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Dubai, la parata delle tv arabe
di
Donatella
Della Ratta
A convegno i maggiori media
della regione. La defezione di Al Jazeera crea grande scalpore e svela dissidi e
contrasti...
•
Attacco alla Televisione croata
Il partito di governo, HDZ, in assenza del suo leader e premier croato, ha
portato a termine un attacco mal riuscito contro
la televisione pubblica, e in particolare contro
un popolare talk show, con l'intento di
controllarne la programmazione.
• Croazia:
minacce
di morte a giornalista di feral tribune
Una storia inquietante all'indomani dell’arresto
di Ante Gotovina. Drago Hedl, editorialista di
Feral Tribune e corrispondente dalla Croazia, è
stato minacciato di morte. Hedl ha raccontato i
crimini commessi contro civili serbi a Osijek e
Vukovar...
•
Minacce a Drago Hedl: le reazioni del Feral
Tribune
•
L'intelligence, i fatti e il
dovere dei giornali
di
Giuseppe D'Avanzo
Il giornalismo italiano pericolosamente sta dimenticando il suo
dovere di raccontare «dove siamo». Degradato a opinionismo, non
guarda ai fatti, non li cerca, non vuole trovarli, non ne vuole
tenere conto. Quando se li ritrova improvvidamente tra i piedi, li
trasforma in opinioni. Screditata a opinione, la verità di fatto è
vulnerabile, irrilevante...
•
Press (immagini da Falluja)
di Roberto Reale
L’oscura, sciagurata, torbida realtà della
guerra incisa in una foto. La sagoma che
vediamo era di un essere umano, di uno di
noi. Esercitando la sua azione devastante,
il fuoco con lui non è stato pietoso
e neppure - come usano invece
affermare i presunti esperti -
“chirurgico”...
•
La Casa Bianca all'assalto della libertà di stampa in USA
di
Robert McChesney (fondatore, presidente e caporedattore di Free Press)
•
Un
mestiere pericoloso
Una petizione per sostenere un giornalista
brasiliano nella sua battaglia contro le
ingiustizie...
•
La
cyber-repressione in Tunisia
E' da due anni che sei giovani e un professore, gli "internauti di Zarzis",
sono stati arrestati dalle autorita' tunisine per "utilizzo di Internet a
scopi terroristici"...
•
L’Ira di Rumsfeld per Falluja
di
Roberto Reale
•
La generazione che sfida la
censura
di Marina Forti
Intervista con Fatemeh Motamed
Aria, attrice protagonista del film iraniano «Gilaneh»...
•
Libia: il dissenso camuffato
Blogger
incarcerato in Libia. Un prigioniero di
coscienza trasformato in criminale comune...
•
Per liberare Yu Dongyue
Campagna di Rsf per il giornalista cinese impazzito in
carcere...
Predrag Matvejevic andrà in prigione?
di Drago Hedl
Il tribunale di Zagabria condanna, con la
condizionale, il noto scrittore Predrag
Matvejevic a cinque mesi di reclusione per un
testo pubblicato quattro anni fa da un
quotidiano croato.
•
Kazakistan: il regime non scherza
Denuncia in vista per un comico inglese che ha sbeffeggiato il regime kazaco:
“Serve gli interessi di chi vuol mettere in cattiva luce il nostro Paese”.
•
Liberare
gli internauti di Zarzis
Il Comitato di Sostegno agli Internauti di
Zarzis lancia un appello urgente alle autorità
chiedendo di prendere in seria considerazione lo
stato di salute dei giovani internauti arrestati
e condannati a pene pesantissime.
•
Sinclair, la rete televisiva che tifa
per Bush
di
Eric Klinenberg
Ovunque nel mondo industriale,
ultraconservatori manovrano per consolidare il
proprio potere nell'etere: il gruppo Murdoch ha
delle mire su internet, l'editore Axel Springer
punta a una rete di televisioni. Negli Stati
uniti, grazie al gruppo Sinclair,
l'amministrazione Bush dispone di un notevole
strumento di propaganda.
•
Palestina FM
Trasmettere
in Palestina oggi: Voice of An-Najah, una radio
universitaria.
•
Afghanistan: due scrittori afgani rinchiusi per tre
anni e mezzo a Guantanamo
L’emblematica storia di due ex prigionieri
afgani di Guantanamo, raccolta da James Rupert,
corrispondente dal Pakistan del quotidiano
statunitense 'NewsDay'. E’ la storia di due
fratelli, scrittori, che nel 1998 scrissero un
articolo satirico contro l’allora presidente Usa
Bill Clinton, e che per questo sono stati
rinchiusi per tre anni e mezzo nella famigerata
prigione di Camp Delta con l’accusa di essere
pericolosi “combattenti nemici”.
•
Nuovi
turchi e storie armene
di
Fabio Salomoni
90 anni dopo il
genocidio, molti capiscono: il negazionismo non
regge più. La magistratura turca accusa
giornalisti e scrittori di «tradimento
nazionale» per interventi sulla questione
armena. Ma il paese non è immobile. Da anni la
società turca cerca di confrontarsi con la
propria storia, con i tabù e le reticenze
dell'ideologia ufficiale.
