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Archivio 2005 
 


 

Dubai, la parata delle tv arabe
di Donatella Della Ratta
A convegno i maggiori media della regione. La defezione di Al Jazeera crea grande scalpore e svela dissidi e contrasti...

Attacco alla Televisione croata
Il partito di governo, HDZ, in assenza del suo leader e premier croato, ha portato a termine un attacco mal riuscito contro la televisione pubblica, e in particolare contro un popolare talk show, con l'intento di controllarne la programmazione.


Croazia: minacce di morte a giornalista di feral tribune
Una storia inquietante all'indomani dell’arresto di Ante Gotovina. Drago Hedl, editorialista di Feral Tribune e corrispondente dalla Croazia, è stato minacciato di morte. Hedl ha raccontato i crimini commessi contro civili serbi a Osijek e Vukovar...


Minacce a Drago Hedl: le reazioni del Feral Tribune

L'intelligence, i fatti e il dovere dei giornali
di Giuseppe D'Avanzo

Il giornalismo italiano pericolosamente sta dimenticando il suo dovere di raccontare «dove siamo». Degradato a opinionismo, non guarda ai fatti, non li cerca, non vuole trovarli, non ne vuole tenere conto. Quando se li ritrova improvvidamente tra i piedi, li trasforma in opinioni. Screditata a opinione, la verità di fatto è vulnerabile, irrilevante...


Press (immagini da Falluja)
di Roberto Reale
L’oscura, sciagurata, torbida realtà della guerra incisa in una foto. La sagoma che vediamo era di un essere umano, di uno di noi. Esercitando la sua azione devastante, il fuoco con lui  non è stato pietoso e neppure - come usano invece  affermare i presunti  esperti -  “chirurgico”...


La Casa Bianca all'assalto della libertà di stampa in USA

di Robert McChesney (fondatore, presidente e caporedattore di Free Press)

Un mestiere pericoloso
Una petizione per sostenere un giornalista brasiliano nella sua battaglia contro le ingiustizie...


La cyber-repressione in Tunisia
E' da due anni che sei giovani e un professore, gli "internauti di Zarzis", sono stati arrestati dalle autorita' tunisine per "utilizzo di Internet a scopi terroristici"...

L’Ira di Rumsfeld per Falluja

di Roberto Reale

La generazione che sfida la censura
di Marina Forti
Intervista con Fatemeh Motamed Aria, attrice protagonista del film iraniano «Gilaneh»...


Libia: il dissenso camuffato
Blogger incarcerato in Libia. Un prigioniero di coscienza trasformato in criminale comune...

Per liberare Yu Dongyue
Campagna di Rsf per il giornalista cinese impazzito in carcere...

Predrag Matvejevic andrà in prigione?
di Drago Hedl
Il tribunale di Zagabria condanna, con la condizionale, il noto scrittore Predrag Matvejevic a cinque mesi di reclusione per un testo pubblicato quattro anni fa da un quotidiano croato.

Kazakistan: il regime non scherza
Denuncia in vista per un comico inglese che ha sbeffeggiato il regime kazaco: “Serve gli interessi di chi vuol mettere in cattiva luce il nostro Paese”.

Liberare gli internauti di  Zarzis
Il Comitato di Sostegno agli Internauti di Zarzis lancia un appello urgente alle autorità chiedendo di prendere in seria considerazione lo stato di salute dei giovani internauti arrestati e condannati a pene pesantissime.


Sinclair, la rete televisiva che tifa per Bush
di Eric Klinenberg
Ovunque nel mondo industriale, ultraconservatori manovrano per consolidare il proprio potere nell'etere: il gruppo Murdoch ha delle mire su internet, l'editore Axel Springer punta a una rete di televisioni. Negli Stati uniti, grazie al gruppo Sinclair, l'amministrazione Bush dispone di un notevole strumento di propaganda.

Palestina FM
Trasmettere in Palestina oggi: Voice of An-Najah, una radio universitaria.

Afghanistan: due scrittori afgani rinchiusi per tre anni e mezzo a Guantanamo
L’emblematica storia di due ex prigionieri afgani di Guantanamo, raccolta da James Rupert, corrispondente dal Pakistan del quotidiano statunitense 'NewsDay'. E’ la storia di due fratelli, scrittori, che nel 1998 scrissero un articolo satirico contro l’allora presidente Usa Bill Clinton, e che per questo sono stati rinchiusi per tre anni e mezzo nella famigerata prigione di Camp Delta con l’accusa di essere pericolosi “combattenti nemici”.


Nuovi turchi e storie armene
di Fabio Salomoni
90 anni dopo il genocidio, molti capiscono: il negazionismo non regge più. La magistratura turca accusa giornalisti e scrittori di «tradimento nazionale» per interventi sulla questione armena. Ma il paese non è immobile. Da anni la società turca cerca di confrontarsi con la propria storia, con i tabù e le reticenze dell'ideologia ufficiale.

