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Scatta il giro di vite
(di Marco Brancaccio)
19 marzo - Giro di vite del
regime cubano contro la dissidenza interna, accusata di aver
appoggiato la ''politica criminale'' degli Stati Uniti nei
confronti dell'isola. La televisione di stato, controllata
dal regime, ha annunciato l'arresto di ''varie decine'' di
dissidenti, senza precisarne il numero, con l'accusa di aver
partecipato ad ''attivita' cospirative'' promosse dal capo
della missione di interessi statunitense nella capitale
cubana, James Cason. In una nota ufficiale letta alla
televisione cubana, il governo ha detto che i dissidenti,
paragonati ai mercenari che sbarcarono alla Baia dei Porci
nel'aprile del 1961 per rovesciare Fidel Castro, saranno
giudicati ''nei tribunali di giustizia''.
Il governo cubano ha inoltre annunciato una serie di
restrizioni per il personale statunitense accreditato nella
rappresentanza all'Avana, che dal 1977 cura gli interessi di
Washington sull'isola in assenza di relazioni diplomatiche.
In una vasta operazione realizzata in varie localita'
dell'isola, la polizia cubana ha arrestato nelle proprie
abitazioni decine di persone. Gli arrestati - secondo il
noto dissidente Elizardo Sanchez - sono oppositori pacifici
che si sono incontrati nel recente passato con funzionari
statunitensi o hanno partecipato ad attivita' promosse dalla
sezione di interessi Usa all'Avana. Sanchez, presidente
della Commissione per i Diritti umani e la Riconciliazione
nazionale (illegale ma tollerata dal regime), ha confermato
l' arresto di ''almeno dieci persone'', aggiungendo che sta
''accertando la posizione di altre venti''.
“E' la peggiore ondata repressiva contro la dissidenza degli
ultimi anni e sono certo che e' stata decisa da molto in
alto'', ha detto l' attivista.
Gli arresti rappresentano la risposta del regime cubano a
quelle che il presidente Fidel Castro ha definito ''le
vergognose provocazioni'' di Cason, accusato dalla tv cubana
di ''ingerenze'' negli affari interni cubani. Castro si e'
scagliato contro Cason il 6 marzo scorso, accusandolo di
aver ricevuto nella propria abitazione la nota dissidente
Martha Beatriz Roque. In quell' occasione, il 'lider maximo'
minaccio' di chiudere la sezione di interessi Usa
all'Avana. ''Non abbiamo bisogno di un ufficio che
rappresenta un elemento vitale dello schema sovversivo
contro l' isola'', disse Castro il 6 marzo, alla vigilia
della sua rielezione alla guida del governo cubano per altri
cinque anni.
Cason e' stato anche accusato dal ministro degli Esteri
Felipe Perez Roque di mantenere ''un comportamento
provocatorio che blocca il processo di normalizzazione tra i
due Paesi''. Quello stesso giorno Cason aveva invitato ad un
seminario nella sua residenza una trentina di giornalisti
dissidenti. Cason, giunto all'Avana il 10 settembre 2002, si
e' guadagnato in pochi mesi la fama di diplomatico scomodo
per il regime. Subito dopo il suo arrivo, il diplomatico
statunitense ha criticato vigorosamente il monopartitismo
cubano ed ha intensificato gli appoggi ai dissidenti, che ha
invitato nella propria residenza o ha visitato di persona in
tutta l' isola.
Lunedi' scorso (17 marzo), il programma televisivo 'Tavola
rotonda' ha passato in esame per due ore le attivita'
compiute da Cason dal suo arrivo nell'isola. La tv cubana ha
accusato il diplomatico americano di utilizzare la propria
abitazione per organizzare riunioni della dissidenza. Il
direttore del Centro di studi storici del ministero per la
sicurezza dello Stato, Manuel Hevia, ha letto una cronologia
dettagliata delle attivita' compiute da Cason dal suo arrivo
al 24 febbraio scorso, elencando tutti i suoi spostamenti
nell' isola ed i suoi incontri con la dissidenza. I commenti
ufficiali della tv cubana hanno sottolineato che mentre
Cason, 58 anni, compie ''gravi provocazioni'' a Cuba, le
autorita' americane ''impongono l'isolamento in carcere'' ai
cinque agenti cubani condannati per spionaggio negli Usa.I
cinque cubani, arrestati nel 1998 e condannati da un
tribunale di Miami nel giugno del 2001 per spionaggio e
cospirazione contro gli Stati Uniti, sono considerati 'eroi
della rivoluzione' dal governo cubano, che si e' mobilitato
per la loro liberazione.
20 marzo - La polizia cubana
ha arrestato l'economista dissidente Marta Beatriz Roque ed
ha posto fine ad uno sciopero della fame cominciato l'11
marzo da altri sei oppositori per chiedere la liberazione
del medico dissidente Oscar Elias Biscet. Il presidente
della Commissione cubana per i diritti umani e la
riconciliazione nazionale (illegale, ma tollerata dal
regime), Elizardo Sanchez, ha detto che, con l'arresto di
Roque, salgono a 55 i dissidenti finiti in carcere
nell'ultima settimana. L'economista si era incontrata il 6
marzo scorso con il capo della missione di interessi
statunitense all'Avana, James Cason.
22 marzo - Sarebbero ''almeno
70'' gli oppositori fatti arrestare da martedi' scorso dal
governo cubano, secondo la Commissione cubana per i diritti
umani e la riconciliazione nazionale. Tra gli arrestati
figurano dirigenti di piccoli partiti di opposizione,
giornalisti indipendenti e attivisti di movimenti per i
diritti umani illegali, come il Movimento cristiano di
liberazione, Tutti uniti e l'Associazione per la promozione
della societa' civile. I giornalisti arrestati sarebbero 15,
tra i quali Raul Rivero, direttore di Cuba press e dirigente
della societa' interamericana di stampa.
25 marzo - Sono 74 finora i
dissidenti arrestati a Cuba nell'ultima settimana con
l'accusa di aver complottato contro il regime d'intesa con
il capo della sezione di interessi americana nell'isola,
James Cason. Lo rivela la Commissione episcopale cubana, che
ha condannato l' ondata repressiva contro l' opposizione
interna. ''Si usano metodi inappropriati per colpire e
arrestare persone per il solo fatto che la pensano in
maniera diversa dall'ideologia ufficiale'', ha detto
monsignor Adolfo Rodriguez, capo dell'episcopato cubano,
parlando lunedi' sera a Camaguey (Cuba centro-orientale).
Monsignor Rodriguez ha anche condannato l'intervento
militare anglo-americano in Iraq. ''Cio' accade - ha detto -
quando alcuni Paesi assumono unilateralmente decisioni che
spettano alla comunita' internazionale''. Il noto
dissidente Vladimiro Roca intanto ha detto di credere ''che
il governo voglia arrestare tutte le figure chiave
dell'opposizione''. Il dissidente, 60 anni, liberato su
pressioni internazionali nel maggio 2002 dopo aver scontato
cinque anni di carcere per incitamento alla sedizione, ha
detto che gli arresti degli oppositori ''dimostrano la paura
del governo''.
26 marzo - Il presidente
americano George W. Bush ha sollecitato Cuba a scarcerare i
dissidenti imprigionati di recente e ha accusato l' Avana di
aver lanciato ''attacchi personali'' nei confronti di
rappresentanti diplomatici di Washington. Bush, stando a un
comunicato diffuso oggi dalla Casa Bianca, ''condanna
l'accresciuta repressione'' messa in atto dal regime di
Castro nei confronti di attivisti di gruppi per la difesa
dei diritti umani e del movimento a favore della democrazia
di Cuba. Piu' di 75 attivisti democratici, sempre stando al
comunicato, sono stati ''ingiustamente imprigionati'' nel
corso di una recente operazione di repressione del dissenso,
formalmente etichettata dall'Avana come giro di vite contro
cospiratori sovversivi appoggiati dagli Stati Uniti. Secondo
l'Avana, i dissidenti - il cui arresto e' stato condannato
anche dall'Unione Europea - avevano cospirato contro il
proprio governo con l'aiuto di James Cason, il massimo
rappresentante dell'amministrazione statunitense a Cuba.
