro pene irrisorie) chi manda in onda filmati sponsorizzati dovrebbe avvertire della cosa il pubblico. Norma che ovviamente non è stata rispettata. Lo scandalo comunque è enorme. Il giornalismo televisivo americano rischia di uscirne travolto. Noi italiani – così pieni di guai – più che una consolazione dovremmo ricavarne una lezione comportamentale. Il lavoro delle associazioni di utenti, se documentato e ben fatto, può smascherare le porcherie del potere. Persino quelle più subdole e insidiose.

   
   

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