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Appendice: analisi e polemiche

Un quadro complessivo della situazione che si è determinata dopo il giro di vite contro i dissidenti e la fucilazione dei tre dirottatori viene dai seguenti tre servizi di corrispondenti dell’ Ansa

Cuba: il governo fa quadrato
di Maurizio Salvi 

15 aprile - Fidel Castro, Felipe Perez Roque, Ricardo Alarcon: tutti i massimi esponenti del governo cubano sono scesi in campo per fare quadrato attorno alla 'rivoluzione' che a loro avviso e' palesemente oggetto di ''una offensiva senza precedenti'' da parte degli Stati Uniti. Ma soprattutto hanno cercato di difendersi dall'ondata internazionale di critiche sul delicato tema dei diritti umani piovute sull'isola caraibica dopo la decisione di usare una mano non dura, ma durissima, con il dissenso interno e soprattutto con alcuni dei dirottatori, fucilati la settimana scorsa dopo un processo di una settimana. La mobilitazione cubana coincide infine con il voto, domani a Ginevra, di una risoluzione in Commissione diritti umani delle Nazioni unite che rischia di essere approvata con un margine di voti piu' ampio del solito. All'indomani delle decine di arresti di dissidenti e della fucilazione dei tre dirottatori, e' stato lo stesso 'leader maximo' ad avviare la costruzione di un argine difensivo, sostenendo che Washington si propone di ''aggredire militarmente'' l'isola. ''Se cio' dovesse accadere - ha affermato - gli Stati Uniti si troveranno a dover affrontare una guerra di cent'anni''. ''Staremo a vedere cosa avverra' in questa battaglia'', ha anche aggiunto Castro, secondo il quale gli Stati Uniti ''hanno forza e tecnologia, ma di politica non sanno niente''. E noi, ha concluso, ''ormai da molto tempo analizziamo ogni conflitto e sappiamo bene quello che dobbiamo fare''.
Allo stesso tempo, il giovane ministro degli esteri Perez Roque, l'uomo di cui Castro si fida ciecamente, ha raccolto la stampa internazionale e nazionale per ''provare'' che gli Stati Uniti organizzano e finanziano il dissenso interno contro Cuba. Utilizzando tecnologia di punta - e quasi ripetendo lo show informatico approntato prima della guerra dal segretario di stato Usa Colin Powell per mostrare l'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq - il ministro ha sostenuto che i ''sette sequestri in un mese (di aerei e navi) fanno parte di una azione per destabilizzare il paese che e' possibile solo per la pratica di ricevere i sequestratori negli Usa come eroi e dare loro asilo, nonostante l'uso di armi e di altre pratiche terroristiche''. Dopo oltre 40 anni di un ''ferreo blocco'', ha proseguito, ''il nostro popolo deve ora affrontare l'ossessione del governo statunitense di fabbricare a Cuba una opposizione, una 'quinta colonna', di stimolare l'apparizione ed il rafforzamento di gruppi che rispondano ai loro interessi, con una chiara visione di poter annettere Cuba agli Stati Uniti nel teorico scenario di una sconfitta della rivoluzione cubana''.
Per raggiungere il suo scopo, ha osservato, il presidente George W. Bush ha nominato almeno 20 responsabili dei movimenti anticastristi di Miami in posti chiave dell'amministrazione, e soprattutto ha affidato le questioni latinoamericane al più acceso di essi, Otto Reich.
E oggi sul tema e' ritornato anche il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon, che ha chiesto agli Usa di ''mantenere il silenzio'' sul tema dei diritti umani, visto che ''vi sono da oltre un anno nelle sue carceri migliaia di persone senza incriminazione''. Ricevendo un gruppo di deputati messicani e in allusione agli arresti effettuati dopo l'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, ha sostenuto che ''il governo statunitense sta perdendo una buonissima opportunita' per tacere perche' da oltre un anno mantiene migliaia di persone in carcere senza imputazioni, senza difesa e senza identificazione''. Riferendosi poi al voto nella Commissione dell'Onu per i diritti umani, Alarcon ha osservato che una risoluzione per obbligare Cuba a ricevere un relatore delle Nazioni Unite ''e' la forma migliore per sviare l'attenzione dai temi reali in materia di diritti umani che esistono nell'attualita'''. Per esempio, ha concluso, facendo chiasso su Cuba Washington cerca di coprire l'assassinio di migliaia di persone ''in una guerra non necessaria in Iraq''. (Ansa) 