I processi
2 aprile - Il gruppo di
magistrati cubani che indagano sulle decine di dissidenti
arrestati in marzo con l'accusa di cospirazione in
collusione con gli Stati Uniti ha chiesto per essi vari
ergastoli e centinaia di anni di carcere. Lo scrive oggi l'
agenzia di stampa messicana Notimex. Citando una fonte del
dissenso cubano non specificata a L' Avana, Notimex precisa
che ''gli ergastoli richiesti sono dieci e 900 gli anni di
carcere''.
4 aprile - La magistratura
cubana ha chiesto la condanna all'ergastolo, come non aveva
mai fatto finora, per alcuni degli oppositori arrestati dal
18 marzo, nell'ambito della campagna per la repressione del
dissenso. Ai diplomatici occidentali e alla stampa estera
non e' stato permesso di assistere ai processi, cominciati
ieri all'Avana e in altre citta' dell'isola, contro la meta'
dei 78 dissidenti, attivisti per i diritti umani e
giornalisti arrestati con l' accusa di aver collaborato con
gli Stati Uniti. L'accusa chiede l'ergastolo per 12 dei
dissidenti e pene da 10 a 30 anni di reclusione per gli
altri. Molti sono sostenitori di una campagna per la
raccolta di firme in favore di riforme democratiche
nell'isola, nota come Progetto Varela.
''Mai prima d'ora il governo aveva processato cosi' tante
persone per le loro convinzioni politiche o chiesto sentenze
cosi' draconiane'', ha commentato Elizardo Sanchez,
presidente della Commissione cubana per i diritti umani.
Tra gli imputati che rischiano l' ergastolo, l' economista
dissidente Martha Beatriz Roque, il poeta e giornalista Raul
Rivero, il sindacalista dissidente Pedro Pablo Alvarez, il
fautore della disobbedienza civile Elias Biscet e Ricardo
Gonzalez, direttore dell'unica rivista di opposizione a
Cuba. La stampa ufficiale non ha dato notizia dei processi.
7 aprile - Un tribunale
cubano ha emesso oggi le prime sentenze nei confronti dei 78
dissidenti arrestati lo scorso marzo. Fra questi spiccano
quelle nei confronti di Hector Palacio, uno dei principali
promotori del progetto 'Varela' che chiedeva un referendum
in vista delle riforme democratiche, e lo scrittore e poeta
Raul Rivero, rappresentante nell' isola della Societa'
interamericana di stampa (Sip), ai quali sono stati inflitti
25 e 20 anni di prigione rispettivamente. Le altre condanne
riguardano Oscar Espinosa Chepe ed Hector Maseda, condannati
entrambi a 20 anni di carcere, Osvaldo Alfonso e Marcelo
Cano, a 18 anni, e Marcelo Lopez, a 15 anni. Tutti sono
stati riconosciuti colpevoli di ''attivita' cospirative'',
presumibilmente istigate dal responsabile dell'Ufficio
interessi Usa a Cuba, James Cason. Le condanne sono state
emesse in base alla legge 88 del 1999 che riguarda la
'difesa della indipendenza nazionale' e che, finora, non era
mai stata applicata. Le sentenze sono state comunicate ai
familiari dei dissidenti radunatisi davanti alla sede del
Tribunale provinciale popolare, situato nel quartiere Centro
Habana della capitale. Da rilevare che per molti dei
dissidenti era stato chiesto l'ergastolo e che queste prime
sentenze - altre sono attese sempre per oggi - sono state
rese note quando e' imminente l'avvio, a Ginevra,
dell'assemblea generale della Commissioni dei diritti umani
dell'Onu, durante la quale vera' esaminata la situazione a
Cuba.
In proposito, Osvaldo Paya', un altro dei leader della
dissidenza cubana, ha accusato il governo del presidente
Fidel Castro di aver approffittato del fatto che la
comunita' internazionale guarda piu' che altro alla guerra
in Iraq per effettuare ''processi sommari'' contro gli
oppositori. Mentre tutti i familiari dei condannati hanno
annunciato che presenteranno ricorso contro le sentenze, pur
non nascondendo le difficolta' per ottenerne una revisione,
in particolare, la moglie di Rivero, Blanca Reyes, ha
definito la decisione del tribunale ''un reato contro l'umanita'
perpetrato da Castro''.
A sua volta Elizardo Sanchez, un altro dei leader della
dissidenza cubana, ha reso noto che, nel corso del processo,
11 presunti dissidenti hanno fatto sapere ai giudici di
essere degli agenti della sicurezza infiltratisi nelle file
dell'opposizione. Fra di essi anche Aleida Godinex,
principale assistente dell' economista Marta Beatriz Roque.
8 aprile - La Commissione Ue
ha chiesto la ''liberazione immediata'' dei dissidenti
cubani arrestati nei giorni scorsi. ''L'Unione europea e'
preoccupata ed ha gia' condannato gli arresti dei
giornalisti e degli altri dissidenti'', ha ricordato il
portavoce del commissario Ue allo sviluppo e agli aiuti
umanitari, Poul Nielson, che meno di un mese fa ha visitato
L'Avana per l'inaugurazione del nuovo ufficio della
Commissione. Circa l'eventuale impatto dell'ondata di
arresti ordinati dal governo sulla richiesta di Cuba di
aderire all'accordo di Cotonou - che lega l'Ue ai paesi del
gruppo Acp - il portavoce si e' limitato a dire che
Bruxelles ''sta studiando una serie di aspetti tecnici
riguardanti l'accordo, sui quali presentera' un rapporto
agli stati membri a giugno''.
Lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa ha denunciato la
campagna di arresti di dissidenti portata avanti in questi
giorni dal governo cubano, sostenendo che ''si tratta
chiaramente di una misura opportunista, che approfitta del
fatto che l'opinione pubblica internazionale e' concentrata
sulla guerra in Iraq''. Vargas Llosa - che oggi era a
Siviglia per la presentazione del suo ultimo romanzo, ''Il
paradiso al prossimo angolo di strada'' - ha auspicato che
''la stessa indignazione nell'opinione pubblica mondiale che
ha denunciato la guerra in Iraq si faccia ora sentire contro
il regime castrista''. Le campagne repressive di Castro, ha
aggiunto, ''sono l'espressione naturale di una dittatura che
da ormai molti anni opprime e viola i diritti umani'', e
quest'ultima ondata repressiva rappresenta ''la punizione
del dittatore contro i cubani che dimostrando un coraggio
straordinario e un grande idealismo'' hanno firmato
l'appello del cosidetto progetto Varela per la
democratizzazione del loro paese.
Il governo:
''sono mercenari''
9 aprile - Il governo cubano
ha assicurato che i 79 dissidenti, ai quali nei giorni
scorsi 14 tribunali dell'isola hanno inflitto pene ''dai sei
ai 28 anni'', sono stati condannati per ''la loro nota
partecipazione ad attivita' mercenarie e ad altri episodi
contro l'indipendenza e l'integralita' territoriale del
paese''. In un comunicato del ministero di giustizia,
pubblicato oggi dal quotidiano 'Granma', si afferma inoltre
che la maggioranza dei ''controrivoluzionari recentemente
arrestati'' sono stati accusati di ''cospirazione,
congiuntamente con la sezione di interessi degli Stati
Uniti'', che opera a L'Avana. Il ministero precisa anche che
nei relativi processi e' stato applicato il rito sommario
''previsto dall'articolo 479 del Codice di procedura penale''.
Nel comunicato si rileva infine che tutti gli accusati
''sono stati debitamente informati che hanno diritto ad
effettuare il relativo ricorso contro le sentenze davanti al
Tribunale Supremo Popolare''.
10 aprile - Il governo cubano
ha respinto le critiche internazionali per le dure condanne
- dai sei ai 28 anni di carcere - emesse nei giorni scorsi,
assicurando d'aver agito in tal senso per preservare
l'indipendenza dell'isola da un complotto finanziato dagli
Stati Uniti per destabilizzare Fidel Castro. Nel corso di
una conferenza stampa con i corrispondenti esteri, il
ministro degli esteri Felipe Perez Roque ha anche precisato:
''Siamo stati pazienti e tolleranti. Ma siamo stati
obbligati ad applicare la legge poiche' la situazione era
giunta a limiti insostenibili''. Il ministro ha anche
accusato James Cason, il titolare della Sezione interessi
degli Usa nell'isola di essere ''il principale responsabile
di tutto cio''' ed ha avvertito che il governo si riserva il
diritto di far chiudere la sezione.