•
Iran: esercito islamico minaccia di eliminare
210 giornalisti
Sono 210 i giornalisti che un
sedicente Esercito Islamico vorrebbe eliminare.
L'elenco, che circola in queste ore nella
capitale iraniana, include praticamente tutti i
giornalisti indipendenti del paese che non si
riconoscono nel nuovo governo presieduto da Mahmoud Ahmadinejad.
•
Il Palestine, fortezza triste di noi inviati nel
mirino
di
Bernardo Valli
Nove operatori dei media sono stati
feriti gravemente dai tre attentati suicidi
avvenuti quasi simultaneamente il 24 ottobre
contro l'hotel Palestine.
•
Bosnia: i pericoli delle tre reti
di
Mirna Skrbic
La Bosnia ha
finalmente una nuova legge sull'emittenza
radiotelevisiva, come richiesto dall'UE, ma i
bosniaci di nazionalità croata sono scontenti.
•
New
Orleans: Minacciato uno dei giornalisti presenti
a un pestaggio
Un video
della Aptn (la tv della Associated Press) ha
rilanciato le accuse di razzismo sulla polizia
di New Orleans e scosso la coscienza
dell'America a poche settimane dal "disastro
Katrina".
approfondimenti
Guarda il video nel sito della CBS
•
Iraq, la guerra Usa ai media
di
Nicola Scevola
Il
direttore dell'agenzia Reuters scrive al
Congresso: le violenze dei marines contro
i giornalisti mirano a impedire che il popolo
americano sappia cosa sta succedendo a Baghdad.
•
"No al Grande fratello anti-Al Qaeda"
di
Franco Papitto
L'Europarlamento respinge la proposta di
Londra e Parigi.
•
Museruola
in Slovenia
di
Franco Juri
Domenica scorsa in Slovenia, si è tenuto il
referendum sulla nuova legge della
radiotelevisione. Lo schieramento a favore della
legge ha vinto con uno scarto minimo: 50,2%
contro il 49%. Ma il 70% degli aventi diritto ha
preferito rimanere a casa o - visto il bel tempo
- andare a vendemmiare.
•
Iraq: una voce dall'esilio
Adnan al Saigh, un poeta in esilio, una voce
contro Saddam e l’occupazione Usa.
•
Cina:
tra cyber-dissidenti e ONG sobillatrici
di
Bruna Iacopino
E’ sempre scomodo parlare di libertà,
di diritti, magari negati… è piuttosto scomodo,
parlare di massacri, torture, condanne a morte,
repressione delle libertà individuali… è scomodo
in un paese democratico, figuriamoci in quei
paesi dove la democrazia è additata come parola
proibita! Sotto i riflettori ancora la Cina e la
sua incessante smania di censura.
•
Cina,
le nuove vittime della censura
di
Federico Rampini
Dopo Internet
anche il volontariato. A pochi giorni dal "caso
Yahoo" cresce la vigilanza sul web. Pechino teme
movimenti "arancioni" come nell´ex Urss. Regole
più dure contro la dissidenza on-line, Ong sotto
controllo.
• Inviati coraggiosi
di
David Randall
L'egocentrismo ha un certo peso nello spingere
un giornalista a compiere imprese straordinarie.
• Il fotografo samaritano
•
Gli
ultimi giorni di Ilaria Alpi
• Russia: è morto l´ex direttore di "Moskovskie
Novosti"
di
Francesca
Cucurnia
Egor
Jakovlev, ai tempi di Gorbaciov, inventò la
"glasnost".
• Srebrenica, fotografie scomode
di
Igor Lasic
Tarik Samarah ha scattato numerose foto su
Srebrenica. La sua mostra fotografica avrebbe
dovuto essere esposta al parlamento olandese, ma
qualcosa non è andato nel verso giusto.
Un'intervista del settimanale di Spalato "Feral
Tribune".
• Yahoo fa la spia per la Cina ma il mondo chiude gli occhi
di
Federico Rampini
Per entrare nel mercato cinese le major dei computer
hanno accettato la censura di molte parole nei motori di ricerca. Il portale internet
Yahoo ha dato alla polizia il nome del
reporter che aveva divulgato informazioni con la posta elettronica. Shi Tao, caporedattore di un giornale di provincia, aveva
inviato una circolare ufficiale del governo a un amico che vive negli Stati
Uniti La ricerca di parole come "democrazia" o "libertà" fa
apparire sui pc un messaggio di errore che dice: "Linguaggio proibito".
• Fine
di Cult Network Italia, la Fox «spegne» la tv culturale
di
Silvana Silvestri
16.09.05 - Il direttore di Cult Network Italia
fino al mese di luglio, racconta la nascita e lo
sviluppo audace di un piccolo canale culturale,
vincitore di due premi come migliore tv europea
satellitare e di come la logica dello standard
abbia azzerato «l'Arté italiana».