Cuba: la galassia del dissenso
di Maurizio Salvi

15 aprile - Due organizzazioni moderate ma illegali della dissidenza interna di Cuba - Il Tavolo di riflessione e l'Arca progressista - hanno condannato oggi in un comunicato congiunto diffuso a L'Avana la fucilazione di tre persone responsabili del tentativo di dirottamento di un traghetto. ''Qualsiasi atto di pirateria o di terrorismo merita il rigetto di tutta la nostra societa' e la condanna dei tribunali'', scrivono le due organizzazioni, ''ma anche la condanna a morte e l'esecuzione di essa sono elementi che meritano la condanna di qualsiasi uomo o donna civile''. Prima di questa fucilazione, avvenuta l'11 aprile, il governo aveva usato la mano pesante operando l'arresto di 78 oppositori per smantellare la rete del piu' importante gruppo della dissidenza, il Movimento cristiano di liberazione (Mcl), guidato da Oswaldo Paya' Sardinas, il principale fautore del Progetto Varela.
Si tratta di una proposta - corredata da 11.000 firme, presentata al Parlamento il 10 maggio dell'anno scorso - per indire un referendum per ottenere un trasformazione democratica dell'assetto di potere dell'isola. Prevede in particolare che nel referendum i cubani possano esprimersi su una eventuale riforma delle leggi relative alla liberta' di stampa e di associazione, l'amnistia per i prigionieri politici, una nuova legge elettorale ed un maggior spazio all'imprenditoria privata. L'iniziativa, ovviamente, e' stata respinta da una commissione ad hoc del parlamento cubano.
Ad ammettere che il regime abbia centrato l'obiettivo e' stato lo stesso Elizardo Sanchez, il veterano leader della Commissione cubana dei diritti umani e della riconciliazione nazionale (Ccdhyrn), l'altro significativo gruppo dissidente dell'isola. Sia Sanchez pero', sia l'altro movimento moderato oppositore, il 'Todos Unidos', guidato da Vladimiro Roca, sono sempre stati praticamente tollerati dal governo, che ha permesso loro frequenti contatti con la stampa estera, alla quale hanno esternato i loro giudizi sulla durezza del governo castrista. Da rilevare poi, come ha messo in luce Sanchez, che pur se tre settimane fa e' stato scardinato il Mcl, il governo si e' ben guardata dall'arrestare Paya' che, il 17 dicembre scorso, ha ricevuto a Parigi il Premio Andrei Sakharov per la liberta' d'espressione concessa dal parlamento europeo e che e' stato candidato al Premio Nobel per la pace di quest'anno.
L' altra organizzazione su cui si e' concentrata l' ondata repressiva e' l' Istituto cubano di economisti indipendenti (Icei), fondato nel 1995 e diretto da Martha Beatriz Roque, gia' in carcere anni fa ed ora nuovamente condannata a 20 anni. Nella galassia dei movimenti minori che cercano di organizzare una opposizione a Fidel Castro, vi sono anche alcuni partiti (democristiano, socialdemocratico e di solidarieta' democratica), una rete di biblioteche 'indipendenti', varie piccole cooperative di lavoratori, rurali ed agricole, embrioni di sindacati e gruppi di informazione (Ufficio dei giornalisti indipendenti, Cuba Free Press, Cubanet, Prensa libre oriental), molti dei quali secondo il governo finanziati dalla sezione di interessi statunitensi a L'Avana, guidata dal battagliero James Cason.
Secondo quando ha riconosciuto lo stesso Sanchez, con l'arresto dei 78 dissidenti, condannati a pene dai sei a 28 anni, sale a circa 300 il numero dei prigionieri politici a Cuba. (Ansa)  

Usa: la repressione rafforza il fronte anticastrista
di Paolino Accolla

15 aprile - Il giro di vite ai danni dei dissidenti in atto a Cuba ha radicalizzato a livello ufficiale e d'opinione le posizioni anti Avana negli Stati Uniti, dove la comunita' degli esiliati cubani chiede l' ''incriminazione'' di Fidel Castro da parte della comunita' internazionale.
Nonostante la storia avanzi nel nuovo millennio, in materia di diritti umani a Cuba ''invece di migliorare le cose stanno peggiorando'', ha stigmatizzato il segretario di Stato Colin Powell, invitando la comunita' internazionale a condannare con ''sdegno'' la repressione attuata dal regime castrista, che sta rivelando la sua ''natura''. La condanna di Powell ha ridato fiato al coro risentito levatosi in questi giorni negli Usa contro le recenti condanne di 75 dissidenti, ma anche contro la messa a morte di tre persone che la settimana scorsa avevano cercato di dirottare un battello per lasciare l'isola.
Un coro che sovrasta nettamente la voce dei - rari - politici fautori di una politica piu' morbida nei confronti dell'Avana. Quel che piu' preoccupa, stando al direttore della Scuola di studi cubani dell' Universita' di Miami Jaime Suchlicki, e' che il giro di vite ''sembra l'inizio di un periodo di repressione molto intensa'', tesa a ''gettare le basi per la successione di Fidel Castro da parte del fratello Raul'', a creare cioe' le premesse per un rinnovamento del regime.
Quelli che Cuba accusa di essere agenti sovversivi al soldo degli Stati Uniti come i 75 giornalisti, attivisti nella difesa dei diritti umani ed economisti condannati, secondo il responsabile della Fondazione nazionale cubano americana (Fnca) Joe Garcia, rappresentano la voce della liberta'. Mentre i tre messi a morte per aver dirottato un traghetto e minacciato di gettare i passeggeri in acqua sono solo ''povera gente'', che e' stata ''assassinata'' dopo un ''processo sommario''. Per questo, secondo Garcia, ''gli Stati Uniti dovrebbero decidersi ad avviare un'incriminazione contro Fidel Castro, suo fratello e i capintesta del regime''.
Anche per Washington i tre erano piu' disperati che terroristi, e con la loro messa a morte, come ha affermato un portavoce dell'amministrazione, ''Cuba riafferma che esiste uno stato di terrore nell'isola'', da dove nell'ultimo mese due aerei sono stati dirottati in Florida. Per bocca del presidente della Fnca Jorge Mas Santos la comunita' dei cubano americani - concentrata perlopiu' in Florida - ha chiesto a Washington di irrigidire l'embargo imposto da oltre 40 anni all'isola, e addirittura di chiudere il rubinetto delle rimesse di valuta degli esiliati ai parenti, per facilitare un ''cambio di regime'' all'Avana.
Tanto risentimento ''e' chiaramente a detrimento'' degli sforzi che pure da qualche parte vengono fatti per una distensione, fa notare Robert Muse, un avvocato di Washington specializzato in materia di scambi commerciali, che prevede, anche per quest'anno, un rinnovo dell'embargo. ''Speriamo che questi problemi non siano di intralcio alle relazioni avviate'', dice Meg Scott Phipps, responsabile del dipartimento per l'agricoltura del Nord Carolina, che ha appena firmato un contratto da tre milioni di dollari per esportare a Cuba prodotti agricoli. Assieme alle medicine, questi sono gli unici che l'isola di Fidel puo' oggi importare, grazie a un allentamento dell'embargo varato da Washington nel 2000.
Anche il deputato dell'Arizona Jeff Flake spera che la reazione americana al giro di vite contro i dissidenti cubani non chiuda spazi a quel poco di interazione esistente fra i due Paesi che non hanno rapporti ufficiali. Per Flake - che sta preparando una proposta di legge per la liberalizzazione dei viaggi a Cuba - non sara' l' embargo ma anzi l' apertura a far cadere Castro, introducendo nella sua isola gli elementi del cambiamento attraverso l'influsso di merci e turisti americani. Nella logica di Flake dunque il dipartimento di Stato dovrebbe favorire e non impedire i contatti fra americani e cubani, come ha invece fatto di recente, diffidando il musicista Ry Cooder - produttore di 'Buena Vista Social Club' - dal lavorare ancora a Cuba. (Ansa) 

