torna alla HOMEPAGE

torna all'indice del Dossier Cuba

Cronologia
da notizie e servizi Ansa

Scatta il giro di vite
(di Marco Brancaccio)
 

19 marzo - Giro di vite del regime cubano contro la dissidenza interna, accusata di aver appoggiato la ''politica criminale'' degli Stati Uniti nei confronti dell'isola. La televisione di stato, controllata dal regime, ha annunciato l'arresto di ''varie decine'' di dissidenti, senza precisarne il numero, con l'accusa di aver partecipato ad ''attivita' cospirative'' promosse dal capo della missione di interessi statunitense nella capitale cubana, James Cason. In una nota ufficiale letta alla televisione cubana, il governo ha detto che i dissidenti, paragonati ai mercenari che sbarcarono alla Baia dei Porci nel'aprile del 1961 per rovesciare Fidel Castro, saranno giudicati ''nei tribunali di giustizia''.
Il governo cubano ha inoltre annunciato una serie di restrizioni per il personale statunitense accreditato nella rappresentanza all'Avana, che dal 1977 cura gli interessi di Washington sull'isola in assenza di relazioni diplomatiche.
In una vasta operazione realizzata in varie localita' dell'isola, la polizia cubana ha arrestato nelle proprie abitazioni decine di persone. Gli arrestati - secondo il noto dissidente Elizardo Sanchez - sono oppositori pacifici che si sono incontrati nel recente passato con funzionari statunitensi o hanno partecipato ad attivita' promosse dalla sezione di interessi Usa all'Avana. Sanchez, presidente della Commissione per i Diritti umani e la Riconciliazione nazionale (illegale ma tollerata dal regime), ha confermato l' arresto di ''almeno dieci persone'', aggiungendo che sta ''accertando la posizione di altre venti''.
“E' la peggiore ondata repressiva contro la dissidenza degli ultimi anni e sono certo che e' stata decisa da molto in alto'', ha detto l' attivista.
Gli arresti rappresentano la risposta del regime cubano a quelle che il presidente Fidel Castro ha definito ''le vergognose provocazioni'' di Cason, accusato dalla tv cubana di ''ingerenze'' negli affari interni cubani. Castro si e' scagliato contro Cason il 6 marzo scorso, accusandolo di aver ricevuto nella propria abitazione la nota dissidente Martha Beatriz Roque. In quell' occasione, il 'lider maximo' minaccio' di chiudere la sezione di interessi Usa all'Avana.  ''Non abbiamo bisogno di un ufficio che rappresenta un elemento vitale dello schema sovversivo contro l' isola'', disse Castro il 6 marzo, alla vigilia della sua rielezione alla guida del governo cubano per altri cinque anni.   
Cason e' stato anche accusato dal ministro degli Esteri Felipe Perez Roque di mantenere ''un comportamento provocatorio che blocca il processo di normalizzazione tra i due Paesi''. Quello stesso giorno Cason aveva invitato ad un seminario nella sua residenza una trentina di giornalisti dissidenti. Cason, giunto all'Avana il 10 settembre 2002, si e' guadagnato in pochi mesi la fama di diplomatico scomodo per il regime. Subito dopo il suo arrivo, il diplomatico statunitense ha criticato vigorosamente il monopartitismo cubano ed ha intensificato gli appoggi ai dissidenti, che ha invitato nella propria residenza o ha visitato di persona in tutta l' isola.
Lunedi' scorso (17 marzo), il programma televisivo 'Tavola rotonda' ha passato in esame per due ore le attivita' compiute da Cason dal suo arrivo nell'isola. La tv cubana ha accusato il diplomatico americano di utilizzare la propria abitazione per organizzare riunioni della dissidenza. Il direttore del Centro di studi storici del ministero per la sicurezza dello Stato, Manuel Hevia, ha letto una cronologia dettagliata delle attivita' compiute da Cason dal suo arrivo al 24 febbraio scorso, elencando tutti i suoi spostamenti nell' isola ed i suoi incontri con la dissidenza. I commenti ufficiali della tv cubana hanno sottolineato che mentre Cason, 58 anni, compie ''gravi provocazioni'' a Cuba, le autorita' americane ''impongono l'isolamento in carcere'' ai cinque agenti cubani condannati per spionaggio negli Usa.I cinque cubani, arrestati nel 1998 e condannati da un tribunale di Miami nel giugno del 2001 per spionaggio e cospirazione contro gli Stati Uniti, sono considerati 'eroi della rivoluzione' dal governo cubano, che si e' mobilitato per la loro liberazione.               

20 marzo - La polizia cubana ha arrestato l'economista dissidente Marta Beatriz Roque ed ha posto fine ad uno sciopero della fame cominciato l'11 marzo da altri sei oppositori per chiedere la liberazione del medico dissidente Oscar Elias Biscet. Il presidente della Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale (illegale, ma tollerata dal regime), Elizardo Sanchez, ha detto che, con l'arresto di Roque, salgono a 55 i dissidenti finiti in carcere nell'ultima settimana. L'economista si era incontrata il 6 marzo scorso con il capo della missione di interessi statunitense all'Avana, James Cason.                 

22 marzo - Sarebbero ''almeno 70'' gli oppositori fatti arrestare da martedi' scorso dal governo cubano, secondo la Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale. Tra gli arrestati figurano dirigenti di piccoli partiti di opposizione, giornalisti indipendenti e attivisti di movimenti per i diritti umani illegali, come il Movimento cristiano di liberazione, Tutti uniti e l'Associazione per la promozione della societa' civile. I giornalisti arrestati sarebbero 15, tra i quali Raul Rivero, direttore di Cuba press e dirigente della societa' interamericana di stampa.   

25 marzo - Sono 74 finora i dissidenti arrestati a Cuba nell'ultima settimana con l'accusa di aver complottato contro il regime d'intesa con il capo della sezione di interessi americana nell'isola, James Cason. Lo rivela la Commissione episcopale cubana, che ha condannato l' ondata repressiva contro l' opposizione interna. ''Si usano metodi inappropriati per colpire e arrestare persone per il solo fatto che la pensano in maniera diversa dall'ideologia ufficiale'', ha detto monsignor Adolfo Rodriguez, capo dell'episcopato cubano, parlando lunedi' sera a Camaguey (Cuba centro-orientale). Monsignor Rodriguez ha anche condannato l'intervento militare anglo-americano in Iraq. ''Cio' accade - ha detto - quando alcuni Paesi assumono unilateralmente decisioni che spettano alla comunita' internazionale''.  Il noto dissidente Vladimiro Roca intanto ha detto di credere ''che il governo voglia arrestare tutte le figure chiave dell'opposizione''. Il dissidente, 60 anni, liberato su pressioni internazionali nel maggio 2002 dopo aver scontato cinque anni di carcere per incitamento alla sedizione, ha detto che gli arresti degli oppositori ''dimostrano la paura del governo''.  

26 marzo - Il presidente americano George W. Bush ha sollecitato Cuba a scarcerare i dissidenti imprigionati di recente e ha accusato l' Avana di aver lanciato ''attacchi personali'' nei confronti di rappresentanti diplomatici di Washington. Bush, stando a un comunicato diffuso oggi dalla Casa Bianca, ''condanna l'accresciuta repressione'' messa in atto dal regime di Castro nei confronti di attivisti di gruppi per la difesa dei diritti umani e del movimento a favore della democrazia di Cuba. Piu' di 75 attivisti democratici, sempre stando al comunicato, sono stati ''ingiustamente imprigionati'' nel corso di una recente operazione di repressione del dissenso, formalmente etichettata dall'Avana come giro di vite contro cospiratori sovversivi appoggiati dagli Stati Uniti. Secondo l'Avana, i dissidenti - il cui arresto e' stato condannato anche dall'Unione Europea - avevano cospirato contro il proprio governo con l'aiuto di James Cason, il massimo rappresentante dell'amministrazione statunitense a Cuba. 