• Italia:
Il bavaglio ai giornali sulle indagini
di
Giuseppe D'Avanzo
• Siria: torna in libertà il cybernauta arrestato due anni fa
di
Luca Ferrari
"Cari
amici, sono estremamente felice di comunicarvi
che Abdel Rahman al-Shaghouri è stato
rilasciato”. Così Rachel Campbell, membro del
Segretariato Internazionale di Londra di Amnesty
International, ancora emozionata, ha commentato
la liberazione del cittadino siriano 34enne,
arrestato due anni fa con l’accusa di aver
visitato siti internet che parlavano della
situazione dei Diritti Umani in Siria e di avere
spedito degli articoli al riguardo ad alcuni
suoi amici fuori dal Paese.
•
Stampa anglosassone, mito che fa comodo
di
Danilo Taino
Il
Financial Times e gli altri. Hanno un prestigio
che nasce dai mercati. Ed è talora
strumentalizzato dalla nostra politica.
• La
Turchia e lo scrittore perseguitato
di
Gianni Riotta
Lo scrittore turco Orhan Pamuk, rischia fino a
tre anni di galera per un'intervista. La
persecuzione contro Pamuk, interdetto dal
pubblico ministero a rilasciare ogni
dichiarazione o protestare in pubblico, mentre i
suoi libri vengono bruciati in piazza, è una
vergogna che il governo turco non riesce più a
nascondere, giusto alla vigilia del nuovo
incontro per l'ammissione della Turchia
nell'Unione Europea, il 3 ottobre.
•
Serbia:
media e politica, abusi reiterati
di
Igor Jovanovic
Le intemperanze di un ministro in
carica dimostrano quanto è fragile in Serbia la libertà di espressione, cinque
anni dopo la fine del regime Milosevic.
•
I media e l'uragano: George
W, Katrina e i poveri cristi
di Roberto Reale
•
Iraq: un cameraman della Reuters ad Abu Ghraib
Cronistoria di un reporter arrestato
l'8 agosto dai soldati Usa
di Naoki
Tomasini
Un tribunale segreto, il Combined Rewiew and Release Board (Crrb) - un
istituto composto da sei membri iracheni e tre della coalizione - ha determinato
che il cameraman Ali Omar Arbrahem al Mashhadani
"è una minaccia per il popolo
iracheno e ne ha raccomandato l’internamento”.
•
MORTE
DI UN GIORNALISTA IN IRAQ
Steven Vincent
-
penna indipendente al
servizio di testate prestigiose quali il New York Times, la
National Review e il Christian Science Monitor
- viene
ucciso la sera del 2 agosto a
Bassora, forse assassinato proprio da coloro che egli aveva
preso di mira nei suoi ultimi articoli.
Come un
delitto di mafia
di Roberto Reale
L'ultima denuncia di Vincent:
"I fondamentalisti stanno vincendo"
di Alix Van Buren
• Media in Kosovo
di
Jelena Bjelica
Negli ultimi anni i giovani media kosovari hanno
registrato un significativo passo avanti, ma la
strada per una piena affermazione di un
giornalismo indipendente, professionale ed
eticamente corretto è ancora lunga.
•
Tunisia:
il
sindacato fantasma
di
Christian Elia
Il 7 settembre 2005 sarebbe potuta diventare una
data storica per la professione giornalistica in
Tunisia. Era la data scelta dai fondatori del
Sindacato dei Giornalisti Tunisini per la
nascita, a Tunisi, della loro rappresentanza di
categoria. Non è andata così. Il governo
tunisino ha deciso che il sindacato non nascerà.
• Yemen:
stampa con
il bavaglio, un giornalista rapito e torturato
di
Christian Elia
Jamal Amer, capo-redattore del settimanale indipendente
yemenita 'al-Wassat', ha denunciato di essere stato rapito e torturato,
la notte tra il 22 e il 23 agosto scorso a Sanaa, capitale dello Yemen, da
uomini armati e a volto coperto per aver pubblicato nel giornale per il quale
lavora articoli critici verso il governo dello Yemen.
•
USA: quando un telepredicatore
esalta l’omicidio in tv
di
Roberto Reale
Guerre culturali: ecco come finiscono
• Il caos dei media serbi
di
Jelena Bjelica
Un
giornalismo promettente quello serbo, ma
afflitto da povertà, mancanza di professionalità
e da conflitti politici. La mancata applicazione
della legge sulla radiodiffusione, la contesa
sulla privatizzazione dei media elettronici,
sono i nodi principali dell'attuale caos in cui
si trova l'intero settore...
•
Il
ruolo dei media? Indirizzare allo shopping
di
Saul Landau
Dagli Usa riflessioni sempre più pessimistiche sulla deriva del sistema mediatico.
• Gran
Bretagna: nascita di una
democrazia di polizia
di
John
Pilger
Guerra al
terrorismo, un editorialista americano chiede la
lista nera delle idee? E Blair importa il
concetto: un database di opinioni e luoghi
proscritti.