Iran: esercito islamico minaccia di eliminare 210 giornalisti
Sono 210 i giornalisti che un sedicente Esercito Islamico vorrebbe eliminare. L'elenco, che circola in queste ore nella capitale iraniana, include praticamente tutti i giornalisti indipendenti del paese che non si riconoscono nel nuovo governo presieduto da Mahmoud Ahmadinejad.

Il Palestine, fortezza triste di noi inviati nel mirino
di Bernardo Valli
Nove operatori dei media sono stati feriti gravemente dai tre attentati suicidi avvenuti quasi simultaneamente il 24 ottobre contro l'hotel Palestine.

Bosnia: i pericoli delle tre reti

di Mirna Skrbic
La Bosnia ha finalmente una nuova legge sull'emittenza radiotelevisiva, come richiesto dall'UE, ma i bosniaci di nazionalità croata sono scontenti.

New Orleans: Minacciato uno dei giornalisti presenti a un pestaggio

Un video della Aptn (la tv della Associated Press) ha rilanciato le accuse di razzismo sulla polizia di New Orleans e scosso la coscienza dell'America a poche settimane dal "disastro Katrina".
approfondimenti
Guarda il video nel sito della CBS

Iraq, la guerra Usa ai media
di Nicola Scevola
Il direttore dell'agenzia Reuters scrive al Congresso: le violenze dei marines contro i giornalisti mirano a impedire che il popolo americano sappia cosa sta succedendo a Baghdad.

"No al Grande fratello anti-Al Qaeda"
di Franco Papitto
L'Europarlamento respinge la proposta di Londra e Parigi.

Museruola in Slovenia
di Franco Juri
Domenica scorsa in Slovenia, si è tenuto il referendum sulla nuova legge della radiotelevisione. Lo schieramento a favore della legge ha vinto con uno scarto minimo: 50,2% contro il 49%. Ma il 70% degli aventi diritto ha preferito rimanere a casa o - visto il bel tempo - andare a vendemmiare.


Iraq: una voce dall'esilio
Adnan al Saigh, un poeta in esilio, una voce contro Saddam e l’occupazione Usa.

Cina: tra cyber-dissidenti e ONG sobillatrici
di Bruna Iacopino
E’ sempre scomodo parlare di libertà, di diritti, magari negati… è piuttosto scomodo, parlare di massacri, torture, condanne a morte, repressione delle libertà individuali… è scomodo in un paese democratico, figuriamoci in quei paesi dove la democrazia è additata come parola proibita! Sotto i riflettori ancora la Cina e la sua incessante smania di censura.


Cina, le nuove vittime della censura
di Federico Rampini
Dopo Internet anche il volontariato. A pochi giorni dal "caso Yahoo" cresce la vigilanza sul web. Pechino teme movimenti "arancioni" come nell´ex Urss. Regole più dure contro la dissidenza on-line, Ong sotto controllo.

Inviati coraggiosi

di David Randall
L'egocentrismo ha un certo peso nello spingere un giornalista a compiere imprese straordinarie.

Il fotografo samaritano

Gli ultimi giorni di Ilaria Alpi

Russia: è morto l´ex direttore di "Moskovskie Novosti"

di Francesca Cucurnia
Egor Jakovlev, ai tempi di Gorbaciov, inventò la "glasnost".

•  
Srebrenica, fotografie scomode
di Igor Lasic
Tarik Samarah ha scattato numerose foto su Srebrenica. La sua mostra fotografica avrebbe dovuto essere esposta al parlamento olandese, ma qualcosa non è andato nel verso giusto. Un'intervista del settimanale di Spalato "Feral Tribune".

•  
Yahoo fa la spia per la Cina ma il mondo chiude gli occhi
di Federico Rampini
Per entrare nel mercato cinese le major dei computer hanno accettato la censura di molte parole nei motori di ricerca. Il portale internet Yahoo ha dato alla polizia il nome del reporter che aveva divulgato informazioni con la posta elettronica. Shi Tao, caporedattore di un giornale di provincia, aveva inviato una circolare ufficiale del governo a un amico che vive negli Stati Uniti La ricerca di parole come "democrazia" o "libertà" fa apparire sui pc un messaggio di errore che dice: "Linguaggio proibito".

•  Fine di Cult Network Italia, la Fox «spegne» la tv culturale

di Silvana Silvestri
16.09.05 - Il direttore di Cult Network Italia fino al mese di luglio, racconta la nascita e lo sviluppo audace di un piccolo canale culturale, vincitore di due premi come migliore tv europea satellitare e di come la logica dello standard abbia azzerato «l'Arté italiana».