Perché proprio ora?
Castro: questione di vita o di morte
 

Questione di vita o di morte. Così Fidel Castro spiega il giro di vite contro la dissidenza e la decisione di rompere la moratoria sulla pena di morte fucilando i tre giovani dirottatori. In una lunghissima intervista a Miguel Bonasso, del quotidiano argentino Pagina 12 (di cui riportiamo qui gli stralci pubblicati  da Repubblica), il leader maximo spiega che ‘’la mafia terrorista di Miami, insieme all’ estrema destra degli Stati Uniti, progettavano, e ancora progettano, di creare una grave crisi che potrebbe scatenare un conflitto armato fra gli Stati Uniti e Cuba. Non che questa cosa ci renda particolarmente nervosi – aggiunge Castro – o ci tolga il sonno. Abbiamo dimostrato, nel corso di 44 anni, di essere capaci di affrontare qualsiasi pericolo....
(http://www.sottovoce.it/conflitti/Cuba01.htm)  

Parola d’ ordine: evitare la guerra 

Le motivazioni che hanno spinto il governo cubano a scatenare l’ ondata repressiva di metà marzo e a ripristinare la pena di morte sono approfondite anche nell’ intervista che all’ Avana il viceministro degli esteri Angel Dalmau ha dato a Maurizio Matteuzzi del Manifesto.
 ‘’La tremenda svolta repressiva – rileva Matteuzzi – il governo cubano la spiega come il tentativo di smontare l’ unico pretesto per un’ aggressione Usa: una nuova migrazione di massa verso le coste della Florida’’.
(http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/cuba_2003/attualita/primomag4.htm

Montaner (liberali cubani in esilio): è solo routine 

Per Carlos Alberto Montaner, presidente del Partito liberale cubano in esilio, in realtà ‘’si tratta di una routine, è qualcosa di usuale. E’ il modo con cui Fidel Castro esercita e detiene il potere’’. In un articolo sul sito firmaspress.com dal titolo A cuba la voglia di libertà finisce all’ ergastolo, Montaner – che rappresenta il punto di vista tradizionale degli anticastristi all’ ester - ripercorre le ripetute ondate repressive che il regime avrebbe scatenato nel corso dei suoi 44 anni e rileva come l’ ondata di arresti e fucilazioni minacci di ‘’indebolire l’ influenza castrista nel mondo della cultura, costruita dopo anni di tenace lavoro diplomatico’’ che secondo l’ esponente liberale, sarebbe stato ‘’realizzato dai servizi segreti attraverso l’Istituto di amicizia con i popoli, un organismo poliziesco copiato dal’ organigramma sovietico. L’ ultimo a rendersene conto – aggiunge – è stato Sarmago. .. ‘Il limite sono state le fucilazioni. E’ un peccato che non si sia reso conto che prima di loro altri 18.000 cubani sono stati fucilati’’.
(http://www.firmaspress.com/263.htm)

Uno scontro fra ‘ortodossi’ e ‘riformatori’?

Lo ipotizza in un reportage da Cuba Maurizio Matteuzzi (il Manifesto, 15 maggio). ‘’Tre capri espiatori troppo facili e troppo piccoli nella grande partita con l’ America’’, ipotizza Matteuzzi riferendosi alla fucilazione dei tre dirottatori. ‘’Come tutto sommato troppo insignificante appare anche la gran parte dei 75 oppositori arrestati e condannati in quattro e quattr’ otto: pesci piccoli presi nella rete mentre i più grossi – Osvaldo Paya, Elizardo Sanchez, Vladimiro Roca – nonsono stati toccati (per ora?). E’ così che c’ è chi scorge in questa ondata repressiva anche una mossa di settori interni al regime in vista del dopo-Fidel.: in sostanza gli ‘’ortodossi’’ che vogliono mettere fuori gioco i ‘’rinovatori’’ dentro al Partito comunista....     

Minacce esplicite dietro un passo tanto drastico? 

‘’I leaders cubani devono aver avvertito una qualche minaccia esplicita prima di fare un passo tanto drastico. Una nuova crisi migratoria che Bush potrebbe usare come pretesto per accusare Cuba di star minacciando la sicurezza nazionale statunitense? Una provocazione militare nei pressi di Guantanamo?’’ E’ quanto si chiede Saul Landau, intellettuale radical americano del gruppo che fa capo a zmag.org.
‘’Quelli che a Washington conoscono la realtà dell'isola scoraggerebbero piani tanto aggressivi. Ma e se Fidel temesse davvero che i bushisti possano credere davvero alle loro invenzioni? La fantasia che i cubani si rivolteranno a migliaia, come si sente su certi show isterici di Miami Radio, potrebbe davvero condurre ad uno scenario d'invasione. In aggiunta, alti funzionari USA e Radio Martí ripetono da mesi l'accusa assurda secondo cui Cuba avrebbe armi bioterroristiche e che darebbe ospitalità a terroristi. Di fatto a Miami, dove terroristi anticastristi vanno orgogliosamente per strada o s'incontrano con il presidente, i dimostranti a favore della guerra avevano cartelli che equiparavano Fidel con Saddam. Dato il successo della propaganda di Bush nel collegare l' 11 settembre a Saddam, chi sa che risulterebbe dai sondaggi sugli americani ingenue vittime della propaganda che vuole l'invasione di Cuba come una maniera di rendere sicuri gli USA.Perciò, è possibile che gli imprigionamenti, le sentenze dure contro i dissidenti e le esecuzioni dei sequestratori derivino da una crisi militare e non dalla normale attività politica’’.
(http://www.zmag.org/Italy/landau-cubaconundrum.htm)        