•
Germania:
è nato un nuovo gigante
di Matteo Alviti
L'editore della Bild compra la tv di Monaco. Duro colpo
al pluralismo dei media. Il nuovo gruppo editoriale, secondo solo al colosso internazionale Bertelsmann, avrà il monopolio su televisione e carta stampata. Il
Bundeskartellamt di Bonn, l'antitrust tedesco, dovrà però pronunciarsi sulla
fusione, prevista nel medio periodo, e potrebbbe bloccarla.
• In
Cina la sfida tra Google eYahoo
di
Federico Rampini
Guerra
per il controllo del web, Yahoo dà l'assalto
alla Cina tramite l'alleanza con il sito di
vendite online Alibaba, in gioco 103 milioni di
nuovi utenti Internet. Il motore di ricerca
californiano tenta il sorpasso su Google.
Pechino è la nuova frontiera: qui il boom della
Rete è ancora agli inizi. Ma per allearsi con i
cinesi Yahoo ha dovuto cedere il controllo di
tutto il business locale.
• Maldive:
se l'arcipelago diventa
un gulag
di
Serena Tinari
Si definisce «freedom fighter» -
uno che lotta per la libertà - e la sua storia sembra la trama di un film. Il
cyberdissidente Ibrahim Lutfy è l'unico rifugiato delle Maldive in Svizzera. Per
combattere il regime del presidente Maumoon Abdul Gayoom, che da 27 anni detiene
il potere assoluto, per denunciare la mancanza di libertà di espressione e le
violenze sistematiche nelle carceri, Ibrahim Lutfy si è messo in gioco in prima
persona e l'ha pagata cara.
•
Il
terrorismo cancellato dalla BBC, una favola
italiana smentita dal web
di
Roberto Reale
Favole
metropolitane. Quando si diffondono contrastarle
è un’impresa disperata. L’ultima che gira in
Italia è che la BBC abbia rimosso dalle sue
cronache il termine terrorismo. Una forma di
manipolazione del linguaggio utile a non
spaventare gli inglesi, ma anche una sorta di
presunta complicità indiretta con gli autori
delle stragi. Ma è vero che questa
rimozione c’è stata? Se si prova a fare
una verifica in Internet nel sito di
BBCnews si trovano 3592 pagine in cui si parla
proprio di terrorismo.
•
Il groppo alla gola dei giornalisti Usa
di Stefano Marcelli
La morte per cancro di Peter Jennings, anchorman di World News
Tonigth dell’ABC, ha fatto scattare una specie di corto circuito nel
sistema dei media americani.
•
Addio all'ultimo degli anchorman, è morto Peter Jennings, volto leggendario della Abc
di
Vittorio Zucconi
•
Iraq:
massacrato l'inteprete iracheno che
lavorava con i giornalisti italiani
di
Pietro Del Re
È stato ucciso da
tre killer a volto scoperto sotto gli occhi
della moglie e della figlia Diversi anni fa si
era laureato in ingegneria alla facoltà di
Perugia.
•
di Roberto
Reale
“War on terror”. In Italia si
può leggere
“Guerra al terrorismo”.
Una parola d’ordine rilanciata anche
da noi dopo le orrende stragi
di Madrid e Londra e le incombenti e
crescenti minacce rivolte al nostro
paese. Ma praticare ciecamente
questo genere di guerra quali
conseguenze ha per l’informazione?
•
Tutti
detective e giornalisti, così cambia la guerra al terrore
di
Leonardo Cohen
Videofonini, blog, sms:
polizia e media mobilitano i
cittadini.
•
Informare è sempre più pericoloso: abbiate coraggio!
di
Stefano
Marcelli
•
I cinque padroni dell'informazione
di Maurizio
Torrealta
Capire di chi è la proprietà del
mezzo di informazione del quale utilizzate le
notizie, e’ la prima informazione che vi
serve per capire su quali argomenti non potete
aspettarvi una notizia imparziale. Le notizie
sulla vera proprietà dell’organo di
informazione che state utilizzando, sono le
notizie che non troverete mai su quell’organo
di informazione.
•
Iraq:
martedì scrive sui "missing",
venerdì viene ucciso
Ucciso a un check-point Usa il
reporter iracheno che aveva
denunciato gli squadroni della
morte. Yasser Salihee medico e
giornalista per il gruppo Knight
Ridder, indagava sugli scomparsi
sunniti uccisi dai commandos guidati
dai consiglieri Usa.
•
La
nostra "guerra culturale", contro la
censura ovunque
di
Roberto Reale
A cose fatte (ovviamente) alcuni esperti ci
informano che l’Italia è un paese
dove la gente non sarebbe mai potuta
andare a votare per i referendum
sulla fecondazione assistita perché
troppo assillata dai problemi
economici. Sulla base di
questo assunto chi si occupa di
libertà di informazione e democrazia
potrebbe tranquillamente chiudere
bottega.