I processi 

2 aprile - Il gruppo di magistrati cubani che indagano sulle decine di dissidenti arrestati in marzo con l'accusa di cospirazione in collusione con gli Stati Uniti ha chiesto per essi vari ergastoli e centinaia di anni di carcere. Lo scrive oggi l' agenzia di stampa messicana Notimex. Citando una fonte del dissenso cubano non specificata a L' Avana, Notimex precisa che ''gli ergastoli richiesti sono dieci e 900 gli anni di carcere''.  

4 aprile - La magistratura cubana ha chiesto la condanna all'ergastolo, come non aveva mai fatto finora, per alcuni degli oppositori arrestati dal 18 marzo, nell'ambito della campagna per la repressione del dissenso. Ai diplomatici occidentali e alla stampa estera non e' stato permesso di assistere ai processi, cominciati ieri all'Avana e in altre citta' dell'isola, contro la meta' dei 78 dissidenti, attivisti per i diritti umani e giornalisti arrestati con l' accusa di aver collaborato con gli Stati Uniti. L'accusa chiede l'ergastolo per 12 dei dissidenti e pene da 10 a 30 anni di reclusione per gli altri. Molti sono sostenitori di una campagna per la raccolta di firme in favore di riforme democratiche nell'isola, nota come Progetto Varela.
''Mai prima d'ora il governo aveva processato cosi' tante persone per le loro convinzioni politiche o chiesto sentenze cosi' draconiane'', ha commentato Elizardo Sanchez, presidente della Commissione cubana per i diritti umani.
Tra gli imputati che rischiano l' ergastolo, l' economista dissidente Martha Beatriz Roque, il poeta e giornalista Raul Rivero, il sindacalista dissidente Pedro Pablo Alvarez, il fautore della disobbedienza civile Elias Biscet e Ricardo Gonzalez, direttore dell'unica rivista di opposizione a Cuba. La stampa ufficiale non ha dato notizia dei processi. 

7 aprile - Un tribunale cubano ha emesso oggi le prime sentenze nei confronti dei 78 dissidenti arrestati lo scorso marzo. Fra questi spiccano quelle nei confronti di Hector Palacio, uno dei principali promotori del progetto 'Varela' che chiedeva un referendum in vista delle riforme democratiche, e lo scrittore e poeta Raul Rivero, rappresentante nell' isola della Societa' interamericana di stampa (Sip), ai quali sono stati inflitti 25 e 20 anni di prigione rispettivamente. Le altre condanne riguardano Oscar Espinosa Chepe ed Hector Maseda, condannati entrambi a 20 anni di carcere, Osvaldo Alfonso e Marcelo Cano, a 18 anni, e Marcelo Lopez, a 15 anni. Tutti sono stati riconosciuti colpevoli di ''attivita' cospirative'', presumibilmente istigate dal responsabile dell'Ufficio interessi Usa a Cuba, James Cason. Le condanne sono state emesse in base alla legge 88 del 1999 che riguarda la 'difesa della indipendenza nazionale' e che, finora, non era mai stata applicata. Le sentenze sono state comunicate ai familiari dei dissidenti radunatisi davanti alla sede del Tribunale provinciale popolare, situato nel quartiere Centro Habana della capitale. Da rilevare che per molti dei dissidenti era stato chiesto l'ergastolo e che queste prime sentenze - altre sono attese sempre per oggi - sono state rese note quando e' imminente l'avvio, a Ginevra, dell'assemblea generale della Commissioni dei diritti umani dell'Onu, durante la quale vera' esaminata la situazione a Cuba.
In proposito, Osvaldo Paya', un altro dei leader della dissidenza cubana, ha accusato il governo del presidente Fidel Castro di aver approffittato del fatto che la comunita' internazionale guarda piu' che altro alla guerra in Iraq per effettuare ''processi sommari'' contro gli oppositori. Mentre tutti i familiari dei condannati hanno annunciato che presenteranno ricorso contro le sentenze, pur non nascondendo le difficolta' per ottenerne una revisione, in particolare, la moglie di Rivero, Blanca Reyes, ha definito la decisione del tribunale ''un reato contro l'umanita' perpetrato da Castro''.
A sua volta Elizardo Sanchez, un altro dei leader della dissidenza cubana, ha reso noto che, nel corso del processo, 11 presunti dissidenti hanno fatto sapere ai giudici di essere degli agenti della sicurezza infiltratisi nelle file dell'opposizione. Fra di essi anche Aleida Godinex, principale assistente dell' economista Marta Beatriz Roque.

8 aprile - La Commissione Ue ha chiesto la ''liberazione immediata'' dei dissidenti cubani arrestati nei giorni scorsi. ''L'Unione europea e' preoccupata ed ha gia' condannato gli arresti dei giornalisti e degli altri dissidenti'', ha ricordato il portavoce del commissario Ue allo sviluppo e agli aiuti umanitari, Poul Nielson, che meno di un mese fa ha visitato L'Avana per l'inaugurazione del nuovo ufficio della Commissione. Circa l'eventuale impatto dell'ondata di arresti ordinati dal governo sulla richiesta di Cuba di aderire all'accordo di Cotonou - che lega l'Ue ai paesi del gruppo Acp - il portavoce si e' limitato a dire che Bruxelles ''sta studiando una serie di aspetti tecnici riguardanti l'accordo, sui quali presentera' un rapporto agli stati membri a giugno''.
Lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa ha denunciato la campagna di arresti di dissidenti portata avanti in questi giorni dal governo cubano, sostenendo che ''si tratta chiaramente di una misura opportunista, che approfitta del fatto che l'opinione pubblica internazionale e' concentrata sulla guerra in Iraq''. Vargas Llosa - che oggi era a Siviglia per la presentazione del suo ultimo romanzo, ''Il paradiso al prossimo angolo di strada'' - ha auspicato che ''la stessa indignazione nell'opinione pubblica mondiale che ha denunciato la guerra in Iraq si faccia ora sentire contro il regime castrista''. Le campagne repressive di Castro, ha aggiunto, ''sono l'espressione naturale di una dittatura che da ormai molti anni opprime e viola i diritti umani'', e quest'ultima ondata repressiva rappresenta ''la punizione del dittatore contro i cubani che dimostrando un coraggio straordinario e un grande idealismo'' hanno firmato l'appello del cosidetto progetto Varela per la democratizzazione del loro paese.   

Il governo: ''sono mercenari''

9 aprile - Il governo cubano ha assicurato che i 79 dissidenti, ai quali nei giorni scorsi 14 tribunali dell'isola hanno inflitto pene ''dai sei ai 28 anni'', sono stati condannati per ''la loro nota partecipazione ad attivita' mercenarie e ad altri episodi contro l'indipendenza e l'integralita' territoriale del paese''. In un comunicato del ministero di giustizia, pubblicato oggi dal quotidiano 'Granma', si afferma inoltre che la maggioranza dei ''controrivoluzionari recentemente arrestati'' sono stati accusati di ''cospirazione, congiuntamente con la sezione di interessi degli Stati Uniti'', che opera a L'Avana. Il ministero precisa anche che nei relativi processi e' stato applicato il rito sommario ''previsto dall'articolo 479 del Codice di procedura penale''. Nel comunicato si rileva infine che tutti gli accusati ''sono stati debitamente informati che hanno diritto ad effettuare il relativo ricorso contro le sentenze davanti al Tribunale Supremo Popolare''.  