 Wayne Smith: destabilizzare Castro 

‘’Questi dissidenti e questi gruppi per i diritti umani di Cuba, che rappresentano solamente poche persone, sono importanti solamente nella misura in cui ci sono utili a una sola causa: destabilizzare il regime di Fidel Castro’’. Nelle parole di Wayne Smith, direttore fino alla fine degli Settanta della Sezione di interessi nordamericani all’ Avana (SINA), il punto di vista interno dell’ amministrazione Usa.
In una intervista raccolta nel libro Dissidenti o mercenari? (Edizioni Achab, Verona, 1999), Smith, che è membro anziano del Centro per la politica internazionale, spiega fra l’ altro come Cuba, ‘’una piccola isola senza grandi risorse economiche’’ provoca sulle amministrazioni americane ‘’lo stesso effetto che la luna piena provoca sui lupi: una vera ossessione’’.
Parlando della attuale politica degli Usa verso Cuba, Wayne Smith è molto chiaro: ‘’La democrazia e i diritti umani ci interessano ben poco; se la democrazia e i diritti umani ci importassero, i nostri nemici sarebbero l’ Indonesia, la Turchia, Il Messico, il Perù o la Colombia, per esempio. Perché la situazione a Cuba, paragonata a quella di questi paesi e di moltissimi altri, è paradisiaca.
Dal 1985 – continua Smith – continuiamo a dire pubblicamente che incoraggeremo e finanzieremo apertamente i gruppi dissidenti e per i diritti umani a Cuba: ciò nel nome dei nostri interessi. Gli Stati uniti non finanziano tutti quanti: solamente coloro che possono avere una buona immagine internazionale. Ma questi dissidenti e questi gruppi per i diritti umani a Cuba, che rappresentano poche persone, sono utili per una sola causa: la destabilizzazione del regime di Fidel Castro.
Con queste due linee politiche, la pressione economica e i diritti umani, vogliamo provocare il rovesciamento di Fidel Castro, per insediare un governo di transizione che ci piaccia. Per insediare le persone che vogliamo e recuperare così il controllo dell’ isola’’.

Cuba non è uno Stato terrorista 

‘’Sostenere che Cuba è uno stato terrorista mina la nostra credibilità laddove ne abbiamo più bisogno, nella lotta contro i veri terroristi’’, dice ancora Smith (Perché il governo di Washington mente su Cuba, Latinoamerica n. 82).
‘’Il problema è che l’ amministrazione non riesce a trovare nemmeno un bricioilo di prova credibile per dimostrare la sua tesi. Né è aaal di sopra delle menzogne belle e buone. Per esempio, il Dipartimento di Stato ha dato molto peso a un discorso tenuto da Fidel Castro a Teheran, l’ anno scorso, in cui si suppone abbia detto che ‘l’ Iran e Cuba, collaborando tra loro, potranno mettere in ginocchio l’ America’. Ma la verità è che Castro non ha mai pronunciato quelle parole. Il professor Nelson Valdes, dell’ Università del New Mexico, ha potuto acquisire ed analizzare tutte le trascrizioni delle dichiarazioni pubbliche fatte da Castro in Iran e può testimoniare che non vi è nulla di simile a quella citazione’’.
‘’Castro – rileva Smith – ha sempre denunciato il terrorismo, sin dall’ 11 settembre, auspicandone la ‘totale estirpazione’. Egli ha condannato fin da subito gli attacchi alle Torri gemelle e al Pentagono, ha espresso la sua solidarietà al popolo americano e ha offerto la sua collaborazione a tutti i governi per sconfiggere il terrorismo. Cuba ha sottoscritto tutte e dodidic le convenzioni antiterrorismo dell’ ONU e all’ inizio di quest’ anno si è offerto di firmare un accordo bilaterale con gli Usa volto ad effettuare nuovi sforzi congiunti contro il terrorismo’’.  
 

Gli intellettuali Usa 

Ma Cuba presenti i fatti 

E’ Sempre Landau che lo chiede, in quello stesso articolo su zmag.org.
‘’Ciò che Cuba deve ancora fare nelle due cause separate (arresti ed esecuzioni) è presentare i fatti e le ragioni per l'arresto e la condanna di persone nelle cui organizzazioni si era infiltrata e che teneva sotto controllo e spiegare perché doveva giustiziare alla velocità della luce i sequestratori.

James Cason, capo della Sezione per gli Interessi USA a la Havana, ha organizzato cittadini cubani e li ha pagati con piccole somme o fatto loro regali o concesso servigi perché promuovessero la dissidenza.
E allora cosa c'è di nuovo? Per quaranta e passa anni Washington ha cercato con ogni metodo criminale, quasi fino all'invasione militare diretta, di distruggere la rivoluzione di Cuba. Il governo USA si è scagliato contro l'ordine sociale ed economico di Cuba ed i cubani hanno ogni diritto di sospettare nel governo USA le intenzioni più malevoli.
Ma perché il governo cubano si è dato la pena di arrestare e condannare persone di cui controllava le azioni così da vicino? Gli agenti della sicurezza statale non si erano solo infiltrati, ma avevano addirittura creato alcune delle organizzazioni dissidenti. Gli infiltrati non avevano solo conquistato la fiducia di Cason, ma anche ottenuto accesso alla Sezione per gli Interessi USA e alle case dei principali diplomatici americani. Perciò, perché distruggere queste persone il cui seguito nazionale non ammontava a nulla di significativo, la cui reputazione interna era da barzelletta e la cui coerenza politica dipendeva da veline del governo USA o da idee prodotte da agenti cubani, alcuni articoli dei quali erano apparsi sul Miami Herald?’’ 