•
Cameraman
di Al Jazeera: "mi hanno seviziato e
violentato"
Detenuto dal 2001 perché cameraman
di Al Jazeera e per questo ritenuto
vicino ad Al Qaeda, picchiato e
seviziato per 4 anni, costretto a
rispondere a continui interrogatori
sul suo coinvolgimento in atti
terroristici: l'avvocato di Sami Al
Hajj, operatore sudanese della tv
del Qatar, accusa le forze
statunitensi di aver detenuto il suo
cliente nel carcere di Guantanamo
solo per questi motivi e di averlo
sottoposto a continui abusi.
•
Media
in Turchia, il coraggio del giornale 'Birgun'
Dogan Tilic, direttore responsabile
di “Birgun”, nonché Presidente
dell'Associazione Giornalisti
Progressisti (CGD) e docente
universitario, racconta la nascita,
le difficoltà e il coraggio del
quotidiano indipendente, oltre ad
offrire un quadro della situazione
dei media in Turchia.
• Argentina:
inaugurata la prima radio comunitaria Mapuche
riconosciuta dal governo argentino
di
Stella
Spinelli
Momento storico per le comunità
mapuche in Argentina: è stata
inaugurata la prima radio
comunitaria indigena con
riconoscimento governativo. E a
quanto pare non sarà l’ultima.
• Un'informazione
embedded
di
Marinella Ciamarra
Intervista con Claudio Fracassi
realizzata nel corso di un convegno
svoltosi di recente all'Università
di Campobasso, organizzato dalla
facoltà di Scienze della
comunicazione...
• Mahomoud
il proletario e il populismo religioso
di Stefano
Marcelli (segretario
generale di Informazione senza
frontiere)
Il nuovo primo ministro
iraniano, il sindaco di Teheran Mahmoud
Ahmadinejad, è un proletario di provincia
che ha battuto a sorpresa il ricco e raffinato
ex presidente Rafsanjani. Fisico minuto e volto
affilato definito da una barba nera e cortissima
e animato da uno sguardo penetrante, Ahmadinejad
ha 46 anni ed è figlio di un maniscalco del
Semman, una provincia del nord. Laureato in
ingegneria e specializzato nel ramo dei
trasporti, ha partecipato alla guerra con l’Irak
nei gruppi commandos, prima di entrare tra le
fila dei Pasdaran.
• Iran: la sconfitta riformista e
la responsabilità europea
di Ahmad
Rafat
• Noi
e l'Iraq: la guerra continua
di Roberto
Reale
Per noi italiani è finita in
un cono d’ombra, lontana dai riflettori dei
media che se ne occupano stancamente. Ma in Iraq
la guerra continua. E’ entrata nella sua fase
più cupa: quella in cui gli orrori quotidiani
rischiano di venir vissuti come normalità.
• Noi
giornalisti british, a letto con il nemico
di
John Pilger
Il sindacato dei giornalisti
britannici (Nuj - National Union of Journalists)
e il governo Blair hanno in programma una
cerimonia per annunciare e lanciare la loro
«partnership». Secondo John Fray, vice
segretario generale della Nuj, questa
collaborazione «promuoverà la consapevolezza dei
giornalisti sulle questioni che circondano la
lotta contro la povertà su scala mondiale... Noi
vogliamo aiutare i media a dirla così com'è». Per questo «approccio positivo»,
il governo pagherà all'unione dei giornalisti
80.000 sterline.
• Australia:
lo straniero simbolo di libertà
di Ernesto Milanesi
70 anni fa un giornalista
comunista cèco, Egon
Erwin Kisch,
divenne per qualche settimana in Australia un
eroe popolare, anima di un grande movimento.
• Al
Jazeera: l'enfant terrible è diventato grande
Viaggio a Doha nella redazione più
famosa del mondo arabo, in occasione del lancio
della nuova linea editoriale. A quasi dieci anni
dal suo esordio, l'emittente qatarense, bandita
da Baghdad e accusata di filoterrorismo da
Rumsfeld, stravolge il look. Scelta lungimirante
o autodistruttiva?
• Palermo,
35 anni dopo si chiude l'inchiesta sull'omicidio
del cronista De Mauro
di Attilio Bolzoni
In redazione l´aveva confidato a più di un collega: «Ho uno scoop che farà
tremare l´Italia». Era venuto a sapere che il principe Junio Valerio Borghese
stava preparando un golpe. E che Cosa Nostra complottava con i generali. Mauro
De Mauro però fece le domande giuste alle persone sbagliate. Prima lo rapirono e
lo «interrogarono», poi lo strangolarono..
