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Appendice: analisi e
polemiche |
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Un quadro complessivo della
situazione che si è determinata dopo il giro di vite contro
i dissidenti e la fucilazione dei tre dirottatori viene dai
seguenti tre servizi di corrispondenti dell’ Ansa
Cuba: il governo fa quadrato
di Maurizio Salvi
15 aprile - Fidel
Castro, Felipe Perez Roque, Ricardo Alarcon: tutti i massimi
esponenti del governo cubano sono scesi in campo per fare
quadrato attorno alla 'rivoluzione' che a loro avviso e'
palesemente oggetto di ''una offensiva senza precedenti'' da
parte degli Stati Uniti. Ma soprattutto hanno cercato di
difendersi dall'ondata internazionale di critiche sul
delicato tema dei diritti umani piovute sull'isola caraibica
dopo la decisione di usare una mano non dura, ma durissima,
con il dissenso interno e soprattutto con alcuni dei
dirottatori, fucilati la settimana scorsa dopo un processo
di una settimana. La mobilitazione cubana coincide infine
con il voto, domani a Ginevra, di una risoluzione in
Commissione diritti umani delle Nazioni unite che rischia di
essere approvata con un margine di voti piu' ampio del
solito. All'indomani delle decine di arresti di dissidenti e
della fucilazione dei tre dirottatori, e' stato lo stesso
'leader maximo' ad avviare la costruzione di un argine
difensivo, sostenendo che Washington si propone di
''aggredire militarmente'' l'isola. ''Se cio' dovesse
accadere - ha affermato - gli Stati Uniti si troveranno a
dover affrontare una guerra di cent'anni''. ''Staremo a
vedere cosa avverra' in questa battaglia'', ha anche
aggiunto Castro, secondo il quale gli Stati Uniti ''hanno
forza e tecnologia, ma di politica non sanno niente''. E
noi, ha concluso, ''ormai da molto tempo analizziamo ogni
conflitto e sappiamo bene quello che dobbiamo fare''.
Allo stesso tempo, il giovane ministro degli esteri Perez
Roque, l'uomo di cui Castro si fida ciecamente, ha raccolto
la stampa internazionale e nazionale per ''provare'' che gli
Stati Uniti organizzano e finanziano il dissenso interno
contro Cuba. Utilizzando tecnologia di punta - e quasi
ripetendo lo show informatico approntato prima della guerra
dal segretario di stato Usa Colin Powell per mostrare
l'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq - il
ministro ha sostenuto che i ''sette sequestri in un mese (di
aerei e navi) fanno parte di una azione per destabilizzare
il paese che e' possibile solo per la pratica di ricevere i
sequestratori negli Usa come eroi e dare loro asilo,
nonostante l'uso di armi e di altre pratiche terroristiche''.
Dopo oltre 40 anni di un ''ferreo blocco'', ha proseguito,
''il nostro popolo deve ora affrontare l'ossessione del
governo statunitense di fabbricare a Cuba una opposizione,
una 'quinta colonna', di stimolare l'apparizione ed il
rafforzamento di gruppi che rispondano ai loro interessi,
con una chiara visione di poter annettere Cuba agli Stati
Uniti nel teorico scenario di una sconfitta della
rivoluzione cubana''.
Per raggiungere il suo scopo, ha osservato, il presidente
George W. Bush ha nominato almeno 20 responsabili dei
movimenti anticastristi di Miami in posti chiave
dell'amministrazione, e soprattutto ha affidato le questioni
latinoamericane al più acceso di essi, Otto Reich.
E oggi sul tema e' ritornato anche il presidente del
Parlamento cubano, Ricardo Alarcon, che ha chiesto agli Usa
di ''mantenere il silenzio'' sul tema dei diritti umani,
visto che ''vi sono da oltre un anno nelle sue carceri
migliaia di persone senza incriminazione''. Ricevendo un
gruppo di deputati messicani e in allusione agli arresti
effettuati dopo l'attacco alle Torri Gemelle dell'11
settembre 2001, ha sostenuto che ''il governo statunitense
sta perdendo una buonissima opportunita' per tacere perche'
da oltre un anno mantiene migliaia di persone in carcere
senza imputazioni, senza difesa e senza identificazione''.
Riferendosi poi al voto nella Commissione dell'Onu per i
diritti umani, Alarcon ha osservato che una risoluzione per
obbligare Cuba a ricevere un relatore delle Nazioni Unite
''e' la forma migliore per sviare l'attenzione dai temi
reali in materia di diritti umani che esistono nell'attualita'''.
Per esempio, ha concluso, facendo chiasso su Cuba Washington
cerca di coprire l'assassinio di migliaia di persone ''in
una guerra non necessaria in Iraq''. (Ansa)
Cuba: la galassia del
dissenso
di Maurizio Salvi
15 aprile - Due organizzazioni moderate ma illegali della
dissidenza interna di Cuba - Il Tavolo di riflessione e
l'Arca progressista - hanno condannato oggi in un comunicato
congiunto diffuso a L'Avana la fucilazione di tre persone
responsabili del tentativo di dirottamento di un traghetto.
''Qualsiasi atto di pirateria o di terrorismo merita il
rigetto di tutta la nostra societa' e la condanna dei
tribunali'', scrivono le due organizzazioni, ''ma anche la
condanna a morte e l'esecuzione di essa sono elementi che
meritano la condanna di qualsiasi uomo o donna civile''.
Prima di questa fucilazione, avvenuta l'11 aprile, il
governo aveva usato la mano pesante operando l'arresto di 78
oppositori per smantellare la rete del piu' importante
gruppo della dissidenza, il Movimento cristiano di
liberazione (Mcl), guidato da Oswaldo Paya' Sardinas, il
principale fautore del Progetto Varela.