Plauso e sostegno, ma Cuba è una dittatura 

E’ il parere di Michel Albert, un altro intellettuale Usa su posizioni molto radicali, uno dei principali animatori di zmag.org.
Nonostante decenni di terrorismo sostenuto dalla CIA e del boicottaggio imposto dagli USA, Cuba è di gran lunga superiore ai suoi vicini latinoamericani nelle realizzazioni in campo intellettuale, culturale, sanitario, educativo e politico. Ciò merita largo plauso e sostegno.
Nello stesso tempo, in qualsiasi maniera la si veda, il governo di una sola persona attraverso un partito burocratico gerarchizzato è una dittatura, anche quando -come a Cuba- il leader è sotto molti aspetti buono. Castro è il mozzo, da cui il Partito Comunista Cubano irradia i suoi raggi. Le parallele istituzioni originarie, compresa quella che vien chiamata poder popular, rappresentano una tendenza politica partecipativa, che comunque non è riuscita a superare la manipolazione del Partito’’.
(http://www.zmag.org/Italy/albert-controversiacuba.htm

Petras: intellettuali non siate ipocriti 

E’ l’ invito di James Petras, noto sociologo statunitense, agli intellettuali radicali del suo paese come Albert o Landau o lo stesso Chomsky.
Abbiamo visto negli ultimi tempi molti autoproclamati intellettuali occidentali "progressisti" , sostiene Petras, sostenere o restare in silenzio rispetto alla distruzione della Jugoslavia da parte degli Usa, alla pulizia etnica di oltre 250.000 serbi, zingari e altri gruppi in Kosovo, dando a bere la propaganda statunitense dell'"intervento umanitario".

Tutti gli intellettuali statunitensi (Chomsky, Zinn, Wallerstein, ecc.) appoggiarono la violenta rivolta in Afghanistan dei fondamentalisti finanziata dagli Usa contro il governo laico appoggiato dall'Unione Sovietica; con il pretesto che l'Unione Sovietica aveva "invaso" e che i fanatici fondamentalisti arrivavano nella nazione da tutto il mondo erano diventati i "dissidenti" che difendevano l'"autodeterminazione". All'epoca, una palese manovra propagandistica eseguita con successo dall'arrogante ex Consigliere per la sicurezza nazionale Zbignev Breszinski.
Come allora prestigiosi intellettuali esibiscono le loro passate credenziali quali "critici" della politica estera statunitense per conferire credibilità alla loro disinformata denuncia della presunta colpa morale di Cuba, paragonando gli arresti da parte di Cuba di agenti pagati dal Dipartimento di stato statunitense e l'esecuzione di tre terroristi dirottatori con i crimini di guerra genocidi dell'imperialismo statunitense. I professionisti degli equivalenti morali applicano un microscopio a Cuba e un telescopio agli Usa, il che conferisce loro una sicura accettabilità tra i settori liberali dell'impero.
(http:://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/cuba_2003/attualita/primomag2.htm)

Cuba e gli scrittori 

Saramago: Cuba addio 

‘’Io sono arrivato fino qui. Da adesso in avanti Cuba continuerà la sua strada, io mi fermo’’. Così il 14 aprile sul Pais il premio Nobel portoghese per la letteratura 1998 e comunista di una vita fa sapere di aver rotto la sua passione per Cuba.
‘’Dissentire è un atto irrinunciabile di coscienza. Può essere che dissentire porti al tradimento, ma questo deve essere dimostrato con prove irrefutabili’’, dice lo scrittore portoghese. ‘’Non credo che si sia agito senza lasciare adito a dubbi nel processo recente da cui sono usciti condannati a pene sproporzionate i dissidenti cubani. E non si capisce perché se c’ è stata cospirazione non sia stato espulso il responsabile della sezione di interessi degli Stati Uniti all’ Avana, l’ altra parte della cospirazione’’.
(http://news.bbc.co.uk/hi/spanish/latin_america/newsid_2946000/2946683.stm

Sepulveda: Fidel sbaglia, non lo seguirò più 

‘’Condivido anch’ io quello che ha detto  Saramago(...) Non c’ è nulla che possa giustificare la pena di morte, a l’ Avana o in qualsiasi altra parte del mondo. Nulla che possa giustificare quei giudizi sommari, quella parodia di giustizia che fanno agli uomini e alle idee della sinistra il peggior danno che si possa immaginare’’.
(http://www.santegidio.org/pdm/news2003/21_04_03.htm

Granma: ma questa è un’etica astratta 

Così replica il Granma, organo ufficiale del partito, a proposito delle prese di distanza di Saramago, Galeano (‘’atti che peccano contro la speranza’’, ecc. Invece bisogna ‘’disporre di un’ etica materiale, cioè un’ etica con contenuti, non di adesioni formali e astratte’’.
‘’Davanti alla comoda posizione di principio di Saramago e a quella patetica e soggettivistica di Galeano esiste una terza posizione: di fronte alle fucilazioni – scrive Heinz Dietrich Steffan -, dissentire sull’ uso della pena di morte ed essere solidali con gli eroici sforzi del progetto cubano’’.
http://tiwy.com/pais/uruguay/eduardo_galeano/cuba_duele.phtml
http://www.granma.cu/italiano/abril03/jue24/saramago-it.html 