• Iran:
va in onda lo show della democrazia
di Stefano Marcelli
“In questi giorni, sui
giornali iraniani si possono leggere cose che in un Paese occidentale
porterebbero chi le ha scritte in Tribunale”, racconta Marshalla
Shamas al Vaezin.che si è conquistato sul campo, e in carcere, il
titolo di padre della libertà di stampa in Iran. Giornalista,
scrittore e sociologo, ha fondato quattro giornali e il regime glieli
ha chiusi uno dopo l’altro, ogni volta sbattendolo per qualche decina
di mesi in carcere. Ora gli ha inflitto una condanna senza scadenza:
non può né fondare giornali, né dirigerli, né scriverci sopra. Fino a
nuovo ordine. E così gira il mondo a raccontare di come l’Iran sia
passato dall’essere “il più grande carcere per giornalisti del mondo”
a “più grande carcere per giornalisti del Medio Oriente”...
• Golpe elettorale in Iran
di
Ahmad Rafat
• L'omicidio
del giornalista Kassir e la guerra alla Francia
di
Stefano Marcelli
Samir Kassir era un uomo imponente.
E con una bella faccia, aperta e
intelligente. Denunciava
impietosamente la liturgia
dell’impotenza dei Paesi Arabi,
questo intellettuale, accusato di
ignorare incoscientemente i pesanti
avvertimenti già ricevuti più
volte.
•
Bentornata
Florence
“La liberazione, dopo cinque mesi di
prigionia, di Florence Aubenas e Ussein, è anche
la liberazione del mondo dei giornalisti da una
pesante angoscia e da uno spregevole ricatto “,
questo l’immediato commento alla notizia della
liberazione della giornalista di Liberation, da
parte di Informazione senza frontiere. “Ora si
tratta di non cedere a quel ricatto e di
rispondere con un’offensiva di informazione
sull’Iraq e le molte contraddizioni e zone
grigie di quella situazione. Raccogliamo gli appelli che sono venuti in
questi mesi dagli inviati lasciati a casa e
ripresi dallo stesso sindacato dei giornalisti
RAI: l’Iraq ha bisogno di testimoni, non si
costruisce una democrazia senza giornalisti. Per
questo chiediamo alle autorità della Coalizione,
a quelle irachene e in particolare al Governo
Italiano, di mettere i giornalisti nelle
condizioni di poter tornare a fare il proprio
lavoro in sicurezza in Iraq, a cominciare da
Nassiriya, dove opera il nostro contingente
militare. Dobbiamo
respingere il ricatto dei terroristi con
un’offensiva di verità e democrazia”.
APPROFONDIMENTI
•
Liberata Florence: Bagdad rimane la
Stalingrado dei giornalisti
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Florence; i miei carcerieri mi hanno
picchiata
•
«I miei cinque mesi legata in una
cantina»
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Sans reporter
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Iraq: senza giornalisti è guerra. La protesta va in Parlamento
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La
guerra della reporter
Lo straordinario documentario sulla
vita e il lavoro di Janine di
Giovanni e altre quattro giornaliste
inviate di guerra in Medio Oriente.
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Guantanamo. Adesso Bush chiederà scusa? E i giornalisti cosa
diranno?
di Roberto Reale
•
Mele marce: Cuba e Guantanamo
di
Roberto Reale
•
Finalmente a casa i
giornalisti rumeni
di
Mihaela Iordache
•
Intervista
a Hollman Morris. Il mestiere di giornalista,
tra la vita e la morte
di Simone Bruno (corrispondente
dalla Colombia per Reporter Associati)
Lo studio Morris-Production, dove
Hollman Morris e i suoi
collaboratori svolgono il lavoro
quotidiano di edizione e direzione
di "Contravia" è in un quartiere
tranquillo con piccole case in legno
e negozi che vendono antiquariato
sparsi un po' come funghi, i rumori
della "Calle septima", la principale
arteria cittadina sono ovattati e in
lontananza, anche un sole timido,
che noi chiameremmo primaverile
scalda queste prime ore del giorno.
Quando Hollman arriva, sembra una
scena da film, lo precede una Jeep
con uomini grossi e coperti da
occhiali da sole, scendono lasciando
aperti gli sportelli, poi aprono la
sua portiera e lo accompagnano nello
studio. Scena appariscente, quanto
inutile, dall'omicidio Gaitan in poi
(1948) è stato evidente che la
scorta non salva le vittime del
terrorismo Colombiano anzi a volte
ne è complice.
•
Caso
Newsweek: un paio di domande
Proviamo a metter in fila due
domande. Nel mondo c’è bisogno di
maggiore o minore trasparenza? C’è
stato in questi anni troppo
giornalismo o ce n’è stato troppo
poco? Sono argomenti centrali nel
nostro tempo: sono talmente tante le
vicende che richiamano questi temi
che non possiamo più fare finta di
non vedere. L’ultima storia in
ordine di tempo è quella del
settimanale Newsweek.
•
Giornalismo: il modello uzbeko
Una ennesima tragedia, inaugurata
nel nome della “guerra al terrorismo
islamico”, che si consuma al buio.
•
Diavoli & polvere
“I soldati americani ripetono di
questi tempi una frase che mi fa
venire i brividi addosso: abbiamo un
lavoro da finire. E’ per questo che
non vogliono più giornalisti in giro
per l’Iraq”... C’è la guerra, questa
sporca guerra in Iraq che già ha
ucciso sessantacinque colleghi. Ci
sono i morti per “fuoco amico” (12?)
e quelli per mano di quei misteriosi
tagliatori di gole che tengono
ancora prigionieri Florence Aubenas,
il suo collaboratore Hussein e i tre
colleghi rumeni.