• 
Italia: Il bavaglio ai giornali sulle indagini
di Giuseppe D'Avanzo

• 
Siria: torna in libertà il cybernauta arrestato due anni fa
di Luca Ferrari
"Cari amici, sono estremamente felice di comunicarvi che Abdel Rahman al-Shaghouri è stato rilasciato”. Così Rachel Campbell, membro del Segretariato Internazionale di Londra di Amnesty International, ancora emozionata, ha commentato la liberazione del cittadino siriano 34enne, arrestato due anni fa con l’accusa di aver visitato  siti internet che parlavano della situazione dei Diritti Umani in Siria e di avere spedito degli articoli al riguardo ad alcuni suoi amici fuori dal Paese.

• 
Stampa anglosassone, mito che fa comodo
di Danilo Taino
Il Financial Times e gli altri. Hanno un prestigio che nasce dai mercati. Ed è talora strumentalizzato dalla nostra politica.

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La Turchia e lo scrittore perseguitato

di Gianni Riotta
Lo scrittore turco Orhan Pamuk, rischia fino a tre anni di galera per un'intervista. La persecuzione contro Pamuk, interdetto dal pubblico ministero a rilasciare ogni dichiarazione o protestare in pubblico, mentre i suoi libri vengono bruciati in piazza, è una vergogna che il governo turco non riesce più a nascondere, giusto alla vigilia del nuovo incontro per l'ammissione della Turchia nell'Unione Europea, il 3 ottobre.

• 
Serbia: media e politica, abusi reiterati
di Igor Jovanovic
Le intemperanze di un ministro in carica dimostrano quanto è fragile in Serbia la libertà di espressione, cinque anni dopo la fine del regime Milosevic.

I media e l'uragano: George W, Katrina e i poveri cristi

di Roberto Reale

Iraq: un cameraman della Reuters ad Abu Ghraib
Cronistoria di un reporter arrestato l'8 agosto dai soldati Usa
di Naoki Tomasini
Un tribunale segreto, il Combined Rewiew and Release Board (Crrb) - un istituto composto da sei membri iracheni e tre della coalizione - ha determinato che il cameraman Ali Omar Arbrahem al Mashhadani
 "è una minaccia per il popolo iracheno e ne ha raccomandato l’internamento”.

MORTE DI UN GIORNALISTA IN IRAQ
Steven Vincent
- penna indipendente al servizio di testate prestigiose quali il New York Times, la National Review e il Christian Science Monitor - viene ucciso la sera del 2 agosto a Bassora, forse assassinato proprio da coloro che egli aveva preso di mira nei suoi ultimi articoli.
Come un delitto di mafia
di Roberto Reale
L'ultima denuncia di Vincent: "I fondamentalisti stanno vincendo"
di Alix Van Buren

Media in Kosovo
di Jelena Bjelica
Negli ultimi anni i giovani media kosovari hanno registrato un significativo passo avanti, ma la strada per una piena affermazione di un giornalismo indipendente, professionale ed eticamente corretto è ancora lunga.

Tunisia: il sindacato fantasma
di Christian Elia
Il 7 settembre 2005 sarebbe potuta diventare una data storica per la professione giornalistica in Tunisia. Era la data scelta dai fondatori del Sindacato dei Giornalisti Tunisini per la nascita, a Tunisi, della loro rappresentanza di categoria. Non è andata così. Il governo tunisino ha deciso che il sindacato non nascerà.

Yemen: stampa con il bavaglio, un giornalista rapito e torturato

di Christian Elia
Jamal Amer, capo-redattore del settimanale indipendente yemenita 'al-Wassat', ha denunciato di essere stato rapito e torturato, la notte tra il 22 e il 23 agosto scorso a Sanaa, capitale dello Yemen, da uomini armati e a volto coperto per aver pubblicato nel giornale per il quale lavora articoli critici verso il governo dello Yemen.

USA: quando un telepredicatore esalta l’omicidio in tv
di Roberto Reale
Guerre culturali: ecco come finiscono 

Il caos dei media serbi

di Jelena Bjelica
Un giornalismo promettente quello serbo, ma afflitto da povertà, mancanza di professionalità e da conflitti politici. La mancata applicazione della legge sulla radiodiffusione, la contesa sulla privatizzazione dei media elettronici, sono i nodi principali dell'attuale caos in cui si trova l'intero settore...

Il ruolo dei media? Indirizzare allo shopping
di Saul Landau
Dagli Usa riflessioni sempre più pessimistiche sulla deriva del sistema mediatico.

Gran Bretagna: nascita di una democrazia di polizia

di John Pilger
Guerra al terrorismo, un editorialista americano chiede la lista nera delle idee? E Blair importa il concetto: un database di opinioni e luoghi proscritti.