In Italia 

Minà: parte della sinistra italiana tace su attacchi a Cuba
‘’Poiché sono contro la pena di morte, non posso accettare le condanne alla pena capitale degli autori del sequestro del ferryboat di Regla, ma è anche, sicuramente, inaccettabile la scelta di una strategia della tensione fatta da Bush jr. con l’invio all’Avana di un responsabile dell’Ufficio di interessi, James Cason, che non ha l’etica di un vecchio diplomatico democratico come Wayne Smith’’.
Così Gianni Minà nell’ articolo La sindrome dell’ assedio, pubblicato sull’ ultimo numero (82) di Latinamerica). “Cason è andato a Cuba con l’intento dichiarato (in imbarazzanti conferenze stampa) di sovvertire e di creare una situazione di scontro nel Paese. E ha fatto anche di più: ha incominciato a gestire, dal suo ufficio, “un traffico di dissidenti” comprando coscienze a basso prezzo: un computer, un po’ di dollari in contanti, qualche radio ricetrasmittente che hanno rivelato i suoi veri obiettivi. Un’operazione inquietante perché ha messo in crisi anche i dissidenti sinceri, quelli che non hanno avuto bisogno dei dollari per fare delle scelte. Ma, più che altro, questo aggressivo funzionario dell’amministrazione Bush, ha la responsabilità di aver scatenato, purtroppo, una reazione durissima da parte dello stato cubano. A quale obiettivo mira? La democrazia, si sa, non si afferma comprando le persone.
Per questo mi ha colpito negativamente quella sinistra italiana, che si autodefinisce riformista e che legittimamente non dà tregua ai comportamenti della rivoluzione cubana e li stigmatizza quando questa eccede in decisioni illiberali, ma tace sempre su questi attacchi subiti da Cuba, su questi attentati al diritto di autodeterminazione dei popoli.
Questi riformisti dimenticano anche quello che sta facendo l’attuale governo degli Stati Uniti che, in meno di un anno e mezzo (come ha sottolineato Noam Chomsky) si è negato a firmare più di dieci trattati di tutela dei diritti civili e umani che hanno trovato d’accordo, invece, la maggior parte dei paesi del pianeta. Non hanno nemmeno denunciato la preoccupante abolizione, di fatto, dell’istituto dell’habeas corpus, che ha condannato alla galera, finora negli Stati Uniti, più di duemila persone senza un’accusa specifica e senza che né parenti, né avvocati riescano a sapere nulla della loro sorte. Sono stati giudicati? Come? Quando? Perché? Sono state forse giustiziati, conformemente alla norma, alla “licenza di uccidere” voluta da Bush jr. subito dopo l’11 settembre? ‘’
(http://www.prefisso.it/sindrome.html)

Di Minà vedere anche:
Più rispetto per Cuba dalle sinistre europee
(http: //www.giannimina.it/articoli/piurispetto.htm)

La fatica di essere Cuba
(http:utenti.lycos/nostalgici/mina.htm)

Tutto quello che non sapete di Cuba
(http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=TUTTEideecintre&TOPIC=&TOPIC_ID=26008)  

Ingrao: non è consentito tacere

‘’Le notizie che giungono da Cuba sono allarmanti e non consentono silenzi’’. Con la secca autorevolezza Pietro Ingrao interviene sulla vicenda il 15 aprile dalle colonne del Manifesto.‘’Anche se personalmente io ebbi dubbi, tanti, davvero tanti - e dall'inizio - in quella seconda metà del Novecento ponemmo il ritratto del «Che» sul cassettone di casa, e cantammo nei cortei quella canzone indimenticabile – dice Ingrao - . E credo di afferrare, di capire quanto ancora oggi Cuba agisca come speranza: prima di tutto per il continente centro-americano in cerca di riscatto, e oltre ancora. E ancor più adesso che la superpotenza americana ha proclamato - dinanzi al mondo - l'avvento dell'era della «guerra preventiva». Ma tanto più se la questione è ormai questa - e si vede sul campo - non possiamo illuderci di superare una tale prova con i processi sommari e le fucilazioni fulminanti. Sento repulsione per quelle nuovissime carceri di Guantanamo, dove non esiste più nemmeno la protezione, il ritrarsi in sé che dà il buio della cella. Ma come posso contrastare le allucinazioni di Guantanamo se ricorro alla pena capitale contro dei fuggiaschi riagguantati e ormai con le manette ai polsi? La battaglia contro Bush e contro la dottrina della «guerra preventiva» chiede altre strade: nuove e diverse. E si nutre di pacifismo, non di carceri e manette persino assurde, e di boia macchiati di sangue’’.
(http://www.sottovoce.it/pena/pm03_01.htm)  

Bertinotti: cancellare pena di morte 

‘’Il problema della sopravvivenza, della sicurezza e della crescita civile e economica di Cuba – sottolinea Bertinotti su Rifondazione rispondendo alla lettera di una lettrice - può essere affrontato proprio nel senso opposto di una stretta autoritaria, e cioè accelerando e potenziando quel processo di apertura alle nuove esperienze che si stanno conducendo in quello straordinario laboratorio di idee e di pratiche che è tornato ad essere il continente latinoamericano e marciando in sintonia con la crescita del movimento mondiale contro la guerra e il liberismo. In questo quadro può avviarsi a soluzione il problema democratico e dei diritti dei cittadini, a cominciare dalla cancellazione dell'odioso istituto della pena di morte che contraddice tutte le istanze di liberazione di cui Cuba è stata storicamente ed è attualmente portatrice, senza che venga meno la necessaria vigilanza contro ogni tentativo di aggressione o di destabilizzazione portato dall'esterno. Una moratoria nell'effettuazione delle condanne a morte sarebbe dunque un atto di grande valore, necessario e possibile. In questo modo si può arricchire di nuova forza e di nuove originalità la costruzione di un modello sociale ed economico alternativo a quello liberista e concretamente operante’’.
(http://www.rifondazione.it/vm/commenti/archivio/030502cubA.html)   

Manconi: dove sono finiti i 74 dissidenti? 