•
Montenegro:
media, referendum e politica
I media montenegrini vengono
tacciati di non dare spazio alla
questione del referendum. L’analisi
che accusa gli organi di
informazione per ora è anonima, ma
reca il timbro del Ministero degli
Esteri. Protestano i giornalisti.
•
Blair,
la BBC e il futuro della democrazia
Alan
Rusbridger, direttore del Guardian quotidiano liberal, lo ha definito nel
gennaio 2004 “un politico inaffondabile”. Lo stesso giornale ha però
avvertito i lettori: “ I modelli di Blair sono Putin e Berlusconi: quando i
media diventano un impiccio, fai qualsiasi cosa per neutralizzarli”.
•
La
Casa delle (mezze) Libertà
La
notizia: la Casa delle Libertà è
riuscita a far collocare l’Italia
fra i Paesi “parzialmente liberi“
per quanto riguarda la libertà di
stampa. La spiegazione:
l’associazione statunitense Freedom
House ha appena pubblicato il suo
rapporto sulla libertà nel mondo e
quello specifico sulla libertà di
stampa. Il rapporto punta il dito
soprattutto sulla Russia e su gran
parte degli ex Paesi socialisti
collocandoli nella categoria dei
Paesi non liberi. Ma se si cerca
l’Italia, nella classifica della
libertà di stampa, bisogna scorrere
un terzo del rapporto e arrivare
fino alla tabella 77, quella dove
inizano i Paesi definiti “partly
free“.
•
Free Fire Zone
Nella città di Tiujana, in Messico,
la guerra della droga minaccia
la libertà di stampa
Un'inchiesta condotta dal Committee to Protect
Journalists sull'uccisione
del giornalista Francisco Ortiz Franco.
•
Gary Webb, una storia americana
Gary Webb, giornalista investigativo vincitore
di un premio Pulitzer, è stato trovato senza
vita nella sua abitazione a Sacramento County, e
il suo caso è stato subito definito un suicidio.
Nel 1996 Gary Webb era stato l’autore di una
serie di articoli pubblicati sul San Jose
Mercury News intitolati "Dark Alliance" (La
Scura Alleanza), rivelando che per anni,
tonnellate di cocaina, poi vendute alle varie
gangs di Los Angeles, avevano fornito degli
ottimi profitti alla CIA.
(articolo di Fabrizio Casari)
•
Intervista all'allievo prediletto di un
mostro sacro della comunicazione come Mc Luhan, considerato egli stesso uno dei più brillanti e
lucidi teorici della società della rete, dove Internet è assunto come
paradigma di una nuova civilizzazione, per richiamare uno dei testi
più significativi della sua elaborazione.
•
Studenti in cerca di
dissenso
Intervista con Todd Gitlin, docente
di giornalismo alla Columbia
University e autore del recente e
controverso saggio «Letters to a
young activist».
• Filippine: rapporto dell'IFJ sui 66 omicidi di
giornalisti dal 1986 ad oggi
L´International Federation of
Journalists ha realizzato un rapporto
suLl'allarmante numero di giornalisti uccisi
nelle Filippine, 66
a partire dal 1986.
Con già tre giornalisti uccisi, il 2005 si
annuncia peggiore del 2004
•
Giornalisti da salvare
Sono
due le associazioni professionali e
sindacali dei mass media
statunitensi che hanno assecondato
l'ultima iniziativa della
Federazione Internazionale dei
Giornalisti ed hanno chiesto con una
lettera al presidente Bush «di
prestare ascolto alle richieste
degli operatori dell'informazione di
tutto il mondo promuovendo una
inchiesta indipendente sul numero
senza precedenti di morti tra il
personale dei mass media che operano
in Iraq».
•
Impunità, giustizia negata e omicidi
di giornalisti in Iraq: la protesta
dell’IFJ in
una lettera a George W. Bush
L’International Federation of
Journalists fa appello al governo
degli Stati Uniti affinché finiscano
le speculazioni sugli omicidi di
giornalisti e operatori dei media e
vengano forniti rapporti “credibili
e convincenti” sugli incidenti in
cui 14 fra giornalisti e operatori
sono stati uccisi dall’inizio
dell’invasione dell’Iraq, nel marzo
2003.
•
I giornalisti europei chiedono un
Manifesto per i valori del servizio pubblico
"Abbiamo
insistito tanto perché i principi della
democrazia e della libertà di espressione siano
la guida dei media europei. Abbiamo bisogno di
un manifesto che protegga i valori dagli
interessi politici o economici."