Si tratta di una proposta - corredata da 11.000 firme,
presentata al Parlamento il 10 maggio dell'anno scorso - per
indire un referendum per ottenere un trasformazione
democratica dell'assetto di potere dell'isola. Prevede in
particolare che nel referendum i cubani possano esprimersi
su una eventuale riforma delle leggi relative alla liberta'
di stampa e di associazione, l'amnistia per i prigionieri
politici, una nuova legge elettorale ed un maggior spazio
all'imprenditoria privata. L'iniziativa, ovviamente, e'
stata respinta da una commissione ad hoc del parlamento
cubano.
Ad ammettere che il regime abbia centrato l'obiettivo e'
stato lo stesso Elizardo Sanchez, il veterano leader della
Commissione cubana dei diritti umani e della riconciliazione
nazionale (Ccdhyrn), l'altro significativo gruppo dissidente
dell'isola. Sia Sanchez pero', sia l'altro movimento
moderato oppositore, il 'Todos Unidos', guidato da Vladimiro
Roca, sono sempre stati praticamente tollerati dal governo,
che ha permesso loro frequenti contatti con la stampa
estera, alla quale hanno esternato i loro giudizi sulla
durezza del governo castrista. Da rilevare poi, come ha
messo in luce Sanchez, che pur se tre settimane fa e' stato
scardinato il Mcl, il governo si e' ben guardata
dall'arrestare Paya' che, il 17 dicembre scorso, ha ricevuto
a Parigi il Premio Andrei Sakharov per la liberta'
d'espressione concessa dal parlamento europeo e che e' stato
candidato al Premio Nobel per la pace di quest'anno.
L' altra organizzazione su cui si e' concentrata l' ondata
repressiva e' l' Istituto cubano di economisti indipendenti
(Icei), fondato nel 1995 e diretto da Martha Beatriz Roque,
gia' in carcere anni fa ed ora nuovamente condannata a 20
anni. Nella galassia dei movimenti minori che cercano di
organizzare una opposizione a Fidel Castro, vi sono anche
alcuni partiti (democristiano, socialdemocratico e di
solidarieta' democratica), una rete di biblioteche 'indipendenti',
varie piccole cooperative di lavoratori, rurali ed agricole,
embrioni di sindacati e gruppi di informazione (Ufficio dei
giornalisti indipendenti, Cuba Free Press, Cubanet, Prensa
libre oriental), molti dei quali secondo il governo
finanziati dalla sezione di interessi statunitensi a
L'Avana, guidata dal battagliero James Cason.
Secondo quando ha riconosciuto lo stesso Sanchez, con
l'arresto dei 78 dissidenti, condannati a pene dai sei a 28
anni, sale a circa 300 il numero dei prigionieri politici a
Cuba. (Ansa)
Usa: la repressione
rafforza il fronte anticastrista
di Paolino Accolla
15 aprile - Il giro di vite ai danni dei dissidenti in atto
a Cuba ha radicalizzato a livello ufficiale e d'opinione le
posizioni anti Avana negli Stati Uniti, dove la comunita'
degli esiliati cubani chiede l' ''incriminazione'' di Fidel
Castro da parte della comunita' internazionale.
Nonostante la storia avanzi nel nuovo millennio, in materia
di diritti umani a Cuba ''invece di migliorare le cose
stanno peggiorando'', ha stigmatizzato il segretario di
Stato Colin Powell, invitando la comunita' internazionale a
condannare con ''sdegno'' la repressione attuata dal regime
castrista, che sta rivelando la sua ''natura''. La condanna
di Powell ha ridato fiato al coro risentito levatosi in
questi giorni negli Usa contro le recenti condanne di 75
dissidenti, ma anche contro la messa a morte di tre persone
che la settimana scorsa avevano cercato di dirottare un
battello per lasciare l'isola.
Un coro che sovrasta nettamente la voce dei - rari -
politici fautori di una politica piu' morbida nei confronti
dell'Avana. Quel che piu' preoccupa, stando al direttore
della Scuola di studi cubani dell' Universita' di Miami
Jaime Suchlicki, e' che il giro di vite ''sembra l'inizio di
un periodo di repressione molto intensa'', tesa a ''gettare
le basi per la successione di Fidel Castro da parte del
fratello Raul'', a creare cioe' le premesse per un
rinnovamento del regime.
Quelli che Cuba accusa di essere agenti sovversivi al soldo
degli Stati Uniti come i 75 giornalisti, attivisti nella
difesa dei diritti umani ed economisti condannati, secondo
il responsabile della Fondazione nazionale cubano americana
(Fnca) Joe Garcia, rappresentano la voce della liberta'.
Mentre i tre messi a morte per aver dirottato un traghetto e
minacciato di gettare i passeggeri in acqua sono solo
''povera gente'', che e' stata ''assassinata'' dopo un
''processo sommario''. Per questo, secondo Garcia, ''gli
Stati Uniti dovrebbero decidersi ad avviare
un'incriminazione contro Fidel Castro, suo fratello e i
capintesta del regime''.
Anche per Washington i tre erano piu' disperati che
terroristi, e con la loro messa a morte, come ha affermato
un portavoce dell'amministrazione, ''Cuba riafferma che
esiste uno stato di terrore nell'isola'', da dove
nell'ultimo mese due aerei sono stati dirottati in Florida.
Per bocca del presidente della Fnca Jorge Mas Santos la
comunita' dei cubano americani - concentrata perlopiu' in
Florida - ha chiesto a Washington di irrigidire l'embargo
imposto da oltre 40 anni all'isola, e addirittura di
chiudere il rubinetto delle rimesse di valuta degli esiliati
ai parenti, per facilitare un ''cambio di regime''
all'Avana.
Tanto risentimento ''e' chiaramente a detrimento'' degli
sforzi che pure da qualche parte vengono fatti per una
distensione, fa notare Robert Muse, un avvocato di
Washington specializzato in materia di scambi commerciali,
che prevede, anche per quest'anno, un rinnovo dell'embargo.
''Speriamo che questi problemi non siano di intralcio alle
relazioni avviate'', dice Meg Scott Phipps, responsabile del
dipartimento per l'agricoltura del Nord Carolina, che ha
appena firmato un contratto da tre milioni di dollari per
esportare a Cuba prodotti agricoli. Assieme alle medicine,
questi sono gli unici che l'isola di Fidel puo' oggi
importare, grazie a un allentamento dell'embargo varato da
Washington nel 2000.