‘’E allora, mentre è in corso una spietata azione militare e il giudizio su di essa resta incondizionatamente negativo – chiede Luigi Manconi sull’ Unità del 4 aprile -, va posta con brutalità una domanda: siamo sicuri che ne ammazzi più la guerra che il dispotismo? La risposta è, a parole, semplicissima: ogni comparazione è indecente; tutti i morti hanno (devono avere) lo stesso peso; le stragi di corpi e le stragi di diritti si alimentano a vicenda. E questo ci impone – mentre protestiamo contro la guerra in Iraq – di chiedere conto al governo cubano di quei 74 dissidenti arrestati e di tutti gli altri detenuti politici dell’isola’’.
(http://www.abuondiritto.it/dettagli.php?ID=239)  

Fra i servizi e i commenti sul dibattito e le polemiche che la vicenda ha suscitato all’ interno della sinistra segnaliamo fra gli altri

Quello di Alessandra Longo su la Repubblica del 17 aprile (http://www.repubblica.it/online/esteri/cuba/cuba/cuba.htm)

e quello del Corriere della Sera del 16 aprile
(http:www.saantegidio.org/pdm/news2003/21_04_03.htm)                                     

Il dibattito ha toccato anche la sinistra italiana più radicale. Interessante, fra tutti, una riflessione di Antonio Moscato, pubblicato il 22 aprile su Indymedia Italia, dal titolo Risposte a chi non accetta le critiche a Cuba.

‘’L´attuale inasprimento repressivo – rileva Moscato - potrebbe rivelare una maggiore insicurezza rispetto al passato (quando il problema di chi voleva andarsene era stato risolto in modo ben diverso) ed essere quindi un riflesso di un aggravamento dei problemi sociali, di cui ovviamente potrebbe tentare di approfittare un imperialismo sempre più aggressivo e senza freni. Ci auguriamo di sbagliare, ma ci sono segnali inquietanti, tra cui i criteri con cui avvengono le sostituzioni di dirigenti (ad esempio negli ultimi anni sono stati allontanati improvvisamente da ogni carica senza spiegazioni plausibili gli ex "delfini" Carlos Aldana e Roberto Robaina, ecc.) e anche il criterio un po´ "dinastico" previsto per la successione a Fidel Castro (il fratello Raúl, minore solo di pochi anni, e di gran lunga più rigido e meno ricco di carisma)’’.
‘’Abbiamo accennato – prosegue Moscato - agli effetti disastrosi della crisi sovietica del 1989-1991 sulla sinistra nel mondo, ma non dimentichiamo come altre vicende (i boat peuple che abbandonavano il Vietnam con mezzi di fortuna, le guerre tra Cina, Vietnam e Cambogia, la sconfitta dei sandinisti nelle elezioni nicaraguensi) hanno colto di sorpresa e travolto molti giovani militanti della solidarietà che non sapevano nulla delle storture burocratiche che minavano la giovane e affascinante rivoluzione centroamericana, e dei precedenti stalinisti del gruppo dirigente vietnamita, che aveva sterminato con metodi staliniani i militanti di altre componenti della rivoluzione.
Solo chi le conosceva bene, senza abbellimenti mitizzanti, ha continuato a lottare senza pentirsi di aver sostenuto quelle esperienze rivoluzionarie per il valore oggettivo che esse avevano avuto, indipendentemente dalle loro gravi contraddizioni. Gran parte di quelli che erano stati colti di sorpresa e delusi, invece, si sono ritirati a vita privata o sono diventati dei "pentiti" approdando ad altri lidi.
Continuiamo dunque a sostenere Cuba con la solidarietà concreta, e a difendere l´originalità della sua rivoluzione, ma senza nasconderci e nascondere nulla dei suoi limiti, augurandoci che sappia ancora una volta correggerli, ma preparandoci anche a fronteggiarne le conseguenze se, invece di affrontarli politicamente, il gruppo dirigente crederà di poterli risolvere con un inasprimento delle misure repressive’’.  

(http://www.italy:indymedia.org/print.php?id=267097)  

Molto indicativo il titolo di un articolo del 18 maggio su Umanità Nova, rivista anarchica. Dal mito alla realtà. Solidarietà con Cuba, non con Castro! 

‘’La nostra solidarietà – scrive Massimo Varengo - deve essere diretta al popolo cubano, non a Castro. La nostra lotta deve essere diretta a spezzare un blocco criminale che affama la popolazione e arricchisce le burocrazie. La nostra mobilitazione contro ogni possibile intervento militare deve essere immediata.
Rimaniamo convinti che l'alternativa a Castro non possa essere il capitalismo, bensì lo sviluppo creativo delle conquiste rivoluzionarie fatte dal popolo e ossificate da una burocrazia estranea ad ogni logica di libertà. Siamo convinti che la prosecuzione del blocco e le minacce di intervento USA non facciano che alimentare le peggiori tendenze del regime con la conseguenza che ogni aspirazione ad una società più libera e più giusta viene assurdamente catalogata come controrivoluzionaria, dando vita ad una spirale senza fine.
Questa spirale va rotta, il blocco va rotto, tutte le tendenze socialiste ed anarchiche devono poter riprendere la loro azione, alla luce del sole, senza alcun limite. Il popolo cubano deve poter sperare’’.
(http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2003/un18/art2723.html)   

Emma Bonino: una lobotomia alla società civile 

Infine, dal fronte radicale, Emma Bonino è, come al solito, sferzante. ‘’Non è una coincidenza – scrive sulla Stampa del 14 aprile - che durante la parentesi tra i primi spari contro Saddam Hussein e il rovesciamento della sua statua a Baghdad, il collega del leader iracheno, Fidel Castro, abbia eseguito una lobotomia alla società civile cubana. Traendo vantaggio dal fatto che l'attenzione della comunità internazionale era focalizzata altrove, il dittatore cubano ha organizzato processi stile Mosca nell'isola, che governa come se fosse sua proprietà personale’’.
L'élite del giornalismo, coloro che hanno osato dire la verità circa le condizioni nel loro Paese e circa l'opposizione nascente sono stati puniti per aver esercitato quello che in altri Paesi è un diritto fondamentale: la libertà di espressione.
(http://www.stranocristiano.it/news/bonino_su_cuba_030414.htm)  

E il dopo Castro?