10 aprile - Il governo cubano ha respinto le critiche internazionali per le dure condanne - dai sei ai 28 anni di carcere - emesse nei giorni scorsi, assicurando d'aver agito in tal senso per preservare l'indipendenza dell'isola da un complotto finanziato dagli Stati Uniti per destabilizzare Fidel Castro. Nel corso di una conferenza stampa con i corrispondenti esteri, il ministro degli esteri Felipe Perez Roque ha anche precisato: ''Siamo stati pazienti e tolleranti. Ma siamo stati obbligati ad applicare la legge poiche' la situazione era giunta a limiti insostenibili''. Il ministro ha anche accusato James Cason, il titolare della Sezione interessi degli Usa nell'isola di essere ''il principale responsabile di tutto cio''' ed ha avvertito che il governo si riserva il diritto di far chiudere la sezione.
Perez Roque, inoltre, ha detto che i sette sequestri di aerei e navi cubane avvenuti negli ultimi mesi ''fanno parte di un piano americano per eliminare gli accordi migratori con Cuba del 1994 e 1995 e stimolare l'immigrazione clandestina''. Secondo il ministro, poi, le prove del ''complotto'' sono rappresentate dal fatto che in molte case dei dissidenti arrestati sono state trovate ingenti somme di denaro. Perez Roque ha anche mostrato alcuni filmati dei processi svoltisi in diversi tribunali dell'isola, in uno dei quali un dissidente confessa, nervosamente, di aver lavorato per gli Stati Uniti.
''Chi ci critica - ha sostenuto poi il ministro - non comprende la lotta per l'indipendenza che sta affrontando Cuba''. ''In proposito - ha aggiunto - ci stupisce il fatto che l'Unione Europea si occupi di noi in un momento in cui, per contro, non mostra una posizione etica e morale nei confronti della guerra in Iraq''. Infine, Perez Roque, in risposta agli Stati Uniti che hanno definito ''arbitrari'' i processi cubani, ha sostenuto che Washington ''deve star zitta per pudore'' visto che ha finanziato ''i mercenari'' che sono stati arrestati.  

Quasi smantellata la rete del Progetto Varela

11 aprile - L' oppositore cubano Elizardo Sanchez ha detto oggi che e' stata praticamente smantellata, con l'arresto di 12 dei suoi dirigenti, la rete del Movimento cristiano di liberazione (Mcl), fautore del ''Progetto Varela'' per un referendum su eventuali cambiamenti democratici a Cuba. Sanchez, presidente della Commissione cubana per i diritti umani e la riconcialiazione nazionale (Ccdhirn), nel rendere nota la lista di 75 dissidenti condannati nei giorni scorsi da 13 tribunali cubani, ha puntualizzato che non e' stato arrestato Oswaldo Paya', principale responsabile dell'Mcl e del ''Progetto Varela'', premiato l'anno scorso dal Parlamento europeo con il Premio Andrej Sakharov per la liberta' di espressione. Paya', ha ricordato Sanchez, ha incontrato in passato Giovanni Paolo Secondo, il presidente del governo spagnolo Jose' Maria Aznar ed il segretario di Stato americano Colin Powell.
Sul 'Progetto Varela', il ministro degli esteri cubano Felipe Perez Roque ha detto alla stampa estera che, ''nel momento opportuno'', il governo cubano rendera' noto il suo punto di vista. In ogni modo, fonti cubane hanno gia' detto che il progetto ''fa parte dei piani eversivi contro Cuba''.  

Fucilati tre dirottatori

11 aprile - I tre principali responsabili del sequestro di un traghetto cubano avvenuto nove giorni fa all' Avana sono stati fucilati. Lo ha reso noto oggi il governo cubano. In un comunicato letto alla tv di stato, le autorita' hanno indicato che gli undici responsabili del sequestro sono stati sottoposti ad una procedura detta ''sommaria'' e condannati  per ''gravi atti di terrorismo''. I tre principali responsabili del sequestro, ''i piu' attivi e brutali'', secondo il comunicato, sono stati condannati alla pena capitale e giustiziati mediante fucilazione. Quattro complici sono stati condannati all' ergastolo, un altro a 30 anni di reclusione mentre tre donne sono state condannate rispettivamente a cinque, tre e due anni di carcere. Il gruppo sequestro' il traghetto - che collegava L' Avana con la perifieria - il primo aprile, con l'intenzione di recarsi negli Stati Uniti. L'imbarcazione rimase pero' senza carburante. Il processo nei confronti dei responsabili del sequestro del traghetto e' durato tre giorni e le relative sentenze sono state approvate dal Tribunale Supremo e dal Consiglio di Stato.  

Le reazioni

13 aprile - Il veterano dissidente cubano Elizardo Sanchez ha sostenuto che l'esecuzione di tre degli 11 cubani che, lo scorso 1 aprile, hanno fallito il sequestro di un traghetto tentando inutilmente di raggiungere gli Stati Uniti, costituisce ''un passo indietro del governo, giusto quando nel mondo si sta tentando di abolire la pena di morte''. In un'intervista concessa a L'Avana all'agenzia di stampa messicana Notimex, Sanchez ha anche affermato che con le tre fucilazioni e le recenti dure condanne a 75 dissidenti, definiti ''mercenari'' al soldo di Washington, Fidel Castro ''persiste nella sua posizione di sfidare l'opinione pubblica mondiale e la coscienza universale''. Il leader della Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione nazionale (Ccdhyrin) ha anche rilevato che, ora, ''Cuba detiene il record mondiale di prigionieri politici, piu' di Iraq, Iran, Sudan, Birmania e Cina''.   

Leader dissidente: governo animale ferito a morte
(di Oscar Piovesan)
 

14 aprile - Il governo non demorde nel suo duro confronto contro Washington, anche se per il dissidente Vladimiro Roca ''e' ormai un animale ferito a morte''. Ieri, alla presenza di Fidel Castro, gli intellettuali cubani hanno chiuso i lavori dell'assemblea del Consiglio nazionale dell'Unione degli scrittori e artisti di Cuba (Uneac) con un appello ''a tutti gli uomini e donne di buona volonta'' del mondo ''a serrare le file contro la corrente fascista che si sta facendo largo ovunque, capeggiata dagli Stati Uniti con la loro aggressione al popolo iracheno''. In pratica, come ha rilevato oggi il quotidiano 'Granma', i 163 membri dell'Uneac oltre a proporre un 'Fronte antifascista mondiale', hanno anche annunciato l'imminente apertura di un sito Internet per rafforzare l'iniziativa. Per contro oggi a L' Avana Vladimiro Roca, leader del tollerato movimento dissidente 'Todos Unidos', riferendosi alle esecuzioni di tre degli 11 cubani che il primo aprile scorso hanno sequestrato un traghetto e alle condanne da 6 a 28 anni di carcere di 75 dissidenti arrestati tre settimane fa, ha assicurato: ''Siamo di fronte ai colpi di coda di un animale ferito a morte''. Secondo Roca, inoltre, il governo ''ha dato il via ad un atto disperato per puntare alla violenza'' poiche', a suo dire, ''a nessun governo, che sia arrivato al potere con la violenza come quello cubano, piace trasferire il potere in modo pacifico''.
Per contro, dopo che l'altro ieri lo stesso Castro aveva giustificato esecuzioni e condanne, come misure per far fronte alle ''provocazioni'' (i due sequestri di aerei riusciti e gli altri due, di un aereo e di un traghetto, falliti nel giro di un mese) di Washington che punta ''ad una aggressione militare dell'isola'', intervenendo ieri a Santiago, nella cerimonia per il 70/o anniversario del Partito socialista cileno, Jaime Combrer, presidente dell'Assemblea del potere popolare di Cuba, ha ribadito: ''Continueremo ad applicare le leggi contro i terroristi ed i criminali che, con assoluto disprezzo della vita di bambini, donne e persone innocenti, sequestrino aerei ed imbarcazione per raggiungere gli Usa''.
La presidente della Camera dei deputati Isabel Allende e la madre Hortensia Bussi, presenti in sala, sono rimaste in silenzio, ma Combrer ha insistito: ''Siamo pronti a difendere con la vita la nostra patria di fronte ai nemici che, a Miami, dicono, dopo l'Iraq, tocca a Cuba''.
E' appunto la psicosi, reale o apparente, che sembra essersi installata a L'Avana. Non per nulla, Castro, dopo aver detto ''grazie per l'avvertimento'' all'ambasciatore americano a Santo Domingo Hans Hertell, che aveva insinuato che ''l' Iraq potrebbe essere un esempio per Cuba'', ha anche sostenuto: ''Se gli Usa commetteranno l' errore di ricorrere alla forza contro l' isola, si aspetti una guerra di cent'anni, alla quale ci siamo preparati da sempre''. In proposito, inoltre, il ministro degli esteri cubano Felipe Perez Roque, nell'incontro con la stampa estera di venerdi', ha giustificato le condanne dei dissidenti con il fatto che gli agenti infiltrati tra loro hanno raccolto le prove dei pagamenti che effettuava loro James Cason, responsabile della Sezione interessi Usa a l'Avana, ''per creare un partito unico della dissidenza nell'isola''.
Il tutto nonostante mercoledi' Cuba debba far fronte all'ennesimo fatidico appuntamento nell'ambito della Commissione per i diritti umani dell'Onu a Ginevra. In cui si dovra' votare una risoluzione presentata da Costa Rica, Uruguay, Peru' e Nicaragua che propone la visita nell'isola di un membro dell'organismo.  