Anche il deputato dell'Arizona Jeff Flake spera che la
reazione americana al giro di vite contro i dissidenti
cubani non chiuda spazi a quel poco di interazione esistente
fra i due Paesi che non hanno rapporti ufficiali. Per Flake
- che sta preparando una proposta di legge per la
liberalizzazione dei viaggi a Cuba - non sara' l' embargo ma
anzi l' apertura a far cadere Castro, introducendo nella sua
isola gli elementi del cambiamento attraverso l'influsso di
merci e turisti americani. Nella logica di Flake dunque il
dipartimento di Stato dovrebbe favorire e non impedire i
contatti fra americani e cubani, come ha invece fatto di
recente, diffidando il musicista Ry Cooder - produttore di 'Buena
Vista Social Club' - dal lavorare ancora a Cuba. (Ansa)
Perché
proprio ora?
Castro: questione di vita o di morte
Questione di vita o di
morte. Così Fidel Castro spiega il giro di vite contro la
dissidenza e la decisione di rompere la moratoria sulla pena
di morte fucilando i tre giovani dirottatori. In una
lunghissima intervista a Miguel Bonasso, del quotidiano
argentino Pagina 12 (di cui riportiamo qui gli stralci
pubblicati da Repubblica), il leader maximo spiega che ‘’la
mafia terrorista di Miami, insieme all’ estrema destra degli
Stati Uniti, progettavano, e ancora progettano, di creare
una grave crisi che potrebbe scatenare un conflitto armato
fra gli Stati Uniti e Cuba. Non che questa cosa ci renda
particolarmente nervosi – aggiunge Castro – o ci tolga il
sonno. Abbiamo dimostrato, nel corso di 44 anni, di essere
capaci di affrontare qualsiasi pericolo....
(http://www.sottovoce.it/conflitti/Cuba01.htm)
Parola
d’ ordine: evitare la guerra
Le motivazioni che hanno
spinto il governo cubano a scatenare l’ ondata repressiva di
metà marzo e a ripristinare la pena di morte sono
approfondite anche nell’ intervista che all’ Avana il
viceministro degli esteri Angel Dalmau ha dato a Maurizio
Matteuzzi del Manifesto.
‘’La tremenda svolta repressiva – rileva Matteuzzi – il
governo cubano la spiega come il tentativo di smontare l’
unico pretesto per un’ aggressione Usa: una nuova migrazione
di massa verso le coste della Florida’’.
(http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/cuba_2003/attualita/primomag4.htm)
Montaner (liberali cubani in esilio): è solo routine
Per Carlos Alberto
Montaner, presidente del Partito liberale cubano in esilio,
in realtà ‘’si tratta di una routine, è qualcosa di usuale.
E’ il modo con cui Fidel Castro esercita e detiene il
potere’’. In un articolo sul sito firmaspress.com dal titolo
A cuba la voglia di libertà finisce all’ ergastolo, Montaner
– che rappresenta il punto di vista tradizionale degli
anticastristi all’ ester - ripercorre le ripetute ondate
repressive che il regime avrebbe scatenato nel corso dei
suoi 44 anni e rileva come l’ ondata di arresti e
fucilazioni minacci di ‘’indebolire l’ influenza castrista
nel mondo della cultura, costruita dopo anni di tenace
lavoro diplomatico’’ che secondo l’ esponente liberale,
sarebbe stato ‘’realizzato dai servizi segreti attraverso
l’Istituto di amicizia con i popoli, un organismo poliziesco
copiato dal’ organigramma sovietico. L’ ultimo a rendersene
conto – aggiunge – è stato Sarmago. .. ‘Il limite sono state
le fucilazioni. E’ un peccato che non si sia reso conto che
prima di loro altri 18.000 cubani sono stati fucilati’’.
(http://www.firmaspress.com/263.htm)
Uno scontro fra
‘ortodossi’ e ‘riformatori’?
Lo ipotizza in un reportage da Cuba Maurizio Matteuzzi (il
Manifesto, 15 maggio). ‘’Tre capri espiatori troppo facili e
troppo piccoli nella grande partita con l’ America’’,
ipotizza Matteuzzi riferendosi alla fucilazione dei tre
dirottatori. ‘’Come tutto sommato troppo insignificante
appare anche la gran parte dei 75 oppositori arrestati e
condannati in quattro e quattr’ otto: pesci piccoli presi
nella rete mentre i più grossi – Osvaldo Paya, Elizardo
Sanchez, Vladimiro Roca – nonsono stati toccati (per ora?).
E’ così che c’ è chi scorge in questa ondata repressiva
anche una mossa di settori interni al regime in vista del
dopo-Fidel.: in sostanza gli ‘’ortodossi’’ che vogliono
mettere fuori gioco i ‘’rinovatori’’ dentro al Partito
comunista....
Minacce esplicite dietro un passo tanto drastico?
‘’I leaders cubani
devono aver avvertito una qualche minaccia esplicita prima
di fare un passo tanto drastico.
Una nuova crisi
migratoria che Bush potrebbe usare come pretesto per
accusare Cuba di star minacciando la sicurezza nazionale
statunitense? Una provocazione militare nei pressi di
Guantanamo?’’ E’ quanto si chiede Saul Landau, intellettuale
radical americano del gruppo che fa capo a zmag.org.
‘’Quelli che a Washington conoscono la realtà dell'isola
scoraggerebbero piani tanto aggressivi. Ma e se Fidel
temesse davvero che i bushisti possano credere davvero alle
loro invenzioni? La fantasia che i cubani si rivolteranno a
migliaia, come si sente su certi show isterici di Miami
Radio, potrebbe davvero condurre ad uno scenario
d'invasione. In aggiunta, alti funzionari USA e Radio Martí
ripetono da mesi l'accusa assurda secondo cui Cuba avrebbe
armi bioterroristiche e che darebbe ospitalità a terroristi.