Perez Roque, inoltre, ha detto che i sette sequestri di
aerei e navi cubane avvenuti negli ultimi mesi ''fanno parte
di un piano americano per eliminare gli accordi migratori
con Cuba del 1994 e 1995 e stimolare l'immigrazione
clandestina''. Secondo il ministro, poi, le prove del ''complotto''
sono rappresentate dal fatto che in molte case dei
dissidenti arrestati sono state trovate ingenti somme di
denaro. Perez Roque ha anche mostrato alcuni filmati dei
processi svoltisi in diversi tribunali dell'isola, in uno
dei quali un dissidente confessa, nervosamente, di aver
lavorato per gli Stati Uniti.
''Chi ci critica - ha sostenuto poi il ministro - non
comprende la lotta per l'indipendenza che sta affrontando
Cuba''. ''In proposito - ha aggiunto - ci stupisce il fatto
che l'Unione Europea si occupi di noi in un momento in cui,
per contro, non mostra una posizione etica e morale nei
confronti della guerra in Iraq''. Infine, Perez Roque, in
risposta agli Stati Uniti che hanno definito ''arbitrari'' i
processi cubani, ha sostenuto che Washington ''deve star
zitta per pudore'' visto che ha finanziato ''i mercenari''
che sono stati arrestati.
Quasi
smantellata la rete del Progetto Varela
11 aprile - L' oppositore
cubano Elizardo Sanchez ha detto oggi che e' stata
praticamente smantellata, con l'arresto di 12 dei suoi
dirigenti, la rete del Movimento cristiano di liberazione (Mcl),
fautore del ''Progetto Varela'' per un referendum su
eventuali cambiamenti democratici a Cuba. Sanchez,
presidente della Commissione cubana per i diritti umani e la
riconcialiazione nazionale (Ccdhirn), nel rendere nota la
lista di 75 dissidenti condannati nei giorni scorsi da 13
tribunali cubani, ha puntualizzato che non e' stato
arrestato Oswaldo Paya', principale responsabile dell'Mcl e
del ''Progetto Varela'', premiato l'anno scorso dal
Parlamento europeo con il Premio Andrej Sakharov per la
liberta' di espressione. Paya', ha ricordato Sanchez, ha
incontrato in passato Giovanni Paolo Secondo, il presidente
del governo spagnolo Jose' Maria Aznar ed il segretario di
Stato americano Colin Powell.
Sul 'Progetto Varela', il ministro degli esteri cubano
Felipe Perez Roque ha detto alla stampa estera che, ''nel
momento opportuno'', il governo cubano rendera' noto il suo
punto di vista. In ogni modo, fonti cubane hanno gia' detto
che il progetto ''fa parte dei piani eversivi contro Cuba''.
Fucilati
tre dirottatori
11 aprile - I tre principali
responsabili del sequestro di un traghetto cubano avvenuto
nove giorni fa all' Avana sono stati fucilati. Lo ha reso
noto oggi il governo cubano. In un comunicato letto alla tv
di stato, le autorita' hanno indicato che gli undici
responsabili del sequestro sono stati sottoposti ad una
procedura detta ''sommaria'' e condannati per ''gravi atti
di terrorismo''. I tre principali responsabili del
sequestro, ''i piu' attivi e brutali'', secondo il
comunicato, sono stati condannati alla pena capitale e
giustiziati mediante fucilazione. Quattro complici sono
stati condannati all' ergastolo, un altro a 30 anni di
reclusione mentre tre donne sono state condannate
rispettivamente a cinque, tre e due anni di carcere. Il
gruppo sequestro' il traghetto - che collegava L' Avana con
la perifieria - il primo aprile, con l'intenzione di recarsi
negli Stati Uniti. L'imbarcazione rimase pero' senza
carburante. Il processo nei confronti dei responsabili del
sequestro del traghetto e' durato tre giorni e le relative
sentenze sono state approvate dal Tribunale Supremo e dal
Consiglio di Stato.
Le reazioni
13 aprile - Il veterano
dissidente cubano Elizardo Sanchez ha sostenuto che
l'esecuzione di tre degli 11 cubani che, lo scorso 1 aprile,
hanno fallito il sequestro di un traghetto tentando
inutilmente di raggiungere gli Stati Uniti, costituisce ''un
passo indietro del governo, giusto quando nel mondo si sta
tentando di abolire la pena di morte''. In un'intervista
concessa a L'Avana all'agenzia di stampa messicana Notimex,
Sanchez ha anche affermato che con le tre fucilazioni e le
recenti dure condanne a 75 dissidenti, definiti ''mercenari''
al soldo di Washington, Fidel Castro ''persiste nella sua
posizione di sfidare l'opinione pubblica mondiale e la
coscienza universale''. Il leader della Commissione cubana
per i diritti umani e la riconciliazione nazionale (Ccdhyrin)
ha anche rilevato che, ora, ''Cuba detiene il record
mondiale di prigionieri politici, piu' di Iraq, Iran, Sudan,
Birmania e Cina''.
Leader dissidente: governo
animale ferito a morte
(di Oscar Piovesan)
14 aprile - Il governo non
demorde nel suo duro confronto contro Washington, anche se
per il dissidente Vladimiro Roca ''e' ormai un animale
ferito a morte''. Ieri, alla presenza di Fidel Castro, gli
intellettuali cubani hanno chiuso i lavori dell'assemblea
del Consiglio nazionale dell'Unione degli scrittori e
artisti di Cuba (Uneac) con un appello ''a tutti gli uomini
e donne di buona volonta'' del mondo ''a serrare le file
contro la corrente fascista che si sta facendo largo
ovunque, capeggiata dagli Stati Uniti con la loro
aggressione al popolo iracheno''. In pratica, come ha
rilevato oggi il quotidiano 'Granma', i 163 membri dell'Uneac
oltre a proporre un 'Fronte antifascista mondiale', hanno
anche annunciato l'imminente apertura di un sito Internet
per rafforzare l'iniziativa. Per contro oggi a L' Avana
Vladimiro Roca, leader del tollerato movimento dissidente 'Todos
Unidos', riferendosi alle esecuzioni di tre degli 11 cubani
che il primo aprile scorso hanno sequestrato un traghetto e
alle condanne da 6 a 28 anni di carcere di 75 dissidenti
arrestati tre settimane fa, ha assicurato: ''Siamo di fronte
ai colpi di coda di un animale ferito a morte''. Secondo
Roca, inoltre, il governo ''ha dato il via ad un atto
disperato per puntare alla violenza'' poiche', a suo dire,
''a nessun governo, che sia arrivato al potere con la
violenza come quello cubano, piace trasferire il potere in
modo pacifico''.
Per contro, dopo che l'altro ieri lo stesso Castro aveva
giustificato esecuzioni e condanne, come misure per far
fronte alle ''provocazioni'' (i due sequestri di aerei
riusciti e gli altri due, di un aereo e di un traghetto,
falliti nel giro di un mese) di Washington che punta ''ad
una aggressione militare dell'isola'', intervenendo ieri a
Santiago, nella cerimonia per il 70/o anniversario del
Partito socialista cileno, Jaime Combrer, presidente
dell'Assemblea del potere popolare di Cuba, ha ribadito:
''Continueremo ad applicare le leggi contro i terroristi ed
i criminali che, con assoluto disprezzo della vita di
bambini, donne e persone innocenti, sequestrino aerei ed
imbarcazione per raggiungere gli Usa''.
La presidente della Camera dei deputati Isabel Allende e la
madre Hortensia Bussi, presenti in sala, sono rimaste in
silenzio, ma Combrer ha insistito: ''Siamo pronti a
difendere con la vita la nostra patria di fronte ai nemici
che, a Miami, dicono, dopo l'Iraq, tocca a Cuba''.