Germania: è nato un nuovo gigante
di Matteo Alviti
L'editore della Bild compra la tv di Monaco. Duro colpo al pluralismo dei media. Il nuovo gruppo editoriale, secondo solo al colosso internazionale Bertelsmann, avrà il monopolio su televisione e carta stampata. Il Bundeskartellamt di Bonn, l'antitrust tedesco, dovrà però pronunciarsi sulla fusione, prevista nel medio periodo, e potrebbbe bloccarla.

In Cina la sfida tra Google eYahoo

di Federico Rampini
Guerra per il controllo del web, Yahoo dà l'assalto alla Cina tramite l'alleanza con il sito di vendite online Alibaba, in gioco 103 milioni di nuovi utenti Internet. Il motore di ricerca californiano tenta il sorpasso su Google. Pechino è la nuova frontiera: qui il boom della Rete è ancora agli inizi. Ma per allearsi con i cinesi Yahoo ha dovuto cedere il controllo di tutto il business locale.

Maldive: se l'arcipelago diventa un gulag
di Serena Tinari
Si definisce «freedom fighter» - uno che lotta per la libertà - e la sua storia sembra la trama di un film. Il cyberdissidente Ibrahim Lutfy è l'unico rifugiato delle Maldive in Svizzera. Per combattere il regime del presidente Maumoon Abdul Gayoom, che da 27 anni detiene il potere assoluto, per denunciare la mancanza di libertà di espressione e le violenze sistematiche nelle carceri, Ibrahim Lutfy si è messo in gioco in prima persona e l'ha pagata cara.

Il terrorismo cancellato dalla BBC, una favola italiana smentita dal web
di Roberto Reale
Favole metropolitane. Quando si diffondono contrastarle è un’impresa disperata. L’ultima che gira in Italia è che la BBC abbia rimosso dalle sue cronache il termine terrorismo. Una forma di manipolazione del linguaggio utile a non spaventare gli inglesi, ma anche una sorta di  presunta complicità indiretta con gli autori delle stragi.  Ma è vero che questa rimozione c’è stata? Se si prova  a fare una verifica in Internet  nel sito di BBCnews si trovano 3592 pagine in cui si parla proprio di terrorismo.

Il groppo alla gola dei giornalisti Usa
di Stefano Marcelli
La morte per cancro di Peter Jennings, anchorman di World News Tonigth dell’ABC, ha fatto scattare una specie di corto circuito nel sistema dei media americani.

Addio all'ultimo degli anchorman, è morto Peter Jennings, volto leggendario della Abc
di Vittorio Zucconi

Iraq: massacrato l'inteprete iracheno che lavorava con i giornalisti italiani
di Pietro Del Re
È stato ucciso da tre killer a volto scoperto sotto gli occhi della moglie e della figlia Diversi anni fa si era laureato in ingegneria alla facoltà di Perugia.

Ecco come terrorismo e guerra hanno gia' colpito il libero giornalismo
di Roberto Reale
“War on terror”. In Italia si può leggere  “Guerra al terrorismo”.  Una parola d’ordine rilanciata anche da noi dopo le  orrende stragi  di Madrid e Londra e le incombenti e crescenti minacce rivolte al nostro paese.  Ma praticare ciecamente questo genere di guerra quali conseguenze ha per l’informazione?


Tutti detective e giornalisti, così cambia la guerra al terrore
di Leonardo Cohen
Videofonini, blog, sms: polizia e media mobilitano i cittadini.


Informare è sempre più pericoloso: abbiate coraggio!
di Stefano Marcelli

I cinque padroni dell'informazione

di Maurizio Torrealta
Capire di chi è la proprietà del mezzo di informazione del quale utilizzate le  notizie,  e’ la prima informazione  che vi serve  per capire su  quali argomenti non potete aspettarvi una notizia imparziale. Le notizie sulla  vera   proprietà dell’organo di informazione che state utilizzando, sono le notizie  che non troverete mai su quell’organo di informazione.

Iraq: martedì scrive sui "missing", venerdì viene ucciso
Ucciso a un check-point Usa il reporter iracheno che aveva denunciato gli squadroni della morte. Yasser Salihee medico e giornalista per il gruppo Knight Ridder, indagava sugli scomparsi sunniti uccisi dai commandos guidati dai consiglieri Usa.


 La nostra "guerra culturale", contro la censura ovunque
di Roberto Reale
A cose fatte (ovviamente) alcuni esperti ci informano che l’Italia è un paese dove la gente non sarebbe mai potuta andare a votare per i referendum sulla fecondazione assistita perché troppo assillata dai problemi economici.  Sulla base di questo assunto chi si occupa di libertà di informazione e democrazia  potrebbe tranquillamente chiudere bottega.