Di fatto a Miami, dove terroristi anticastristi vanno
orgogliosamente per strada o s'incontrano con il presidente,
i dimostranti a favore della guerra avevano cartelli che
equiparavano Fidel con Saddam. Dato il successo della
propaganda di Bush nel collegare l' 11 settembre a Saddam,
chi sa che risulterebbe dai sondaggi sugli americani ingenue
vittime della propaganda che vuole l'invasione di Cuba come
una maniera di rendere sicuri gli USA.Perciò, è possibile
che gli imprigionamenti, le sentenze dure contro i
dissidenti e le esecuzioni dei sequestratori derivino da una
crisi militare e non dalla normale attività politica’’.
(http://www.zmag.org/Italy/landau-cubaconundrum.htm)
Wayne Smith:
destabilizzare Castro
‘’Questi dissidenti e
questi gruppi per i diritti umani di Cuba, che rappresentano
solamente poche persone, sono importanti solamente nella
misura in cui ci sono utili a una sola causa: destabilizzare
il regime di Fidel Castro’’. Nelle parole di Wayne Smith,
direttore fino alla fine degli Settanta della Sezione di
interessi nordamericani all’ Avana (SINA), il punto di vista
interno dell’ amministrazione Usa.
In una intervista raccolta nel libro Dissidenti o mercenari?
(Edizioni Achab, Verona, 1999), Smith, che è membro anziano
del Centro per la politica internazionale, spiega fra l’
altro come Cuba, ‘’una piccola isola senza grandi risorse
economiche’’ provoca sulle amministrazioni americane ‘’lo
stesso effetto che la luna piena provoca sui lupi: una vera
ossessione’’.
Parlando della attuale politica degli Usa verso Cuba, Wayne
Smith è molto chiaro: ‘’La democrazia e i diritti umani ci
interessano ben poco; se la democrazia e i diritti umani ci
importassero, i nostri nemici sarebbero l’ Indonesia, la
Turchia, Il Messico, il Perù o la Colombia, per esempio.
Perché la situazione a Cuba, paragonata a quella di questi
paesi e di moltissimi altri, è paradisiaca.
Dal 1985 – continua Smith – continuiamo a dire pubblicamente
che incoraggeremo e finanzieremo apertamente i gruppi
dissidenti e per i diritti umani a Cuba: ciò nel nome dei
nostri interessi. Gli Stati uniti non finanziano tutti
quanti: solamente coloro che possono avere una buona
immagine internazionale. Ma questi dissidenti e questi
gruppi per i diritti umani a Cuba, che rappresentano poche
persone, sono utili per una sola causa: la destabilizzazione
del regime di Fidel Castro.
Con queste due linee politiche, la pressione economica e i
diritti umani, vogliamo provocare il rovesciamento di Fidel
Castro, per insediare un governo di transizione che ci
piaccia. Per insediare le persone che vogliamo e recuperare
così il controllo dell’ isola’’.
Cuba non è uno Stato terrorista
‘’Sostenere che Cuba è
uno stato terrorista mina la nostra credibilità laddove ne
abbiamo più bisogno, nella lotta contro i veri terroristi’’,
dice ancora Smith (Perché il governo di Washington mente su
Cuba, Latinoamerica n. 82).
‘’Il problema è che l’ amministrazione non riesce a trovare
nemmeno un bricioilo di prova credibile per dimostrare la
sua tesi. Né è aaal di sopra delle menzogne belle e buone.
Per esempio, il Dipartimento di Stato ha dato molto peso a
un discorso tenuto da Fidel Castro a Teheran, l’ anno
scorso, in cui si suppone abbia detto che ‘l’ Iran e Cuba,
collaborando tra loro, potranno mettere in ginocchio l’
America’. Ma la verità è che Castro non ha mai pronunciato
quelle parole. Il professor Nelson Valdes, dell’ Università
del New Mexico, ha potuto acquisire ed analizzare tutte le
trascrizioni delle dichiarazioni pubbliche fatte da Castro
in Iran e può testimoniare che non vi è nulla di simile a
quella citazione’’.
‘’Castro – rileva Smith – ha sempre denunciato il
terrorismo, sin dall’ 11 settembre, auspicandone la ‘totale
estirpazione’. Egli ha condannato fin da subito gli attacchi
alle Torri gemelle e al Pentagono, ha espresso la sua
solidarietà al popolo americano e ha offerto la sua
collaborazione a tutti i governi per sconfiggere il
terrorismo. Cuba ha sottoscritto tutte e dodidic le
convenzioni antiterrorismo dell’ ONU e all’ inizio di quest’
anno si è offerto di firmare un accordo bilaterale con gli
Usa volto ad effettuare nuovi sforzi congiunti contro il
terrorismo’’.
Gli intellettuali Usa
Ma
Cuba presenti i fatti
E’ Sempre Landau che lo
chiede, in quello stesso articolo su zmag.org.
‘’Ciò che Cuba deve ancora fare nelle due cause separate
(arresti ed esecuzioni) è presentare i fatti e le ragioni
per l'arresto e la condanna di persone nelle cui
organizzazioni si era infiltrata e che teneva sotto
controllo e spiegare perché doveva giustiziare alla velocità
della luce i sequestratori.
James Cason, capo della Sezione per gli Interessi USA a la
Havana, ha organizzato cittadini cubani e li ha pagati con
piccole somme o fatto loro regali o concesso servigi perché
promuovessero la dissidenza.
E allora cosa c'è di nuovo? Per quaranta e passa anni
Washington ha cercato con ogni metodo criminale, quasi fino
all'invasione militare diretta, di distruggere la
rivoluzione di Cuba. Il governo USA si è scagliato contro
l'ordine sociale ed economico di Cuba ed i cubani hanno ogni
diritto di sospettare nel governo USA le intenzioni più
malevoli.