E' appunto la psicosi, reale o apparente, che sembra essersi
installata a L'Avana. Non per nulla, Castro, dopo aver detto
''grazie per l'avvertimento'' all'ambasciatore americano a
Santo Domingo Hans Hertell, che aveva insinuato che ''l'
Iraq potrebbe essere un esempio per Cuba'', ha anche
sostenuto: ''Se gli Usa commetteranno l' errore di ricorrere
alla forza contro l' isola, si aspetti una guerra di cent'anni,
alla quale ci siamo preparati da sempre''. In proposito,
inoltre, il ministro degli esteri cubano Felipe Perez Roque,
nell'incontro con la stampa estera di venerdi', ha
giustificato le condanne dei dissidenti con il fatto che gli
agenti infiltrati tra loro hanno raccolto le prove dei
pagamenti che effettuava loro James Cason, responsabile
della Sezione interessi Usa a l'Avana, ''per creare un
partito unico della dissidenza nell'isola''.
Il tutto nonostante mercoledi' Cuba debba far fronte
all'ennesimo fatidico appuntamento nell'ambito della
Commissione per i diritti umani dell'Onu a Ginevra. In cui
si dovra' votare una risoluzione presentata da Costa Rica,
Uruguay, Peru' e Nicaragua che propone la visita nell'isola
di un membro dell'organismo.
Saramago
prende le distanze
14 aprile - ''Fino a qui sono
arrivato'': con questo titolo lo scrittore portoghese e
Premio Nobel per la letteratura, Jose' Saramago, prende oggi
le distanze dal governo del presidente cubano, Fidel Castro,
dopo l'ondata di repressione politica nell'isola. In un
breve articolo pubblicato oggi dal quotidiano madrileno El
Pais, Saramago dice che ''d' ora in poi Cuba seguira' la sua
strada e io la mia'', perche' ''il dissenso e' un diritto
scritto con inchiostro invisibile in tutte le dichiarazioni
dei diritti umani passate, presenti e future''. ''E'
possibile che il dissenso porti al tradimento, ma questo
deve essere dimostrato con prove irrefutabili'', aggiunge
Saramago, militante comunista e finora amico del regime di
Fidel, secondo il quale ''non si puo' dire che non siano
rimasti dei dubbi nel recente processo dal quale sono usciti
condannati a pene spropositate i dissidenti cubani''.
''Adesso siamo gia' alle fucilazioni'', prosegue il premio
Nobel, in riferimento ai tre cubani esecutati per aver
tentato di fuggire verso gli Stati Uniti. ''Sequestrare una
nave o un aereo costituisce un crimine punito severamente in
qualsiasi parte del mondo, ma non si condanna a morte un
sequestratore, soprattutto tenendo in conto che non ha fatto
vittime''. Saramago conclude dicendo che ''Cuba non ha vinto
nessuna battaglia eroica fucilando quei tre uomini, ma ha
perso la mia fiducia, ha recato danno alle mie speranze, ha
deluso le mie illusioni''.
Proteste in
Italia
15 aprile - Il giro di vite a
Cuba, con le condanne ai dissidenti e la fucilazioni dei
dirottatori di un traghetto che volevano fuggire negli Stati
Uniti, provoca un'ondata di proteste in Italia. Proteste
quasi unanimi, che si estendono anche ad ampi settori della
sinistra, dove gli ultimi atti del regime di Fidel Castro
non trovano avvocati difensori, ma anzi diverse condanne
esplicite. Alle richieste di chiarimenti presentate in
parlamento da maggioranza e opposizione, il ministro degli
esteri, Franco Frattini, ha risposto ricordando la condanna
espressa ieri dai ministri degli esteri della Ue, a
Lussemburgo. Un documento, ha sottolineato Frattini, che
invita a tenere un ''atteggiamento di aspra critica'' verso
Cuba, di fronte un clima ''che ci vede fortemente
preoccupati''. Una condanna, ha affermato la sottosegretario
Margherita Boniver, che l'Italia tornera' a ribadire domani,
presso la Commissione diritti umani a Ginevra.
L'atteggiamento del governo italiano non appare pero' del
tutto lineare a due deputati della Margherita, Ermete
Realacci e Roberto Giachetti, autori di un'interrogazione
per sapere se i rappresentanti ufficiali del governo
italiano che hanno compiuto visite ufficiali a Cuba abbiano
effettivamente manifestato ''con chiarezza e forza'' la
condanna per le violazioni dei diritti civili e la richiesta
di una progressiva democratizzazione del regime cubano.
Un'interrogazione considerata provocatoria da Giorgio
Lainati, di Forza Italia, che ricorda come l' ambasciatore
cubano in Italia sia stato convocato alla Farnesina per
esprimergli ''la riprovazione e preoccupazione del governo
italiano''; mentre i deputati della Margherita, aggiunge
polemico Lainati, farebbero meglio a preoccuparsi dei ''loro
alleati'' del Pdci, partito che a gennaio scorso ha
sottoscritto un accordo di cooperazione con quello di Fidel
Castro. Il Pdci in effetti e' fra i pochi partiti, anche di
sinistra, che, tacendo, non si unisce alle proteste per la
stretta contro i dissidenti a Cuba. Mentre da parte dei Ds e
del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani,
vengono chiare prese di posizione contro il comportamento
del regime di Fidel Castro e per la liberazione dei
prigionieri politici Sia la mozione presentata dai Ds alla
Camera, sia la lettera che Epifani ha indirizzato a Fidel
Castro, pongono anche il problema del'atteggiamento degli
Usa verso Cuba, chiedendo la liberazione dei dissidenti, la
democratizzazione del paese ma anche la fine dell'embargo.
Un embargo che pero', come scrive Epifani, non giustifica in
alcun modo la ''scalata repressiva contro quei settori che
all'interno di Cuba vogliono avviare un cambiamento
democratico attraverso mezzi pacifici''. Della situazione a
Cuba si preoccupa anche l'Osservatore Romano, riportando una
nota dei vescovi cubani, con la ''ferma condanna'' delle
esecuzioni capitali e della pena di morte in generale, cosi'
come la preoccupazione per le condanne a ''lunghi anni di
prigione imposte a numerosi oppositori politici''.
Onu: una
mozione moderata
17 aprile - La Commissione
dell'Onu sui diritti umani, riunita in sessione annuale a
Ginevra, ha oggi approvato una risoluzione moderata sulla
situazione a Cuba. Il testo e' stato approvato con 24 voti a
favore, 20 contrari e nove astensioni. In precedenza la
Commissione aveva bocciato due emendamenti. Il testo
approvato non menziona le recenti condanne di dissidenti ed
esorta il governo cubano a ricevere la rappresentante
personale dell'Alto commissario dell'Onu per i diritti
umani, la giurista francese Christine Chanet, e ad
assisterla nel suo mandato che intende tra l'altro favorire
la cooperazione tra le autorita' dell'Avana e l'Alto
commissariato dell'Onu sui diritti umani.
17 aprile - Il governo
americano potrebbe fermare tutti gli invii di valuta verso
Cuba e por fine ai gia' pochi collegamenti aerei diretti fra
gli Usa e l'isola di Fidel Castro, come misura punitiva per
il giro di vite contro i dissidenti messo in atto dal regime
dell'Avana. Un giro di vite che, stando a fonti ufficiali di
Washington, ha avuto l'effetto di una doccia fredda sui
tentativi di un ammorbidimento dell'embargo economico
imposto da oltre 40 anni dagli Usa a Cuba. La posizione
americana al riguardo, hanno indicato le fonti, dovrebbe
essere illustrata a chiare lettere quanto prima dallo stesso
presidente George W. Bush, che sta preparando un discorso in
cui intima a Castro di cambiare registro, se non vuole
rischiare un isolamento economico. Piu' in particolare, Bush
vorrebbe intimare al lider maximo di por fine alla
repressione dei dissidenti, di liberare quelli incarcerati
negli ultimi giorni e di non scaricare sugli Usa le tensioni
interne, aprendo i cancelli a esodi di massa come ha fatto
nel 1980 e nel 1994, permettendo a frotte di disperati e di
prigionieri scarcerati di prendere il mare per raggiungere
con mezzi di fortuna le vicine coste della Florida.