 Cameraman di Al Jazeera: "mi hanno seviziato e violentato"
Detenuto dal 2001 perché cameraman di Al Jazeera e per questo ritenuto vicino ad Al Qaeda, picchiato e seviziato per 4 anni, costretto a rispondere a continui interrogatori sul suo coinvolgimento in atti terroristici: l'avvocato di Sami Al Hajj, operatore sudanese della tv del Qatar, accusa le forze statunitensi di aver detenuto il suo cliente nel carcere di Guantanamo solo per questi motivi e di averlo sottoposto a continui abusi.


 Media in Turchia, il coraggio del giornale 'Birgun'
Dogan Tilic, direttore responsabile di “Birgun”, nonché Presidente dell'Associazione Giornalisti Progressisti (CGD) e docente universitario, racconta la nascita, le difficoltà e il coraggio del quotidiano indipendente, oltre ad offrire un quadro della situazione dei media in Turchia.

Argentina: inaugurata la prima radio comunitaria Mapuche riconosciuta dal governo argentino

di Stella Spinelli
Momento storico per le comunità mapuche in Argentina: è stata inaugurata la prima radio comunitaria indigena con riconoscimento governativo. E a quanto pare non sarà l’ultima.


Un'informazione embedded
di Marinella Ciamarra
Intervista con Claudio Fracassi realizzata nel corso di un convegno svoltosi di recente all'Università di Campobasso, organizzato dalla facoltà di Scienze della comunicazione...


Mahomoud il proletario e il populismo religioso
di Stefano Marcelli (segretario generale di Informazione senza frontiere)
Il nuovo primo ministro iraniano, il sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad, è un  proletario di provincia che ha battuto a sorpresa il ricco e raffinato  ex presidente Rafsanjani. Fisico minuto e volto affilato definito da una barba nera e cortissima e animato da uno sguardo penetrante, Ahmadinejad ha 46 anni ed è figlio di un maniscalco del  Semman, una provincia del nord. Laureato in ingegneria e  specializzato nel ramo dei trasporti, ha partecipato alla guerra con l’Irak nei gruppi commandos, prima di entrare tra le fila dei Pasdaran.

Iran: la sconfitta riformista e la responsabilità europea
di Ahmad Rafat


Noi e l'Iraq: la guerra continua
di Roberto Reale
Per noi italiani è finita  in un cono d’ombra, lontana dai riflettori dei media che se ne occupano stancamente. Ma in Iraq la guerra continua. E’ entrata nella sua fase più cupa: quella in cui gli orrori quotidiani rischiano di venir  vissuti come normalità.


Noi giornalisti british, a letto con il nemico
di John Pilger
Il sindacato dei giornalisti britannici (Nuj - National Union of Journalists) e il governo Blair hanno in programma una cerimonia per annunciare e lanciare la loro «partnership». Secondo John Fray, vice segretario generale della Nuj, questa collaborazione «promuoverà la consapevolezza dei giornalisti sulle questioni che circondano la lotta contro la povertà su scala mondiale... Noi vogliamo aiutare i media a dirla così com'è». Per questo «approccio positivo», il governo pagherà all'unione dei giornalisti 80.000 sterline.


Australia: lo straniero simbolo di libertà
di Ernesto Milanesi
70 anni fa un giornalista comunista cèco,
Egon Erwin Kisch, divenne per qualche settimana in Australia un eroe popolare, anima di un grande movimento.

Al Jazeera: l'enfant terrible è diventato grande
Viaggio a Doha nella redazione più famosa del mondo arabo, in occasione del lancio della nuova linea editoriale. A quasi dieci anni dal suo esordio, l'emittente qatarense, bandita da Baghdad e accusata di filoterrorismo da Rumsfeld, stravolge il look. Scelta lungimirante o autodistruttiva?


Palermo, 35 anni dopo si chiude l'inchiesta sull'omicidio del cronista De Mauro
di Attilio Bolzoni
In redazione l´aveva confidato a più di un collega: «Ho uno scoop che farà tremare l´Italia». Era venuto a sapere che il principe Junio Valerio Borghese stava preparando un golpe. E che Cosa Nostra complottava con i generali. Mauro De Mauro però fece le domande giuste alle persone sbagliate. Prima lo rapirono e lo «interrogarono», poi lo strangolarono..


