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Introduzione
La tesi affronta il problema della tutela dei reporter di guerra.
In una parte iniziale sono analizzati il sistema dei diritti umani e
del diritto internazionale umanitario: da questi principi deriva il
diritto degli inviati ad essere tutelati.
Partendo da alcuni diritti umani fondamentali (diritto alla vita,
libertà di espressione, divieto di tortura) strettamente connessi con
il lavoro svolto dal giornalista di guerra, e collegati anche alle
situazioni di pericolo in cui l’attività si sviluppa, si può
comprendere come una prima tutela sia rappresentata dal fatto che
l’inviato è un essere umano. Ogni essere umano è dotato di alcuni
diritti fondamentali che sono tutelati sia a livello nazionale che
internazionale: questo è il primo punto da cui si deve sviluppare un
adeguata tutela dei giornalisti di guerra.
Proprio partendo da questa prima conclusione, sono state prese in
esame Carte e Convenzioni sviluppate in tutto il mondo per osservare
che importanza venisse data a quei tre diritti fondamentali. Il
documento più importante nel settore dei diritti umani, a livello
internazionale, è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
del 1948: dai principi definiti in questo testo sono derivate tutte le
altre carte che salvaguardano le libertà fondamentali. Queste carte a
tutela dei diritti dell’uomo sono state emanate in ogni parte del
mondo: Dichiarazione americana dei diritti e doveri dell’uomo (1948),
Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle
libertà fondamentali (1950), Convenzione americana sui diritti
dell’uomo (1969), Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli
(1981), Carta araba dei diritti dell’uomo (1994), Carta dei diritti
fondamentali dell’unione europea, (2001). In tutti questi documenti il
diritto alla vita e la libertà d’espressione hanno un posto
fondamentale tra i principi che sono sanciti. Anche il divieto di
tortura è previsto espressamente in tutte le Carte o le Convenzioni,
inoltre proprio per cercare di porre un vero e proprio “veto” a questo
atto, sono state creati alcuni strumenti appositi: Convenzione contro
la tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o
degradanti (1984), Convenzione europea per la prevenzione della
tortura e delle pene inumane e degradanti (1987). É stata presa in
esame anche la Costituzione italiana per comprendere, come anche a
livello nazionale, in questo caso in Italia, i 3 diritti siano
fondamentali: diritto alla vita art. 2 Cost., libertà di espressione
art. 21 Cost.
L’analisi poi si sposta sul protagonista di questa tesi, il reporter
di guerra, analizzando quella che è stata l’evoluzione del suo lavoro:
ogni guerra è stata raccontata in modo diverso questo dipendeva dal
ruolo, che gli Stati, volta per volta hanno deciso di dare ai
giornalisti. Ci sono state guerre in cui i giornalisti erano insieme
alle truppe (Guerra di Crimea); altre in cui i giornalisti sono stati
critici contro la guerra (Guerra del Vietnam); altre ancora dove ai
giornalisti non è stato dato il permesso di avvicinarsi (Kosovo,
Cecenia) e poi le ultime guerre (Afghanistan, Iraq) dove o fai parte
della milizia (giornalisti embedded) o ti uccidono.
L’ultima parte del lavoro analizza gli strumenti di tutela veri e
propri. Da tempo si sono sviluppate associazioni ed organizzazioni, a
tutela dei giornalisti, che combattono per la libertà d’espressione
sia a livello internazionale (INSI, IFJ, IPI) che a livello regionale
(Carta di Gubbio, Carta di Firenze per un giornalismo libero, Carta
europea dei diritti dell’informazione) e nazionale (FNSI, Inpgi).
Accanto a queste associazioni di categoria, la tutela più ampia data
al settore degli inviati di guerra deriva dal diritto internazionale
umanitario, principalmente dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e tra
queste la IV Convenzione che concerne la protezione delle persone
civili in tempo di guerra e il I Protocollo aggiuntivo del 1977.
Basilari per la tutela sono l’art. 3, comune a tutte e quattro le
Convenzioni, e ancora più importante l’art. 79 del Protocollo
aggiuntivo intitolato “Misure a protezione dei giornalisti”.
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