Castro cerca di rompere l'
isolamento attaccando
(di Marco Brancaccia)
18 aprile - Isolato e
criticato per la brutale repressione della dissidenza
interna, Fidel Castro reagisce attaccando nemici storici
come gli Stati Uniti - ''non inasprite le sanzioni o
provocheremo un esodo di massa di clandestini'' - e Paesi
tradizionalmente amici come il Messico - ''un vassallo degli
Usa incapace di contrastare l'annessione dell'America Latina
all'Impero''. All'indomani del voto di Ginevra, che ha
nuovamente condannato il regime cubano per le ripetute
violazioni dei diritti umani senza tuttavia fare cenno alla
recenti esecuzioni e agli arresti di massa di giornalisti e
intellettuali, Castro ha risposto alle critiche piovutegli
sulla testa da mezzo mondo - Italia compresa - nel modo a
lui piu' congeniale: attaccando. Il primo affondo il 'lider
maximo' lo ha riservato al presidente George W. Bush, il
quale ha fatto sapere ieri di avere allo studio una serie di
misure, tra cui il blocco delle rimesse economiche da parte
dei cubani negli Usa ai familiari nell'isola e la
sospensione dei voli diretti, come ritorsione contro il
governo cubano per la repressione dei dissidenti. ''Le
misure annunciate favoriranno l'emigrazione illegale, per la
quale non si potra' poi accusare il governo cubano'', ha
reso noto oggi il governo cubano. Il che significa che Fidel
non esiterebbe a riaprire le frontiere e provocare una nuova
'crisi di balseros' come nell'agosto del 1994, quando in
meno di un mese giunsero sulle coste della Florida oltre
trentamila cubani, se Bush decidesse di bloccare le rimesse
dei cubano-americani nell'isola. Tali rimesse ammontano ad
oltre un miliardo di dollari l'anno e rappresentano una
entrata vitale per decine di migliaia di famiglie cubane
costrette a fronteggiare una prolungata crisi economica
causata dal crollo dell'Unione Sovietica e
dall'ultraquarantennale embargo imposto dagli Stati Uniti.
Castro ha poi accusato di ''ipocrisia e doppia moralita''
l'Unione europea e tutti quei paesi latinoamericani che ieri
hanno votato contro Cuba alla Commissione per i diritti
umani dell'Onu di Ginevra. In particolare, il lider maximo
ha usato parole infuocate contro il Cile ed il Messico,
tradizionale alleato della rivoluzione castrista con il
quale i rapporti si sono progressivamente deteriorati negli
ultimi due anni dopo l'insediamento del governo conservatore
del presidente Vicente Fox. ''Con il voto di ieri, Messico e
Cile si sono dimostrati vassalli degli Stati Uniti'', ha
detto sprezzante Castro. Fino al dicembre del 2000, il
Messico ha sempre respinto con fermezza tutte le critiche
rivolte al regime cubano dalla comunita' internazionale
richiamandosi al principio della non ingerenza negli affari
interni di un Paese sovrano. Tale posizione metteva al
riparo i governi autoritari messicani da un pericoloso
precedente. Un eventuale pronunciamento contro Cuba avrebbe
infatti permesso ad altri Paesi di sollevare il problema
della situazione dei diritti umani in Messico. E proprio su
questo tema ha ironizzato ieri sera alla televisione cubana
il giornalista Reynaldo Taladrid, uno dei piu' celebri volti
del regime, il quale ha invitato la rappresentante messicana
alla Commissione per i diritti umani dell'Onu, Marieclaire
Acosta, ad andare a parlare di diritti umani agli indigeni
del Chiapas. ''Mi piacerebbe vederla seduta tra gli indios
del Messico meridionale, che vivono in condizioni da quarto
mondo, a parlare di diritti umani'', ha detto Taladrid.
Rigoberta
Menchu': ma Onu tace su genocidio Usa in Iraq
18 aprile - L' attivista
guatemalteca per i diritti degli indigeni Rigoberta Menchu',
premio Nobel per la pace nel 1992, ha criticato oggi la
Commissione per i diritti umani dell' Onu sostenendo che la
settimana scorsa ha condannato Cuba per le violazioni dei
diritti umani dei dissidenti ma ha passato sotto silenzio
''il genocidio'' contro l' Iraq. Menchu' ha criticato oggi
all'Avana l'offensiva militare anglo-americana contro l'Iraq
definendola ''illegale, immorale e ingiusta''.
I dissidenti chiedono
solidarietà
(di Marco Brancaccia)
22 aprile - La dissidenza
interna cubana vive un momento drammatico a causa
dell'ondata repressiva del regime, che non ha esitato ad
infliggere dure condanne detentive per reati di opinione a
79 oppositori e a far fucilare tre dirottatori di un
traghetto che volevano fuggire negli Stati Uniti. ''Viviamo
un momento drammatico, difficile e pericoloso'', ha
denunciato Oswaldo Paya', uno dei piu' celebri dissidenti
cubani, insignito nel dicembre scorso dall'Europarlamento
del premio Sakharov 2002 per la liberta' di pensiero. Paya',
50 anni, presidente del Movimento cristiano di liberazione
di Cuba, ha definito ''troppo blanda'' la richiesta della
Commissione dell'Onu per i diritti umani di permettere
un'ispezione nelle carceri di una propria rappresentante,
richiesta peraltro gia' sdegnosamente respinta da Fidel
Castro, ed ha invocato l'aiuto della comunita'
internazionale per far liberare tutti i detenuti politici.
''Chiedo appoggio e solidarieta' a governi, sindacati,
studenti e comunita' religiose per riuscire ad ottenere un
vero cambiamento democratico e pacifico'', ha detto il
dissidente. Paya' ha fondato nel 1997 il Progetto Varela,
un' iniziativa referendaria per riportare democrazia a
libero mercato a Cuba. Il piano, che non intende
'sovvertire' la legalita' del regime ma sfidarlo sul terreno
democratico, ha gia registrato l'adesione di oltre 11.000
cubani. ''Il Progetto Varela e' qualcosa che nasce dal
popolo cubano e dentro Cuba, anche se il regime vuole farlo
apparire come una cospirazione organizzata da fuori'', ha
detto il dissidente, il quale ha annunciato l'intenzione di
sfidare le autorita' andando avanti con la sua richiesta di
un referendum politico. Secondo Paya', la decisione del
regime di bollare come una ''cospirazione'' il Progetto
Varela rappresenta ''una forzatura, tipica delle dittature,
che non risolve il punto principale della questione: che il
popolo non ha alcuno spazio di partecipazione reale''.
Al fianco di Paya' si e' schierato un altro celebre
dissidente cubano, Elizardo Sanchez, presidente della
Commissione nazionale per i diritti umani e la
riconciliazione nazionale (illegale ma tollerata dal
governo), che registra gli arresti degli oppositori. Sanchez
ha detto che le manifestazioni di solidarieta' al popolo
cubano e di condanna contro i recenti arresti e le
esecuzioni sommarie ''mostrano chiaramente che il mondo sta
prendendo coscienza di quello che succede realmente a Cuba''.
Paya' infine e' giunto ad evocare lo spettro di una guerra
civile nell'isola. ''Dobbiamo imperdire che a Cuba si arrivi
allo scontro tra cubani, perche' cio' costituirebbe la
nostra peggiore sconfitta. Abbiamo ancora la speranza che la
solidarieta' e la buona volonta' prevarranno'', ha detto. Il
presidente messicano Vicente Fox, che ha ricevuto Paya' a
Citta' del Messico al suo ritorno da Strasburgo, ha
condannato oggi le esecuzioni dei tre fuggiaschi cubani ed
ha difeso il voto del suo paese a Ginevra a favore della
risoluzione di condanna contro L'Avana. ''Il nostro voto a
Ginevra e' in sintonia con il voto dello scorso anno e in
linea con la nostra politica sui diritti umani: siamo per la
difesa della liberta' e contro la pena di morte ovunqe nel
mondo'', ha detto Fox. Il Messico e' stato l'unico Paese
latinoamericano a non interrompere le relazioni con l'Avana
dopo la rivoluzione castrista del 1959 e a trovare la forza
per criticare l'embargo imposto dagli Usa nel 1961.