Iran: va in onda lo show della democrazia
di Stefano Marcelli
“In questi giorni, sui giornali iraniani si possono leggere cose che in un Paese occidentale porterebbero chi le ha scritte in Tribunale”, racconta Marshalla Shamas al Vaezin.che si è conquistato sul campo, e in carcere, il titolo di padre della libertà di stampa in Iran. Giornalista, scrittore e sociologo, ha fondato quattro giornali e il regime glieli ha chiusi uno dopo l’altro, ogni volta sbattendolo per qualche decina di mesi in carcere. Ora gli ha inflitto una condanna senza scadenza: non può né fondare giornali, né dirigerli, né scriverci sopra. Fino a nuovo ordine. E così gira il mondo a raccontare di come l’Iran sia passato dall’essere “il più grande carcere per giornalisti del mondo” a “più grande carcere per giornalisti del Medio Oriente”...

Golpe elettorale in Iran
di Ahmad Rafat


L'omicidio del giornalista Kassir e la guerra alla Francia
di Stefano Marcelli
Samir Kassir era un uomo imponente. E con una bella faccia, aperta e intelligente. Denunciava impietosamente la liturgia dell’impotenza dei Paesi Arabi, questo intellettuale, accusato di ignorare incoscientemente i pesanti avvertimenti già ricevuti più volte.


Bentornata Florence
“La liberazione, dopo cinque mesi di prigionia, di Florence Aubenas e Ussein, è anche la liberazione del mondo dei giornalisti da una pesante angoscia e da uno spregevole ricatto “, questo l’immediato commento alla notizia della liberazione della giornalista di Liberation, da parte di Informazione senza frontiere. “Ora si tratta di non cedere a quel ricatto e di rispondere con un’offensiva di informazione sull’Iraq e le molte contraddizioni e zone grigie di quella situazione. Raccogliamo gli appelli che sono venuti in questi mesi dagli inviati lasciati a casa e ripresi dallo stesso sindacato dei giornalisti RAI: l’Iraq ha bisogno di testimoni, non si costruisce una democrazia senza giornalisti. Per questo chiediamo alle autorità della Coalizione, a quelle irachene e in particolare al Governo Italiano, di mettere i giornalisti nelle condizioni di poter tornare a fare il proprio lavoro in sicurezza in Iraq, a cominciare da Nassiriya, dove opera il nostro contingente militare. Dobbiamo respingere il ricatto dei terroristi con un’offensiva di verità e democrazia”.
APPROFONDIMENTI
Liberata Florence: Bagdad rimane la Stalingrado dei giornalisti
Florence; i miei carcerieri mi hanno picchiata
«I miei cinque mesi legata in una cantina»
Sans reporter
Iraq: senza giornalisti è guerra. La protesta va in Parlamento

La guerra della reporter
Lo straordinario documentario sulla vita e il lavoro di Janine di Giovanni e altre quattro giornaliste inviate di guerra in Medio Oriente.


Guantanamo. Adesso Bush chiederà scusa? E i giornalisti cosa diranno?
di Roberto Reale


Mele marce: Cuba e Guantanamo
di Roberto Reale


Finalmente a casa i giornalisti rumeni
di Mihaela Iordache


Intervista a Hollman Morris. Il mestiere di giornalista, tra la vita e la morte
di Simone Bruno (
corrispondente dalla Colombia per Reporter Associati)
Lo studio Morris-Production, dove Hollman Morris e i suoi collaboratori svolgono il lavoro quotidiano di edizione e direzione di "Contravia" è in un quartiere tranquillo con piccole case in legno e negozi che vendono antiquariato sparsi un po' come funghi, i rumori della "Calle septima", la principale arteria cittadina sono ovattati e in lontananza, anche un sole timido, che noi chiameremmo primaverile scalda queste prime ore del giorno. Quando Hollman arriva, sembra una scena da film, lo precede una Jeep con uomini grossi e coperti da occhiali da sole, scendono lasciando aperti gli sportelli, poi aprono la sua portiera e lo accompagnano nello studio. Scena appariscente, quanto inutile, dall'omicidio Gaitan in poi (1948) è stato evidente che la scorta non salva le vittime del terrorismo Colombiano anzi a volte ne è complice.


• 
Caso Newsweek: un paio di domande
Proviamo a metter in fila due domande. Nel mondo c’è bisogno di maggiore o minore trasparenza? C’è stato in questi anni troppo giornalismo o ce n’è stato troppo poco? Sono argomenti centrali nel nostro tempo: sono talmente tante le vicende che richiamano questi temi che non possiamo più fare finta di non vedere. L’ultima storia in ordine di tempo è quella del settimanale Newsweek.


Giornalismo: il modello uzbeko
Una ennesima tragedia, inaugurata nel nome della “guerra al terrorismo islamico”, che si consuma al buio.