Saramago prende le distanze

14 aprile - ''Fino a qui sono arrivato'': con questo titolo lo scrittore portoghese e Premio Nobel per la letteratura, Jose' Saramago, prende oggi le distanze dal governo del presidente cubano, Fidel Castro, dopo l'ondata di repressione politica nell'isola. In un breve articolo pubblicato oggi dal quotidiano madrileno El Pais, Saramago dice che ''d' ora in poi Cuba seguira' la sua strada e io la mia'', perche' ''il dissenso e' un diritto scritto con inchiostro invisibile in tutte le dichiarazioni dei diritti umani passate, presenti e future''. ''E' possibile che il dissenso porti al tradimento, ma questo deve essere dimostrato con prove irrefutabili'', aggiunge Saramago, militante comunista e finora amico del regime di Fidel, secondo il quale ''non si puo' dire che non siano rimasti dei dubbi nel recente processo dal quale sono usciti condannati a pene spropositate i dissidenti cubani''. ''Adesso siamo gia' alle fucilazioni'', prosegue il premio Nobel, in riferimento ai tre cubani esecutati per aver tentato di fuggire verso gli Stati Uniti. ''Sequestrare una nave o un aereo costituisce un crimine punito severamente in qualsiasi parte del mondo, ma non si condanna a morte un sequestratore, soprattutto tenendo in conto che non ha fatto vittime''. Saramago conclude dicendo che ''Cuba non ha vinto nessuna battaglia eroica fucilando quei tre uomini, ma ha perso la mia fiducia, ha recato danno alle mie speranze, ha deluso le mie illusioni''.  

Proteste in Italia

15 aprile - Il giro di vite a Cuba, con le condanne ai dissidenti e la fucilazioni dei dirottatori di un traghetto che volevano fuggire negli Stati Uniti, provoca un'ondata di proteste in Italia. Proteste quasi unanimi, che si estendono anche ad ampi settori della sinistra, dove gli ultimi atti del regime di Fidel Castro non trovano avvocati difensori, ma anzi diverse condanne esplicite. Alle richieste di chiarimenti presentate in parlamento da maggioranza e opposizione, il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha risposto ricordando la condanna espressa ieri dai ministri degli esteri della Ue, a Lussemburgo. Un documento, ha sottolineato Frattini, che invita a tenere un ''atteggiamento di aspra critica'' verso Cuba, di fronte un clima ''che ci vede fortemente preoccupati''. Una condanna, ha affermato la sottosegretario Margherita Boniver, che l'Italia tornera' a ribadire domani, presso la Commissione diritti umani a Ginevra. L'atteggiamento del governo italiano non appare pero' del tutto lineare a due deputati della Margherita, Ermete Realacci e Roberto Giachetti, autori di un'interrogazione per sapere se i rappresentanti ufficiali del governo italiano che hanno compiuto visite ufficiali a Cuba abbiano effettivamente manifestato ''con chiarezza e forza'' la condanna per le violazioni dei diritti civili e la richiesta di una progressiva democratizzazione del regime cubano. Un'interrogazione considerata provocatoria da Giorgio Lainati, di Forza Italia, che ricorda come l' ambasciatore cubano in Italia sia stato convocato alla Farnesina per esprimergli ''la riprovazione e preoccupazione del governo italiano''; mentre i deputati della Margherita, aggiunge polemico Lainati, farebbero meglio a preoccuparsi dei ''loro alleati'' del Pdci, partito che a gennaio scorso ha sottoscritto un accordo di cooperazione con quello di Fidel Castro. Il Pdci in effetti e' fra i pochi partiti, anche di sinistra, che, tacendo, non si unisce alle proteste per la stretta contro i dissidenti a Cuba. Mentre da parte dei Ds e del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, vengono chiare prese di posizione contro il comportamento del regime di Fidel Castro e per la liberazione dei prigionieri politici Sia la mozione presentata dai Ds alla Camera, sia la lettera che Epifani ha indirizzato a Fidel Castro, pongono anche il problema del'atteggiamento degli Usa verso Cuba, chiedendo la liberazione dei dissidenti, la democratizzazione del paese ma anche la fine dell'embargo. Un embargo che pero', come scrive Epifani, non giustifica in alcun modo la ''scalata repressiva contro quei settori che all'interno di Cuba vogliono avviare un cambiamento democratico attraverso mezzi pacifici''. Della situazione a Cuba si preoccupa anche l'Osservatore Romano, riportando una nota dei vescovi cubani, con la ''ferma condanna'' delle esecuzioni capitali e della pena di morte in generale, cosi' come la preoccupazione per le condanne a ''lunghi anni di prigione imposte a numerosi oppositori politici''. 

Onu: una mozione moderata 

17 aprile - La Commissione dell'Onu sui diritti umani, riunita in sessione annuale a Ginevra, ha oggi approvato una risoluzione moderata sulla situazione a Cuba. Il testo e' stato approvato con 24 voti a favore, 20 contrari e nove astensioni. In precedenza la Commissione aveva bocciato due emendamenti. Il testo approvato non menziona le recenti condanne di dissidenti ed esorta il governo cubano a ricevere la rappresentante personale dell'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, la giurista francese Christine Chanet, e ad assisterla nel suo mandato che intende tra l'altro favorire la cooperazione tra le autorita' dell'Avana e l'Alto commissariato dell'Onu sui diritti umani.  

17 aprile - Il governo americano potrebbe fermare tutti gli invii di valuta verso Cuba e por fine ai gia' pochi collegamenti aerei diretti fra gli Usa e l'isola di Fidel Castro, come misura punitiva per il giro di vite contro i dissidenti messo in atto dal regime dell'Avana. Un giro di vite che, stando a fonti ufficiali di Washington, ha avuto l'effetto di una doccia fredda sui tentativi di un ammorbidimento dell'embargo economico imposto da oltre 40 anni dagli Usa a Cuba. La posizione americana al riguardo, hanno indicato le fonti, dovrebbe essere illustrata a chiare lettere quanto prima dallo stesso presidente George W. Bush, che sta preparando un discorso in cui intima a Castro di cambiare registro, se non vuole rischiare un isolamento economico. Piu' in particolare, Bush vorrebbe intimare al lider maximo di por fine alla repressione dei dissidenti, di liberare quelli incarcerati negli ultimi giorni e di non scaricare sugli Usa le tensioni interne, aprendo i cancelli a esodi di massa come ha fatto nel 1980 e nel 1994, permettendo a frotte di disperati e di prigionieri scarcerati di prendere il mare per raggiungere con mezzi di fortuna le vicine coste della Florida.  