Dall'insediamento del governo conservatore di Fox, nel
dicembre 2000, i rapporti tra l'Avana e Citta' del Messico
si sono pero' lentamente deteriorati, fino a raggiungere il
piu' basso livello dell'ultimo secolo il 19 aprile 2002,
quando il governo Fox voto' per la prima volta nella storia
messicana la mozione di condanna nei confronti di Cuba
presentata a Ginevra per le ripetute violazioni dei diritti
umani.
I
dissidenti trasferiti in carceri di massima sicurezza
23 aprile - I 75 dissidenti
cubani arrestati nelle scorse settimane e condannati il 7
aprile scorso a pesanti pene detentive per reati d' opinione
saranno trasferiti in carceri di masima sicurezza in diverse
localita' dell'isola. Lo ha reso noto oggi la Commissione
cubana per i diritti umani e la riconciliazione (ilegale ma
tollerata dal regime), rivelando che i prigionieri politici
a Cuba sono attualmente 300. La notizia non e' stata
confermate dalle autorita' cubane. Il trasferimento
costituira' ''una ingiusta punizione'' per i familiari dei
detenuti, sostiene in un comunicato la Commissione
presieduta dal noto dissidente Elizardo Sanchez. .
Manifestazione a Parigi, ferito segretario Rsf
24 aprile - E' finita con
almeno quattro feriti- non gravi- tra i manifestanti, la
protesta organizzata stamane da Reporters sans frontieres
davanti all'ambasciata cubana a Parigi, contro
l'imprigionamento all'Avana di 26 giornalisti da parte del
governo di Fidel Castro. Robert Menard, il segretario
generale e fondatore di Rsf, tre giovani del suo staff, e un
cameramen sono stati picchiati da alcuni membri
dell'ambasciata, che hanno usato anche un martello e un tubo
di ferro. Menard e' finito a terra, colpito alla fronte, e
un bel bozzo in fronte se l'e' preso anche Regis, un
militante di Rsf che si era presentato con le manette per
ricordare simbolicamente i colleghi incarcerati a Cuba. Il
personale dell'ambasciata gliele ha afferrate e strette
finche' non e' uscito il sangue dai polsi.
La manifestazione era cominciata attorno alle 10 quando una
trentina di persone, tra cui gli scrittori cubani in esilio
Eduardo Manet, e Zoe Valdes, il cineasta Romain Goupil e il
regista e autore spagnolo Fernando Arrabal e il filosofo
francese Pascal Bruckner, sono arrivate davanti
all'ambasciata e hanno ''incatenato'' i cancelli gridando
'Cuba, si, Fidel no', e inalberando cartelli con scritto
Cuba=prigione', 'Io non cospiro, scrivo', una frase di Raul
Rivero, giornalista e poeta cubano condannato a 20 anni.
Gli impiegati, una trentina anch'essi, sono usciti in strada
e alla richiesta di Rsf di consegnare una lettera
all'ambasciatore, hanno risposto con ''una violenza
inaudita'' secondo Menard e i giornalisti presenti, mentre
la polizia francese si teneva a distanza. ''Abbiamo fatto
decine di operazioni analoghe, ma e' la prima volta che
incappiamo in una banda di sicari, a immagine e somiglianza
del regime'', ha detto all'Ansa Menard mentre
dall'ambasciata spuntava un grande ritratto di Fidel Castro,
accolto dalle ovazioni degli impiegati. ''Probabilmente, ha
dichiarato Catherine David, esperta di Cuba ed editorialista
al Nouvel Observateur, sono costretti a reagire in modo
cosi' forte: potete essere certi che ogni loro gesto e'
controllato e viene riferito a Cuba, e che per il primo che
si permette di non manifestare fedelta' al regime
dell'Avana, sono guai. Per lui e per la famiglia rimasta a
casa''.
Tra i manifestanti c' e' anche Ricardo Vega, regista cubano
marito della scrittrice Zoe Valdes, che e' tuttora
ricoverato in ospedale. Ha ricevuto una martellata sul
volto, vicino all'occhio, ha detto la moglie, e ha perso
sangue dal naso e dalla bocca. Con lui e' stato ricoverato
al pronto soccorso anche un cameraman della tv spagnola,
Christian Valdes.
Garcia
Marquez replica a Susan Sontag e si difende, ho aiutato i
dissidenti
29 aprile - La repressione a
Cuba nei confronti di esponenti del dissenso ha stimolato a
Bogota' un botta e risposta a distanza fra due scrittori di
calibro come la statunitense Susan Sontag ed il colombiano
Gabriel Garcia Marquez, conosciuto per la sua intimita' con
Fidel Castro.
Invitata dalla locale Fiera del Libro a pronunciarsi sul
tema 'Gli intellettuali in tempo di crisi', l'autrice di 'In
America' ha ad un certo punto sottolineato il silenzio sulle
vicende di Cuba del Premio Nobel per la letteratura 1982.
Immediatamente Garcia Marquez ha risposto all'affondo della
Sontag, ricordando come da anni egli stia aiutando
''dissidenti e cospiratori'' ad emigrare da Cuba. ''Non
potrei calcolare - rivela l'autore di 'Cent'anni di
solitudine' al quotidiano 'El tiempo' - quanti detenuti,
dissidenti e cospiratori ho aiutato, in assoluto silenzio,
ad uscire dal carcere o a emigrare, in almeno vent'anni.
Molti di loro non lo sanno, e quelli che lo sanno sono
sufficienti a tranquillizzare la mia coscienza''.
Nel suo intervento la Sontag ha detto che gli intellettuali,
anche se non si possono pensare come un gruppo omogeneo, non
possono mantenere il silenzio nei casi in cui si reprima la
liberta' di espressione. ''So - ha proseguito - che
Gabriel Garcia Marquez e' molto apprezzato e che i suoi
libri sono molto letti. E' il grande scrittore di questo
paese e lo ammiro molto, pero' e' imperdonabile che non si
sia pronunciato di fronte alle ultime misure adottate dal
regime cubano''. Dopo un attimo di imbarazzo, il pubblico
presente si e' levato in piedi ed ha riservato alla
scrittrice un convinto applauso. ''Per quanto riguarda la
pena di morte - ha proseguito per parte sua 'Gabo' - non ho
nulla da aggiungere a quello che da anni dico in pubblico e
in privato: sono contrario, dovunque e per qualunque motivo
o circostanza essa sia applicata''. ''E basta - ha concluso
- perche' non ho l'abitudine di rispondere a domande
superflue e provocatorie anche quando provengono, come in
questo caso, da una persona valida e rispettabile''.
Spiegando il perche' del suo appunto a Garcia Marquez, la
Sontag ha infine ricordato come scrittori del calibro del
portoghese Jose' Saramago abbiano manifestato la loro
opposizione alle misure prese dal governo di Cuba. Alcuni
giorni fa l'autore di 'La caverna' aveva affermato che
''Cuba non ha vinto nessuna eroica battaglia fucilando
questi tre uomini, pero' ha perso la mia fiducia, ha
alterato le mie speranze, ha defraudato le mie illusioni''.
Prima di Susan Sontag, il 22 aprile la scrittrice cubana in
esilio Zoe Valdes ha sostenuto a Parigi che ''Castro
dovrebbe essere giudicato dal Tribunale penale
internazionale, come Milosevic'' e lanciato strali contro
Garcia Marquez. “Mi fa indignare - aveva detto - il
silenzio di tanti difensori degli umili e quello di Gabriel
Garcia Marquez. Ma lui, si sa, non puo' parlare''.
Da molto tempo il creatore del 'realismo magico' frequenta
Cuba ed e' intimo del 'lider maximo', che e' un anno piu'
vecchio di lui. Nel 2000, ad esempio, Marquez ha trascorso
il suo 73/o compleanno proprio con Castro. Quella volta,
parlando nell'ambito del 2/o Festival del sigaro cubano a
L'Avana, aveva svelato che ''Fidel legge sempre gli
originali dei miei scritti prima che vengano pubblicati,
perche' lo considero un gran critico letterario e ammiro la
sua vasta cultura politica''. A San Antonio de los Banos,
infine, Garcia Marquez presiede la 'Scuola internazionale di
cinema e televisione' (Eictv), dove ogni hanno tiene un
seminario su 'Come si narra un racconto'.