CUBA: CASTRO MALATO?
FIDEL HA DESIGNATO IL FRATELLO RAUL, MA IL FUTURO E' APERTO
(dell’inviato dell’ Ansa Marco Brancaccia)

(ANSA) - L'AVANA, 19 GIU - ''Fidel Castro compira' tra due  mesi 77 anni, ma ormai ne dimostra dieci di piu' e non riesce piu' a pronunciare i suoi interminabili discorsi senza gli appunti''. L'osservazione dell'oppositore cubano Elizardo Sanchez sullo stato di salute del Comandante in capo e' meno interessata di  quanto possa sembrare e trova conferma anche presso fonti  diplomatiche occidentali a L'Avana. Le voci sulle precarie condizioni di salute di Castro si  rincorrono ormai da un paio d'anni, da quando cioe' il 'lider  maximo' perse i sensi per una manciata di secondi mentre arringava la folla in piazza della Rivoluzione. La settimana scorsa, Castro e' apparso alla televisione per  convocare una imponente marcia di protesta davanti alle  ambasciate d'Italia e Spagna per protestare contro le sanzioni  imposte dall'Unione europea per le violazioni dei diritti umani  da parte del regime cubano. In quella occasione - sottolinea una fonte diplomatica -  ''Fidel e' risultato a tratti incomprensibile ed ha perso il  filo del discorso piu' volte, facendo ricorso ad alcuni  foglietti di appunti''. Un fatto raro per un oratore come  Castro, abituato a parlare a braccio per ore.    
''Circolano voci che Fidel sia sotto terapia per una malattia  degenerativa senile ereditaria'', si lascia sfuggire il  dissidente Vladimiro Roca, secondo il quale Castro ''potrebbe  andarsene presto''.    
E poi cosa succederebbe a Cuba? Per la maggior parte dei  cubani e' difficile immaginare un futuro senza il Comandante in  capo; essi non erano infatti neanche nati nel 1959 quando Castro conquisto' il potere con le armi deponendo il dittatore  Fulgencio Batista. Ma a Cuba, ormai da un paio d'anni, per parlare del dopo-Castro non si deve piu' abbassare la voce. Ufficialmente la questione della successione e' gia' stata risolta nel 1997, quando Fidel ha nominato il fratello minore  Raul suo successore. Raul, piu' giovane del fratello di cinque  anni, era al fianco di Fidel gia' nel 1953 quando scoppio' la  prima scintilla della rivoluzione cubana. Mezzo secolo dopo, il  taciturno e poco carismatico Raul si trova al comando delle Forze armate rivoluzionarie ed e' il piu' alto dignitario del Partito comunista cubano dopo Fidel. Raul ha piazzato da tempo  ai posti di comando militari una serie di fedelissimi e, in caso  di morte improvvisa di Fidel, difficilmente si troverebbe la  strada sbarrata. Anche se Raul viene considerato da gran parte  della popolazione un vecchio dinosauro del regime, Sanchez  ricorda che egli ha suggerito in passato a Fidel di concedere  aperture in campo economico.
''Il modello a cui si ispira Raul e' quello cinese'', afferma  Roca, il quale aggiunge pero' che ''finche' sara' vivo Fidel non  vi saranno aperture politiche ed economiche''.
In ogni caso, la transizione del potere potrebbe non essere  cosi' semplice come previsto dai fratelli Castro.    
Osservatori occidentali e dissidenza suggeriscono tre  possibili scenari per la Cuba del dopo Fidel:
1) Alla morte del Comandante si verifica una insurrezione  popolare. Per gli esiliati della Florida e' il segnale che  aspettano da tempo e giungono in massa nell'isola per unirsi ai  rivoltosi e reclamare le proprieta' confiscate dalla rivoluzione. Al termine della rivolta, si tengono le prime  libere elezioni dagli anni Quaranta. Il nuovo governo processa Raul e altri esponenti del regime per crimini contro l'umanita'.    Il sistema sociale cubano, elogiato anche dall'ex presidente  statunitense Jimmy Carter durante la sua storica visita a  L'Avana, si dissolve con l'introduzione dell'economia di  mercato.
2) Raul precede tutti e impone la legge marziale dopo la  morte del fratello. Una volta assunto il controllo di tutte le leve del potere, Raul sceglie tra i fedelissimi della nuova  generazione un delfino che offra garanzie di fedelta' alla rivoluzione. Poco dopo l'elezione di George W. Bush, Raul  invito' il nuovo inquilino della Casa Bianca a normalizare ''il  piu' possibile'' le relazioni con Cuba con Fidel ancora in vita.  ''Dopo sara' piu' difficile'', ammoni'.
3) Raul non sopravvive a Fidel e alla morte di quest'ultimo  si scatena una lotta interna nel Partito comunista tra la fazione moderata del vice presidente Carlos Lage e gli ortodossi  del ministro degli Esteri Felipe Perez Roque. In caso di accordo  e di divisione del potere, nell'isola potrebbe cominciare un  periodo di graduali riforme politiche e di aperture economiche  che permetterebbero di non smantellare la rete di assistenza  sociale (scuola e sanita' gratuite e cibo a prezzi politici).
''Qualsiasi cosa succedera' - sostiene Sanchez - sara'  comunque meglio di questo governo di Taleban tropicali guidati da un mullah irresponsabile come Fidel Castro''.
(Ansa)
 

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