Ma perché il governo cubano si è dato la pena di arrestare e
condannare persone di cui controllava le azioni così da
vicino? Gli agenti della sicurezza statale non si erano solo
infiltrati, ma avevano addirittura creato alcune delle
organizzazioni dissidenti. Gli infiltrati non avevano solo
conquistato la fiducia di Cason, ma anche ottenuto accesso
alla Sezione per gli Interessi USA e alle case dei
principali diplomatici americani. Perciò, perché distruggere
queste persone il cui seguito nazionale non ammontava a
nulla di significativo, la cui reputazione interna era da
barzelletta e la cui coerenza politica dipendeva da veline
del governo USA o da idee prodotte da agenti cubani, alcuni
articoli dei quali erano apparsi sul Miami Herald?’’
Plauso
e sostegno, ma Cuba è una dittatura
E’ il parere di Michel
Albert, un altro intellettuale Usa su posizioni molto
radicali, uno dei principali animatori di zmag.org.
Nonostante decenni di terrorismo sostenuto dalla CIA e del
boicottaggio imposto dagli USA, Cuba è di gran lunga
superiore ai suoi vicini latinoamericani nelle realizzazioni
in campo intellettuale, culturale, sanitario, educativo e
politico. Ciò merita largo plauso e sostegno.
Nello stesso tempo, in qualsiasi maniera la si veda, il
governo di una sola persona attraverso un partito
burocratico gerarchizzato è una dittatura, anche quando
-come a Cuba- il leader è sotto molti aspetti buono. Castro
è il mozzo, da cui il Partito Comunista Cubano irradia i
suoi raggi. Le parallele istituzioni originarie, compresa
quella che vien chiamata poder popular, rappresentano una
tendenza politica partecipativa, che comunque non è riuscita
a superare la manipolazione del Partito’’.
(http://www.zmag.org/Italy/albert-controversiacuba.htm)
Petras:
intellettuali non siate ipocriti
E’ l’ invito di James
Petras, noto sociologo statunitense, agli intellettuali
radicali del suo paese come Albert o Landau o lo stesso
Chomsky.
Abbiamo visto negli ultimi tempi molti autoproclamati
intellettuali occidentali "progressisti" , sostiene Petras,
sostenere o restare in silenzio rispetto alla distruzione
della Jugoslavia da parte degli Usa, alla pulizia etnica di
oltre 250.000 serbi, zingari e altri gruppi in Kosovo, dando
a bere la propaganda statunitense dell'"intervento
umanitario".
Tutti gli intellettuali statunitensi (Chomsky, Zinn,
Wallerstein, ecc.) appoggiarono la violenta rivolta in
Afghanistan dei fondamentalisti finanziata dagli Usa contro
il governo laico appoggiato dall'Unione Sovietica; con il
pretesto che l'Unione Sovietica aveva "invaso" e che i
fanatici fondamentalisti arrivavano nella nazione da tutto
il mondo erano diventati i "dissidenti" che difendevano
l'"autodeterminazione". All'epoca, una palese manovra
propagandistica eseguita con successo dall'arrogante ex
Consigliere per la sicurezza nazionale Zbignev Breszinski.
Come allora prestigiosi intellettuali esibiscono le loro
passate credenziali quali "critici" della politica estera
statunitense per conferire credibilità alla loro
disinformata denuncia della presunta colpa morale di Cuba,
paragonando gli arresti da parte di Cuba di agenti pagati
dal Dipartimento di stato statunitense e l'esecuzione di tre
terroristi dirottatori con i crimini di guerra genocidi
dell'imperialismo statunitense. I professionisti degli
equivalenti morali applicano un microscopio a Cuba e un
telescopio agli Usa, il che conferisce loro una sicura
accettabilità tra i settori liberali dell'impero.
(http:://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/cuba_2003/attualita/primomag2.htm)
Cuba e gli scrittori
Saramago: Cuba addio
‘’Io sono arrivato fino
qui. Da
adesso in avanti Cuba continuerà la sua strada, io mi
fermo’’. Così il 14 aprile sul Pais il premio Nobel
portoghese per la letteratura 1998 e comunista di una vita
fa sapere di aver rotto la sua passione per Cuba.
‘’Dissentire è un atto irrinunciabile di coscienza. Può
essere che dissentire porti al tradimento, ma questo deve
essere dimostrato con prove irrefutabili’’, dice lo
scrittore portoghese. ‘’Non credo che si sia agito senza
lasciare adito a dubbi nel processo recente da cui sono
usciti condannati a pene sproporzionate i dissidenti cubani.
E non si capisce perché se c’ è stata cospirazione non sia
stato espulso il responsabile della sezione di interessi
degli Stati Uniti all’ Avana, l’ altra parte della
cospirazione’’.
(http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latin_america/newsid_2946000/2946683.stm)
Sepulveda: Fidel sbaglia, non lo seguirò più
‘’Condivido anch’ io
quello che ha detto Saramago(...)
Non c’ è nulla
che possa giustificare la pena di morte, a l’ Avana o in
qualsiasi altra parte del mondo. Nulla che possa
giustificare quei giudizi sommari, quella parodia di
giustizia che fanno agli uomini e alle idee della sinistra
il peggior danno che si possa immaginare’’.
(http://www.santegidio.org/pdm/news2003/21_04_03.htm)
Granma:
ma questa è un’etica astratta
Così replica il Granma,
organo ufficiale del partito, a proposito delle prese di
distanza di Saramago, Galeano (‘’atti che peccano contro la
speranza’’, ecc. Invece bisogna ‘’disporre di un’ etica
materiale, cioè un’ etica con contenuti, non di adesioni
formali e astratte’’.
‘’Davanti alla comoda posizione di principio di Saramago e a
quella patetica e soggettivistica di Galeano esiste una
terza posizione: di fronte alle fucilazioni – scrive Heinz
Dietrich Steffan -, dissentire sull’ uso della pena di morte
ed essere solidali con gli eroici sforzi del progetto
cubano’’.
http://tiwy.com/pais/uruguay/eduardo_galeano/cuba_duele.phtml
http://www.granma.cu/italiano/abril03/jue24/saramago-it.html
In Italia
Minà: parte della
sinistra italiana tace su attacchi a Cuba
‘’Poiché sono contro la pena di morte, non posso accettare
le condanne alla pena capitale degli autori del sequestro
del ferryboat di Regla, ma è anche, sicuramente,
inaccettabile la scelta di una strategia della tensione
fatta da Bush jr. con l’invio all’Avana di un responsabile
dell’Ufficio di interessi, James Cason, che non ha l’etica
di un vecchio diplomatico democratico come Wayne Smith’’.