Diavoli & polvere
“I soldati americani ripetono di questi tempi una frase che mi fa venire i brividi addosso: abbiamo un lavoro da finire. E’ per questo che non vogliono più giornalisti in giro per l’Iraq”... C’è la guerra, questa sporca guerra in Iraq che già ha ucciso sessantacinque colleghi. Ci sono i morti per “fuoco amico” (12?) e quelli per mano di quei misteriosi tagliatori di gole che tengono ancora prigionieri Florence Aubenas, il suo collaboratore Hussein e i tre colleghi rumeni.


Montenegro: media, referendum e politica
I media montenegrini vengono tacciati di non dare spazio alla questione del referendum. L’analisi che accusa gli organi di informazione per ora è anonima, ma reca il timbro del Ministero degli Esteri. Protestano i giornalisti.


Blair, la BBC e il futuro della democrazia
Alan Rusbridger, direttore del Guardian quotidiano liberal, lo ha definito nel gennaio 2004  “un politico inaffondabile”.  Lo stesso giornale ha però avvertito i lettori: “ I modelli di Blair sono Putin e Berlusconi: quando i media diventano un impiccio, fai qualsiasi cosa per neutralizzarli”.

La Casa delle (mezze) Libertà
La notizia: la Casa delle Libertà è riuscita a far collocare l’Italia fra i Paesi “parzialmente liberi“ per quanto riguarda la libertà di stampa. La spiegazione: l’associazione statunitense Freedom House ha appena pubblicato il suo rapporto sulla libertà nel mondo e quello specifico sulla libertà di stampa. Il rapporto punta il dito soprattutto sulla Russia e su gran parte degli ex Paesi socialisti collocandoli nella categoria dei Paesi non liberi. Ma se si cerca l’Italia, nella classifica della libertà di stampa, bisogna scorrere un terzo del rapporto e arrivare fino alla tabella 77, quella dove inizano i Paesi definiti “partly free“.

Free Fire Zone
Nella città di Tiujana, in Messico, la guerra della droga minaccia  la libertà di stampa
Un'inchiesta condotta dal Committee to Protect Journalists sull'uccisione
del giornalista Francisco Ortiz Franco.

Gary Webb, una storia americana
Gary Webb, giornalista investigativo vincitore di un premio Pulitzer, è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Sacramento County, e il suo caso è stato subito definito un suicidio. Nel 1996 Gary Webb era stato l’autore di una serie di articoli pubblicati sul San Jose Mercury News intitolati "Dark Alliance" (La Scura Alleanza), rivelando che per anni, tonnellate di cocaina, poi vendute alle varie gangs di Los Angeles, avevano fornito degli ottimi profitti alla CIA. (articolo di Fabrizio Casari)

Conversazione con Derrik De Kerckhove
Intervista all'allievo prediletto di un mostro sacro della comunicazione come Mc Luhan, considerato egli stesso uno dei più  brillanti e lucidi teorici della società della rete, dove Internet è assunto come paradigma di una nuova civilizzazione, per richiamare uno dei testi più  significativi della sua elaborazione.

Studenti in cerca di dissenso
Intervista con Todd Gitlin, docente di giornalismo alla Columbia University e autore del recente e controverso saggio «Letters to a young activist».


•  Filippine: rapporto dell'IFJ sui 66 omicidi di giornalisti dal 1986 ad oggi

L´International Federation of Journalists ha realizzato un rapporto suLl'allarmante numero di giornalisti uccisi nelle Filippine, 66 a partire dal 1986. Con già tre giornalisti uccisi, il 2005 si annuncia peggiore del 2004

Giornalisti da salvare
Sono due le associazioni professionali e sindacali dei mass media statunitensi che hanno assecondato l'ultima iniziativa della Federazione Internazionale dei Giornalisti ed hanno chiesto con una lettera al presidente Bush «di prestare ascolto alle richieste degli operatori dell'informazione di tutto il mondo promuovendo una inchiesta indipendente sul numero senza precedenti di morti tra il personale dei mass media che operano in Iraq». 


• 
Impunità, giustizia negata e omicidi di giornalisti in Iraq: la protesta dell’IFJ in una lettera a George W. Bush
L’International Federation of Journalists fa appello al governo degli Stati Uniti affinché finiscano le speculazioni sugli omicidi di giornalisti e operatori dei media e vengano forniti rapporti “credibili e convincenti” sugli incidenti in cui 14 fra giornalisti e operatori sono stati uccisi dall’inizio dell’invasione dell’Iraq, nel marzo 2003.
 

I giornalisti europei chiedono un Manifesto per i valori del servizio pubblico
"Abbiamo insistito tanto perché i principi della democrazia e della libertà di espressione siano la guida dei media europei. Abbiamo bisogno di un manifesto che protegga i valori dagli interessi politici o economici."