Castro cerca di rompere l' isolamento attaccando
(di Marco Brancaccia)
 

18 aprile - Isolato e criticato per la brutale repressione della dissidenza interna, Fidel Castro reagisce attaccando nemici storici come gli Stati Uniti - ''non inasprite le sanzioni o provocheremo un esodo di massa di clandestini'' - e Paesi tradizionalmente amici come il Messico - ''un vassallo degli Usa incapace di contrastare l'annessione dell'America Latina all'Impero''. All'indomani del voto di Ginevra, che ha nuovamente condannato il regime cubano per le ripetute violazioni dei diritti umani senza tuttavia fare cenno alla recenti esecuzioni e agli arresti di massa di giornalisti e intellettuali, Castro ha risposto alle critiche piovutegli sulla testa da mezzo mondo - Italia compresa - nel modo a lui piu' congeniale: attaccando. Il primo affondo il 'lider maximo' lo ha riservato al presidente George W. Bush, il quale ha fatto sapere ieri di avere allo studio una serie di misure, tra cui il blocco delle rimesse economiche da parte dei cubani negli Usa ai familiari nell'isola e la sospensione dei voli diretti, come ritorsione contro il governo cubano per la repressione dei dissidenti. ''Le misure annunciate favoriranno l'emigrazione illegale, per la quale non si potra' poi accusare il governo cubano'', ha reso noto oggi il governo cubano. Il che significa che Fidel non esiterebbe a riaprire le frontiere e provocare una nuova 'crisi di balseros' come nell'agosto del 1994, quando in meno di un mese giunsero sulle coste della Florida oltre trentamila cubani, se Bush decidesse di bloccare le rimesse dei cubano-americani nell'isola. Tali rimesse ammontano ad oltre un miliardo di dollari l'anno e rappresentano una entrata vitale per decine di migliaia di famiglie cubane costrette a fronteggiare una prolungata crisi economica causata dal crollo dell'Unione Sovietica e dall'ultraquarantennale embargo imposto dagli Stati Uniti. Castro ha poi accusato di ''ipocrisia e doppia moralita'' l'Unione europea e tutti quei paesi latinoamericani che ieri hanno votato contro Cuba alla Commissione per i diritti umani dell'Onu di Ginevra. In particolare, il lider maximo ha usato parole infuocate contro il Cile ed il Messico, tradizionale alleato della rivoluzione castrista con il quale i rapporti si sono progressivamente deteriorati negli ultimi due anni dopo l'insediamento del governo conservatore del presidente Vicente Fox. ''Con il voto di ieri, Messico e Cile si sono dimostrati vassalli degli Stati Uniti'', ha detto sprezzante Castro. Fino al dicembre del 2000, il Messico ha sempre respinto con fermezza tutte le critiche rivolte al regime cubano dalla comunita' internazionale richiamandosi al principio della non ingerenza negli affari interni di un Paese sovrano. Tale posizione metteva al riparo i governi autoritari messicani da un pericoloso precedente. Un eventuale pronunciamento contro Cuba avrebbe infatti permesso ad altri Paesi di sollevare il problema della situazione dei diritti umani in Messico. E proprio su questo tema ha ironizzato ieri sera alla televisione cubana il giornalista Reynaldo Taladrid, uno dei piu' celebri volti del regime, il quale ha invitato la rappresentante messicana alla Commissione per i diritti umani dell'Onu, Marieclaire Acosta, ad andare a parlare di diritti umani agli indigeni del Chiapas. ''Mi piacerebbe vederla seduta tra gli indios del Messico meridionale, che vivono in condizioni da quarto mondo, a parlare di diritti umani'', ha detto Taladrid. 

Rigoberta Menchu': ma Onu tace su genocidio Usa in Iraq 

18 aprile - L' attivista guatemalteca per i diritti degli indigeni Rigoberta Menchu', premio Nobel per la pace nel 1992, ha criticato oggi la Commissione per i diritti umani dell' Onu sostenendo che la settimana scorsa ha condannato Cuba per le violazioni dei diritti umani dei dissidenti ma ha passato sotto silenzio ''il genocidio'' contro l' Iraq. Menchu' ha criticato oggi all'Avana l'offensiva militare anglo-americana contro l'Iraq definendola ''illegale, immorale e ingiusta''. 

I dissidenti chiedono solidarietà
(di Marco Brancaccia)
    

22 aprile - La dissidenza interna cubana vive un momento drammatico a causa dell'ondata repressiva del regime, che non ha esitato ad infliggere dure condanne detentive per reati di opinione a 79 oppositori e a far fucilare tre dirottatori di un traghetto che volevano fuggire negli Stati Uniti. ''Viviamo un momento drammatico, difficile e pericoloso'', ha denunciato Oswaldo Paya', uno dei piu' celebri dissidenti cubani, insignito nel dicembre scorso dall'Europarlamento del premio Sakharov 2002 per la liberta' di pensiero. Paya', 50 anni, presidente del Movimento cristiano di liberazione di Cuba, ha definito ''troppo blanda'' la richiesta della Commissione dell'Onu per i diritti umani di permettere un'ispezione nelle carceri di una propria rappresentante, richiesta peraltro gia' sdegnosamente respinta da Fidel Castro, ed ha invocato l'aiuto della comunita' internazionale per far liberare tutti i detenuti politici.
''Chiedo appoggio e solidarieta' a governi, sindacati, studenti e comunita' religiose per riuscire ad ottenere un vero cambiamento democratico e pacifico'', ha detto il dissidente. Paya' ha fondato nel 1997 il Progetto Varela, un' iniziativa referendaria per riportare democrazia a libero mercato a Cuba. Il piano, che non intende 'sovvertire' la legalita' del regime ma sfidarlo sul terreno democratico, ha gia registrato l'adesione di oltre 11.000 cubani. ''Il Progetto Varela e' qualcosa che nasce dal popolo cubano e dentro Cuba, anche se il regime vuole farlo apparire come una cospirazione organizzata da fuori'', ha detto il dissidente, il quale ha annunciato l'intenzione di sfidare le autorita' andando avanti con la sua richiesta di un referendum politico. Secondo Paya', la decisione del regime di bollare come una ''cospirazione'' il Progetto Varela rappresenta ''una forzatura, tipica delle dittature, che non risolve il punto principale della questione: che il popolo non ha alcuno spazio di partecipazione reale''.
Al fianco di Paya' si e' schierato un altro celebre dissidente cubano, Elizardo Sanchez, presidente della Commissione nazionale per i diritti umani e la riconciliazione nazionale (illegale ma tollerata dal governo), che registra gli arresti degli oppositori. Sanchez ha detto che le manifestazioni di solidarieta' al popolo cubano e di condanna contro i recenti arresti e le esecuzioni sommarie ''mostrano chiaramente che il mondo sta prendendo coscienza di quello che succede realmente a Cuba''. Paya' infine e' giunto ad evocare lo spettro di una guerra civile nell'isola. ''Dobbiamo imperdire che a Cuba si arrivi allo scontro tra cubani, perche' cio' costituirebbe la nostra peggiore sconfitta. Abbiamo ancora la speranza che la solidarieta' e la buona volonta' prevarranno'', ha detto. Il presidente messicano Vicente Fox, che ha ricevuto Paya' a Citta' del Messico al suo ritorno da Strasburgo, ha condannato oggi le esecuzioni dei tre fuggiaschi cubani ed ha difeso il voto del suo paese a Ginevra a favore della risoluzione di condanna contro L'Avana. ''Il nostro voto a Ginevra e' in sintonia con il voto dello scorso anno e in linea con la nostra politica sui diritti umani: siamo per la difesa della liberta' e contro la pena di morte ovunqe nel mondo'', ha detto Fox. Il Messico e' stato l'unico Paese latinoamericano a non interrompere le relazioni con l'Avana dopo la rivoluzione castrista del 1959 e a trovare la forza per criticare l'embargo imposto dagli Usa nel 1961. Dall'insediamento del governo conservatore di Fox, nel dicembre 2000, i rapporti tra l'Avana e Citta' del Messico si sono pero' lentamente deteriorati, fino a raggiungere il piu' basso livello dell'ultimo secolo il 19 aprile 2002, quando il governo Fox voto' per la prima volta nella storia messicana la mozione di condanna nei confronti di Cuba presentata a Ginevra per le ripetute violazioni dei diritti umani.  