Così
Gianni Minà nell’ articolo La sindrome dell’ assedio,
pubblicato sull’ ultimo numero (82) di Latinamerica).
“Cason è andato a Cuba con
l’intento dichiarato (in imbarazzanti conferenze stampa) di
sovvertire e di creare una situazione di scontro nel Paese.
E ha
fatto anche di più: ha incominciato a gestire, dal suo
ufficio, “un traffico di dissidenti” comprando coscienze a
basso prezzo: un computer, un po’ di dollari in contanti,
qualche radio ricetrasmittente che hanno rivelato i suoi
veri obiettivi. Un’operazione inquietante perché ha messo in
crisi anche i dissidenti sinceri, quelli che non hanno avuto
bisogno dei dollari per fare delle scelte. Ma, più che
altro, questo aggressivo funzionario dell’amministrazione
Bush, ha la responsabilità di aver scatenato, purtroppo, una
reazione durissima da parte dello stato cubano. A quale
obiettivo mira? La democrazia, si sa, non si afferma
comprando le persone.
Per questo mi ha colpito negativamente quella sinistra
italiana, che si autodefinisce riformista e che
legittimamente non dà tregua ai comportamenti della
rivoluzione cubana e li stigmatizza quando questa eccede in
decisioni illiberali, ma tace sempre su questi attacchi
subiti da Cuba, su questi attentati al diritto di
autodeterminazione dei popoli.
Questi
riformisti dimenticano anche quello che sta facendo
l’attuale governo degli Stati Uniti che, in meno di un anno
e mezzo (come ha sottolineato Noam Chomsky) si è negato a
firmare più di dieci trattati di tutela dei diritti civili e
umani che hanno trovato d’accordo, invece, la maggior parte
dei paesi del pianeta. Non hanno nemmeno denunciato la
preoccupante abolizione, di fatto, dell’istituto dell’habeas
corpus, che ha condannato alla galera, finora negli Stati
Uniti, più di duemila persone senza un’accusa specifica e
senza che né parenti, né avvocati riescano a sapere nulla
della loro sorte. Sono stati giudicati? Come? Quando?
Perché? Sono state forse giustiziati, conformemente alla
norma, alla “licenza di uccidere” voluta da Bush jr. subito
dopo l’11 settembre? ‘’
(http://www.prefisso.it/sindrome.html)
Di Minà
vedere anche:
Più rispetto per Cuba dalle sinistre europee
(http: //www.giannimina.it/articoli/piurispetto.htm)
La fatica di
essere Cuba
(http:utenti.lycos/nostalgici/mina.htm)
Tutto quello
che non sapete di Cuba
(http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=TUTTEideecintre&TOPIC=&TOPIC_ID=26008)
Ingrao:
non è consentito tacere
‘’Le notizie che
giungono da Cuba sono allarmanti e non consentono silenzi’’.
Con la
secca autorevolezza Pietro Ingrao interviene sulla vicenda
il 15 aprile dalle colonne del Manifesto.‘’Anche
se personalmente io ebbi dubbi, tanti, davvero tanti - e
dall'inizio - in quella seconda metà del Novecento ponemmo
il ritratto del «Che» sul cassettone di casa, e cantammo nei
cortei quella canzone indimenticabile – dice Ingrao - .
E credo
di afferrare, di capire quanto ancora oggi Cuba agisca come
speranza: prima di tutto per il continente centro-americano
in cerca di riscatto, e oltre ancora. E ancor più adesso che
la superpotenza americana ha proclamato - dinanzi al mondo -
l'avvento dell'era della «guerra preventiva». Ma tanto più
se la questione è ormai questa - e si vede sul campo - non
possiamo illuderci di superare una tale prova con i processi
sommari e le fucilazioni fulminanti. Sento repulsione per
quelle nuovissime carceri di Guantanamo, dove non esiste più
nemmeno la protezione, il ritrarsi in sé che dà il buio
della cella. Ma come posso contrastare le allucinazioni di
Guantanamo se ricorro alla pena capitale contro dei
fuggiaschi riagguantati e ormai con le manette ai polsi? La
battaglia contro Bush e contro la dottrina della «guerra
preventiva» chiede altre strade: nuove e diverse. E si nutre
di pacifismo, non di carceri e manette persino assurde, e di
boia macchiati di sangue’’.
(http://www.sottovoce.it/pena/pm03_01.htm)
Bertinotti:
cancellare pena di morte
‘’Il problema della
sopravvivenza, della sicurezza e della crescita civile e
economica di Cuba – sottolinea Bertinotti su Rifondazione
rispondendo alla lettera di una lettrice - può essere
affrontato proprio nel senso opposto di una stretta
autoritaria, e cioè accelerando e potenziando quel processo
di apertura alle nuove esperienze che si stanno conducendo
in quello straordinario laboratorio di idee e di pratiche
che è tornato ad essere il continente latinoamericano e
marciando in sintonia con la crescita del movimento mondiale
contro la guerra e il liberismo.
In questo
quadro può avviarsi a soluzione il problema democratico e
dei diritti dei cittadini, a cominciare dalla cancellazione
dell'odioso istituto della pena di morte che contraddice
tutte le istanze di liberazione di cui Cuba è stata
storicamente ed è attualmente portatrice, senza che venga
meno la necessaria vigilanza contro ogni tentativo di
aggressione o di destabilizzazione portato dall'esterno. Una
moratoria nell'effettuazione delle condanne a morte sarebbe
dunque un atto di grande valore, necessario e possibile. In
questo modo si può arricchire di nuova forza e di nuove
originalità la costruzione di un modello sociale ed
economico alternativo a quello liberista e concretamente
operante’’.