Castro
respinge inclusione Cuba in lista nera
8 maggio - Il governo cubano
ha respinto oggi con veemenza l'inclusione nella lista nera
compilata dagli Stati Uniti dei Paesi che sostengono il
terrorismo internazionale, sostenendo che l'Avana e' stata
spesso vittima di atti terroristici da parte di
Washington. ''La politica della rivoluzione cubana nei
confronti del terrorismo non ammette discussioni ne' dubbi,
e meno che mai da parte di Washington'', si legge in una
nota diffusa oggi dal ministero degli esteri cubano, in cui
si sottolinea che ''Cuba condanna tutti gli atti, i metodi e
le pratiche del terrorismo in tutte le sue forme''.
Il presidente George W. Bush ha inserito, il 30 aprile
scorso, Cuba nella lista nera degli sponsor del terrorismo
internazionale assieme a Iraq, Iran, Siria, Sudan, Libia e
Corea del Nord. La nota diffusa dalla cancelleria cubana
ricorda inoltre che il governo dell'Avana ha proposto agli
Stati Uniti un accordo di cooperazione bilaterale in materia
di lotta al terrorismo gia' nel novembre 2001, poco dopo gli
attentati dell'11 settembre. La proposta - si legge nel
documento - e' stata ribadita nel dicembre 2001 e nel marzo
2002, senza ottenere risposta da Washington. Nel
documento, intitolato 'Cuba non ha niente da nascondere e
niente di cui vergognarsi', si chiede inoltre al governo
statunitense di intervenire nei confronti degli esuli
anticastristi di Miami accusati di ''organizzare atti
terroristici contro Cuba''.
Castro
vecchio dittatore, dice la figlia
12 maggio - Dopo la pioggia
di critiche cadutegli addosso da mezzo mondo per la brutale
repressione della dissidenza, Fidel Castro deve incassare
anche un colpo basso dalla figlia dissidente Alina. ''Mio
padre e' un vecchio dittatore con il quale non e' possibile
il dialogo: reprime la dissidenza e fa vivere il popolo nel
terrore solo per mantenere il potere'', ha dichiarato la
scrittrice cubana Alina Fernandez, figlia illegittima del 'lider
maximo', da dieci anni in esilio a Miami.
Alina Fernandez Revuelta, che ha 46 anni ed ha pubblicato di
recente un libro di memorie (Alina: memorie della figlia di
Castro) nel quale rivela di aver appreso all'eta' di dieci
anni di essere la figlia di Fidel Castro, si e' detta
convinta dell'inutilita' del dialogo con il padre in quanto
''i dissidenti preferiscono tornare in carcere piuttosto che
dialogare con il regime di un dittatore''. ''Solo con la
morte di mio padre potra' cominciare un vero processo di
transizione'' a Cuba, ha dichiarato ieri ad un quotidiano
brasiliano la figlia di Castro, il quale compira' 77 anni il
13 agosto prossimo. Alina, diventata un simbolo degli
esiliati cubani anticastristi di Miami, ha detto che suo
padre ''ha approfittato della guerra in Iraq per compiere
una purga che riteneva necessaria per mettere a tacere la
dissidenza''. La scrittrice ha previsto ''una grave crisi
economica a breve'' a Cuba della la quale ''Castro (..)
dara' la colpa agli Stati Uniti per coprire la propria
inefficienza''. Il leader cubano ha giustificato ieri la
fucilazione di tre sequestratori di un traghetto, che
intendevano fuggire negli Stati Uniti, sostenendo che si
trattava di ''una questione di vita o di morte'' per la
rivoluzione cubana. ''Sono contro la pena di morte, ma sono
stato costretto ad applicarla recentemente perche' era
l'unica forma per evitare una crisi che sarebbe potuta
sfociare in una guerra con gli Stati Uniti'', ha detto ieri
Castro al quotidiano argentino 'Pagina 12'. “Il piano
concepito all'estero dalla mafia terrorista di Miami
consisteva nel provocare, con un'ondata di sequestri di navi
e aerei, una crisi migratoria che sarebbe stata utilizzata
come pretesto dagli Stati Uniti per imporre un blocco navale
che avrebbe inevitabilmente condotto ad una guerra'', ha
detto Castro. Il governo cubano ha recentemente accusato
Washington di finanziare la dissidenza interna al fine di
provocare una crisi per giustificare un intervento armato
contro Cuba, simile a quello lanciato contro l'Iraq per
defenestrare il presidente Saddam Hussein.
In risposta al presunto piano eversivo, il regime cubano ha
fatto arrestare e condannare il mese scorso a pesanti pene
detentive 75 dissidenti, accusati di ''cospirazione con il
nemico'' solo per essersi incontrati con il capo della
missione diplomatica statunitense all'Avana, James Cason.
Castro ha anche protestato personalmente la settimana scorsa
per l'inclusione di Cuba nella lista nera degli sponsor del
terrorismo internazionale compilata dalla Casa Bianca.
''Cuba condanna il terrorismo in tutte le sue forme'', ha
detto Castro dopo che, il 30 aprile scorso, il presidente
George W. Bush ha inserito Cuba nella lista nera dei Paesi
che finanziano e sostengono il terrorismo internazionale al
fianco di Iran, Iraq, Siria, Sudan, Libia e Corea del Nord.
In un libro
l'apologia degli agenti infiltrati
13 maggio - Le autorita'
cubane hanno pubblicato un libro dal titolo 'I dissidenti'
che contiene interviste a vari agenti della sicurezza
infiltratisi nella dissidenza, tra i giornalisti
indipendenti ed i difensori dei diritti umani. Il volume,
pubblicato dalle Edizioni politiche, contiene anche una
cronologia delle attivita' del capo della sezione
d'interessi statunitense all'Avana, James Cason, che secondo
il governo cubano finanzia e dirige la dissidenza
interna.
I rapporti, le foto ed i documenti raccolti dagli agenti
infiltrati sono stati utilizzati dai tribunali per
condannare il mese scorso a pesanti pene detentive 75
oppositori del regime cubano.
Secondo il quotidiano 'Granma', il libro ''espone le ragioni
che hanno indotto il governo cubano a processare come
mercenari'' coloro che hanno collaborato con i servizi
statunitensi e con ''i terroristi di Miami''.
La pubblicazione del libro, firmato dai giornalisti Rosa
Miriam Elizalde e Luis Baez, coincide con l'ultimo atto del
braccio di ferro in corso tra Washinton e l'Avana in seguito
alla repressione della dissidenza cubana: l'espulsione da
parte del governo statunitense di 14 diplomatici cubani,
sette dei quali accreditati alle Nazioni Unite e altrettanti
alla sezione di interessi di Washington.
Finora, il governo cubano non ha risposto alle espulsioni.
14
diplomatici espulsi, Bush dà giro di vite
13 maggio - L'
Amministrazione americana ha annunciato oggi l'espulsione di
14 diplomatici cubani da Washington e New York: la misura e'
l'ultima e la piu' dura di una serie di iniziative destinate
a dare un giro di vite all'embargo con cui tutti i governi
statunitensi dal 1960 in poi hanno combattuto l'isola
comunista.
Sette diplomatici della missione cubana presso le Nazioni
Unite a New York e sette della sezione di interessi cubani a
Washington sono stati accusati di ''attivita' non
compatibili con lo status diplomatico''.
I rapporti tra i due paesi, da sempre conflittuali (dai
tempi della vittoria della rivoluzione del 1959), sono
diventati piu' tesi negli ultimi tempi. Il mese scorso
l'Avana ha condannato a lunghe pene detentive 75 dissidenti
e ha giustiziato tre uomini per un tentativo fallito di fuga
negli Usa. Gli arresti e le fucilazioni hanno provocato le
proteste di molti governi e delle organizzazioni che si
battono per i diritti umani. Nell'escalation di tensione,
Cuba ha respinto la designazione di 'Stato che appoggia il
terrorismo' del Dipartimento di stato Usa, accusando
l'Amministrazione Bush d'essere ossessionata dalla smania di
rovesciare il governo di l'Avana. Ha anche sostenuto che
Washington stava preparando un' operazione militare contro
l'isola nell'ambito della guerra contro il terrorismo.