I dissidenti trasferiti in carceri di massima sicurezza

23 aprile - I 75 dissidenti cubani arrestati nelle scorse settimane e condannati il 7 aprile scorso a pesanti pene detentive per reati d' opinione saranno trasferiti in carceri di masima sicurezza in diverse localita' dell'isola. Lo ha reso noto oggi la Commissione cubana per i diritti umani e la riconciliazione (ilegale ma tollerata dal regime), rivelando che i prigionieri politici a Cuba sono attualmente 300. La notizia non e' stata confermate dalle autorita' cubane. Il trasferimento costituira' ''una ingiusta punizione'' per i familiari dei detenuti, sostiene in un comunicato la Commissione presieduta dal noto dissidente Elizardo Sanchez. .

Manifestazione a Parigi, ferito segretario Rsf 

24  aprile - E' finita con almeno quattro feriti- non gravi- tra i manifestanti, la protesta organizzata stamane da Reporters sans frontieres davanti all'ambasciata cubana a Parigi, contro l'imprigionamento all'Avana di 26 giornalisti da parte del governo di Fidel Castro. Robert Menard, il segretario generale e fondatore di Rsf, tre giovani del suo staff, e un cameramen sono stati picchiati da alcuni membri dell'ambasciata, che hanno usato anche un martello e un tubo di ferro. Menard e' finito a terra, colpito alla fronte, e un bel bozzo in fronte se l'e' preso anche Regis, un militante di Rsf che si era presentato con le manette per ricordare simbolicamente i colleghi incarcerati a Cuba. Il personale dell'ambasciata gliele ha afferrate e strette finche' non e' uscito il sangue dai polsi.
La manifestazione era cominciata attorno alle 10 quando una trentina di persone, tra cui gli scrittori cubani in esilio Eduardo Manet, e Zoe Valdes, il cineasta Romain Goupil e il regista e autore spagnolo Fernando Arrabal e il filosofo francese Pascal Bruckner, sono arrivate davanti all'ambasciata e hanno ''incatenato'' i cancelli gridando 'Cuba, si, Fidel no', e inalberando cartelli con scritto Cuba=prigione', 'Io non cospiro, scrivo', una frase di Raul Rivero, giornalista e poeta cubano condannato a 20 anni.
Gli impiegati, una trentina anch'essi, sono usciti in strada e alla richiesta di Rsf di consegnare una lettera all'ambasciatore, hanno risposto con ''una violenza inaudita'' secondo Menard e i giornalisti presenti, mentre la polizia francese si teneva a distanza. ''Abbiamo fatto decine di operazioni analoghe, ma e' la prima volta che incappiamo in una banda di sicari, a immagine e somiglianza del regime'', ha detto all'Ansa Menard mentre dall'ambasciata spuntava un grande ritratto di Fidel Castro, accolto dalle ovazioni degli impiegati. ''Probabilmente, ha dichiarato Catherine David, esperta di Cuba ed editorialista al Nouvel Observateur, sono costretti a reagire in modo cosi' forte: potete essere certi che ogni loro gesto e' controllato e viene riferito a Cuba, e che per il primo che si permette di non manifestare fedelta' al regime dell'Avana, sono guai. Per lui e per la famiglia rimasta a casa''.
Tra i manifestanti c' e' anche Ricardo Vega, regista cubano marito della scrittrice Zoe Valdes, che e' tuttora ricoverato in ospedale. Ha ricevuto una martellata sul volto, vicino all'occhio, ha detto la moglie, e ha perso sangue dal naso e dalla bocca. Con lui e' stato ricoverato al pronto soccorso anche un cameraman della tv spagnola, Christian Valdes.  

Garcia Marquez replica a Susan Sontag e si difende, ho aiutato i dissidenti 

29 aprile - La repressione a Cuba nei confronti di esponenti del dissenso ha stimolato a Bogota' un botta e risposta a distanza fra due scrittori di calibro come la statunitense Susan Sontag ed il colombiano Gabriel Garcia Marquez, conosciuto per la sua intimita' con Fidel Castro.
Invitata dalla locale Fiera del Libro a pronunciarsi sul tema 'Gli intellettuali in tempo di crisi', l'autrice di 'In America' ha ad un certo punto sottolineato il silenzio sulle vicende di Cuba del Premio Nobel per la letteratura 1982. Immediatamente Garcia Marquez ha risposto all'affondo della Sontag, ricordando come da anni egli stia aiutando ''dissidenti e cospiratori'' ad emigrare da Cuba.    ''Non potrei calcolare - rivela l'autore di 'Cent'anni di solitudine' al quotidiano 'El tiempo' - quanti detenuti, dissidenti e cospiratori ho aiutato, in assoluto silenzio, ad uscire dal carcere o a emigrare, in almeno vent'anni. Molti di loro non lo sanno, e quelli che lo sanno sono sufficienti a tranquillizzare la mia coscienza''.  
Nel suo intervento la Sontag ha detto che gli intellettuali, anche se non si possono pensare come un gruppo omogeneo, non possono mantenere il silenzio nei casi in cui si reprima la liberta' di espressione.    ''So - ha proseguito - che Gabriel Garcia Marquez e' molto apprezzato e che i suoi libri sono molto letti. E' il grande scrittore di questo paese e lo ammiro molto, pero' e' imperdonabile che non si sia pronunciato di fronte alle ultime misure adottate dal regime cubano''.    Dopo un attimo di imbarazzo, il pubblico presente si e' levato in piedi ed ha riservato alla scrittrice un convinto applauso.    ''Per quanto riguarda la pena di morte - ha proseguito per parte sua 'Gabo' - non ho nulla da aggiungere a quello che da anni dico in pubblico e in privato: sono contrario, dovunque e per qualunque motivo o circostanza essa sia applicata''.  ''E basta - ha concluso - perche' non ho l'abitudine di rispondere a domande superflue e provocatorie anche quando provengono, come in questo caso, da una persona valida e rispettabile''.    Spiegando il perche' del suo appunto a Garcia Marquez, la Sontag ha infine ricordato come scrittori del calibro del portoghese Jose' Saramago abbiano manifestato la loro opposizione alle misure prese dal governo di Cuba. Alcuni giorni fa l'autore di 'La caverna' aveva affermato che ''Cuba non ha vinto nessuna eroica battaglia fucilando questi tre uomini, pero' ha perso la mia fiducia, ha alterato le mie speranze, ha defraudato le mie illusioni''.
Prima di Susan Sontag, il 22 aprile la scrittrice cubana in esilio Zoe Valdes ha sostenuto a Parigi che ''Castro dovrebbe essere giudicato dal Tribunale penale internazionale, come Milosevic'' e lanciato strali contro Garcia Marquez.  “Mi fa indignare - aveva detto - il silenzio di tanti difensori degli umili e quello di Gabriel Garcia Marquez. Ma lui, si sa, non puo' parlare''.
Da molto tempo il creatore del 'realismo magico' frequenta Cuba ed e' intimo del 'lider maximo', che e' un anno piu' vecchio di lui. Nel 2000, ad esempio, Marquez ha trascorso il suo 73/o compleanno proprio con Castro. Quella volta, parlando nell'ambito del 2/o Festival del sigaro cubano a L'Avana, aveva svelato che ''Fidel legge sempre gli originali dei miei scritti prima che vengano pubblicati, perche' lo considero un gran critico letterario e ammiro la sua vasta cultura politica''.    A San Antonio de los Banos, infine, Garcia Marquez presiede la 'Scuola internazionale di cinema e televisione' (Eictv), dove ogni hanno tiene un seminario su 'Come si narra un racconto'.               