(http://www.rifondazione.it/vm/commenti/archivio/030502cubA.html)
Manconi: dove sono
finiti i 74 dissidenti?
‘’E
allora, mentre è in corso una spietata azione militare e il
giudizio su di essa resta incondizionatamente negativo –
chiede Luigi Manconi sull’ Unità del 4 aprile -, va posta
con brutalità una domanda: siamo sicuri che ne ammazzi più
la guerra che il dispotismo? La risposta è, a parole,
semplicissima: ogni comparazione è indecente; tutti i morti
hanno (devono avere) lo stesso peso; le stragi di corpi e le
stragi di diritti si alimentano a vicenda. E questo ci
impone – mentre protestiamo contro la guerra in Iraq – di
chiedere conto al governo cubano di quei 74 dissidenti
arrestati e di tutti gli altri detenuti politici
dell’isola’’.
(http://www.abuondiritto.it/dettagli.php?ID=239)
Fra i
servizi e i commenti sul dibattito e le polemiche che la
vicenda ha suscitato all’ interno della sinistra segnaliamo
fra gli altri
Quello
di Alessandra Longo su la Repubblica del 17 aprile
(http://www.repubblica.it/online/esteri/cuba/cuba/cuba.htm)
e quello
del Corriere della Sera del 16 aprile
(http:www.saantegidio.org/pdm/news2003/21_04_03.htm)
Il
dibattito ha toccato anche la sinistra italiana più
radicale. Interessante, fra tutti, una riflessione di
Antonio Moscato, pubblicato il 22 aprile su Indymedia
Italia, dal titolo Risposte a chi non accetta le critiche a
Cuba.
‘’L´attuale
inasprimento repressivo – rileva Moscato - potrebbe rivelare
una maggiore insicurezza rispetto al passato (quando il
problema di chi voleva andarsene era stato risolto in modo
ben diverso) ed essere quindi un riflesso di un aggravamento
dei problemi sociali, di cui ovviamente potrebbe tentare di
approfittare un imperialismo sempre più aggressivo e senza
freni. Ci auguriamo di sbagliare, ma ci sono segnali
inquietanti, tra cui i criteri con cui avvengono le
sostituzioni di dirigenti (ad esempio negli ultimi anni sono
stati allontanati improvvisamente da ogni carica senza
spiegazioni plausibili gli ex "delfini" Carlos Aldana e
Roberto Robaina, ecc.) e anche il criterio un po´
"dinastico" previsto per la successione a Fidel Castro (il
fratello Raúl, minore solo di pochi anni, e di gran lunga
più rigido e meno ricco di carisma)’’.
‘’Abbiamo accennato – prosegue Moscato - agli effetti
disastrosi della crisi sovietica del 1989-1991 sulla
sinistra nel mondo, ma non dimentichiamo come altre vicende
(i boat peuple che abbandonavano il Vietnam con mezzi di
fortuna, le guerre tra Cina, Vietnam e Cambogia, la
sconfitta dei sandinisti nelle elezioni nicaraguensi) hanno
colto di sorpresa e travolto molti giovani militanti della
solidarietà che non sapevano nulla delle storture
burocratiche che minavano la giovane e affascinante
rivoluzione centroamericana, e dei precedenti stalinisti del
gruppo dirigente vietnamita, che aveva sterminato con metodi
staliniani i militanti di altre componenti della
rivoluzione.
Solo chi le conosceva bene, senza abbellimenti mitizzanti,
ha continuato a lottare senza pentirsi di aver sostenuto
quelle esperienze rivoluzionarie per il valore oggettivo che
esse avevano avuto, indipendentemente dalle loro gravi
contraddizioni. Gran parte di quelli che erano stati colti
di sorpresa e delusi, invece, si sono ritirati a vita
privata o sono diventati dei "pentiti" approdando ad altri
lidi.
Continuiamo dunque a sostenere Cuba con la solidarietà
concreta, e a difendere l´originalità della sua rivoluzione,
ma senza nasconderci e nascondere nulla dei suoi limiti,
augurandoci che sappia ancora una volta correggerli, ma
preparandoci anche a fronteggiarne le conseguenze se, invece
di affrontarli politicamente, il gruppo dirigente crederà di
poterli risolvere con un inasprimento delle misure
repressive’’.
(http://www.italy:indymedia.org/print.php?id=267097)
Molto indicativo il
titolo di un articolo del 18 maggio su Umanità Nova, rivista
anarchica. Dal mito alla realtà. Solidarietà con Cuba, non
con Castro!
‘’La nostra solidarietà
– scrive Massimo Varengo - deve essere diretta al popolo
cubano, non a Castro. La nostra lotta deve essere diretta a
spezzare un blocco criminale che affama la popolazione e
arricchisce le burocrazie. La nostra mobilitazione contro
ogni possibile intervento militare deve essere immediata.
Rimaniamo convinti che l'alternativa a Castro non possa
essere il capitalismo, bensì lo sviluppo creativo delle
conquiste rivoluzionarie fatte dal popolo e ossificate da
una burocrazia estranea ad ogni logica di libertà. Siamo
convinti che la prosecuzione del blocco e le minacce di
intervento USA non facciano che alimentare le peggiori
tendenze del regime con la conseguenza che ogni aspirazione
ad una società più libera e più giusta viene assurdamente
catalogata come controrivoluzionaria, dando vita ad una
spirale senza fine.
Questa spirale va rotta, il blocco va rotto, tutte le
tendenze socialiste ed anarchiche devono poter riprendere la
loro azione, alla luce del sole, senza alcun limite. Il
popolo cubano deve poter sperare’’.
(http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2003/un18/art2723.html)
Emma Bonino: una
lobotomia alla società civile
Infine, dal fronte
radicale, Emma Bonino è, come al solito, sferzante. ‘’Non è
una coincidenza – scrive sulla Stampa del 14 aprile - che
durante la parentesi tra i primi spari contro Saddam Hussein
e il rovesciamento della sua statua a Baghdad, il collega
del leader iracheno, Fidel Castro, abbia eseguito una
lobotomia alla società civile cubana. Traendo vantaggio dal
fatto che l'attenzione della comunità internazionale era
focalizzata altrove, il dittatore cubano ha organizzato
processi stile Mosca nell'isola, che governa come se fosse
sua proprietà personale’’.
