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LETTERS

La seguente è una versione abbreviata della lettera del 18 febbraio 2003 inviata dall'associazione Journaliste en danger (JED) di Kinshasa, a Vital Kamhere, commissario generale responsabile del processo di pace nella regione dei Grandi Laghi:

Kinshasa, 18 febbraio 2003

Egregio Commissario Generale,

Journaliste en danger (JED), un’organizzazione non governativa di Kinshasa dedicata alla difesa e alla promozione della libertà di stampa, è venuta a conoscenza del vostro intervento personale per proibire a quattro giornalisti di andare a  Gbadolite. Il movimento di ribelli MLC (Mouvement de Liberation du Congo) aveva invitato i giornalisti nella città.
Secondo le informazioni pubblicate su un quotidiano di Kinshasa il 18 febbraio, i giornalisti Lolo Luasu, del giornale “Le Revelateur”, Rombaut Kasongo, di “Mosaique”, Elali Ikoko, di “La Tempete des tropiques”, e Vicky Kazumba, di “Canal Kin”, dovevano andare a Gbadolite su un aereo delle Nazioni Unite per seguire il processo a 27 ufficiali del MLC che sono accusati di aver compiuto atti di cannibalismo e crimini di guerra a Ituri.
Cinque minuti prima del decollo, un agente dell’ANR (National Intelligence Agency) non meglio identificato ha proibito ai giornalisti di partire con il volo per Gbadolite. Ha detto che stava eseguendo i Vostri ordini.

La popolazione del Congo e la comunità internazionale devono essere informate dei terribili eventi che hanno avuto luogo a Ituri. Pensiamo sia molto inopportuno che abbiate cercato di impedire ai giornalisti di ottenere informazioni dalla fonte, per informare la comunità nazionale e quella internazionale degli eventi che hanno luogo in quest’angolo della Repubblica Democratica del Congo.
La controversia concernente la condizione giuridica del corpo dei giudici creato a Gbadolite per esaminare i gravi eventi che sembra abbiano avuto luogo a Ituri  può essere legittimata, ma in nessun modo si può proibire ai giornalisti di fare il loro dovere. Nonostante i suoi difetti, il processo di Gbadolite è un evento che deve essere seguito dai giornalisti.

Il JED ricorda che la Repubblica democratica del Congo ha ratificato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e la Carta Africana sui Diritti dell’Uomo e del Cittadino, ciascuna delle quali garantisce la libertà di opinione e la libertà d’espressione.
La tendenza a mettere sullo stesso piano giornalisti e politici ha avuto effetti dannosi sulla copertura dei cinque anni di conflitto nella Repubblica democratica del Congo. I giornalisti del Congo sono stati incapaci di seguire un conflitto che ha luogo nel loro stesso cortile, e sono invece stati limitati nel trasmettere informazioni ai media stranieri sugli eventi.

Il JED crede che non sia compito del governo selezionare accuratamente le notizie da trasmettere al pubblico o decidere quali eventi possano essere seguiti dalla stampa. Tali azioni costituiscono una violazione del diritto a informare e a essere informati.

Il JED chiede che i giornalisti abbiano la possibilità di seguire questi eventi senza impedimenti.

    per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it