Castro respinge inclusione Cuba in lista nera

8 maggio - Il governo cubano ha respinto oggi con veemenza l'inclusione nella lista nera compilata dagli Stati Uniti dei Paesi che sostengono il terrorismo internazionale, sostenendo che l'Avana e' stata spesso vittima di atti terroristici da parte di Washington.    ''La politica della rivoluzione cubana nei confronti del terrorismo non ammette discussioni ne' dubbi, e meno che mai da parte di Washington'', si legge in una nota diffusa oggi dal ministero degli esteri cubano, in cui si sottolinea che ''Cuba condanna tutti gli atti, i metodi e le pratiche del terrorismo in tutte le sue forme''.
 Il presidente George W. Bush ha inserito, il 30 aprile scorso, Cuba nella lista nera degli sponsor del terrorismo internazionale assieme a Iraq, Iran, Siria, Sudan, Libia e Corea del Nord.    La nota diffusa dalla cancelleria cubana ricorda inoltre che il governo dell'Avana ha proposto agli Stati Uniti un accordo di cooperazione bilaterale in materia di lotta al terrorismo gia' nel novembre 2001, poco dopo gli attentati dell'11 settembre. La proposta - si legge nel documento - e' stata ribadita nel dicembre 2001 e nel marzo 2002, senza ottenere risposta da Washington.    Nel documento, intitolato 'Cuba non ha niente da nascondere e niente di cui vergognarsi', si chiede inoltre al governo statunitense di intervenire nei confronti degli esuli anticastristi di Miami accusati di ''organizzare atti terroristici contro Cuba''.     

Castro vecchio dittatore, dice la figlia

12 maggio -  Dopo la pioggia di critiche cadutegli addosso da mezzo mondo per la brutale repressione della dissidenza, Fidel Castro deve incassare anche un colpo basso dalla figlia dissidente Alina.  ''Mio padre e' un vecchio dittatore con il quale non e' possibile il dialogo: reprime la dissidenza e fa vivere il popolo nel terrore solo per mantenere il potere'', ha dichiarato la scrittrice cubana Alina Fernandez, figlia illegittima del 'lider maximo', da dieci anni in esilio a Miami.   
Alina Fernandez Revuelta, che ha 46 anni ed ha pubblicato di recente un libro di memorie (Alina: memorie della figlia di Castro) nel quale rivela di aver appreso all'eta' di dieci anni di essere la figlia di Fidel Castro, si e' detta convinta dell'inutilita' del dialogo con il padre in quanto ''i dissidenti preferiscono tornare in carcere piuttosto che dialogare con il regime di un dittatore''.  ''Solo con la morte di mio padre potra' cominciare un vero processo di transizione'' a Cuba, ha dichiarato ieri ad un quotidiano brasiliano la figlia di Castro, il quale compira' 77 anni il 13 agosto prossimo. Alina, diventata un simbolo degli esiliati cubani anticastristi di Miami, ha detto che suo padre ''ha approfittato della guerra in Iraq per compiere una purga che riteneva necessaria per mettere a tacere la dissidenza''. La scrittrice ha previsto ''una grave crisi economica a breve'' a Cuba della la quale ''Castro (..) dara' la colpa agli Stati Uniti per coprire la propria inefficienza''.  Il leader cubano ha giustificato ieri la fucilazione di tre sequestratori di un traghetto, che intendevano fuggire negli Stati Uniti, sostenendo che si trattava di ''una questione di vita o di morte'' per la rivoluzione cubana. ''Sono contro la pena di morte, ma sono stato costretto ad applicarla recentemente perche' era l'unica forma per evitare una crisi che sarebbe potuta sfociare in una guerra con gli Stati Uniti'', ha detto ieri Castro al quotidiano argentino 'Pagina 12'.  “Il piano concepito all'estero dalla mafia terrorista di Miami consisteva nel provocare, con un'ondata di sequestri di navi e aerei, una crisi migratoria che sarebbe stata utilizzata come pretesto dagli Stati Uniti per imporre un blocco navale che avrebbe inevitabilmente condotto ad una guerra'', ha detto Castro. Il governo cubano ha recentemente accusato Washington di finanziare la dissidenza interna al fine di provocare una crisi per giustificare un intervento armato contro Cuba, simile a quello lanciato contro l'Iraq per defenestrare il presidente Saddam Hussein.   
In risposta al presunto piano eversivo, il regime cubano ha fatto arrestare e condannare il mese scorso a pesanti pene detentive 75 dissidenti, accusati di ''cospirazione con il nemico'' solo per essersi incontrati con il capo della missione diplomatica statunitense all'Avana, James Cason. 
Castro ha anche protestato personalmente la settimana scorsa per l'inclusione di Cuba nella lista nera degli sponsor del terrorismo internazionale compilata dalla Casa Bianca. ''Cuba condanna il terrorismo in tutte le sue forme'', ha detto Castro dopo che, il 30 aprile scorso, il presidente George W. Bush ha inserito Cuba nella lista nera dei Paesi che finanziano e sostengono il terrorismo internazionale al fianco di Iran, Iraq, Siria, Sudan, Libia e Corea del Nord.  

In un libro l'apologia degli agenti infiltrati

13 maggio - Le autorita' cubane hanno pubblicato un libro dal titolo 'I dissidenti' che contiene interviste a vari agenti della sicurezza infiltratisi nella dissidenza, tra i giornalisti indipendenti ed i difensori dei diritti umani. Il volume, pubblicato dalle Edizioni politiche, contiene anche una cronologia delle attivita' del capo della sezione d'interessi statunitense all'Avana, James Cason, che secondo il governo cubano finanzia e dirige la dissidenza interna.   
I rapporti, le foto ed i documenti raccolti dagli agenti infiltrati sono stati utilizzati dai tribunali per condannare il mese scorso a pesanti pene detentive 75 oppositori del regime cubano.   
Secondo il quotidiano 'Granma', il libro ''espone le ragioni che hanno indotto il governo cubano a processare come mercenari'' coloro che hanno collaborato con i servizi statunitensi e con ''i terroristi di Miami''.   
La pubblicazione del libro, firmato dai giornalisti Rosa Miriam Elizalde e Luis Baez, coincide con l'ultimo atto del braccio di ferro in corso tra Washinton e l'Avana in seguito alla repressione della dissidenza cubana: l'espulsione da parte del governo statunitense di 14 diplomatici cubani, sette dei quali accreditati alle Nazioni Unite e altrettanti alla sezione di interessi di Washington.   
Finora, il governo cubano non ha risposto alle espulsioni.  