L’IFJ rinnova il suo appoggio alla battaglia per la protezione delle fonti giornalistiche 
L’International Federation of Journalists si è unita ad un ex reporter investigativo di Bruxelles nella sua battaglia legale alla Corte Europea, cominciata in seguito ad un’irruzione della polizia nella sua casa e nel suo ufficio, durante la quale le autorità si sono appropriate di informazioni riguardo alle sue attività e alle sue fonti, violando le regole del segreto professionale.

• 
"L'informazione in Ecuador va a braccetto con i grandi interessi"
Intervista a Diego Guzmán Espinosa, direttore dell’Osservatorio dei Mezzi di Comunicazione con sede a Quito, in Ecuador.

Venezuela: la riforma del codice penale limita la libertà di stampa

Slovenia: pericoloso disegno di legge sul servizio televisivo pubblico

L’European Federation of Journalists  protesta contro una nuova legge restrittiva sulle emittenti pubbliche che il governo della Slovenia sta cercando di imporre senza un dibattito pubblico o politico.

•  Al Jazeera, un progetto globale

Saranno quattro i principali centri di produzione: Doha si occuperà del Medio Oriente e dell'Africa, Londra dell'Europa, Washington dell'America e Kuala Lumpur dell'Australasia. L'idea è quella di offrire un «prospettiva non allineata o decentrata»


L'Ue per la libera stampa
Incontro all'Europarlamento tra il presidente Borrell e i direttori di diverse testate europee

L’IFJ condanna i tagli alla BBC e rinnova l’impegno per una campagna globale per i valori del servizio pubblico

Il gatto mammone
di Stefano Marcelli (segr. gen. di ISF)
Un articolo sulla "personale" repressione del premier turco Tayyip Erdogan verso giornalisti e cartoonist.

Rapporto ONU:  “Il controllo sui media italiani nuoce alla libertà di stampa”

I media in Usa: "censura per omissione o su commissione?”
Intervista a David Barsamian. Giornalista, scrittore e professore universitario, conosciuto come fondatore e direttore di Alternative Radio, un programma settimanale di politica della durata di un'ora iniziato nel 1986, e che oggi raggiunge milioni di ascoltatori in tutti gli Stati Uniti continuando a trasmettere da un locale di un garage.

Media in Albania, guerra sulla riforma a colpi di editoriali
Una riforma che impedisca, ad editori di testate giornalistiche, di concorrere per appalti pubblici. Scoppia la polemica in particolare tra il quotidiano Shekulli, dell'imprenditore-editore Koco Kokedhima e Gazeta Shqiptare dell'italiana Edisud.

Accidents
di Stefano Marcelli (segretario generale di Informazione senza frontiere)" ...E' probabile che la questione, nonostante le dichiarazioni della collega Sgrena, sarà archiviata come un incidente, l’ennesimo assassinio fortuito, destinato a ingrossare la lista di quelli impuniti. Una lista, che solo per quanto riguarda i giornalisti è impressionante..."


Caso Sgrena-Calipari: L'indagine Usa si risolverà con una nota di biasimo?
"...La Casa Bianca promette di fare piena luce. Annuncia un‘inchiesta particolareggiata. Ma andrà veramente così? Guardando ai precedenti c’è da farsi poche illusioni..."

Fuoco amico che uccide
di Amedeo Ricucci

Appello dei giornalisti iracheni in difesa della libertà di stampa
di  Hisam as-Saffar (“Arab Press Freedom Watch”)

Nepal: condanne e violenza contro i giornalisti
Profonda preoccupazione espressa dll'International Federation of Journalists riguardo le ultime violazioni della libertà di stampa nella nazione dell’Himalaya.

Kosovo: televisione pubblica o televisione di Stato?
Nell'Assemblea del Kosovo si sta per discutere la nuova legge sulle emittenze radio e TV. Tra le polemiche. Sono in molti infatti a temere che la politica riesca a condizionare fortemente la libertà di informazione ed espressione.

Marocco: i giornalisti restano sotto pressione

Parla Ali Lmrabet, voce libera sballottata dal regime fra carcere e denigrazione

Medio Oriente: la libertà di stampa è indispensabile per la crescita dei media

“La libertà di stampa è essenziale per lo sviluppo dei media in Medio Oriente, dove le restrizioni contro la libertà d’espressione che stanno bloccando la crescita della comunicazione.” Sono queste le parole con cui il direttore generale della World Association of Newspapers ha aperto la sua prima conferenza in Medio Oriente.

Le due tribu del giornalismo bosniaco
La storia di Oslobodjenje, da giornale simbolo della lotta antinazista durante la seconda guerra mondiale, e della resistenza di Sarajevo nella guerra recente, al tracollo economico. Lo stato della carta stampata in Bosnia Erzegovina oggi, dal socialismo al nazionalismo passando per le privatizzazioni.

Tunisia: giornalista esil