•
L’IFJ
rinnova il suo appoggio alla battaglia per la
protezione delle fonti giornalistiche
L’International Federation of
Journalists si è unita ad un ex
reporter investigativo di Bruxelles
nella sua battaglia legale alla
Corte Europea, cominciata in seguito
ad un’irruzione della polizia nella
sua casa e nel suo ufficio, durante
la quale le autorità si sono
appropriate di informazioni riguardo
alle sue attività e alle sue fonti,
violando le regole del segreto
professionale.
•
"L'informazione
in Ecuador va a braccetto con i grandi
interessi"
Intervista a Diego Guzmán Espinosa,
direttore dell’Osservatorio dei
Mezzi di Comunicazione con sede a
Quito, in Ecuador.
•
Venezuela: la riforma del codice
penale limita la libertà di stampa
•
Slovenia:
pericoloso disegno di legge
sul servizio televisivo pubblico
L’European Federation of Journalists
protesta contro una nuova legge restrittiva
sulle emittenti pubbliche che il governo della
Slovenia sta cercando di imporre senza un
dibattito pubblico o politico.
•
Al Jazeera, un progetto globale
Saranno quattro i principali centri di produzione: Doha
si occuperà del Medio Oriente e dell'Africa, Londra dell'Europa, Washington
dell'America e Kuala Lumpur dell'Australasia. L'idea è quella di offrire un
«prospettiva non allineata o decentrata»
•
L'Ue per la libera stampa
Incontro all'Europarlamento tra il
presidente Borrell e i direttori di
diverse testate europee
•
L’IFJ
condanna i tagli alla BBC e rinnova l’impegno
per una campagna globale per i valori del
servizio pubblico
•
Il
gatto mammone
di Stefano Marcelli (segr. gen. di ISF)
Un articolo sulla "personale"
repressione del premier turco Tayyip
Erdogan verso giornalisti e cartoonist.
•
Rapporto ONU: “Il controllo sui media italiani
nuoce alla libertà di stampa”
•
I media in Usa: "censura per
omissione o su
commissione?”
Intervista a David Barsamian.
Giornalista, scrittore e professore
universitario, conosciuto come fondatore e
direttore di Alternative Radio, un
programma settimanale di politica della
durata di un'ora iniziato nel 1986, e che
oggi raggiunge milioni di ascoltatori in
tutti gli Stati Uniti continuando a
trasmettere da un locale di un garage.
•
Media in Albania, guerra sulla riforma a colpi di editoriali
Una riforma che impedisca, ad editori di testate giornalistiche, di
concorrere per appalti pubblici. Scoppia la polemica in particolare tra il
quotidiano Shekulli, dell'imprenditore-editore Koco Kokedhima e Gazeta
Shqiptare dell'italiana Edisud.
•
Accidents
di Stefano Marcelli (segretario generale di
Informazione senza frontiere)" ...E' probabile che la questione,
nonostante le dichiarazioni della collega
Sgrena, sarà archiviata come un incidente,
l’ennesimo assassinio fortuito, destinato a
ingrossare la lista di quelli impuniti. Una
lista, che solo per quanto riguarda i
giornalisti è
impressionante..."
•
Caso Sgrena-Calipari: L'indagine Usa si
risolverà con una nota di biasimo?
"...La Casa Bianca promette di fare piena luce.
Annuncia un‘inchiesta particolareggiata. Ma
andrà veramente così? Guardando ai precedenti
c’è da farsi poche illusioni..."
•
Fuoco amico che uccide
di Amedeo Ricucci
•
Appello dei giornalisti iracheni in difesa della
libertà di stampa
di Hisam as-Saffar
(“Arab Press Freedom
Watch”)
•
Nepal:
condanne e violenza contro i giornalisti
Profonda preoccupazione espressa dll'International Federation of Journalists
riguardo le ultime violazioni della libertà di
stampa nella nazione dell’Himalaya.
•
Kosovo: televisione pubblica o televisione di Stato?
Nell'Assemblea del Kosovo
si sta per discutere la nuova legge sulle
emittenze radio e TV. Tra le polemiche. Sono in
molti infatti a temere che la politica riesca a
condizionare fortemente la libertà di
informazione ed espressione.
• Marocco:
i giornalisti restano sotto pressione
Parla Ali Lmrabet,
voce libera sballottata dal regime fra carcere e
denigrazione
•
Medio
Oriente: la libertà di stampa è indispensabile
per la crescita dei media
“La libertà di stampa è essenziale per lo
sviluppo dei media in Medio Oriente, dove le
restrizioni contro la libertà d’espressione che
stanno bloccando la crescita della
comunicazione.” Sono queste le parole con cui il
direttore generale della World Association of
Newspapers ha aperto la sua prima conferenza in
Medio Oriente.
•
Le
due tribu del giornalismo bosniaco
La storia di Oslobodjenje, da giornale simbolo
della lotta antinazista durante la seconda
guerra mondiale, e della resistenza di Sarajevo
nella guerra recente, al tracollo economico. Lo
stato della carta stampata in Bosnia Erzegovina
oggi, dal socialismo al nazionalismo passando
per le privatizzazioni.
•
Tunisia:
giornalista esil |