L'élite del giornalismo, coloro che hanno osato dire la
verità circa le condizioni nel loro Paese e circa
l'opposizione nascente sono stati puniti per aver esercitato
quello che in altri Paesi è un diritto fondamentale: la
libertà di espressione.
(http://www.stranocristiano.it/news/bonino_su_cuba_030414.htm)
E il dopo Castro?
CUBA: CASTRO MALATO?
FIDEL HA DESIGNATO IL FRATELLO RAUL,
MA IL FUTURO E' APERTO
(dell’inviato dell’ Ansa Marco Brancaccia)
(ANSA) - L'AVANA, 19 GIU
- ''Fidel Castro compira' tra due mesi 77 anni, ma ormai ne
dimostra dieci di piu' e non riesce piu' a pronunciare i
suoi interminabili discorsi senza gli appunti''.
L'osservazione dell'oppositore cubano Elizardo Sanchez sullo
stato di salute del Comandante in capo e' meno interessata
di quanto possa sembrare e trova conferma anche presso
fonti diplomatiche occidentali a L'Avana. Le voci sulle
precarie condizioni di salute di Castro si rincorrono ormai
da un paio d'anni, da quando cioe' il 'lider maximo' perse
i sensi per una manciata di secondi mentre arringava la
folla in piazza della Rivoluzione. La settimana scorsa,
Castro e' apparso alla televisione per convocare una
imponente marcia di protesta davanti alle ambasciate
d'Italia e Spagna per protestare contro le sanzioni imposte
dall'Unione europea per le violazioni dei diritti umani da
parte del regime cubano. In quella occasione - sottolinea
una fonte diplomatica - ''Fidel e' risultato a tratti
incomprensibile ed ha perso il filo del discorso piu'
volte, facendo ricorso ad alcuni foglietti di appunti''. Un
fatto raro per un oratore come Castro, abituato a parlare a
braccio per ore.
''Circolano voci che Fidel sia sotto terapia per una
malattia degenerativa senile ereditaria'', si lascia
sfuggire il dissidente Vladimiro Roca, secondo il quale
Castro ''potrebbe andarsene presto''.
E poi cosa succederebbe a Cuba? Per la maggior parte dei
cubani e' difficile immaginare un futuro senza il
Comandante in capo; essi non erano infatti neanche nati nel
1959 quando Castro conquisto' il potere con le armi
deponendo il dittatore Fulgencio Batista. Ma a Cuba, ormai
da un paio d'anni, per parlare del dopo-Castro non si deve
piu' abbassare la voce. Ufficialmente la questione della
successione e' gia' stata risolta nel 1997, quando Fidel ha
nominato il fratello minore Raul suo successore. Raul, piu'
giovane del fratello di cinque anni, era al fianco di Fidel
gia' nel 1953 quando scoppio' la prima scintilla della
rivoluzione cubana. Mezzo secolo dopo, il taciturno e poco
carismatico Raul si trova al comando delle Forze armate
rivoluzionarie ed e' il piu' alto dignitario del Partito
comunista cubano dopo Fidel. Raul ha piazzato da tempo ai
posti di comando militari una serie di fedelissimi e, in
caso di morte improvvisa di Fidel, difficilmente si
troverebbe la strada sbarrata. Anche se Raul viene
considerato da gran parte della popolazione un vecchio
dinosauro del regime, Sanchez ricorda che egli ha suggerito
in passato a Fidel di concedere aperture in campo
economico.
''Il modello a cui si ispira Raul e' quello cinese'',
afferma Roca, il quale aggiunge pero' che ''finche' sara'
vivo Fidel non vi saranno aperture politiche ed economiche''.
In ogni caso, la transizione del potere potrebbe non essere
cosi' semplice come previsto dai fratelli Castro.
Osservatori occidentali e dissidenza suggeriscono tre
possibili scenari per la Cuba del dopo Fidel:
1) Alla morte del Comandante si verifica una insurrezione
popolare. Per gli esiliati della Florida e' il segnale che
aspettano da tempo e giungono in massa nell'isola per
unirsi ai rivoltosi e reclamare le proprieta' confiscate
dalla rivoluzione. Al termine della rivolta, si tengono le
prime libere elezioni dagli anni Quaranta. Il nuovo governo
processa Raul e altri esponenti del regime per crimini
contro l'umanita'. Il sistema sociale cubano, elogiato
anche dall'ex presidente statunitense Jimmy Carter durante
la sua storica visita a L'Avana, si dissolve con
l'introduzione dell'economia di mercato.
2) Raul precede tutti e impone la legge marziale dopo la
morte del fratello. Una volta assunto il controllo di tutte
le leve del potere, Raul sceglie tra i fedelissimi della
nuova generazione un delfino che offra garanzie di fedelta'
alla rivoluzione. Poco dopo l'elezione di George W. Bush,
Raul invito' il nuovo inquilino della Casa Bianca a
normalizare ''il piu' possibile'' le relazioni con Cuba con
Fidel ancora in vita. ''Dopo sara' piu' difficile'',
ammoni'.
3) Raul non sopravvive a Fidel e alla morte di quest'ultimo
si scatena una lotta interna nel Partito comunista tra la
fazione moderata del vice presidente Carlos Lage e gli
ortodossi del ministro degli Esteri Felipe Perez Roque. In
caso di accordo e di divisione del potere, nell'isola
potrebbe cominciare un periodo di graduali riforme
politiche e di aperture economiche che permetterebbero di
non smantellare la rete di assistenza sociale (scuola e
sanita' gratuite e cibo a prezzi politici).
''Qualsiasi cosa succedera' - sostiene Sanchez - sara'
comunque meglio di questo governo di Taleban tropicali
guidati da un mullah irresponsabile come Fidel Castro''.
(Ansa)
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