Da parte sua, alla fine d'aprile, in reazione
all'accoglimento di Cuba nella commissione di diritti umani
dell'Onu a Ginevra, il segretario di stato Colin Powell
aveva definito il governo di Fidel Castro ''un'aberrazione
politica nel continente''.
Le azioni che hanno preceduto l'ordine di espulsione dei
diplomatici riguardavano questioni in apparenza banali ma,
nel mondo della diplomazia, significative.
La settimana scorsa, frustrata per i fastidi imposti ai
diplomatici Usa a l'Avana, l'Amministrazione Bush aveva
informato la missione cubana a Washington che, d'ora in poi,
per ottenere servizi negli Stati Uniti -collaboratrici
domestiche, autisti, elettricisti, idraulici, ecc- questi
avrebbero dovuto fare domanda al Dipartimento di stato. Era
la ripicca per una limitazione analoga imposta ai
diplomatici Usa all'Avana.
Durante l'Amministrazione dell'ex presidente Ronald Reagan,
gli americani fecero la stessa cosa ai sovietici, obbligando
i diplomatici di Mosca a Washington a passare per l'Ufficio
delle missioni estere del dipartimento di stato per ogni
piccolo servizio.
Secondo Philip Peters, vicepresidente del Lexington
Institute, un centro di studi politici, il botta e risposta
sulle missioni diplomatiche cela malamente il problema di
fondo: ''come l'Amministrazione decidera' di rispondere alla
repressione dei dissidenti''. Al momento, secondo fonti
anonime, stanno valutando le loro opzioni.
Vendetta
irrazionale, replica l' Avana, che esclude spionaggio
14 maggio - Il governo cubano
ha definito oggi l'espulsione di 14 suoi diplomatici dagli
Stati Uniti ''un irrazionale atto di vendetta'' inteso a
favorire uno scontro tra i due Paesi, che sono tornati ad
usare toni da Guerra Fredda.
Il Ministero degli Esteri cubano ha affermato in una nota
che l'espulsione dei sette diplomatici cubani a Washington e
di altri sette accreditati alle Nazioni Unite fa parte di
una ''escalation aggressiva'' della Casa Bianca per
provocare la chiusura delle sezioni di interessi nei
rispettivi Paesi. Anche se Cuba non ha ancora fatto ricorso
alla reciprocita' per espellere un uguale numero di
diplomatici statunitensi dall'isola, pratica abituale
durante la Guerra Fredda, ha pero' avvertito che ''si
prendera' il tempo necessario per rispondere alla nuova
provocazione del governo statunitense''.
''Cuba non puo' essere intimidita, ne' con questa ne' con
altre provocazioni'', si legge nel documento del governo
cubano, in cui si sottolinea che l'espulsione dei
diplomatici e' stata decisa ''senza alcuna ragione''.
Cinque
ergastoli per tentato dirottamento aereo
18 maggio - Un tribunale
cubano ha condannato all'ergastolo cinque persone accusate
di aver tentato di sequestrare un aereo il mese scorso a
bordo del quale intendevano raggiungere gli Stati Uniti per
chiedere asilo politico. Ne da' notizia l'edizione online
del quotidiano 'Granma', organo ufficiale del Partito
comunista cubano. I cinque sono stati riconosciuti colpevoli
di ''terrorismo e rapina'' per aver disarmato con la forza
un militare di guardia all'aeroporto di La Fe' sull'isola
della Gioventu', circa 200 chilometri a sudest della
capitale.
Il tentato dirottamento aereo avvenne il 10 aprile scorso,
poche ore prima che le autorita' cubane annunciassero di
aver fucilato tre fuggiaschi che avevano sequestrato un
traghetto. Fidel Castro ha detto la settimana scorsa in una
intervista a un quotidiano argentino di essere ''contrario
alla pena di morte'' e di aver ordinato le esecuzioni ''per
bloccare un'ondata di sequestri di aerei e navi progettata
dalla mafia di Miami per creare una crisi migratoria con gli
Usa che sarebbe diventata il pretesto per una aggressione
armata contro Cuba''.
I cinque condannati all'ergastolo sono Leudis Arce, Jose'
Angel Diaz, Francisco Reyes, Lazaro Avila e Jorge Luis Perez,
indica 'Granma', precisando che altri tre loro complici,
Daniel Gayzan, Fidel Francisco Ranger e Bodanis Zulueta,
sono stati condannati rispettivamente a 20, 25 e 30 anni di
reclusione.
Alarcon,
Jeb Bush fomenta invasione
19 maggio - Il presidente del
tribunale cubano, Riccardo Alarcon, ha accusato il
governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del presidente
statunitense George W., di ''promuovere un'intervento
armato'' contro Cuba ''simile a quello realizzato dagli
Stati Uniti contro l'Iraq''. ''Sono convinto che persone
molto vicine a George W. Bush, compreso il fratello
governatore della Florida, stanno lavorando attivamente per
convincere il presidente ad attaccare Cuba'', ha dichiarato
Alarcon in una intervista alla rete televisiva Usa Abc
ripresa dalla tv di stato cubana.
L' Avana
denuncia violazione spazio aereo: aereo Usa tentato di
irradiare messaggio Bush ai cubani
23 maggio - Il governo cubano
ha presentato una nota ufficiale di protesta agli Stati
Uniti e ''alle organizzazioni internazionali'' per quella
che ha definito ''una violazione del proprio spazio aereo''
da parte di un aereo militare statunitense che tentava di
irradiare sull'isola il messaggio rivolto dal presidente
George W. Bush al popolo cubano.
Il 20 maggio scorso, in occasione del 101/mo anniversario
dell'indipendenza di Cuba dalla dominazione coloniale
spagnola, un aereo Usa ha ritrasmesso il messaggio letto da
Bush in spagnolo all'emittente anticastrista di Miami 'Radio
Marti'.
L'aereo - secondo Washington - ha sorvolato lo Stretto della
Florida nel tentativo di superare il muro di interferenze
elettroniche predisposte da Cuba per evitare che i programmi
della radio vengano ascoltati sull'isola. ''E' una nuova
escalation dell'aggressione radioelettronica e televisiva
degli Stati Uniti'', ha denunciato oggi in una nota il
ministero degli Esteri cubano. Le emissioni irradiate
dall'aereo statunitense hanno provocato interferenze nelle
trasmissioni radiofoniche cubane e l'oscuramento della tv di
Stato nell'orario di massimo ascolto.
''Le aggressioni radiofoniche e televisive degli Stati Uniti
contro Cuba evidenziano il totale disprezzo da parte del
governo di Washington delle norme che regolano le relazioni
internazionali'', sostiene la cancelleria cubana,
sottolineando che ''non si tratta della prima volta''. Nel
suo messaggio ai cubani, Bush ha espresso solidarieta' ''per
coloro che lottano per la liberta''', aggiungendo che
''nelle Americhe non c'e' posto per dittature''.
Appello
della moglie di Espinosa Chepe, mio marito rischia la morte
29 maggio - La moglie del
dissidente cubano Oscar Espinosa Chepe, condannato il 7
aprile scorso a vent'anni di carcere per reati di opinione,
ha detto che il marito, rinchiuso in un carcere di
Guantanamo, rischia di morire se non sara' trasferito
all'Avana e curato per una grave forma di insufficienza
epatica. ''La sua vita e' in pericolo, tanto nella prigione
come nell'ospedale provinciale di Guantanamo, dove non ci
sono i farmaci necessari per curarlo'', ha detto Miriam
Leiva, che ha chiesto alle autorita' cubane di trasferire il
marito nel carcere de l'Avana. ''Se Oscar non sara'
trasferito subito, la sua sara' una condanna a morte'', ha
detto la moglie del dissidente. Espinosa Chepe e' uno dei 78
dissidenti arrestati in distinte operazioni di polizia in
marzo e condannati il 7 aprile scorso a pesanti pene
detentive per ''aver messo a repentaglio la sicurezza dello
stato in complicita' con la sezione d'interessi americana
nell'isola''.
(Ansa) |