14 diplomatici espulsi, Bush dà giro di vite

13 maggio - L' Amministrazione americana ha annunciato oggi l'espulsione di 14 diplomatici cubani da Washington e New York: la misura e' l'ultima e la piu' dura di una serie di iniziative destinate a dare un giro di vite all'embargo con cui tutti i governi statunitensi dal 1960 in poi hanno combattuto l'isola comunista.   
Sette diplomatici della missione cubana presso le Nazioni Unite a New York e sette della sezione di interessi cubani a Washington sono stati accusati di ''attivita' non compatibili con lo status diplomatico''.
I rapporti tra i due paesi, da sempre conflittuali (dai tempi della vittoria della rivoluzione del 1959), sono diventati piu' tesi negli ultimi tempi. Il mese scorso l'Avana ha condannato a lunghe pene detentive 75 dissidenti e ha giustiziato tre uomini per un tentativo fallito di fuga negli Usa. Gli arresti e le fucilazioni hanno provocato le proteste di molti governi e delle organizzazioni che si battono per i diritti umani.    Nell'escalation di tensione, Cuba ha respinto la designazione di 'Stato che appoggia il terrorismo' del Dipartimento di stato Usa, accusando l'Amministrazione Bush d'essere ossessionata dalla smania di rovesciare il governo di l'Avana. Ha anche sostenuto che Washington stava preparando un' operazione militare contro l'isola nell'ambito della guerra contro il terrorismo.    
Da parte sua, alla fine d'aprile, in reazione all'accoglimento di Cuba nella commissione di diritti umani dell'Onu a Ginevra, il segretario di stato Colin Powell aveva definito il governo di Fidel Castro ''un'aberrazione politica nel continente''.   
Le azioni che hanno preceduto l'ordine di espulsione dei diplomatici riguardavano questioni in apparenza banali ma, nel mondo della diplomazia, significative.
La settimana scorsa, frustrata per i fastidi imposti ai diplomatici Usa a l'Avana, l'Amministrazione Bush aveva informato la missione cubana a Washington che, d'ora in poi, per ottenere servizi negli Stati Uniti -collaboratrici domestiche, autisti, elettricisti, idraulici, ecc- questi avrebbero dovuto fare domanda al Dipartimento di stato. Era la ripicca per una limitazione analoga imposta ai diplomatici Usa all'Avana.   
Durante l'Amministrazione dell'ex presidente Ronald Reagan, gli americani fecero la stessa cosa ai sovietici, obbligando i diplomatici di Mosca a Washington a passare per l'Ufficio delle missioni estere del dipartimento di stato per ogni piccolo servizio.
Secondo Philip Peters, vicepresidente del Lexington Institute, un centro di studi politici, il botta e risposta sulle missioni diplomatiche cela malamente il problema di fondo: ''come l'Amministrazione decidera' di rispondere alla repressione dei dissidenti''. Al momento, secondo fonti anonime, stanno valutando le loro opzioni.

Vendetta irrazionale, replica l' Avana, che esclude spionaggio

14 maggio - Il governo cubano ha definito oggi l'espulsione di 14 suoi diplomatici dagli Stati Uniti ''un irrazionale atto di vendetta'' inteso a favorire uno scontro tra i due Paesi, che sono tornati ad usare toni da Guerra Fredda.   
Il Ministero degli Esteri cubano ha affermato in una nota che l'espulsione dei sette diplomatici cubani a Washington e di altri sette accreditati alle Nazioni Unite fa parte di una ''escalation aggressiva'' della Casa Bianca per provocare la chiusura delle sezioni di interessi nei rispettivi Paesi. Anche se Cuba non ha ancora fatto ricorso alla reciprocita' per espellere un uguale numero di diplomatici statunitensi dall'isola, pratica abituale durante la Guerra Fredda, ha pero' avvertito che ''si prendera' il tempo necessario per rispondere alla nuova provocazione del governo statunitense''.   
''Cuba non puo' essere intimidita, ne' con questa ne' con altre provocazioni'', si legge nel documento del governo cubano, in cui si sottolinea che l'espulsione dei diplomatici e' stata decisa ''senza alcuna ragione''.  

Cinque ergastoli per tentato dirottamento aereo

18 maggio - Un tribunale cubano ha condannato all'ergastolo cinque persone accusate di aver tentato di sequestrare un aereo il mese scorso a bordo del quale intendevano raggiungere gli Stati Uniti per chiedere asilo politico. Ne da' notizia l'edizione online del quotidiano 'Granma', organo ufficiale del Partito comunista cubano. I cinque sono stati riconosciuti colpevoli di ''terrorismo e rapina'' per aver disarmato con la forza un militare di guardia all'aeroporto di La Fe' sull'isola della Gioventu', circa 200 chilometri a sudest della capitale.
Il tentato dirottamento aereo avvenne il 10 aprile scorso, poche ore prima che le autorita' cubane annunciassero di aver fucilato tre fuggiaschi che avevano sequestrato un traghetto. Fidel Castro ha detto la settimana scorsa in una intervista a un quotidiano argentino di essere ''contrario alla pena di morte'' e di aver ordinato le esecuzioni ''per bloccare un'ondata di sequestri di aerei e navi progettata dalla mafia di Miami per creare una crisi migratoria con gli Usa che sarebbe diventata il pretesto per una aggressione armata contro Cuba''.
I cinque condannati all'ergastolo sono Leudis Arce, Jose' Angel Diaz, Francisco Reyes, Lazaro Avila e Jorge Luis Perez, indica 'Granma', precisando che altri tre loro complici, Daniel Gayzan,  Fidel Francisco Ranger e Bodanis Zulueta, sono stati condannati rispettivamente a 20, 25 e 30 anni di reclusione.  

Alarcon, Jeb Bush fomenta invasione

19 maggio - Il presidente del tribunale cubano, Riccardo Alarcon, ha accusato il governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del presidente statunitense George W., di ''promuovere un'intervento armato'' contro Cuba ''simile a quello realizzato dagli Stati Uniti contro l'Iraq''.    ''Sono convinto che persone molto vicine a George W. Bush, compreso il fratello governatore della Florida, stanno lavorando attivamente per convincere il presidente ad attaccare Cuba'', ha dichiarato Alarcon in una intervista alla rete televisiva Usa Abc ripresa dalla tv di stato cubana.

L' Avana denuncia violazione spazio aereo: aereo Usa tentato di irradiare messaggio Bush ai cubani  

23 maggio - Il governo cubano ha presentato una nota ufficiale di protesta agli Stati Uniti e ''alle organizzazioni internazionali'' per quella che ha definito ''una violazione del proprio spazio aereo'' da parte di un aereo militare statunitense che tentava di irradiare sull'isola il messaggio rivolto dal presidente George W. Bush al popolo cubano.
Il 20 maggio scorso, in occasione del 101/mo anniversario dell'indipendenza di Cuba dalla dominazione coloniale spagnola, un aereo Usa ha ritrasmesso il messaggio letto da Bush in spagnolo all'emittente anticastrista di Miami 'Radio Marti'.   
L'aereo - secondo Washington - ha sorvolato lo Stretto della Florida nel tentativo di superare il muro di interferenze elettroniche predisposte da Cuba per evitare che i programmi della radio vengano ascoltati sull'isola. ''E' una nuova escalation dell'aggressione radioelettronica e televisiva degli Stati Uniti'', ha denunciato oggi in una nota il ministero degli Esteri cubano. Le emissioni irradiate dall'aereo statunitense hanno provocato interferenze nelle trasmissioni radiofoniche cubane e l'oscuramento della tv di Stato nell'orario di massimo ascolto.
''Le aggressioni radiofoniche e televisive degli Stati Uniti contro Cuba evidenziano il totale disprezzo da parte del governo di Washington delle norme che regolano le relazioni internazionali'', sostiene la cancelleria cubana, sottolineando che ''non si tratta della prima volta''. Nel suo messaggio ai cubani, Bush ha espresso solidarieta' ''per coloro che lottano per la liberta''', aggiungendo che ''nelle Americhe non c'e' posto per dittature''.

Appello della moglie di Espinosa Chepe, mio marito rischia la morte

29 maggio - La moglie del dissidente cubano Oscar Espinosa Chepe, condannato il 7 aprile scorso a vent'anni di carcere per reati di opinione, ha detto che il marito, rinchiuso in un carcere di Guantanamo, rischia di morire se non sara' trasferito all'Avana e curato per una grave forma di insufficienza epatica. ''La sua vita e' in pericolo, tanto nella prigione come nell'ospedale provinciale di Guantanamo, dove non ci sono i farmaci necessari per curarlo'', ha detto Miriam Leiva, che ha chiesto alle autorita' cubane di trasferire il marito nel carcere de l'Avana. ''Se Oscar non sara' trasferito subito, la sua sara' una condanna a morte'', ha detto la moglie del dissidente. Espinosa Chepe e' uno dei 78 dissidenti arrestati in distinte operazioni di polizia in marzo e condannati il 7 aprile scorso a pesanti pene detentive per ''aver messo a repentaglio la sicurezza dello stato in complicita' con la sezione d'interessi americana nell'isola''. 

(Ansa)

    per ulteriori informazioni e per scriverci: direttore.isf@libero.it